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Loseto

E’ una delle periferie di Bari. Costruita negli anni ’80 per far fronte all’espansione del capoluogo in direzione di Bitritto, accoglie oggi meno di otto mila cittadini. Ho avuto l’occasione di visitare, nel corso della settimana scorsa, la parte “nuova” di questo quartiere, per uno speciale su Epolis Bari che uscirà nei prossimi giorni, accolto da decine di residenti, i quali hanno colto l’occasione per esprimere tutta la loro amarezza per essere stati completamente abbandonati da questa Amministrazione e più in generale, negli ultimi 15 anni, dai nostri eletti dai quali si sentono presi in giro. E vedendo lo stato di degrado in cui versa il quartiere, da un punto di vista urbanistico, sociale, culturale, testimoniato tra le altre cose pure dalla mancanza di servizi basilari come un centro medico o un centro ricreativo o una scuola media, credo che questi cittadini abbiano non poche ragioni a manifestare, con grande dignità, tutto il loro sgomento. Nel video che allego, purtroppo non di buonissima qualità (ma mi sto applicando per provare a realizzarne di migliori), è in parte documentato lo stato di abbandono in cui versa Loseto. Nella fattispecie la zona in cui dovrebbe sorgere una delle stazioni della metropolitana leggera che collega il quartiere, da un lato, a Bari, e dall’altro a Bitritto e ad Adelfia.

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“Le blatte e i topi non sono di sinistra”

La Città di Bari, rivela l’Amiu, ha prodotto, nel 2011, 195 mila tonnellate di rifiuti: ogni abitante è responsabile di 590 kg/anno (1,62 kg/giorno). Dalla quantità totale, per conoscere quella differenziata, dobbiamo separare 43,6 mila tonnellate. Otteniamo cosi la percentuale di differenziata per Bari: il 23% circa. Questa stima scende al 15,6% se ci limitassimo ad analizzare il comportamento di quei quartieri in cui la R.D. non è ancora arrivata (48% invece di media dove la R.D. c’è: la media italiana è oltre il 65%). Delle 195 mila tonnellate totali, poi, 118 mila vanno in discarica (rispettando, perciò, questa negativa tendenza), a testimonianza di quanto lavoro occorra fare non solo impiantisticamente, ma anche per modificare le abitudini (pure alimentari) dei cittadini a cominciare da quelli più piccoli, e ancora con la seria attivazione di filiere basate sul principio del riuso e del riciclo.

E proprio sulla chiusura del ciclo integrato dei rifiuti si giocano le partite più difficili e delicate. L’Amiu, infatti, ha chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico l’autorizzazione a realizzare un impianto di digestione anaerobica per 48 mila tonnellate annue e di compostaggio con produzione di biogas (intervento da 18 milioni di euro). Oltre ad aver inoltrato alla Regione Puglia le proprie proposte sui due centri di raccolta comunali da attivare e sullo sviluppo della Differenziata in tutta la città. Tutte queste informazioni dovevano essere illustrate dal Presidente dell’Amiu, Dott. Grandaliano, nel corso del monotematico Consiglio Comunale autoconvocato dal centrodestra; ma su temi cosi importanti la regola non è dibattere costruttivamente tra maggioranza ed opposizione trovando una sintesi responsabile per la risoluzione dei diversi problemi presenti in città. No.

Il fine principale sembra essere quello di sputtanare l’avversario politico e di denigrarlo pubblicamente. Questa è stata la trama di quella grottesca rappresentazione che è stato quel Consiglio con il Sindaco Emiliano e il Capogruppo delle Opposizioni, Ninni Cea, spavaldi protagonisti. Ad un Cea animalista (“Le zanzare tigre albergano in città”) rispose un Emiliano zoologo (“Le blatte, i topi e gli scarafaggi non sono di sinistra”). Eppure di spunti su cui riflettere ce ne erano e ce ne sono parecchi. A partire proprio dai dati forniti dalla municipalizzata che si occupa di igiene urbana, finendo con le suggestioni provocate dall’incontro tra il Sindaco e il Movimento 5 Stelle di Bari.

