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Silvio si riprende il Paese?

13 04 2013 silvio a bari

E’ possibile, se non probabile. Tocca essere oggettivi e provare a rispondere a questo quesito, che in qualsiasi altra parte del mondo non sarebbe manco ipotizzabile se associato al politico che ha governato il Paese per quasi 9 degli ultimi 12 anni e per la cui gestione fallimentare ed irresponsabile – senza considerare, in questa sede, i suoi vizi privati a causa dei quali siamo stati sputtanati nel mondo – ci siamo ritrovati l’esecutivo Monti (con la complicità del Presidente Napolitano che lo ha detronizzato pur in assenza di una sfiducia politica/parlamentare e con quel che è sembrato un abuso di potere legittimato da quello superiore dei “mercati europei”), con la giusta dose di onestà intellettuale.

Per quanto la risposta, per la medesima onestà, e senza alcuna ipocrisia, mi generi una certa inquietudine. Avendo a cuore la tenuta etica e sociale del nostro Paese. Oggi soffocato dalla più grave crisi economica e finanziaria di sempre, corroborata dalla più grave crisi morale ed etica di sempre, con entrambe che hanno ottenebrato, pericolosamente, il senso dello Stato di tutta la classe dirigente italiana, gerontocratica e autoreferenziale.

E considerata, inoltre, la complicità e la contiguità culturale dell’attuale establishment del centrosinistra (praticamente lo stesso da 30 anni o quasi) che rappresenta il principale alleato politico dello “statista di Arcore”, pronto a rianimarlo politicamente ad ogni occasione, non essendo capace di concepire e di progettare, senza di lui, il cambiamento ineludibile di cui questo Paese ha un tremendo bisogno, mettendosi autocriticamente in discussione per le sue “mirabili e continue vittorie”.

“Il comizio di domani – scrivevo ieri – è il primo della nuova campagna elettorale che potrebbe aprirsi a breve se i suoi approcci “inciucisti” verso il Pd dovessero fallire“.

E sostanzialmente ha confermato, oggi pomeriggio, la mia riflessione:

“Ci sono due possibilità: o governo politico di larghe intese o si vota a giugno”.

Il comizio, in una gremita Piazza Prefettura, e introdotto dal contestatissimo striscione apposto arbitrariamente e scorrettamente sul Municipio dal Sindaco Emiliano (che ha cercato furbescamente, con questa iniziativa fintamente garbata ed ironica, di farsi pubblicità a livello nazionale), è stato, peraltro, assai deludente. Lo “shock” annunciato non c’è stato. Nè è stato annunciato il nuovo partito. E’ stato, invece, e come peraltro già annunciato nel post di ieri, il copione di sempre, recitato quasi con “sobrietà” non volendo far naufragare definitivamente la scialuppa di salvataggio su cui vorrebbe far salire Bersani, per un governo di larghe intese finalizzato soprattutto ad amnistiarlo, con un Presidente della Repubblica “gradito”, ove condannato. Con il saluto finale, anche questo da grandissimo comunicatore qual è, percepito come l’ennesimo “arrivederci”:

“Voglio ringraziarvi di nuovo per essere venuti qui. Grazie di avermi ascoltato con tanta attenzione. Vi ho fatti partecipi dei nostri propositi, speranze e preoccupazioni. La notte è più buia prima dell’alba. Non riusciranno a toglierci la nostra positività e le proposte per cambiare in meglio il Paese che amiamo. Vi abbraccio tutti. Continuate a volervi bene. Viva l’Italia, viva Forza Italia, viva il pdl, viva la libertà, viva la nostra e la vostra libertà”.

 

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Il clientelismo dei magistrati

E’ il male più pericoloso che si è manifestato tra le toghe e all’interno delle correnti che le stesse frequentano. Di questo problema serio ne ha parlato, in questo post per il Fatto Quotidiano, l’ex magistrato Bruno Tinti, suggendo anche una via d’uscita che non faccia perdere autorevolezza e credibilità a tutto il sistema, proprio ora che è in crisi dopo un ventennio in cui il potere giudiziario è stato bombardato quotidianamente dal potere esecutivo, con l’intento di minarne l’efficacia e l’indipendenza.

Come se ne può uscire? Non con una nuova legge; che poi dovrebbe essere una legge costituzionale perché le modalità di scelta (elezione) dei componenti del Csm sono previste appunto dalla Costituzione. Chiunque capisce che, se i partiti avessero l’opportunità di por mano a una riforma del Csm, si darebbe un addio all’indipendenza della Magistratura. Ne approfitterebbero subito per costruire un sistema che affiderebbe alla politica il controllo sui giudici, sulla loro carriera, sui loro stipendi e sulla loro – vera o presunta – responsabilità disciplinare. Sicché, non c’è dubbio, i giudici devono mettersi una mano sulla coscienza e “riformarsi” da soli. Con un accordo tra i giudici tutti, i non correntizzati, i semplici associati alle Correnti, i correntocrati pentiti, per gestire l’elezione del Csm con un by pass che impedisca alle Correnti di imporre i suoi candidati. Il sorteggio, il sistema più semplice e meno inquinabile che si possa immaginare.

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