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Il social housing e il consumo di suolo

Le Primarie delle Idee promosse in questi giorni dal Fai – Fondo Ambiente Italiano – con l’intento di portare, nelle diverse Agende dei candidati Premier, i temi della salvaguardia del paesaggio italiano e la conservazione o valorizzazione dei beni culturali, oggi trascurati o peggio mal affrontati, mi fornisce lo spunto per condividere alcune notizie, sull’edilizia sostenibile e sul contrasto al consumo di suolo. A Desio, uno dei comuni (da 40 mila residenti) più importanti della Lombardia e non solo perché sciolto nel recente passato per infiltrazione mafiosa (la ‘ndrangheta esercitava tutta la sua influenza sugli appalti dell’edilizia), la nuova amministrazione, dopo aver riformulato proprio la materia degli appalti con l’introduzione di alcune novità (ad esempio le white lists, di cui ho parlato in questo blog nel passato, scrivendo di corruzione) ad opera del vicesindaco Lucrezia Ricchiuti, con il sindaco Roberto Corti racconta come è possibile realizzare uno strumento urbanistico evoluto in cui sia netta la discontinuità col passato limitando drasticamente l’espansione edilizia e in cui si punta con decisione alla riqualificazione del patrimonio già esistente. Le parole di buonsenso di questo amministratore pubblico mi hanno fatto ricordare quelle dell’urbanista Vezio De Lucia che, dopo aver ricordato una preziosa espressione pronunciata nel 1922 da Benedetto Croce (“Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria con le sue campagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo”), scrive che:

La individuazione, da parte del Ministero (dei  Beni Culturali), delle linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalità di indirizzo della pianificazione, costituisce compito di rilievo nazionale, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di principi e criteri direttivi per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali

auspicando che il prossimo esecutivo possa predisporre una norma che dia finalmente piena attuazione all’art. 9 della Costituzione con cui si azzerino immediatamente “tutte le previsioni di sviluppo edilizio nello spazio aperto e obblighi a ridisegnare gli strumenti urbanistici indirizzandoli alla riqualificazione degli spazi degradati, dismessi o sottoutilizzati attraverso interventi di riconversione, ristrutturazione, riorganizzazione, rinnovamento, restauro, risanamento, recupero (ovvero di riedificazione, riparazione, risistemazione, riutilizzo, rifacimento: la disponibilità di tanti sinonimi aiuta a cogliere la molteplicità delle circostanze e delle operazioni cui si può mettere mano)”. 

Una soluzione da incentivare e da potenziare è indubbiamente quella del social housing, per cui potrebbero reimpiegarsi le migliaia di alloggi sfitti e degradati presenti in abbondanza nelle nostre città. Qui la nuova proposta del Comune di Milano. Come, infine, tutte queste migliaia di abitazioni ad oggi inutilizzate sarebbero pure da riqualificare anche da punto di vista energetico, e non solo da punto di vista statico o funzionale, sulla base dei nuovi regolamenti edilizi sostenibili che in molti Comuni si stanno ultimamente predisponendo.

Tutti questi interventi, come è intuibile facilmente, non aiuterebbero soltanto l’ambiente e il nostro paesaggio, ma rimetterebbero in moto l’economia “convertita” alla sostenibilità con la possibilità di ricreare occupazione. Pensiamoci.

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Ce lo chiede l’Europa: salvate il suolo

Città sempre più grandi per sempre meno persone. Il mio ritorno su Lettera 43.

Ad oggi gli edifici esistenti ammontano a circa 13 milioni, di cui 11 milioni ad uso abitativo e i restanti destinati ad usi produttivi e terziari. Su 29 milioni di unità abitative si calcola che 1/6 siano sfitte oppure seconde case. Confrontando crescita demografica ed edilizia, ogni nuovo nato avrebbe a disposizione circa 9 appartamenti. 3/4 del patrimonio è stato costruito tra il 1946 e il 1991. Il 30% versa oggi in cattive condizioni. 3 case su 4 hanno prestazioni inadeguate, anche quelle di recente costruzione. Il comparto edilizio è responsabile del 35% dei consumi energetici totali. Il suolo è una risorsa finita e non riproducibile. Il suo consumo è cresciuto per spinte immobiliari e a causa degli alti costi dei processi di riqualificazione.