Perché non si estende ancora la R.D. a tutta la città, obbligando anche i ristoratori, i commercianti e i negozianti? Perché non si sottoscrivono intese con supermercati e grandi centri commerciali – per gli imballaggi – o imprese di trasloco – per gli ingombranti? Perché non si prescrive a tutte le scuole, le mense, gli uffici pubblici o enti parapubblici di adottare misure coerenti con l’obiettivo di ridurre la quantità di rifiuti non differenziabili in discarica, essendo peraltro sempre più economicamente insostenibile il costo di conferimento? Perché le campagne di sensibilizzazione e di informazione si sono arrestate? Perché la zona Asi è stata abbandonata al suo degradante destino? Perché non esiste un vero e serio Piano Urbano di Gestione dei Rifiuti, come nella migliore tradizione europea, mediante cui sia possibile anche sanzionare duramente i trasgressori e quei cittadini irresponsabili privi di adeguato decoro urbano? Come si stanno impiegando i fondi regionali erogati, anni fa, con il precipuo intento di accrescere la R.D. in Città? E i fondi comunali sono stati impiegati principalmente per assorbire i debiti delle gestioni fallimentari precedenti? Quando, quindi, si presume di raggiungere, anche in ottemperanza a tutta una serie di disposizioni statali, la percentuale almeno del 65% con il successivo passaggio da Tarsu a tariffa? Quando è prevista la chiusura del ciclo impiantistico?

Avrei avuto piacere se in Consiglio una sola di queste questioni fosse stata sollevata dai (pochi) consiglieri presenti o da quelli (ancora meno) che ne capiscono qualcosa. Invece niente. La Città, corresponsabile del declino morale e culturale in atto con sedicenti cittadini che in realtà non sono altro che sporcaccioni, è incapace di reagire meritandosi evidentemente questa classe dirigente. Da un lato tarocca e pataccara, come i fotomontaggi che produce. Dall’altro incapace di restituire ai cittadini fiducia e speranza per l’avvenire.

P.s.: Si ringrazia per le fotografie il Cons. Circoscrizionale del Libertà, Simone Cellamare.

La video risposta di Emiliano ai “pataccari” del centrodestra

In attesa di raccontare meglio e in modo più analitico la seduta di ieri del Consiglio Comunale che ho seguito personalmente, dedicato ai rifiuti, ecco la parte iniziale della risposta che il Sindaco Emiliano ha fornito all’opposizione rea di aver impiegato, per delegittimarne la politica ambientale, un fotomontaggio “tarocco”.

Rifiuti a Bari. Il botta e risposta con Emiliano

Ieri ho scritto, per Le Idi di Marzo, questo post dedicato alla situazione incresciosa che si vive in città a causa della gestione scellerata dei rifiuti urbani (e più in generale sullo scarso decoro urbano), con una pessima raccolta differenziata e un assessore all’ambiente inutile, essendo nulla la sua opera. Dopo aver condiviso l’articolo sulla mia pagina facebook e sul mio profilo twitter, proprio su questo social network, è iniziato un botta e risposta con il sindaco Emiliano, come documento con questa storify. Si evince chiaramente il tono arrogante e l’indisponibilità al dialogo costruttivo per migliorare la situazione urbana. Più facile offendere e denigrare.

Se Bari è sporca, non è colpa solo del Comune

Oggi, per Le Idi di Marzo.

