Archivi delle etichette: Luigi De Magistris

I Sindaci migliori sono quelli del Sud?

Se sono effettivamente i migliori non lo sappiamo. Certamente, ad oggi, sono tra i più apprezzati. Dai loro stessi concittadini. Questo è, infatti, il responso dell’annuale sondaggio “Governance Poll”, mediante il quale si punta a misurare il consenso dei Primi cittadini.

La notizia, riportata da Il Sole 24 Ore, rivela che il più apprezzato è Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli. Che probabilmente gode ancora della fiducia ampissima che ha riscosso durante la campagna elettorale e dei buoni risultati conseguiti nei primi mesi di amministrazione. Non sappiamo, però, a dire il vero, quando il sondaggio sia stato effettuato: non sappiamo, quindi, se e quanto la vicenda di Rafael Rossi – il Presidente della municipalizzata dei Rifiuti, Asìa, rimosso dall’incarico, per giustificazioni non del tutto convincenti fornite da ambo le parti – sia stata valutata o meno. E sarebbe interessante sondare l’umore dei napoletani su questa vicenda.

Al secondo posto, sulla scia del cambiamento rappresentato dall’ex magistrato, troviamo Massimo Zedda, il giovane Sindaco di Cagliari, vera sorpresa delle ultime Amministrative, non solo per la storica “presa della città” – tradizionalmente governata dal centrodestra – ma anche per lo stile e la sobrietà dimostrata in tutta la fase pre-elettorale. Con le prime iniziative e scelte che, a quanto pare, hanno confermato il gradimento dei cittadini del capoluogo sardo.

Al terzo gradino del podio troviamo il padano Tosi, congiuntamente al salernitano De Luca e al barese Emiliano. Poi tutti gli altri, con la peculiarità che le altre postazioni sono occupate, quasi tutte, da sindaci di area centrosinistra. Il fallimento del centrodestra, anche a livello locale, d’altronde, è stato tangibile sia a Parma, quando nei mesi scorsi con una grandissima lezione di civilità i cittadini hanno preteso e alla fine ottenuto le dimissioni del loro Sindaco per “malagestione della cosa pubblica”; sia a Palermo dove, proprio oggi, si è dimesso Diego Cammarata.

Quello che emerge da questa indagine non è solo che questi amministratori del sud hanno operato e stanno operando bene – pur non essendo perfetti, pur essendo a volte “primedonne” molto irritanti e pur essendoci ancora molto da fare, soprattutto dal punto di vista culturale – a testimonianza di un Mezzogiorno che non vuole più essere percepito come la “palla al piede” del Paese, ma che anzi è pronto ad essere il motore della ripresa economica e sociale, per una nuova stagione anche politica; ma si evidenzia anche come questi profili politici, tutto sommato innovativi sulla scena nazionale, sono stati sono e probabilmente saranno spine nel fianco nei loro partiti originari o attuali. De Magistris nell’Idv. Zedda in Sel. Emiliano nel Pd.

Tutte voci critiche e tutte personalità forti che – fosse solo per un mero protagonismo – stanno a documentare la crisi, non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale, del Pd. Di una generazione di dirigenti che ha fatto il suo tempo. Che ha fallito nella sua missione politica. Che non è stata capace di dare onesta e rigorosa rappresentanza ai desiderata dei cittadini.

Non sappiamo se questi “astri” diventeranno “stelle cadenti”. Intanto hanno consenso. Ed è giusto che questo sia riconosciuto.

Annunci

I nuovi fascismi mascherati e la sinistra smarrita


Dialogo tra Paolo Flores d’Arcais e José Saramago

Nel tuo “Quaderno” scrivi: “Che penserà Dio di Ratzinger e della Chiesa cattolica apostolica romana?”. Ironicamente, perché per avere una risposta – sottolinei – bisognerebbe prima dimostrarla, l’esistenza di Dio, il che è impossibile. Ma citi anche Hans Küng, il più grande teologo cattolico vivente, quando riconosce che “le religioni non sono mai servite ad avvicinare tra loro gli essere umani”. Ora, Ratzinger, da quando è diventato Papa, pretende che tutti i parlamenti dell’Occidente debbano imporre a tutti i cittadini, credenti o meno, leggi che obbediscono alla volontà di Ratzinger stesso, in tutto ciò che riguarda il sesso, la vita, la morte, la ricerca scientifica (dal preservativo alla pillola alle staminali, dall’aborto all’eutanasia …). Ratzinger sostiene che solo se si segue il principio “sicuti Deus daretur” (ma quale Dio? E chi ne interpreta la volontà?) le democrazie possono evitare il collasso nel nichilismo. Molti laici si piegano. In Italia il parlamento sta approvando una legge che obbliga al sondino per la nutrizione artificiale anche la persona in coma chi ha deciso di rifiutarlo. Ratzinger sarà così il padrone dei nostri corpi, un vero e proprio ritorno al medioevo. Non so cosa pensi Dio di Ratzinger, ma cosa ne pensa José Saramago?

Saramago – Ratzinger è nulla più che un dettaglio. Un dettaglio di una istituzione mastodontica che pesa come un macigno sulla coscienza dell’uomo. Che Ratzinger abbia il coraggio di invocare Dio per rafforzare le sue mire di un neo-medievalismo universale, un Dio che non ha mai visto, con il quale non si è mai seduto a prendere un caffè, dimostra solamente l’assoluto cinismo intellettuale del personaggio. Mi sono sempre considerato un ateo tranquillo perché l’ateismo come militanza pubblica mi sembrava qualcosa di inutile, ma ora sto cambiando idea. Alle insolenze reazionarie della Chiesa Cattolica bisogna rispondere con l’insolenza dell’intelligenza viva, del buon senso, della parola responsabile. Non possiamo permettere che la verità venga offesa ogni giorno dai presunti rappresentati di Dio in terra ai quali in realtà interessa solo il potere. Alla Chiesa nulla importa del destino delle anime, quello che ha sempre voluto è il controllo sui corpi. La ragione può essere una morale. Usiamola.

Flores d’Arcais – Nel tuo libro hai dedicato parecchie pagine al giudice Baltasar Garzon che ci ha fatto capire l’importanza di “non diventare vili nemmeno una volta, per non diventare vili per sempre”. Il giudice Garzon, sottolinei, è oggetto di un vero e proprio tiro al bersaglio perché alimenta le speranze di chi vuole che la giustizia sia “eguale per tutti”. E’ lo stesso tiro al bersaglio che si è fatto in Italia contro i magistrati di Mani Pulite, e si continua a fare contro quelli antimafia, o che scoperchiano intrecci tra criminalità, affari, istituzioni (vedi l’ultimo caso, De Magistris, costretto a rinunciare alla toga e candidarsi alle europee). Eppure un tempo “law and order” era la bandiera della destra (almeno a parole). Non sarà che a privilegiati e reazionari interessa solo l’ “order” della sopraffazione, in nome della “law” finché si dimostra docile ai potenti, ma contro la legge, non appena un giudice la prenda sul serio nei confronti di tutti?

Saramago – Sostanzialmente non dobbiamo confondere legge e giustizia. La legge può essere rivolta contro la libertà, la giustizia può essere snaturata nella pratica quotidiana. Legge e giustizia sono strumenti che hanno bisogno di una revisione continua, incessante, instancabile da parte di cittadini consapevoli. Non saprei in che modo si possa raggiungere questo obiettivo, però bisogna trovare la maniera di infondere alle istituzioni giudiziarie l’anelito di giustizia che ha sempre caratterizzato la specie umana. Non sto pensando ad una società ideale, penso – questo sì – ad una società libera, capace di correggere da sola il proprio operato. Il ruolo dell’istruzione dovrebbe essere fondamentale, ma proprio per questo è necessario riformare tutto il sistema scolastico, dalle scuole primarie all’università. Che lo si voglia o no, la celebre frase scritta sui muri della Sorbona, “vietato vietare”, apparentemente così rivoluzionaria, è stato un cattivo servizio reso alla democrazia.