Per Lea e Denise

“A Milano la mafia non esiste”. Cosi disse, impunemente, qualche anno fa, l’allora prefetto del capoluogo lombardo. Parole durissime che facevano coppia con quelle pronunciate, anni addietro, dall’allora Ministro delle Infrastrutture Lunardi, per il quale con la mafia bisognava conviverci. Ovvio, quindi, che fece molto scalpore quando, con tempi e modalità diverse, prima l’attore teatrale Giulio Cavalli (oggi consigliere regionale finito sottoscorta, proprio per le sue denunce e la sua incapacità a rassegnarsi) e poi Roberto Saviano in televisione nella trasmissione “Vieni via con me”, ma anche esperti autorevolissimi della materia come Nando dalla Chiesa, denunciarono non solo che in Lombardia la ‘ndrangheta aveva messo radici profonde con una perentoria colonizzazione, ma anche che aveva raggiunto un tale livello di penetrazione nelle amministrazioni pubbliche e nel mondo degli appalti. Con tutto questo che richiamava tutti a porsi seriamente il problema, per affrontarlo davvero. In questo substrato di ignoranza, di malafede e di contiguità, o ancora peggio di convergenze, si inseriesce la tristissima storia di Lea Garofalo. Una donna che per amore di sua figlia abbandona il marito e la famiglia mafiosa, scappando via, alla ricerca di un futuro diverso. Lea è stata punita, nel modo più bestiale ed infamante possibile, per la sua scelta. Mi piace sottolineare, però, ma posso sbagliare e nel cui caso sarei immediatamente pronto a chiedere scusa, che da questa storia di dolore e di odio, di prevaricazione e di violenza, ancora più forte è esploso il coraggio della figlia di Lea, Denise, che ha denunciato il padre e la sua famiglia facendoli condannare all’ergastolo, e che a vincere è stata, almeno fino ad oggi, la dignità e la legalità. L’amore per la Giustizia. Questa pagina di storia, tuttavia, deve essere ricordata anche per un’altra ragione, e la racconta Nando: l’importanza della solidarietà e della compartecipazione alla vicenda di Denise da parte di molte ragazze. Giovanissime. Il dolore di Denise, il coraggio di Denise, la voglia di giustizia di Denise, è diventato il loro dolore, il loro coraggio, la loro voglia di giustizia. Ma deve essere anche il nostro dolore. Si chiama empatia. E fa rima con democrazia. La stessa che vorremmo riconoscere sempre, ogni giorno, nel nostro Paese devastato e violentato culturalmente e moralmente dall’odio e dalle illegalità.

Il modello lombardo di Formigoni

Si è rivelato essere, con l’arresto del suo fidatissimo e vicinissimo collaboratore Massimo Ponzoni, una perfetta copia del modello politico che ha governato il Paese negli ultimi vent’anni. La politica svenduta al peggior affarismo, al più squallido clientelismo e collusa con le organizzazioni criminali. In Lombardia, oggi, va di moda la ‘ndrangheta. Come ha scritto Nando dalla Chiesa nel suo libro, edito per Melampo, “La Convergenza” (ma non solo lui), non solo per anni il fenomeno è stato trascurato o ignorato a tal punto da far dire a un prefetto che a Milano “la mafia non esiste”, ma anche l’italica complicità ha prodotto che gli appartenenti alle ‘ndrine calabresi, una volta scontate le loro pene nei penitenziari lombardi dove erano giunti per l’istituto del confino, si radicassero nel territorio, da un lato mettendo su famiglia e confondendosi gradualmente con gli aborigeni pur conservando i legami e i rapporti con la “patria” Calabria, e dall’altro reinvestendo i proventi che i clan inizialmente producevano con le armi e le sostanze stupefacenti.

Con la compiacenza, da sempre, di una certa trasversalistica politica che in occasione delle tornate elettorali si rivolgeva a questi “benefattori” per un aiuto: avere pacchetti di voti congrui per essere eletti negli organi dove concorrevano, in cambio dell’elargizione di appalti pubblici affidati a società “amiche” o facilmente controllabili. Il sistema, alla fine, è diventato totalmente ingestibile. Totalmente inquinato. La morale e l’etica pubblica affossate prioritariamente. Le Istituzioni plagiate per finalità private ed illecite. La Giunta Formigoni e il suo Ufficio di Presidenza sono diventati “luoghi di scambio”.

Il Governatore, come si legge qui,  “è nervoso: alle proteste dell’opposizione risponde citando solo le vicende giudiziarie altrui: è a corto di argomenti e, soprattutto, non si rende conto che sarebbero necessarie reazioni ben diverse, all’insegna di un’attenzione alla legalità e di una credibilità da ricostruire intorno all’istituzione lombarda

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