Camminare serenamente per Bari, però, oggi è diventato quasi impossibile. È una sfida col destino. Su moltissimi marciapiedi sono disseminati, per l’inciviltà dei baresi, grandi quantitativi di escrementi canini che con le alte temperature di questi giorni emanano odori sgradevolissimi. In prossimità degli incroci o dove sono posti i cassonetti, sempre più spesso, poi, si trovano cumuli di vecchi vestiti, di rifiuti di varia natura, di elettrodomestici o elementi di arredo abbandonati. Bari è diventata una discarica a cielo aperto. È una vergogna. Parliamoci chiaramente: le responsabilità di questo scempio ambientale ed urbano sono da dividere equamente tra cittadini ed amministratori pubblici. I primi, non tutti ma una stragrande maggioranza, non dovrebbero essere chiamati neanche cittadini, perché sono cittadini coloro che collaborano al benessere e allo sviluppo anche sociale della propria comunità; sono cittadini coloro che percepiscono la città come un’estensione della propria abitazione avendone, perciò, cura e rispetto. Oggi i baresi, questo sembra, stanno dimostrando tutta la loro indifferenza e tutto il loro non-amore per la propria città. I secondi – e mi riferisco a tutta la classe politica locale, non soltanto a chi oggi è maggioranza – invece, non solo, da tempo, non sono più credibili avendo logorato con i loro atteggiamenti ipocriti e meschini le Istituzioni, ma non riescono neanche più a prospettare scenari futuri, ad alimentare una speranza per l’avvenire delle più giovani generazioni che oggi sono ontologicamente precarie, frustrate ed umiliate da chi non sa assumersi la propria responsabilità. Offesi da chi sta dimostrando di possedere una scarsissima etica pubblica. Togliere i cassonetti “tradizionali” dalle strade lasciando soltanto quelli per la differenziata, spingendo sulla modalità del “porta a porta”, per esempio, dovrebbe essere uno dei primissimi passi da fare dopo un’accurata e approfondita campagna di sensibilizzazione e di informazione. O meglio di ri-educazione permanente. A cominciare dalle scuole, coinvolgendo successivamente o parallelamente università, enti pubblici e privati. A Bari, almeno fino ad oggi, è stata scelta una soluzione ibrida (sia cassonetti per i rifiuti generici sia quelli per la carta con le campane per il vetro), comunque costosa, ma, ai fini dei risultati da raggiungere che ci si aspetterebbe, sostanzialmente inutile. L’Amministrazione comunale e l’Amiu, invece, sembra, ma vorremmo sbagliare, siano totalmente indifferenti alla rivoluzione ecologica che sta investendo altri comuni italiani dove il rifiuto non è rifiutato, ma valorizzato come una risorsa. E senza l’alibi che molte cose non si possono fare perché mancano le risorse o perché c’è il Patto di Stabilità che blocca, per gli investimenti, i capitali presenti. Semplicemente, manca la volontà e la cultura politica.

Intanto, a proposito di quanta ignoranza e malafede ci sia, in Puglia e nella nostra Provincia, sul tema della gestione dei rifiuti e su quanto sarebbe importante far funzionare gli impianti giù esistenti e in attesa di realizzarne di nuovi per chiudere il famoso “ciclo”, ecco, grazie a Pietro Santamaria, una storia assurda.

Due pedane sul mare

Lo scorso anno, per la stagione estiva, Michele Emiliano chiuse una parte del lungomare cittadino al traffico veicolare con l’intento di fornire ai baresi una grandissima piazza sul mare. Non sono mancati, però, i problemi sia di ordine pubblico con chi sfrecciava con gli scooter tra le persone che si rilassavano sulle sdraio o impegnati in avvincenti tornei di scopone scientifico sia di decoro poiché molti furono i venditori ambulanti che approfittarono della possibilità per sistemarsi stabilmente per tutta la stagione estiva e per di più quasi abusivamente con un effluvio di odori esageratissimo. Quest’anno il Comune riprova l’iniziativa prevedendo, però, che i “signori delle fornacelle” ma anche i cittadini possano usare due pedane in legno, di superficie pari a circa 1000 mq e progettate dal Politecnico di Bari, da collocarsi entro fine giugno lungo il tratto che va dal Teatro Margherita a Santa Scolastica. Per quanto si possa apprezzare la scelta del Comune di avere queste “piazzette galleggianti” sponsorizzate da privati che di fatto rendono nullo l’esborso pubblico, lascia molto perplessi la scelta di lungomare considerato poiché di fatto si accetta di subappaltarne la gestione e le condizioni di vivibilità a quella criminalità organizzata o a sue parti strettamente connesse che vive nei pressi del centro storico, invece di puntare sulla rotonda di Piazza Diaz e su quello scorcio di lungomare disegnato negli anni ’30 in epoca fascista, che molti baresi vorrebbero sempre veder pedonalizzato e chiuso al traffico. Ma l’Amministrazione non ascolta, quasi per definizione ormai, i propri cittadini.

Gli “acquisti poco verdi” della civica “Emiliano per la Puglia”

Ho scritto per il blog “Le Idi di Marzo”, curato dagli amici Stefania, Antonio e Luigi, il post “Salvate il soldato Emiliano” di cui riporto una sintesi.

