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Il fascismo di Grillo

Quando ho pubblicato il precedente post, dedicato alla deprecabile violenza di alcuni appartenenti del Movimento No Tav, con l’amarezza che a causa della condotta indecente di pochi fosse danneggiato l’impegno legittimo e condivisibile di molti, non avevo ancora letto le opinioni e i commenti, sulla vicenda, di Travaglio, Mercalli e Grillo. Se il primo dice sostanzialmente quel che dico anche io, ripercorrendo le tappe della vicenda, mentre il secondo sottolinea, partendo da una premessa di natura tecnica, quanto dannosa ed inutile, economicamente ambientalmente e socialmente, sia questo progetto infrastrutturale, sono le parole dell’ex comico genovese che mi hanno lasciato alquanto perplesso. Un’ironia viscosa poiché respinge il fluido del buonsenso e del principio di legalità, per il quale la legge è uguale per tutti e il magistrato deve esercitare la sua funzione, rispettando la Costituzione, in nome e per conto del Popolo Italiano, senza guardare in faccia a nessuno.  Se questa omissione culturale fosse stata testimoniata da quella trasversale componente politica che in questo ventennio ha banchettato al tavolo del malcostume e del malaffare, quasi nessuno si sarebbe stupito. Ma che questa vergognosa filippica contro Giancarlo Caselli giunga da chi si è issato sul piedistallo della “buonapolitica”, ritenendo arrogantemente che il suo pensiero e le sue parole siano il solo antidoto necessario che occorre irrorare sui parassiti che costituiscono la nostra vigente classe dirigente, mi fa decisamente schifo. Perchè il problema, come sempre del resto, non è politico o personale, è culturale. E di coerenza.

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Non è colpa solo degli alluvioni

Se, sempre più frequentemente, dopo ogni precipitazione atmosferica degna di una qualche preoccupazione ci ritroviamo a piangere vittime o dispersi. O a stupirci della devastazione prodotta nei nostri territori. E’ colpa anche della nostra pigrizia e della nostra incuria. Della nostra assuefazione alla tragedia. Che trascina con sé il fango dell’indifferenza.

Tra il 1950 e il 2010 ci sono stati 4.122 morti per frane e alluvioni nel nostro paese, e già nel 1970 l’esondazione del Bisogno aveva causato 24 vittime. L’Italia è un territorio a rischio da sempre, mentre gli effetti della maggiore CO2 nell’atmosfera si fanno sentire molto più lentamente. Bisognerebbe avere il coraggio di fare una legge dura sullo stop alla cementificazione selvaggia del paesaggio, anche perché non c’è più spazio, e ne abbiamo bisogno per avere terra fertile per mangiare. In secondo luogo, ma altrettanto importante, c’è l’investimento sulla prevenzione idraulica: stop alla costruzione sulle zone a rischio e grande cura dei fiumi sono alcune tra le misure necessarie. Purtroppo la gente sembra non capire l’entità del problema. Dopo un evento tragico, si ricomincia a vivere nell’indifferenza verso la realtà concreta che ci permettere di vivere, come il suolo. Sarebbe importantissima e lo dico da persona che lavora sui media, una vasta campagna d’informazione sull’urgenza della cura del territorio e delle questioni che riguardano l’ambiente. D’altronde, si tratta di una questione che riguarda tutte le regioni italiane. Da questo punto di vista, davvero non c’è federalismo che tenga.

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