Flores d’Arcais – Ci sono due pagine bellissime in cui ricordi un tuo viaggio a Napoli e un incontro enigmatico e inaspettato col mondo della camorra. Le hai dedicate all’impegno e al coraggio di Roberto Saviano, e attraverso di lui alla necessità che lo scrittore, anche a rischio di essere “condannato a morte”, come Rushdie, come Saviano, non dimentichi di essere in primo luogo un cittadino. Scrivi addirittura: “mi sento umile, quasi insignificante, di fronte alla dignità e al valore dello scrittore e giornalista Roberto Saviano, maestro di vita”. Oggi il “pensiero unico” irride l’intellettuale impegnato, del resto sempre più raro. Ma il disimpegno di tanti scrittori e intellettuali non è uno degli elementi della crisi delle democrazie?

Saramago – Credo che sia una delle cause, ma non la sola. La democrazia realmente esistente va giudicata e ridiscussa tutti i giorni perché tutti i giorni si va degradando un poco di più. Stiamo vivendo una serie di crisi che si rafforzano a vicenda: crisi dell’autorità, crisi della famiglia, crisi dei costumi, crisi morale in generale e l’elenco potrebbe essere interminabile. A mio giudizio una società disimpegnata come la nostra difficilmente può generare scrittori e intellettuali impegnati. Non siamo le guide delle masse, ma al contrario molte volte ci lasciamo condizionare da esse. Se la democrazia è in crisi, prendiamoci la nostra parte di colpa, ma affrontiamo anche le responsabilità degli altri, non siamo gli unici responsabili.

Flores d’Arcais – L’Italia è al 44esimo posto nella graduatoria della stampa libera di “Reporters sans frontieres”, distanziata perfino dal Mali e dal Ghana (il Portogallo è al 16esimo). Ma l’Italia è anche il Paese dove riescono straordinarie manifestazioni di massa organizzate dalla società civile (spesso in polemica con i partiti di “opposizione”, pavidi e assenti): dal milione di cittadini nel “girotondo” del settembre 2002, fino alle centinaia di migliaia di una settimana fa, una sorta di gigantesco fiume carsico che ogni tanto si inabissa ma che da anni non scompare mai. Ti sembra manicheo parlare di due Italie, completamente diverse per valori e per civiltà, diverse quasi antropologicamente? E che effetto ti fanno?

Saramago – In ogni Paese ci sono almeno due Paesi, a volte tre o quattro. Tuttavia, per quanto una manifestazione possa essere importante non credo la si debba prendere come l’annuncio di un imminente cambiamento. Mi importa molto di più l’azione quotidiana che tiene desta l’attenzione dei cittadini e consente risposte rapide. Ho ancora presente la rivoluzione portoghese che in alcune circostanze sembrava non fosse assolutamente in grado di fare fronte in questo modo al modificarsi della realtà. E la realtà italiana di oggi vede un Berlusconi che fin qui ha avuto buon gioco sugli sforzi dell’opposizione, perché si è trattato di un’opposizione vana, poco dotata di idee e divisa in tendenze, gruppi e interessi personalistici e di “parrocchia”.

Flores d’Arcais – Al sostantivo “criminale” o “delinquente” i dizionari riportano come definizione: colpevole di reati (o delitti, o crimini). Berlusconi è stato riconosciuto responsabile molte volte (cfr. Gomez-Travaglio “Se li conosci li eviti”, p. 56-59). Ma se qualcuno in televisione prova solo a chiamarlo con il titolo che gli spetta (da ultimo l’onorevole Di Pietro) si scatena un putiferio di interruzioni e minacce. Da scrittore e da democratico, che effetto ti fa questa sovversione del significato delle parole, a cui quasi tutti i media in Italia si piegano, per compiacere Berlusconi?

Saramago La parola è una delle prime vittime del dispotismo di tutti i colori. Purtroppo è la stessa società che collabora con falsa innocenza a questa operazione di cosmesi politica che parte dall’alto. Ma i maggiormente colpevoli sono quei mezzi di comunicazione che adottano prontamente la voce del padrone anche quando danno l’impressione di contestarla. Il processo di inganni cui tutti siamo sottoposti permanentemente ha molti capitoli. La perversione della parola e’ uno di questi capitoli e non certo dei meno minacciosi.

Flores d’Arcais – E’ storia ormai nota che il tuo “Quaderno” (che dopo un week end nelle librerie è già in classifica) doveva uscire da Einaudi, che però lo ha rifiutato. Non ti chiedo un giudizio sui vertici Einaudi, sei troppo “signore” per maramaldeggiare. Ma in Italia esiste ormai un problema dilagante di servitù volontaria. E cosa ti sembra più pericoloso per il dilagare di un regime anti-democratico?

Saramago – A mio giudizio é più pericolosa la servitù volontaria che trasforma l’asservito in complice dichiarato. Del resto, per “il capo” la servitù volontaria è la cosa più vantaggiosa perché gli consente l’alibi di negare ogni censura, di negare di aver mai ordinato a qualcuno di proibire questa cosa o quell’altra. E’ stato, credo, il caso della Einaudi. L’eccessiva prudenza dei suoi dirigenti é arrivata al punto da far fare loro una cosa che probabilmente nessuno aveva imposto.

Flores d’Arcais – In Italia la sinistra, tutte le volte che sceglie una posizione “moderata” (in realtà subalterna) recita la litania della necessità di “scegliere il male minore” e accontentarsi. Ma già oltre mezzo secolo fa, denunciando il clima montante del maccartismo, Hannah Arendt ricordava “il nesso assai stretto che esiste tra il male minore e il male maggiore”, poiché “lungi dal proteggerci dai mali maggiori, i mali minori ci hanno invariabilmente condotto ai primi”. Tu segui con attenzione le vicende politiche italiane. Come spieghi il masochismo dei dirigenti della sinistra? Stupidità, opportunismo, omologazione all’establishment, corruzione e altri interessi inconfessabili?

Saramago – Credo che pochi abbiano riflettuto sull’ipotesi che quanto sta ora accadendo affondi le sue radici nel compromesso storico. Non sono un esperto di politica italiana, però ho sempre avuto la sensazione che con il compromesso storico sarebbe iniziata la decadenza della sinistra italiana. Se sono in errore, gradirei che me lo dimostrassero. Con il passare del tempo quello che all’epoca qualcuno poteva considerare un atto di patriottismo si è andato trasformando in un processo molteplice di corruzioni di diverso tenore, che alla fine hanno fatto dell’Italia il prototipo per eccellenza di dove porti l’incapacità di valutare le conseguenze di una scelta. I risultati sono sotto i nostri occhi.

Flores d’Arcais – La sinistra in Europa viene sempre più spesso sconfitta. E anche quando vince prepara la prossima sconfitta concretizzando intanto un programma di destra. Sembra aver rinunciato al compito di realizzare (o almeno approssimare, ma instancabilmente) tutti e tre i famosi valori: “libertà, eguaglianza, fratellanza”. La parola “eguaglianza” è stata addirittura bandita dal vocabolario dei politici della sinistra, come fosse una malattia. Ma senza l’impegno per l’eguaglianza a cosa può servire una sinistra? E non sarà che le sue sconfitte nascono proprio da questo tradimento?

Saramago – Se così stanno le cose difficilmente il problema potrà essere risolto. Una cosa è infatti promettere l’eguaglianza, altra cosa è realizzarla nella realtà. Volendo, si possono sempre trovare dei motivi per rimandare la concretizzazione della più solenne delle promesse. La cosa più terribile che caratterizza la sinistra sul piano internazionale è comunque l’assenza di idee. La destra non ha bisogno di idee per governare (Berlusconi non ne ha alcuna), mentre la sinistra se non ha idee non ha più nulla da dire ai cittadini. Se non mi sbaglio troppo, questo è il problema centrale.

Flores d’Arcais – L’antifascismo è la radice moderna della democrazia in Europa, esattamente come l’illuminismo e le grandi rivoluzioni “borghesi” ne costituiscono la radice più lontana. Poiché si fa un gran parlare di inserire nella Costituzione dell’Europa un richiamo alle sue radici culturali e storiche, non sarebbe il caso di pretendere il richiamo a queste radici, i lumi e la Resistenza?