C’era una volta un magistrato antimafia, di quelli tostissimi, che incuteva timore anche per la sua mole fisica, ma che era unanimemente apprezzato per la sua bontà umana, per quel senso della legalità che prescindeva dalla sua professione e che sembrava fosse per lui sinonimo di uguaglianza. Il suo nome era Michele Emiliano. Poi qualcosa deve essere successo. E non sappiamo bene cosa sia stato. O, semplicemente, non vogliamo saperlo. Forse la sua egolatria o il suo “delirio” di onnipotenza. Nel corso del primo mandato, inaugurato spettacolarmente con la demolizione di quell’”ecomostro di Punta Perotti” – di cui in queste ore si torna a parlare, a seguito della sentenza dell’Alta Corte di Giustizia Europea che ha previsto un mega risarcimento danni alle parti offese per 49 milioni di euro, con il contestuale ritorno della probabilità che si costruisca nuovamente sulla porzione che oggi “abusivamente” (non è mai stata approvata in questi anni una variante urbanistica per cambiare la destinazione d’uso) è un parco urbano – lo “sceriffo Emiliano” ha cambiato, sicuramente in meglio, la città con non poche innovazioni nell’ambito della mobilità sostenibile, della stessa legalità, dei servizi sociali, delle politiche giovanili proseguite poi anche in questa legislatura. Non sono mancati, naturalmente, gli errori, anche gravissimi. Ma, forse, proprio in nome di quella egolatria che per definizione rende poco umili i politici e poco inclini ad essere apprezzati in modo duraturo, soprattutto quelli che hanno sedotto emotivamente gli elettori con la propria dose di carisma e di entusiasmo, il Comune è diventato un luogo inadatto ad accogliere le pur legittime ambizioni personali. Non per niente, già da anni, si parla di un Emiliano successore di Vendola alla Regione Puglia. Lo scandalo politico-culturale che lo ha investito nei mesi scorsi – leggasi “caso De Gennaro” – non ha prodotto un reale rallentamento o un cambio di prospettive, ma solo che il lavoro proseguisse sottotraccia. La conferma, nostro malgrado, arriva oggi da Affaritaliani.it che nella sua sezione pugliese riporta la notizia dell’apertura della prima sede della sua lista civica regionale “Emiliano per la Puglia” a Foggia. Su chi ne coordinerà localmente le attività, il quotidiano web non ha dubbi. “Si tratta del gruppo dipietrista foggiano, che insieme al consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Orazio Schiavone, confluisce nel movimento dell’attuale sindaco di Bari. Portando in dote un parterre trasversale: da Carmine d’Anelli, ex sindaco di Rodi Garganico, a Donato Troiano, ex direttore generale della Asl; da Pietro Scioscia, consigliere comunale di Lucera, a Pasquale Murgante, sindaco di Accadia; dal vice sindaco di Ascoli Satriano, Potito Marano, alla dirigente di Confartigianato, Maria Cirillo, fino all’ex vice sindaco di Foggia, Potito Salatto”. Se la politica fosse oggi una “cosa seria” dovrebbe far discutere ed indignare la presenza, tra i citati, del chiacchieratissimo Donato Troiano, già condannato per falso ed abuso d’ufficio, oltre che per essere transitato per le ultime regionali dal Pci al centrodestra per sostenere Rocco Palese. Con Orazio Schiavone, attualmente Capogruppo regionale dell’Idv alla Regione Puglia, noto per essere nel foggiano più un “pacchettaro” di voti che di idee. Non propriamente, insomma, degli “acquisti verdi”, a voler usare il linguaggio della green economy. Ma è quello che succede quando la politica perde il suo carattere di umanità e di sostenibilità. La politica come bene comune. La politica come strumento di riappacificazione sociale, impiegato per creare le opportunità di un benessere continuo e diffuso. Per tutti e non per un’oligarchia ristretta di plenipotenziari. Qualcuno salvi il “soldato” Emiliano. Perché rischia, seriamente, di condurre una guerra politica per lui letale. E oltre alla sconfitta, per lui, ci sarebbe l’isolamento. Perché i cittadini onesti, consapevoli della grave crisi morale e culturale che ha investito il nostro Paese e sempre più corresponsabilmente informati, già da tempo, hanno scelto il percorso che vorrebbero percorrere per giungere nella Prossima Italia. E non è quello che sta camminando Michele Emiliano.