Saramago – Ci sono troppi compromessi, troppi giochi sporchi nell’alta come nella bassa politica perché qualcuno trovi il coraggio di proporlo. Credo anzi che in Europa il fascismo attaccherà in forze nei prossimi anni e che dobbiamo prepararci ad affrontare l’odio e la sete di vendetta chei fascisti stanno alimentando. Sia chiaro, si presenteranno con maschere pseudo-democratiche, alcune delle quali circolano già tra noi. Non dobbiamo lasciarci ingannare. Mi raccomando.

I nuovi fascismi mascherati e la sinistra smarrita, Micromega

”L’immoralita’ e’ insita nel nostro Paese”

Dallo scorso dicembre si autodefinisce un “cantastorie”. Lasciare il proprio lavoro di magistrato dopo oltre 41 anni trascorsi ad occuparsi di diritto penale dell’economia, di falsi in bilancio, di frodi fiscali e reati finanziari sicuramente non è stata una decisione facile. Non lo è mai quando si ha tanta passione.

“Lascio perché è sempre più difficile fare il magistrato. Sono allo studio riforme legislative che ridurranno i pm a puri dipendenti del ministero di Grazia e Giustizia. Ho sempre fatto il pubblico ministero in modo del tutto autonomo perché, a mio parere, non c’ è differenza tra pm e giudice. Come pm ho sempre fatto un lavoro imparziale. Il pm chiede la condanna di un colpevole, non di un imputato. Non credo che possa essere identificato esclusivamente con l’ accusa, preferisco definirlo come la parte pubblica che conduce l’ indagine cercando di appurare la verità. Questo però presto diventerà impossibile. E quindi io non voglio trovarmi in una magistratura che non è più quella che conosco…”.
Così aveva spiegato la propria decisione lo scorso novembre.

Noi lo abbiamo raggiunto alla presentazione del suo nuovo libro: “La questione immorale”, tenutasi a Porto Sant’Elpidio, in provincia di Ascoli Piceno.

Dottor Tinti, quando si può parlare di “questione immorale”? La classe politica spesso usa questi termini ma poi si perde nel significato della parola stessa con atteggiamenti tutt’altro che morali…

“Io non farei esempi di moralità o immoralità della nostra classe dirigente. Il discorso è molto più ampio. Basta guardare la nostra situazione e la nostra storia. La rappresentanza politica che è presente in Parlamento non è certo nata oggi. Se il Paese, da anni ormai, esprime la propria preferenza per questa classe dirigente evidentemente questo significa che noi cittadini vogliamo essere rappresentati da certi soggetti, perché ci identifichiamo negli stessi. Poi va considerato che siamo in presenza di un circolo vizioso perché i cittadini non sono informati a causa di un tipo di informazione proprietaria che effettua un certo tipo di propaganda. Se il cittadino non viene informato, e non supera questo handicap tentando egli stesso di reperire informazioni tramite internet o quotidiani, ecco che i cittadini restano sudditi, continuando anche in futuro ad esprimere preferenze per leader che approfittano della situazione per proprio vantaggio. Ma la cosa ancora più preoccupante è che la nostra è una classe dirigente inquinata dal malaffare perché ad essere inquinato è il popolo italiano. E per dimostrare questo non serve fare grandi esempi, basta guardare alle piccole cose. Dalle auto parcheggiate in doppia fila, fino ai limiti di velocità mai rispettati. O ancora le leggi sulla parità di diritto tra uomini e donne sul lavoro o tra italiani e stranieri. Queste sono leggi che esistono ma che nel nostro Paese vengono raramente rispettate. E se si è così nel piccolo provate ad immaginare quando si ha tra le mani la gestione del potere”.

Come valuta il problema dell’informazione in Italia? Spesso si assiste alla scomparsa delle notizie. Per esempio in questi giorni Luigi De Magistris, dopo essere stato attaccato a reti unificate, è stato prosciolto da tutte le accuse che gli avevano addebitato. Sui giornali e in tv però nessuno o pochissimo risalto è stato dato a questa notizia, invece, importantissima.

Se ai tempi del terzo Reich Goebbels avesse avuto un ministero della propaganda come quello che abbiamo noi oggi staremmo ancora con il braccio alzato: efficientissimo. Si è assistito e stiamo tutt’ora assistendo a una delegittimazione della magistratura anche a livello subliminale. Persino nelle fiction ad apparire come eroi sono i poliziotti e i carabinieri. Il giudice è quello che “rompe”, un imbecille che non lavora o arriva sempre in ritardo. Anche tramite questi mezzi si fa passare il messaggio che la magistratura è qualcosa che frena il Paese così come dice il nostro ineffabile presidente del consiglio. Quindi appare ovvio che l’informazione, al momento di dare notizie che contrastano tale progetto, preferisce tacere. Mi stupisco dei giornali indipendenti. Avrebbero dovuto dare la notizia.

Restando in tema di delegittimazione una vera e propria strategia è stata ordita ai danni del “consulente” Gioacchino Genchi. La sua opinione a riguardo?

Questo fa parte dell’attacco contro le intercettazioni e della delegittimazione della magistratura e dei suoi funzionari. Hanno fatto credere che esistesse un grande archivio di telefonate registrate facendo intendere ai cittadini che siamo tutti spiati. Un allarme assurdo che l’informazione proprietaria ha reso credibile dando spazio ad opinioni di politici che per cognizione di causa o per non conoscenza, hanno strumentalizzato tutto questo per raggiungere il loro principale obiettivo che è quello di eliminare la possibilità di essere intercettati. Per quanto riguarda l’archivio del dottor Genchi voglio precisare una cosa. Il consulente, per definizione, ha con se la documentazione processuale. La possiede legittimamente perché è il pm a dargliela. Se si vuole effettuare un incrocio sui tabulati telefonici è chiaro che questi finiranno nelle mani del consulente. Un soggetto che dovrà essere sentito poi anche nell’eventuale processo. E se dovrà essere sentito riguardo ad un’indagine da lui compiuta perché non dovrebbe avere copia dei documenti su cui ha lavorato? Come potrebbe rispondere correttamente se no?

Per quanto riguarda le intercettazioni le principali imprese specializzate nell’eseguirle hanno minacciato il governo sia di non accettare futuri incarichi che di interrompere quelli già avviati se non verrà saldato il debito. Quale sarebbe il danno se ciò accadesse?

Secondo me il governo sarà contentissimo di questa cosa. Da tempo sta cercando di bloccare le intercettazioni, e se vi riuscirà senza fare leggi vergogna, prenderà due piccioni con una fava, risparmiando anche un sacco di soldi. Il danno per la giustizia sarebbe incalcolabile perché senza intercettazioni non si potranno più garantire se non quei processi più semplici come omicidi o quegli atti criminali commessi in flagranza di reato. Alcuni reati si scoprono solo tramite indagini complesse, lunghe e le intercettazioni sono fondamentali proprio in questi casi. Che così scomparirebbero dall’ordine dei processi.

Oggi si parla molto di necessità di maggior “controllo della magistratura”. C’è chi vorrebbe che quella italiana si uniformasse a quella straniera, sul modello degli Stati Uniti o della Svizzera.

Si può spiegare in due parole perché in Italia non può funzionare un sistema come questi. Negli Usa giudici ed i procuratori vengono eletti e sono direttamente appoggiati ad un partito. Questo implica una serie di aspetti. E’ ovvio che alla fine del suo mandato il procuratore dovrà rendere conto al proprio elettorato. Dal suo agire può dipendere una rielezione o addirittura un avanzamento di carriera a sindaco o governatore. La domanda che subito sorge spontanea è “se può subire pressioni come può svolgere serenamente il proprio lavoro?”. Posso raccontare un episodio che ha coinvolto un collega svizzero. Svolgendo delle indagini su una banca questi era arrivato a scoprire delle movimentazioni con il ministero della giustizia, occupato da uno dei membri del partito che lo aveva eletto procuratore. Alle pressioni che arrivarono rispose con tono minacciando un coinvolgimento della stampa nel caso in cui non avesse più potuto porre a compimento l’indagine. Ecco perché in Italia questo sistema non potrebbe funzionare. Perché la stampa è fortemente intrecciata con la politica mentre all’estero no. A prescindere da questo poi credo che il sistema italiano sia migliore per un semplice motivo. Il giudice è un impiegato dello Stato. Non ci sono elezioni ma dei concorsi e la carriera è dettata dal merito. Ogni mese percepisce uno stipendio a prescindere da quello che sarà il suo giudizio ad un processo. Per questo potrà svolgere il lavoro con assoluta serenità. Certo è vero che può esserci il pm o il giudice corrotto con suoi progetti ed il suo santo protettore politico ma questi sono da considerare come una patologia, una malattia, e non rappresentano l’intera categoria.