Per Emiliano, il Comune di Bari non ha colpe su Punta Perotti

Ieri ho partecipato al Consiglio Comunale di Bari. La seduta, infatti, era particolarmente importante, essendoci, tra i vari punti all’ordine del giorno, l’approvazione della delibera con cui vengono istituiti i cinque Municipi in sostituzione delle nove attuali Circoscrizioni. Con il primo atto amministrativo dedicato, in particolare, alle deleghe che i nuovi enti di sottogoverno territoriale dovrebbero assorbire con l’intento di rappresentare per i cittadini quell’Amministrazione più prossima di cui oggi si dice di sentire la mancanza, soprattutto nell’ottica di avere servizi sempre più efficienti e di qualità. Ma è stata una seduta rilevante anche per i commenti che si sono scambiati il Sindaco Emiliano e il capogruppo dell’opposizione Cea sull’affannosa vicenda di Punta Perotti, ad ora conclusa, ma non epilogata del tutto, con il pronunciamento dell’Alta Corte di Giustizia Europea che condanna l’Italia per una sua legge e sospende, almeno formalmente, il Comune di Bari da sue responsabilità oggettive. Il racconto completo lo trovate qui, mentre qui sotto riporto una sintesi dello stesso.

Prova di forza dell’Amministrazione Comunale, nell’ultima seduta del Consiglio, sul tema del Decentramento Amministrativo. Nel giro di 18 mesi, infatti, l’iter sarà formalmente concluso e a Bari ci saranno 5 Municipi in sostituzione delle 9 attuali Circoscrizioni. È stata approvata la prima delibera, presentata dall’Assessore Giampaolo e introdotta dal Sindaco Emiliano che ne ha approfittato per rispondere agli interrogativi del Comitato “Municipi per Bari”, che verte essenzialmente sulle funzioni che verranno trasferite ai nuovi enti di sottogoverno territoriale: cultura, sport, servizi sociali e lavori pubblici. Mara Giampaolo, inoltre, ha sottolineato come si sia avviata prima questa discussione rispetto a quella sui confini di definizione di ogni singolo municipio – che verranno definiti nella successiva delibera – esclusivamente per fini organizzativi e per dare modo alla macchina burocratica di espletare i suoi vari adempimenti, tra cui quello di trasferire in numero congruo il personale amministrativo dall’ente centrale ai periferici. Per il Comitato, invece, la delibera – nonostante siano stati accolti la stragrande maggioranza degli emendamenti giunti dalle Circoscrizioni non negligenti che hanno formulato osservazioni e proposte – inficia pesantemente la dignità istituzionale dei nascenti municipi poiché, anche per la mancanza di fondi oltre che di chiarezza politica, sarebbero fintamente autonomi e fintamente organi deputati ad accrescere la qualità della vita dei cittadini mediante i servizi erogati. E a tal proposito aveva presentato – tramite il Consigliere Paolini – una petizione (sottoscritta da oltre 1100 persone) con cui si richiedeva il rinvio della discussione odierna per poter contribuire meglio alla redazione del testo della delibera. Il Sindaco Emiliano, in quella che è sembrata una vera e propria arringa giudiziaria, al capogruppo delle opposizioni ha illustrato quale secondo lui è la giusta chiave di lettura del “caso” Punta Perotti. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per quella sua legge che prevede la confisca di un bene, pur in assenza di una condanna definitiva. In ragione di quella legge e visto il carattere d’urgenza imposto dalla magistratura italiana, l’allora Ministro Urbani (secondo Governo Berlusconi) varò un decreto che obbligava il Comune di Bari a demolire quel “non-bene” (cosi lo ha definito Emiliano), in quanto abusivo. Il Sindaco, pertanto, nel ricordare anche i vari tentativi (rivelatisi vani) che ha fatto nel corso degli anni per ricucire il rapporto con gli imprenditori danneggiati dalla demolizione e dalla confisca, ha evidenziato con forza l’assoluta incolpevolezza del Comune di Bari e dei dirigenti coinvolti (che, infatti, sono stati assolti nei processi) e di come sarà sua premura attivare una negoziazione con le parti offese affinché possa esserci un equo risarcimento che non veda leso lo ius edificandi che, a questo punto, rischia di essere trasferito su un’altra porzione di città. Comunicato Stampa Comitati Decentramento dopo incontro Sindaco