Vista la situazione generale quali possono essere gli anticorpi per far fronte al grave stato che ci ha descritto?

“Per prima cosa devo fare una considerazione. Io ho fatto l’impiegato tutta la vita. Io sono un tecnico, quando parlo di giustizia e di diritto; non mi sottraggo a queste domande anche se il mio giudizio vale come quello di qualunque altro. Detto ciò io ripeto ancora una volta che non posso pensare ad una Paese che esprime una classe dirigente diversa da ciò che il Paese stesso è. In un Paese sano non emerge una classe dirigente classe dirigente fondata sul malaffare. E’ impossibile. Magari ci sarà una quota fisiologica di politici disonesti ma nel complesso la classe dirigente è sana ed efficiente. In un paese in cui i cittadini per primi non rispettano le regole è ovvio che emerga una classe dirigente di questo tipo. Se questo è vero, e non ho l’autorità per dire se è così o no, allora è dura uscirne perché bisogna aspettare una generazione di cittadini diversa da quella attuale. E quando arriverà chi la educherà? Come? Quindi, purtroppo, c’è da essere pessimisti”.

”L’immoralita’ e’ insita nel nostro Paese”, Intervista di Aaron Pettinari a Bruno Tinti, Antimafia Duemila

Giro di vite: un anno dopo

In questi giorni, nei quali festeggio il primo anno di vita di questo Blog, aperto il 3 maggio dell’anno scorso, che ha registrato, finora, l’accesso di oltre 17 mila persone alle quali va tutto il mio ringraziamento sincero per aver voluto leggere le mie riflessioni e per averle talvolta commentate, sto riflettendo, in modo assolutamente sereno e senza più alcuna illusione, su come, sempre più, questo mio amato Paese si sta sgretolando in infiniti granelli di sabbia che simboleggiano pienamente una totale perdita di consistenza e di autorevolezza sotto molteplici punti di vista.

Il terremoto in Abruzzo (con tutti i suoi mille rivoli, molti dei quali, non per colpa dei terremotati, di una pateticità e miserabilità inaudita a causa delle scorribande giornaliere di chi ha marciato e continuerà a marciare sul dolore e la disperazione della povera gente per luridi interessi personali e propagandistici), le vicende giudiziarie dei dott. De Magistris e Genchi (con linciaggi mediatici sempre molto tonici e vigorosi orditi anche da una stampa compiacente che ha dato risalto ed enfasi alle parole di quanti li volevano vedere agonizzanti e massacrati, rei di essere degli “scandali per la democrazia“, salvo poi essere omertosamente tutti assenti quando i diversi Tribunali hanno dato ragione ai due servitori dello Stato), il declassamento dell’Italia in paese “parzialmente libero” per quanto attiene la libertà di informazione (a causa dello “storico” e mai risolto conflitto di interessi del nostro Premier che concentra e assembla nella sua persona in modo perentorio e incostituzionale il potere politico con quello economico e mediatico dato dal possesso di giornali e televisioni), la separazione del medesimo dalla sua consorte, le continue calunnie e diffamazioni ordite da pseudo giornalisti, nient’altro che impiegati di redazioni, verso tutti coloro i quali, a prescindere dalla loro natura umana e professionale, cercano di perseverare nel loro rigore morale e nella loro capacità di non piegare la testa davanti agli abusi scellerati del Potere. E cosi tanti altri “fatterelli” più o meno importanti che si sono succeduti a ritmo sempre più incalzante dietro i quali è molto difficile non solo non perdere l’orientamento civile, ma anche non gettare “la spugna” in senso di resa considerata la profonda invasività di questa dimensione corroborata dal marcio e dalla corruzione, dal malaffare e dal servilismo.

E cosi, oltre a tutto questo, ci tocca registrare, da un lato, anche in vista delle imminenti elezioni amministrative ed europee, come la “mignottocrazia” della politica italiana è stata sdoganata completamente nella nostra quotidianità e nella società odierna dal Partito Del Letto (Pdl) attraverso una visione orizzontale delle donne e degli affari; dall’altro, oltre alla continua e tradizionale inesistenza di tutto quello che può essere declinato come “opposizione”, possiamo riscontrare come oggi sempre più, in modo strategico e fondamentale, tocca ai Cittadini dotarsi di “elmetto” e impegnarsi in una quotidiana e mai doma Resistenza, facendo sempre ed inesorabilmente il proprio Dovere, affinchè valori importanti come quelli insiti nella Costituzione mai ci abbandonino e mai vedano in noi arruolati “manganellatori” pronti a massacrarli e a smantellarli nella agonizzante bramosia di un Potere cieco e finto, millantato e perverso, che non può che portarci, ancor più, nel baratro e all’epilessia sociale.

Io sto con Gioacchino Genchi

Ieri, Sabato 28 Marzo 2009, a Bari, come in moltissime altre città italiane, c’è stato un Sit – In di solidarietà a Gioacchino Genchi, ex vice questore di Polizia, sospeso lunedi scorso dalle sue funzioni dal Capo della Polizia, dott. Antonio Manganelli, dopo che l’ex consulente tecnico del dott. Luigi De Magistris, su Facebook, si era difeso, con la parola, dall’infamante accusa di essere un “bugiardo”, avanzata dal giornalista (?) di Panorama, Gianluigi Nuzzi.

In preparazione della manifestazione di ieri, avevo scritto la seguente nota che riporto integralmente e fedelmente su questo mio Blog, sperando che possa riscontrare l’interesse dei suoi pochi ma validissimi lettori.

Per Gioacchino Genchi e la Giustizia

La città di Bari, cosi come tantissime altre città italiane, domani, Sabato 28 Marzo, dalle ore 10:30, in Corso Vittorio Emanuele, in Piazza Prefettura, scende in Piazza.

Scende in Piazza perchè crede nella Giustizia, perchè crede nella Legalità, perchè crede nell’Italia.

E l’Italia di oggi è un Paese nel quale si fa fatica a vivere.

Un Paese che ha 18 condannati in via definitiva e una cinquantina di indagati e condannati in primo e secondo grado in Parlamento.

Un Paese che si permette un Sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino (lo stesso che ieri accompagnava il Premier nel Termovalorizzatore – Inceneritore di Acerra), giudicato più che contiguo ai Casalesi da diversi pentiti giudicati affidabili (come si può evincere dai dossier de L’Espresso).

Un Paese che si permette, dopo 17 anni, di non fare ancora chiarezza definitiva sui “mandanti occulti ed esterni” delle Stragi di Stato del ’92 sul cui sangue è nata la Seconda Repubblica con il Ministro degli Interni dell’epoca Nicola Mancino, oggi addirittura Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, che non sente l’esigenza oltre ad una precisa responsabilità morale di dover chairire pubblicamente i dettagli dell’ormai nota trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato.

Un Paese che permette che uno dei suoi “figli” Roberto Saviano abbia una non – vita da 3 anni per aver semplicemente condiviso quello che tutti sapevano e che nessuno aveva il coraggio di dire.

Un Paese che da 12 anni tiene deportato in una località falsamente protetta un Testimone di Giustizia, Pino Masciari, che con le sue denuncie ha fatto arrestare anche il Presidente del Tribunale di Vibo Valentia Patrizia Pasquin perchè “a busta paga” di una delle peggiori ‘ndrine calabresi (coadiuvate nella loro ascesa economica al Potere dalla massoneria e da Istituzioni deviate non soltanto calabresi) senza che la sua vicenda sia tutt’ora risolta.

Un Paese che obbliga la “migliore gioventù” ad emigrare perchè qui l’unica possibilità per emergere è quella di “prostituirsi davanti agli interessi” dettati da chi detiene il Potere.