La Primavera pugliese e le cozze pelose

Nonostante Travaglio dal quale questa volta dissento non per la sua evidente e nota amicizia personale con il Sindaco Emiliano ma perchè scinde la dimensione etica da quella politica che per me sono una cosa sola, trovo insopportabile – a prescindere da aspetti più propriamente satirici – che la vicenda incresciosa che ha coinvolto il nostro sindaco Michele Emiliano possa essere archiviata negli armadi della storia politica con le immagini delle cozze pelose o dei mitili che ha ricevuto da parte della famiglia di imprenditori edili suoi amici.  Nei giorni scorsi e anche ora, se fossi portato a riflettere ancora su quanto accaduto, non userei affatto parole al miele per un Sindaco che ho votato due volte su due e nel quale ho confidato umanamente prima ancora che politicamente. Per una delusione e amarezza molto forti. Perchè, mi duole dirlo, ma non riesco ad essere ipocrita: da un magistrato antimafia che ha fatto della legalità uno dei suoi punti di forza e che in tutti questi anni di legislatura ha sempre mostrato una precisa iconografia di se stesso, come di una persona per bene, politicamente irreprensibile e coerente tra cosa viene detto e cosa viene fatto, io queste cazzate non me le aspetto, né posso sminuirle, perchè rappresentano l’epifania di una patologia che in politica, da un ventennio, ha colpito indistintamente tutti, destra e sinistra: il conflitto di interessi che ha trasformato la politica in una campagna elettorale permanente con i partiti diventati nient’altro che comitati d’affari dove il bene comune e collettivo è diventato l’interesse finanziario di una strettissima oligarchia. Non so se gli organi inquirenti indagheranno Emiliano o se ci saranno ulteriori blitz, ma, purtroppo, le responsabilità etiche e politiche sono grandi come una casa. Perchè chi fa politica, regali non ne deve accettare da nessuno. Anche da amici, qualsiasi sia l’importo. Per una questione di opportunità. Perchè chi fa politica e vuole farla come si deve, deve essere inattaccabile e la morale non è barattabile con niente. Perchè chi fa politica, infine, deve controllare e saper gestire le spinte che giungono dal mondo della finanza e dell’impresa, non proprio presidiata da benefattori o da soggetti unanimemente onesti. Emiliano e tanti altri, invece, hanno subito l’arroganza del potere. E hanno sbagliato. Oltre all’indubbia possibilità che la politica genera soggetti geneticamente modificati che una volta acquisito un consenso notevole, soprattutto se mosso da una forte spinta emotiva e popolare – proprio come nel caso di Emiliano – si sentono onnipotenti e si trasformano, avidamente, in prepotenti che frustano i principi dell’umiltà e della mitezza. Per discutere dell’empasse barese di questi ultimi giorni e più in generale di quella che era la fenomenale esperienza della “Primavera Pugliese”, l’associazione Baripartecipa ha organizzato un’assemblea pubblica, rivelatasi un imbarazzantissimo flop, di cui ho raccontato i passaggi fondamentali in questo articolo pubblicato per il nostro Go-Bari. E la conclusione è una sola: Bari si merità di più. E deve poter ripartire da un’altra classe dirigente. Da una classe politica che sia culturalmente, eticamente e politicamente irreprensibile che restituisca fiducia e speranza a tutti i cittadini. Perchè la rappresentanza è il tema dei temi che bisogna saper svolgere con lucidità e affrontare con coraggio. E l’appello da cui si potrebbe ripartire c’è già: #liberiamobari.

La svolta a destra di Michele Emiliano

Michele Emiliano è il Sindaco di Bari. Confermato Primo Cittadino nel 2009. Sostenuto principalmente da una propria lista civica e dal Partito Democratico, di cui è il presidente regionale, dopo esserne stato il segretario regionale. Questa “verità” storica – politica sembra non avere oggi più alcuna aderenza con la realtà. Il nostro Sindaco (che ho votato e fatto votare con convinzione a cominciare dal 2004), infatti, nel nome di Pinuccio Tatarella e nell’evidenza che la partitocrazia attuale impedisce la realizzazione del bene comune, e contro i dettami ideali che dovrebbero essere propri di una coalizione di centrosinistra, ha svoltato a destra. E lo ha fatto, contestualmente alla dipartita (definitiva?) politica di Silvio Berlusconi, avendo come obiettivo la Presidenza della Regione Puglia. Essere lui il successore di Nichi Vendola.

Facciamo un piccolo flashback per capire ed interpretare meglio l’evoluzione emilianea. Nel 2009, appena rieletto, da Palazzo di Città trapela una vocina mai smentita e poi verificatasi nel tempo. Il secondo mandato sarebbe servito per creare un consenso extraurbano solido per agevolare la rincorsa di Michelone alla Regione. Il primo step è la composizione della Giunta. Un irripetibile capolavoro da Manuale Cencelli: ci sono tutti quei partiti o quelle figure attraverso le quali, anche economicamente, si può costruire la coalizione futura. Primi ammiccamenti con quello che sarà il Terzo Polo. Viene nominato vicesindaco Alfonsino Pisicchio, appena uscito dall’Idv e approdato nella rutelliana Api, al quale viene conferita la pesantissima delega delle municipalizzate. Gestire la Multiservizi (manutenzione delle opere pubbliche), l’Amtab (trasporto pubblico), l’Amiu (gestione dei rifiuti) e l’Amgas non significa soltanto gestire grandi flussi di denaro pubblico, ma anche la possibilità di creare posti di lavoro. Significa, di fatto, permettere, ad un “campione di voti” di radicare, legalmente, la cultura politica del clientelismo e del trasformismo. Che con la trasparenza e la meritocrazia non centrano assolutamente niente.

Viene nominata Assessore alla Qualità e semplificazione dei servizi al cittadino, al Decentramento e all’Innovazione, la giovane Annabella De Gennaro, nominata non per i suoi studi di qualità, ma per essere membra di una delle famiglie più importanti della città: l’impresa di costruzioni edili si spartisce il territorio con i Matarrese, i De Bartolomeo, i Guastamacchia. Franco Albore e Filippo Barattolo diventano assessori, rispettivamente, al Commercio e all’Attuazione del Programma per la loro adesione a movimenti moderati. Ma non finisce qui.

Due degli assessorati più importanti, come quello all’Ambiente e alla Cultura, non vengono istituiti. Se sul primo la ragione principale sembra essere l’idiosincrasia del Sindaco per colei la quale aveva ricoperto quell’incarico nella prima legislatura (come se poi in città non ci fosse nessun altro di competente), per la seconda delega la spiegazione è semplicissima: detenere la “carta della cultura” equivale alla possibilità di giocare al tavolo del Teatro Petruzzelli. Che ha una valenza regionale e nazionale. La cui gestione è un fatto non culturale, ma da tempo politico. Anche a causa della vicenda dell’esproprio che rende un bene pubblico di tale portata soggiogato agli interessi dei privati proprietari che percepiscono un affitto di circa 500 mila euro annui, come da sentenza della magistratura, da parte della Fondazione Petruzzelli, il cui presidente è appunto Michele Emiliano. Il Teatro Piccinni, poi, è chiuso per lavori; il Teatro Margherita ancora non conosce il suo futuro; il Teatro Abeliano sta ripartendo ora dopo un periodo di crisi; il Teatro Kismet – gestito da una cooperativa – è in parte ignorato; il Teatro Kursaal Santalucia è avvolto dal mistero: sembra cioè che tutto ruoti intorno al Petruzzelli. La cui cosa potrebbe essere anche positiva visto l’amore che i baresi hanno per il loro ultracentenario teatro, e quanto hanno sofferto per la sua chiusura dopo l’incendio del ’91 per mano mafiosa, ma questo non può essere gestito come il ripostiglio di casa.

Con la nomina del Governo Monti e con la conseguente certezza che nel 2013 si andrà a votare non solo per le Politiche, ma anche per le Amministrative (quindi con Comune e Regione che interromperanno prima della loro scandenza naturale il patto con gli elettori, contro la loro volontà), Michelone rispolvera il listone: la sua civica diventa maxi. E a capo della cordata che deve spingerlo ad occupare la poltrona di Nichi Vendola (comunque oggi vacante, visto che il Governatore è in Puglia soltanto quando deve palesarsi davanti alle telecamere) non mette un giovanotto di belle speranze, una donna dalla comprovata sensibilità o qualità politica, no: ci mette Tommy Attanasio, uomo di destra, deluso da Fitto – dice lui – scaricato da Fitto, diciamo noi. Non proprio quello che ci si aspetterebbe da un uomo di centrosinistra, non dal Presidente regionale del Pd. La metamorfosi destrorsa è proseguita sia con l’affermazione di voler far entrare in Giunta,  alienandone la genesi elettorale e la sua natura politica, il movimento di Fini – nel nome di Pinuccio Tatarella a cui dice ora di ispirarsi per la sua lungimiranza e coerenza; sia nominando Presidente della Multiservizi “Mr. 14 mila preferenze” Giacomo Olivieri, ossia un salvadanaio in continuo divenire trascinato dagli interessi e dalle convenienze. In alcuni ambienti del Tribunale Fallimentare di Bari, è chiamato “l’avvocato del dolore” e già questo basterebbe, per tutto quello che si intuisce.