Un Paese che ha un debito pubblico di oltre 1700 miliardi di euro (con Bettino – Bottino Craxi “padre putativo” di questo record mondiale), una evasione fiscale di 250 miliardi dei quali 50 (miliardi) causati dalla Corruzione e 98 (miliardi) dagli stessi Monopoli di Stato per gli oneri delle concessionarie non versati al Fisco.

Un Paese che non protegge i bambini e le più giovani generazioni che sin dalla scuola elementare conoscono la cocaina e le varie droghe sintetiche spacciate da baby pusher negli atri o ingressi delle scuole e consumate nei bagni degli istituti nel corso della giornata.

Un Paese nel quale non fa notizia nè tantomeno rumore il numero di “bambini scomparsi” dietro i quali si cela “l’industria degli organi”.

Un Paese nel quale ci saranno tra pochissimi anni una valanga di morti dovuti ai mesotelioma pleurici causati dall’amianto, o a quanti moriranno a causa delle nanoparticelle inalate a causa degli inceneritori – tumorifici spacciati per termovalorizzatori – produttori di energia pulita.

Un Paese nel quale violentare la Costituzione ritenuta “filosovietica” è diventato un atto di ordinaria prassi burocratica da parte di chi la Carta neanche la conosce.

Un Paese nel quale il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, si permette di sollevare dall’incarico di raccontare la Verità un giornalista, Carlo Vulpio per essere reo di svolgere la sua professione con onestà e professionalità.

Un Paese che si permette di avere Presidente del Consiglio, per la terza volta, colui che con la tessera 1816 era un “muratore” della loggia massonica P2.

Un Paese che dopo aver massacrato e annientato degli “eroi”, li diffama perchè bisogna cancellarne anche la Memoria, come è accaduto prima con Peppino Impastato e poi con Don Peppe Diana.

Un Paese nel quale vengono sbattuti in prima pagina, ogni giorno, come demoni, come infernali criminali, gli extracomunitari, qualsiasi cosa facciano, perchè in Italia l’accoglienza e l’ospitalità cristiana sono sinonimi di tortura (leggasi caso di Abu Omar).

Un Paese nel quale la “più grande mistificazione” è rappresentata da un vice questore di polizia, sospeso dal suo incarico per essersi legittimamente difeso, con la parola, dall’infamante accusa di essere un “bugiardo” avanzata da un giornalista di Panorama, dopo che lo stesso corpo dei Ros di Palermo noti per non aver perquisito nel ’93 e nel ’95 i covi di Riina e d Provenzano (con il generale Mori indagato per questo), svuotano il suo ufficio – residenza perchè il “mostro”, il responsabile della “più grande emergenza democratica”, deve essere umanamente prima che professionalmente distrutto.

Un Paese dove chi tocca “i fili dell’alta tensione” muore.

Un Paese cosi, non è nè può essere un Paese nel quale gli Onesti ed i Giusti possono passivamente e supinamente accettare e sopportare di vivere.

Ma è anche un Paese che ha nei suoi Cittadini gli anticorpi per reagire, per alzare la testa, per gridare, oltre all’indignazione, tutta la nostra Speranza per vedere la Nazione che amiamo rigenerarsi, dalle ceneri, come una Araba Fenice.

Un Paese che non possiamo nè vogliamo continuare a vedere inviso in tutto il mondo per i suoi riconosciuti dis – valori dovuti ad una gestione scellerata del suo patrimonio storico, culturale, sociale, politico ed economico.

L’Italia ha il potenziale per superare tutto questo. Può farlo. DEVE farlo.

Nel pieno rispetto delle individualità di tutti e nella convinta consapevolezza che è necessaria, ora più che mai, una ferrea corresponsabilità e responsabilizzazione etica e sociale.

Non si può più tornare indietro o restare paralizzati.

Bisogna, come partigiani che odiano il moto statico degli indifferenti, andare avanti.

Sempre.

Con Coraggio. Con Rigore Morale.

Sembrerà retorica, ma l’Italia siamo Noi..

A Bari, dopo i morti di Mafia, l’ultimo 2 giorni fa, è arrivato il momento di scendere in Piazza…

E’ arrivato il momento di dimostrare nei fatti come e quanto siamo Italiani e di come amiamo questo nostro Paese.

Io difendo Gioacchino Genchi

Gioacchino Genchi svolge l’attività di consulente tecnico per conto dell’autorità giudiziaria da oltre vent’anni, con questa figura professionale nata sulla base del nuovo codice di procedura penale con l’intento, da parte dei pubblici ministeri, di accertare la verità dei fatti nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di corruzione, con professionalità “esterne” che fossero scevre dalle ingerenze del potere esecutivo volto a preservare i “colletti bianchi”.

E’ in atto una serissima mistificazione della realtà, perpetrata diabolicamente con perverso ingegno, nella quale gli stessi politici che lo stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui si stava occupando: il sen. Rutelli, presidente del Copasir, Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, come amico di Antonio Saladino, referente della Compagnia delle Opere della Calabria, principale indagato nell’inchiesta Why Not curata inizialmente dal Dott. Luigi De Magistris; l’ex Ministro della Giustizia (e neocandidato pdl alle europee) Clemente Mastella che con l’invio degli ispettori del suo dicastero cominciò a delegittimare l’operato dell’ex Pm che in quel momento stava indagando anche su di lui e sul suo ruolo; Nicola Mancino, vice presidente del Csm anche lui indicato come amico del Saladino che non ha impedito tuttavia il trasferimento a Napoli di De Magistris; l’ex Premier Romano Prodi, la cui posizione fu quasi immediatamente stralciata non essendo state ravvisate irregolarità.

Gioacchino Genchi dopo essere stato indagato dalla Procura di Roma (che non aveva alcun titolo per farlo essendo “oggetto di contestazioni” le condotte assunte durante le consulenze presso i Tribunali di Catanzaro e di Marsala, che non sono in provincia di Roma) per violazione della privacy e per abuso d’ufficio, basati su atti giuridicamente inconsistenti e dichiaratamente osteggiativi, a seguito di un’ intervista rilasciata a Left (Trascrizione integrale dell’intervista a Gioacchino Genchi) è stato “invitato” a non rilasciarne altre, salvo poi dover accettare che il Ros di Palermo, famoso per le sue non perquisizioni [lo stesso che era riuscito a non perquisire il covo di Riina nel 1993, a non perquisire quello di Provenzano nel 1996, con tanto di processo all’ex capo del Ros, il generale Mori per questa ragione], perquisisse casa sua, confiscando atti e documenti, a detta di Gioacchino Genchi, anche non attinenti ai capi d’imputazione a lui contestati e rifacenti ad altre inchieste per le quali è interessato come consulente tecnico.

Poichè il Sistema ha deciso che il “mostro”, reo di aver intercettato milioni di italiani, di averne spiato gli intimi segreti, con i suoi illegali dispositivi tecnologici riconducibili alle sue aziende di consulenze, deve essere annientato, ecco, ieri, l’ultima novità: la sospensione dal servizio dalla Polizia di Stato, con conseguente ritiro di tesserino, pistola e manette, per aver replicato su Facebook al giornalista di Panorama, Gianluigi Nuzzi, che lo accusava di essere un “bugiardo” per aver negato di aver compiuto accessi patrimoniali che invece, secondo l’accusa, sarebbero stati eseguiti in modo del tutto arbitrario ed illegittimo.

E’ giusto ricordare che la Procura della Repubblica di Salerno ha già accertato con il decreto di sequestro probatorio del 2 dicembre 2008 la perfetta legittimitá dell’ operato del dott. de Magistris e del suo consulente informatico Genchi nell´ambito dell´inchiesta WHY NOT. In particolare riguardo all´avocazione dell´incarico al consulente da parte del procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, i magistrati di Salerno, Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigi Verasani scrivono:

“Gli approfondimenti esperiti da questo ufficio hanno evidenziato una serie di gravi patologie. Si evidenziano, in primis, i gravi profili di illiceità inficianti il modus operandi del procuratore generale avocante, dr. Dolcino Favi, che, dopo aver illegalmente avocato a sé il procedimento c.d. Why Not, disponeva la revoca con effetto immediato dell’incarico di consulenza del dr.Genchi, sulla base di un provvedimento privo di sostanziale motivazione, né sorretto da alcun dato concreto, documentale e/o informativo, di riscontro effettivo alle asserite presunte illegittimità ascrivibili al consulente nell’espletamento del mandato e alla eccessiva onerosità delle sue prestazioni professionali”.