Ma Michele è un grande, c’è poco da fare. Non solo per la sua fisicità monumentale. Anche per le cose che dice. In pochi giorni ha detto di non essere di sinistra, che il suo Pd è un “carrozzone“, che con Vendola e De Magistris punta ad una lista civica nazionale che dia la possibilità alle persone più appassionate e competenti che non trovano rifugio nei partiti attuali di potersi ugualmente impegnare, che non bisogna restare incatenati a schemi ideologici del passato. Infatti è corso a Lecce a salutare il Presidente della Camera Fini, giunto nel Salento per promuovere il suo Fli, e con il quale pare essersi intrattenuto a lungo in un colloquio privato che ha fatto da apripista ad un incontro pubblico, quello di ieri, a Bari, con Italo Bocchino, vice di Fini. Tutto alla luce del sole.

Ancora un’altra riflessione, prima di tirare le somme. Nichi Vendola, risorsa o meno che sia considerata, è oggi un interlocutore con cui bisogna dialogare. Non bisogna avere pregiudizi, ma bisogna avere anche la forza di pretendere che certi paletti, quelli del “famoso” buonsenso e della decenza, non vengano superati o piegati per mero opportunismo. Se Michi e Nichi hanno abituato, nonostante i loro litigi a giorni alterni perchè ciascuno ha mosso prima di tutto il proprio mulino, l’elettorato tradizionalmente comune all’intransigenza sui principi, oggi loro devono essere coerenti e dare il buon esempio. Vendola non può continuare a sostenere le primarie solo quando servono per scegliere il leader, cioè lui, o quando sa di vincere. E ignorarle tutte le altre volte, sia per scegliere i parlamentari sia, come a Taranto, per scegliere il candidato sindaco, mettendo democraticamente in discussione il Sindaco (del suo schieramento). Emiliano, sulla scia della mirabilissima esperienza di Prossima Italia – il laboratorio politico incarnato da Pippo Civati, ma costituito anche da altre persone appassionate di politica che oggi sembrano degli extraterrestri – a cui dice di ispirarsi, non può crocifiggere l’idea delle primarie per i parlamentari, tantopiù se questa legge elettorale restasse in vigore o fosse peggiorata, sull’altare del risultato da raggiungere a tutti i costi e con qualsiasi modalità, nella consapevolezza che senza Vendola e il suo consenso dialettico e il suo dinamismo poetico mai raggiungerebbe la Presidenza della Regione Puglia.

Il problema, pertanto, è politico e culturale assieme, come sempre. Emiliano, lo penso davvero, sarebbe anche un ottimo Presidente di Regione, ma non può arrivarci demolendo un partito di cui il Paese ha bisogno come il Pd (e sarebbe anche ora che il Pd iniziasse a fare il Pd dando il timone agli extraterrestri di cui sopra che ci farebbero tornare sulla terra, facendoci scoprire un’altra italia) per esaltare la propria iconografia o peggio emulando il peggior berlusconismo: quello radicato sul trasformismo dei singoli, sui potentati economici mossi a regola d’arte, sul clientelismo, sulla comunicazione piegata per fini privati.

Non sarà un tweet in più o in meno che lo renderanno più prossimo agli italiani. Agli italiani che non hanno smarrito il buonsenso, chiaramente. A quegli italiani che, però, hanno bisogno della politica per non continuare a sentirsi sudditi in un Paese dove le ragioni dei cittadini non contano niente e che sono agitate come stendardi soltanto quando si vota, per fregarsene subito dopo. Gli italiani, credo, vorrebbero vivere in un Paese nel quale la libertà e l’uguaglianza, la meritocrazia e l’onestà facciano rima con umanità e felicità.

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