Va infine ricordato che il Tribunale del riesame di Salerno ha confermato il 9 gennaio 2009 la piena conformitá del decreto di sequestro probatorio emesso dalla Procura salernitana allora diretta dal dott. Apicella. (Riferimenti tratti dal sito di Salvatore Borsellino: http://19luglio1992.com/)

Ritengo totalmente infondate le accuse di abuso d´uffico e violazione della privay che vengono mosse dalla procura della Repubblica di Roma al dott. Genchi. Purtroppo neanche l’appello avanzato al capo della Polizia dott. Manganelli che conosce personalmente la professionalitá e la correttezza dell´operato del dott. Genchi è servito per revocare il provvedimento disciplinare avviato a carico del dott. Genchi. Le pressioni di alcuni esponenti politici per continuare a montare uno scandalo sul nulla giuridico sono certamente insistenti, ma è necessario dare un chiaro segnale a tutti coloro che non possono assistere indifferenti alla delegittimazione ed all´aggressione degli uomini delle Istituzioni che cercano solo di poter fare il proprio dovere ed applicare la legge in modo eguale per tutti.

Associandomi all’appello di Salvatore Borsellino, di Sonia Alfano, di Benny Calasanzio, ritengo che ieri sia stata scritta l’ennesima brutta pagina di storia del nostro paese e che si sia toccato il fondo in una vicenda che ha chiarito, qualora ce ne fosse stato bisogno, cosa può accadere a chi cerca di fare luce sui coni d’ombra di cui l’Italia è piena, a chi vuole dare giustizia ai familiari delle vittime delle stragi, a chi vuole smantellare i comitati d’affari e le nuove P2.

Chi tocca i fili dell’alta tensione muore.

Siamo indignati e sconcertati da quello che sta accadendo ad uno dei migliori uomini dello Stato italiano, un uomo che forse quello stesso Stato fondato sul sangue delle stragi del 1992, non merita, come non lo meriteremmo noi se rimanessimo inermi ad assistere a questo massacro. Abbiamo deciso che è ora di reagire, e non più con comunicati, con articoli e con sterili prese di posizione. Noi vogliamo mostrarci, vogliamo farci vedere da chi in questo momento sta decidendo sul futuro del dott. Genchi. Senza violenza e senza aggressività. Pacificamente vogliamo dimostrare che Gioacchino Genchi, e i tanti come lui in italia, sono circondati da persone per bene che nutrono per loro una stima e un’ammirazione sincera e vera.

Per questo invito tutti al

Sabato Mattina 28 Marzo, dalle ore 10:30 circa, in Piazza Prefettura, in Corso Vittorio Emanuele, Bari, per un Sit – In per difendere Genchi e la Giustizia.

“Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata” (Gioacchino Genchi)

"Il piano della P2 è stato realizzato"


Intervista a Luigi De Magistris, ex Pm di Catanzaro ed ex Giudice del Tribunale del Riesame di Napoli.

«Il concetto di massoneria è addirittura riduttivo».

«Le indagini mi sono state sottratte illegalmente» «Siamo davanti a una gestione occulta del potere. Non si tratta più del solo condizionamento di un singolo politico o funzionario. E’ una metastasi».

Lei ha recentemente dichiarato che con le inchieste Why not e Poseidone vi siete avvicinati a una sorta di nuova P2. In continuità con quella più conosciuta, storicamente accertata?

Io penso assolutamente di sì. La continuità è evidente, del resto il “Piano di rinascita democratica” è stato in gran parte attuato, in altre parti è stato riformulato in modo più pertinente con le esigenze contemporanee. In particolare passa attraverso il condizionamento totale degli organi di controllo e dei presidi di legalità democratica che sono soprattutto la magistratura e la libera informazione.

Il controllo è in atto?

Direi di sì. L’informazione è in gran parte controllata. La magistratura è stata molto condizionata in questi anni anche per colpa di una parte della magistratura stessa. C’è una continuità anche di nomi, di personaggi, di ambienti. Credo che siano cambiate alcune formule di affiliazione, nel senso che fra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 erano molto importanti anche i simbolismi. Non è che siano scomparsi, quelli sono facilmente identificabili attraverso un’attività di indagine giudiziaria. Per intenderci: l’accesso a Castiglion Fibocchi nel 1981 da parte dei giudici Colombo e Turone – che hanno lasciato entrambi la magistratura, e questo è un dato da non sottovalutare – era un atto non prevedibile. All’epoca, quindi, gli affiliati venivano iscritti manualmente, si trovavano compassi e grembiulini, c’erano rituali. Oggi non si sente più la necessità. O l’affiliazione è cosiddetta “all’orecchio”, ovvero si sa che uno appartiene alla massoneria, oppure ci sono altri modi.

La massoneria è cambiata davvero, oltre ad aver mutato la sua simbologia?

Io tenderei a estendere il concetto stesso di massoneria. La definizione “massoneria” è perfino riduttiva. Qui siamo davanti a una gestione occulta del potere. Un potere nel potere. Questi sono pezzi importanti del Paese e delle istituzioni, delle professioni e della società che sono penetrati all’interno dei meccanismi economici istituzionali e politici e li governano di fatto dall’interno. Non si sa nulla all’esterno. È qualcosa di molto più pericoloso.

Qualcosa di più anche di un comitato d’affari?

Sì, certamente. Se si pensa che all’interno di questo circuito occulto una parte rilevante la occupa la criminalità organizzata, soprattutto Cosa nostra e ‘ndrangheta, che gestiscono un aspetto assai rilevante del Pil del nostro Paese, si può capire di che tipo di gestione stiamo parlando. Non è più il condizionamento del singolo parlamentare come era una volta o il condizionamento al singolo appartenente alle istituzioni. È qualcosa di molto più vasto.

Ma quando ha iniziato a indagare aveva già le sensazione di potersi trovare davanti a quella che lei definisce la nuova P2?

No. Sapevamo di toccare il cuore del problema andando a indagare sui meccanismi di gestione del denaro pubblico. Il grande problema della nostra democrazia. Mi sono reso conto molto presto, con le inchiesta Poseidone e Why not, che stavamo toccando qualcosa di più vasto, con ramificazioni che arrivavano ovunque.

Con dentro anche la politica, quindi.

Nelle inchieste che mi sono state sottratte illegalmente questo era evidente. C’erano esponenti della criminalità organizzata tradizionale da un lato, e dall’altro anche esponenti del mondo economico e politico espressione della criminalità. Un tutt’uno. Un’unica metastasi. Agiscono all’unisono per governare occultamente il Paese, soggiogandolo.

Di Pietro Orsatti e Sergio Nazzaro:
Why Yes, parla De Magistris: “Il piano della P2 è stato realizzato”

Gioacchino Genchi risponde all’On Minniti

Ieri sera, mentre rientravo da Locri – dove ho partecipato alla quinta udienza della Corte d’Assise (protrattasi per tutta la giornata) – per l’omicidio del capomafia di Siderno Salvatore Cordì, mi ha chiamato al cellulare il giornalista RAI Bruno Sokolovic, che mi ha letto una gravissima dichiarazione rilasciata sul mio conto dall’on. Marco Minniti (calabrese), ministro ombra dell’Interno del Partito Democratico. Dopo gli affondi di D’Avanzo e di Bianconi, le dichiarazioni di Minniti (e di qualche altro che lo ha seguito a ruota) non mi hanno meravigliato più di tanto. Ho replicato all’on. Minniti con l’intervista andata in onda al GR1 della RAI (nell’edizione delle ore 08:00 di oggi) che vi invito ad ascoltare:

Sono indignato delle dichiarazioni dell’on. Minniti, che è anche calabrese ed è stato pure Sottosegratario al Ministero dell’interno. L’on. Marco Minniti sa benissimo qual è stato e qual è il mio impegno nei più importanti processi di mafia, di strage e di omicidio, perpetratisi in Calabria negli ultimi anni (e non solo in Calabria!) – fino a qualche giorno addietro – al fianco di numerosissimi magistrati onesti, bravi e coraggiosi. Sono onorato ed orgoglioso della loro fiducia che non è mai venuta meno, nonostante le “tragedie” orchestrate da chi li ha depistati e, probabilmente, ha fatto pure loro commettere degli errori. Sono certo, conoscendo alcuni di loro, che mai sarebbe accaduto quel che è accaduto, se a quei magistrati fossero state fornite delle corrette informazioni. Forse il vero problema sta proprio in questo e non va ricercato all’interno della Magistratura, come in tanti si ostinano ancora a fare, nel tentativo di conseguire altri risultati. Molti hanno citato il Capo dello Stato – anche a sproposito – al punto che la Segreteria Generale del Quirinale è stata più volte costretta ad intervenire. Nessuno, però, si è ricordato di citare il più autorevole ed importante provvedimento che il Presidente Napolitano ha adottato quando era Ministro dell’Interno. Mi riferisco alla famosa “Circolare Napolitano”, con cui ha cercato di limitare la autoreferenzialità del ROS dei Carabinieri nelle indagini giudiziarie, al di sopra delle competenze funzionali dei Pubblici Ministeri, dei Procuratori Distrettuali e dello stesso Procuratore Nazionale Antimafia. La regolazione e la limitazione di competenze e prerogative si riferiva proprio all’organo centrale del ROS (quello di Roma).

Ripreso quota il ROS – per la sostanziale disapplicazione della “Circolare Napolitano” – in modo molto discutibile (commettendo pure clamorosi errori), proprio un organo centrale del ROS di Roma ha svolto gli accertamenti sul conto del dr. Luigi de Magistris e su di me, su delega dell’Avvocato Generale di Catanzaro, che aveva avocato l’indagine “Why Not”.
Di quell’organo hanno fatto parte e fanno parte soggetti che ritenendosi formalmente Carabinieri, entrano ed escono dai servizi di sicurezza a seconda delle ventate politiche del momento.
A questi si aggiungono quanti – transitando tra il ROS, la PIRELLI o qualche altra azienda telefonica – hanno cercato e cercano di riaccreditarsi al cospetto dei potenti di turno, montando “tragedie”, con conseguenze che sono state devastanti per le Istituzioni e la Magistratura.
Purtroppo molti politici, anche in buona fede, quando entrano nelle stanze dei bottoni non riescono a restare indifferenti a queste “sirene” e – col tempo – finiscono essi stessi per cadere nella trappola. Alle stesse “sirene”, purtroppo, finiscono per soggiacere taluni magistrati in buona fede e le conseguenze sono parimenti gravi.

A volte l’ambizione, a volte la speranza di facilitare qualche risultato investigativo, tradiscono i buoni intendimenti ed arrecano danni sostanziali alla giustizia, tradendo le nobili finalità che si intendevano perseguire. Usare certi discutibili sistemi nelle indagini giudiziarie è come il doping per l’atleta. Si ha la sensazione di arrivare i primi e di fare meglio.
Prima o dopo, però, se ne pagano le conseguenze sulla persona e si rischia pure di essere squalificati! A proposito di una certa genia del ROS, non è il caso che si parta dalle indagini sulle stragi del ’92 e ‘93, dal “Papello”, dalla mancata perquisizione del covo di Riina, dall’omicidio di Luigi Ilardo, dalla continuata mancata cattura di Bernardo Provenzano, dalla trattativa con Cosa Nostra, dalle indagini sulle talpe alla DDA di Palermo o alle infiltrazioni spionistiche all’interno della Telecom, per arrivare ai rampolli di quella genia, variamente distribuiti fra ROS, aziende telefoniche private ed accreditate agenzie spionistiche.
Talune di queste ancora lucrano milioni e milioni di euro dallo Stato.

Non è nemmeno il caso che io richiami le numerose e purtroppo dolorose indagini su appartenenti al ROS ed all’Arma dei Carabinieri, che in questi anni sono stato costretto ad assistere e partecipare, al fianco ed a servizio di magistrati coraggiosi (Pubblici Ministeri, Giudici e Tribunali). I processi si sono conclusi con condanne esemplari. Qualcuno, forse, oggi me la vuole far pagare anche per quello e – come diciamo a Palermo – ha cercato di “pulirsi il coltello“.
A quelle indagini (come a numerosissime altre) ho avuto l’onore di lavorare (come sto lavorando) con degli onesti e bravi Carabinieri, con i quali ho condiviso i successi per i risultati conseguiti. A loro va la mia più alta stima, amicizia e considerazione, per l’attaccamento allo Stato ed alla Legge, che hanno dimostrato nell’assolvere ai loro compiti di istituto.
Carabinieri onesti, professionali e volenterosi che, anche quando hanno fatto accesso al ROS, non hanno mai dimenticato di essere CARABINIERI, mantenendo alto il valore del giuramento di fedeltà allo STATO ed alle sue LEGGI. Nel mio percorso personale e professionale – purtroppo, talvolta anche a mie spese – ho dovuto prendere atto che molti carabinieri acceduti al ROS (Reparto Operativo Speciale), o nelle diverse fasi di entrata ed uscita dai servizi di sicurezza e dalla varie sigle di società private, il loro giuramento di fedeltà allo STATO ed alle sue LEGGI è stato contrabbandato con finalità assai meno commendevoli.
Altri si sono pure dimenticati di essere CARABINIERI, o se ne sono ricordati solo perché era cambiato il vento (o il padrone di turno), ed era necessario rientrare nei ranghi dell’Arma.
Su taluni appartenenti agli apparati deviati dello Stato si stavano concentrando gli ambiti più importanti delle indagini, quando sono state fermate, a seguito dell’avocazione e della delega ai ROS. In questo la cosa che mi fa più rabbia è l’avere rilevato che si stava indagando anche a tutela di politici, di alte cariche dello Stato (vedi il Vicepresidente del C.S.M.) e di alti Magistrati, che hanno finito per attaccare e censurare l’operato di chi solo cercava di difenderli.
Si veda per tutti la diffusione della falsa notizia dell’acquisizione dei tabulati delle loro utenze.

Questo ed altro è stato inserito nel tritacarne di chi ha gestito abilmente le orchestrazioni mediatiche delle ulteriori fughe di notizie, che sono state foriere di provvedimenti giudiziari abnormi. Mi limito a definire abnormi quei provvedimenti solo per la quiete istituzionale che il Capo dello Stato ha richiesto ed ha imposto a tutti con la sua autorevolezza.
Basta leggere le puntuali anticipazioni giornalistiche di un noto quotidiano calabrese per rendersi conto di qual è oggi il vero e reale problema della Calabria, ben oltre la Ndrangheta, la criminalità comune ed il malaffare. In un circuito perverso di complicità e di ricatti incrociati, le vittime sono finite per diventare complici dei burattinai, che ancora tirano le fila di una vicenda che sta rischiando di travolgere tutto e tutti. Quello che sta accadendo ha dell’incredibile.
Mi sembra di trovarmi sul set di “Scherzi a parte”.
L’unica cosa è che non ho mai visto una puntata che durasse così a lungo.
Mi auguro – anzi sono certo – che le Istituzioni sapranno reagire e trovare subito delle soluzioni efficaci, che poco mi pare si possano conciliare con delle punizioni ispirate solo da regole di “cerchiobottismo”. Ne vale di quel che resta della credibilità dello Stato e della Magistratura.

Ne vale del lavoro onesto e del sacrificio di tanti – magistrati, poliziotti, carabinieri, finanzieri – che hanno dato e danno il massimo di se stessi per la tutela dello Stato e per l’affermazione della Legge. Se non sentiamo il bisogno e la capacità di ritornare a riflettere nel nome dei vivi e nel rispetto della Legge, quanto meno facciamolo nel nome e nel ricordo dei morti.

Di quanti nel nome dello STATO, della GIUSTIZIA e di una LEGGE che fosse “UGUALE PER TUTTI” hanno combattuto con coraggio e determinazione, fino all’estremo sacrificio della vita.
Abbiano in nome di costoro gli uomini delle Istituzioni – vuoi nei Palazzi di Giustizia che nei Palazzi del potere – il coraggio di abbandonare le logiche degli schieramenti, le appartenenze correntizie e corporative delle caste e levare alte le proprie coscienze alla ricerca ed all’affermazione di una morale, che sta al di sopra della Legge e che – al pari della Legge – è stata in questi giorni gravemente vilipesa, come mai era accaduto in questa Nazione.

Palermo, 11-XII-2008
Gioacchino Genchi

Fonte: gioacchinogenchi.blogspot.com

"Io sò io e voi non siete un cazzo"

In questi giorni nei quali raffiorano sondaggi dai quali si evince che il politico Berlusconi è in calo nella fiducia e nei consensi, che il suo antagonista Veltroni non è “pervenuto”, che sulla magistratura ci sono pareri contrastanti, che in generale raccontano di una Casta che continua a pensare ai fatti suoi piuttosto che alle esigenze del Paese, emergono anche altre notizie, più o meno importanti, più o meno gravi, sulle quali è giusto spendere una qualche riflessione proprio perchè sarebbe sbagliato lasciarsi scivolare via tutto come se niente fosse.

E allora apprendiamo che mentre l’incostituzionale Lodo Alfano a breve diventerà legge con la complicità del Presidente della Repubblica che lo firmerà (una nota del Quirinale parla addirittura di “una scelta obbligata” in ottemperanza a cosa fece Ciampi che firmò la precedente versione sia perchè si afferma di aver calibrato, inidoneamente, il nuovo provvedimento immunizzante sulle disposizioni della Consulta che bocciò poi il Lodo Schifani anche detto “Schifoso”), lo stesso picciotto – ministro del boss, giudicando insufficente la copertura solo per i primi quattro mandanti della Strage della Democrazia, sta pensando bene di ampliarla a tutti i suoi simili, anche di clan diversi, che siedono in Parlamento affinchè tutte le cosche siano autorizzate a norma di legge a delinquere.

Si badi bene che dopo Tangentopoli, anni ’92 – ’93, (e prima che Berlusconi nel ’94 avesse la “vocazione politica”: giusto perchè cronologizzare bene gli avvenimenti aiuta a comprenderne le connessioni intrinseche) si eliminò “l’autorizzazione a procedere” (che oggi i trasformisti della Parola, giornalisti e politici è la stessa cosa, confondono con “l’immunità parlamentare” che pretenderebbero nonostante in italia non sia mai esistita, almeno fino ad oggi), contro i parlamentari lasciando la magistratura libera di indagare su tutto e su tutti, ove necessario, come dovrebbe essere, visto che in quegli anni di forti ribaltoni politici non veniva praticamente mai concessa dovendo la Casta di allora proteggersi automaticamente ogni qual volta qualche suo adepto veniva “pizzicato”. Si arrivò cosi, per dirla alla Travaglio, ad “episodi molto spiacevoli come lanci di monetine, politici inseguiti per le strade al grido di “ladro! ladro!”. Fu l’ultimo momento felice di una democrazia dove i cittadini ancora avevano a cuore le sorti del proprio futuro e andavano a dire quello che pensavano direttamente ai loro rappresentanti. A quel punto, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità, il Parlamento si spogliò di quell’istituto che era diventato abusivo. “ (I maiali sono più uguali degli altri)

E in questo scenario surreale vorrebbero ripristinare questo Istituto che non sarebbe altro che uno stimolo per continuare a delinquere.
Un incentivo per continuare ad abusare della politica per meglio esercitare la loro professione di desaparecidos della legalità.
Mi immagino un Dell’Utri, un Cuffaro, un D’Alema, un Latorre, un Fitto come godrebbero davanti ad un simile provvedimento che quasi consentirebbe loro di dire “Io sò io e voi non siete un cazzo” (Alberto Sordi ne “Il marchese del Grillo”).

Un paio di settimane fa il nostro Presidente del Consiglio scrisse una lettera ad un suo impiegato – il Presidente del Senato “riportino” Schifani – preannunciando la “Blocca processi” visto il carattere di assoluta urgenza che avrebbero dovuto avere certi processi, suo compreso.
Pur di non vedersi giudicato, che non vuol dire condannato, avrebbe fatto bloccare 100 mila processi, anche di reati gravi, pur di sfuggire alle maglie della Giustizia.
I creduloni avrebbero potuto solidarizzare con lui, e magari lo hanno anche fatto, vittima com’è dell’ossessione dei giudici che hanno sempre cosi tante premure e attenzioni per Silviuccio, salvo restare zitti quando hanno appreso che, come al solito, si trattava di una bufala: passato il Lodo Mangano (Alfano per quelli che non sanno leggere tra le righe), la “blocca processi” può essere ritirata come probabilmente avverrà.

I giudici, oltre che di comunismo, sono stati accusati per essere dei soggetti “disturbati”, bisognosi di cure psichiatriche, “metastasi” della democrazia, “sovvertitori” del voto e del volere democratico. Ora, dopo l’arresto di ieri, praticamente di “trequarti” di Abruzzo, a partire dal suo presidente Del Turco, per finire a consiglieri regionali e altri pubblici amministratori, tutti appartenenti al centrosinistra, per mega tangenti e inauditi illeciti nel campo della sanità, ci si sarebbe attesi dal Presidente del Consiglio contumace, per coerenza, una invettiva contro lo schieramento a lui opposto, invece no. Dimostra che il vero ossessionato dalla Magistratura è lui: nonostante nessuno conosca, eccetto gli arrestati, i documenti e i Fatti che sono al vaglio degli inquirenti, Lui, non si capisce quindi su quali basi, ha subito gridato alla persecuzione contro i politici da parte di magistrati smaniosi questa volta di pubblicità e di consensi nell’opinione pubblica esclamando, infine, l’assoluta necessità di una riforma radicale della Giustizia che ora il vero Guardasigilli, il suo avvocato lecchino Ghedini, appronterà sotto la sua supervisione in modo che dopo aver assoggettato alla sua volontà il potere esecutivo e legislativo, possa incidere anche su quello giudiziario.

Perchè in fondo lui è uno e trino. Come lo Spirito Santo!

Quindi mentre una ragazzina a Ischia viene violentata, mentre a Lampedusa continunano le tragedie umane degli sbarchi, mentre l’Istat segnala di un Italia la cui economia è sempre più logorata e asfissiata dai suoi deficit (in pochi mesi il debito pubblico è salito di altri 40 miliardi di euro, toccando l’indicibile quota di circa 1664 miliardi di euro), mentre il petrolio continua a salire, mentre l’Authority delle Comunicazioni rivendica una rapida riforma della Rai affinchè si possa continuare, pacatamente, serenamente, a sputtaneggiare e a prostituirsi in quella che dovrebbe essere una azienda pubblica e non una “casa chiusa” (con un dirigente di uno di questi organi di controllo a busta paga di Al Tappone perchè le sue trame conducono ovunque), scopriamo che dei giudici (e questa volta sarei d’accordo addirittura con Berlusconi anche io), per le torture e le violenze di Bolzaneto, nel corso del G8 di Genova, condannano con pene irrisorie, ignobili e vergognose, per un totale di neanche 25 anni di reclusione, solo 15 dei 45 inquisiti mentre altri colleghi della Cassazione, altrettanto deprecabili nella loro condotta, hanno condannato definitivamente il pm Luigi De Magistris al trasferimento di sedi e di funzioni (tradotto in italiano.. non sarà nient’altro che un semplicissimo giudice denudato e privato di tutto quello che lo ha distinto con merito fino ad oggi) non intervenendo sul merito del suo ricorso, quindi sui Fatti che possono averlo indotto ad assumere determinate decisioni, ma sull’inammissibilità del suo ricorso che sarebbe arrivato oltre i tempi previsti dalla legge.

In attesa, quindi, di buone nuove, non ci resta che Informarci e Informare, il più possibile, quanta più gente riusciamo a intercettare di quello che avviene, non perdendo in obiettività e attinenza ai Fatti, non solo perchè questi modus operandi rispondono al diritto all’informazione che ci vogliono sottrarre ma anche al dovere di non lasciarci prostituire da chi crede di poter mercificare la nostra vita, tenendoci nell’ignoranza e nell’anonimato.

La Fiera del Libro di Torino 2008

L’intervento di Marco Travaglio

L’intervento di Luigi De Magistris


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: