Archivi delle etichette: Movimento 5 Stelle

La (poca) saggezza di chi ci governa

Basta con questi esasperanti politicismi, miseri e di parte, alimentati da oltranzisti irresponsabili che fanno finta di non vedere una cosa semplicissima: l’elastico della pazienza si è spezzato. Nel nostro Paese potrebbe esplodere, da un giorno all’altro, una guerriglia. E non lo dico per fare dell’allarmismo sociale; ma perché l’indifferenza verso “la questione sociale” non è più tollerabile. Da questa derivano quella politica ed economica. Non sono pochi, ormai, anche tra i politologi e gli opinionisti su tutto dei giornali e gli aspiranti omologhi sui loro blog virtuali, quelli che dichiarano che la vera partita politica è la nomina del prossimo Capo dello Stato.

Il ruolo del Presidente della Repubblica è fondamentale, delicato, strategico, mai come in questi ultimi anni nei quali il mondo è cambiato, anche se non tutti lo hanno capito. Questa elezione, però, in un Paese normale doveva diventare occasione di coesione, per unire, per il bene degli italiani, una terra lacerata da divisioni di ogni tipo, spesso pretestuose e per questo ancor più inaccettabili, da un punto di vista etico. In Italia, no. Come se non ci fosse una delle più gravi crisi di sempre. Come se l’ennesimo bollettino sulla disoccupazione, soprattutto giovanile (il 64% dei miei coetanei pronti a trasferirsi all’estero, avendo perso, forse, non soltanto la speranza), riguardasse i marziani, e non gli italiani.

Dal Presidente della Repubblica ancora in carica, perciò, forse, ci saremmo aspettati qualcosa di più. Alla luce, soprattutto, di un settennato non proprio indimenticabile. C’è stata la crisi, certo. C’è stato un decadimento sconcertante, soprattutto morale, della classe dirigente politica di questo Paese. Ma un Presidente, proprio in virtù di queste vicende che non possono diventare alibi, doveva cercare un confronto maggiore con i cittadini. Il loro ascolto. Per proteggerli meglio e maggiormente. Essendo rimasto, per tanti, legittimamente, l’unico punto di riferimento istituzionale. Per dare, pertanto, conforto e fiducia, nonostante tutto. Non lo ha fatto, per tante ragioni. Ora, non essendo un costituzionalista, non mi permetto di giudicare giuridicamente le sue ultime scelte; ma da cittadino, preoccupato, qualche considerazione, non volutamente polemica, vorrei farla.

Il Paese uscito dalle urne non è parente di quello che vi è entrato. Questa verità, non percepita dalla stragrande maggioranza dei componenti della gerontocratica classe dirigente di questo Paese, si è manifestata in modo violento: essenzialmente con il successo larghissimo di Grillo e del suo Movimento, ma anche con la spietata bocciatura dell’esecutivo di Monti (imposto da Napolitano, nonostante una non-sfiducia politica e parlamentare di Berlusconi, costretto col Pd, poi, a sostenere questo nuovo esecutivo benedetto dall’oligarchia bancaria europea). Il Paese esigeva ed esige un cambiamento reale e leale. Immediato. Non è avvenuto, ad oggi, niente di tutto questo. E non credo, a meno di clamorose rivoluzioni politiche ad oggi manco ipotizzabili, avverrà prossimamente.

Il Paese è spaccato in tre parti, quasi uguali. Ciascuna esprime anche una visione culturale. Ed è, per questo, che la vera crisi, come ripeto da tempo, è soprattutto di questo tipo: morale e culturale. La disperazione porta, purtroppo, da un lato al fanatismo e dall’altro alla cecità, quando entrambi gli atteggiamenti, singolarmente o insieme, nuociono poi a tutta la comunità nella quale queste fazioni cercano di imporre la propria egemonia.

Questo Parlamento, grazie al(l’elettorato del) Pd e al M5S (dati alla mano), come mai nella Storia del nostro Paese, è costituito da giovani e da donne (con le donne assenti, ingiustificatamente, nelle due commissioni di saggi predisposte da Napolitano) a dimostrazione dell’occasione irripetibile, che stiamo sprecando a causa di immorali veti incrociati e per la criminale idiosincrasia di Grillo per la Costituzione, di cambiare le cose in questo Paese, per riscriverne, forse, la Storia e consentire, a noi e a chi verrà dopo di noi, di frequentare il futuro con meno inquietudine e ansia.

All’elezione del nuovo Capo di Stato, si dice, sarà collegato il nuovo e forse ultimo tentativo di formare un governo, prima di tornare alle urne. Col rischio, concretissimo, di tornarci con questa legge elettorale e con tutte le criticità di questo Paese ancora irrisolte. Con la possibilità di ritrovarci tra 6 mesi esattamente nella stessa condizione. O, verosimilmente, peggio, se dovessimo andare incontro ad un default finanziario con ripercussioni per tutta l’euro-zona.

Nessuno conosce l’epilogo di questo film horror all’italiana. Manca il coraggio e la generosità, la volontà di sovvertire lo status quo (democraticamente e pacificamente) e una visione. Ed è questa, almeno per me, la cosa più preoccupante.

Annunci

Perché i cittadini votano il M5S di Grillo

L’otto settembre del 2007, il giorno del primo Vday di Grillo – mediante il quale si chiedeva che nessun cittadino italiano poteva candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale; che nessun cittadino italiano poteva essere eletto in Parlamento per più di due legislature; che i candidati al Parlamento dovevano essere votati dai cittadini con la preferenza diretta – io c’ero. A Bari. In Piazza del Ferrarese. Con amici straordinari – Anna, Mariella, Mario, Ennio, Michele, i due Antonio, Vito, Salvatore, Annalisa, Paola Valeria, Angela, Nicola – e tantissimi altri cittadini (come si può vedere dal primo video). Senza i quali niente sarebbe stato possibile. Raccogliemmo – eravamo i responsabili del Meetup “I Grilli di Bari” – oltre 2200 firme, in una sola giornata. In una città che non aveva mai avuto una simile reazione alle nefandezze della politica, tradizionalmente intesa. Era il 2007. In Italia si raccolsero, in quella sola giornata, oltre 350 mila firme. Non erano semplici autografi. I cittadini dissero con forza e dignità che quella politica italiana, che poi è la stessa di oggi per i protagonisti che la popolano, faceva schifo. E che a loro non stava più bene. Delusi profondamente da chi aveva abusato del proprio potere per soddisfare i desiderata privati propri e delle contigue oligarchie invece che dei cittadini, in nome del quale si dice di amministrare la cosa pubblica. Cittadini, non sudditi, che non volevano rassegnarsi abbassando il capo davanti a quella crisi morale e culturale, prima che politica, che già si stava evidenziando, e che poi è esplosa. Fu messo in discussione l’istituto della delega. L’idea stessa della rappresentanza. Le Istituzioni questa richiesta di Politica, di politica “alta e altra”, non solo non l’hanno compresa – per ignoranza o malafede poco importa oggi – ma l’hanno discriminata e criminalizzata perché era simboleggiata da un personaggio criticabile e discutibile. Hanno visto lo specchio, ma non l’immagine riflessa.

Dopo il secondo Vday – quello contro “la casta dei giornalisti” celebrato il 25 aprile 2008 pure a Bari, in Via Sparano, in pieno centro – lasciai definitivamente il Meetup di Bari – ossia il gruppo di cittadinanza attiva nato spontaneamente sul territorio – perché le critiche che avevo immediatamente sollevato all’interno del movimento nazionale subito dopo il primo vday – tra i primissimi in Italia – sulla decisione di trasformare, senza alcun confronto con la “base” e in modo non del tutto trasparente, onesto e sincero, quei meetup in liste civiche, furono rispedite al mittente con violenza e aggressività. Facendo intuire – cosa di cui ebbi piena contezza alcuni mesi dopo – che tale progetto, quello di creare il Movimento 5 Stelle, era già stato ideato a tavolino nelle stanze della Casaleggio Associati, la società che gestisce il Blog di Grillo e che, risaputamente, non è costituita da “benefattori e da costruttori di pace”.

Tanto le 350 mila firme del primo vday quanto il milione e mezzo di sottoscrizioni del secondo vday, giacciono in qualche “scantinato del Potere”. I partiti e le istituzioni stanno testimoniando da tempo con inaudita protervia che non si vogliono autoriformare? I cittadini, attraverso Internet e gli strumenti ad esso connessi, si stanno organizzando, si stanno ridestando dal torpore decennale in cui erano sprofondati, perché costretti a farlo, per cambiare le cose. Si chiama dignità. Si chiama senso dello Stato. Si chiama etica pubblica ed etica della responsabilità. Tutte parole nobilissime che in questi anni sono state violentate e squalificate ontologicamente perché masticate da chi ha fatto della politica una professione. Da chi ha ritenuto le Istituzioni una proprietà privata. Si è continuato a parlare in questi anni, poco e male, di Grillo e delle sue uscite inopportune e spesso indecenti. Si sono censurati, totalmente e volutamente, i contenuti e le politiche che dal territorio sono entrate nelle “locali stanze del potere” con i primi amministratori pubblici “made in grillo”. Temi di buonsenso, spesso, che hanno ottenuto ancor maggior consenso perché tutto intorno è stata fatta, ovunque, terra bruciata. E più in Tv si ascoltavano da una Finocchiaro o da un Gasparri ipocrisie sempre più insostenibili, più dai cittadini veniva accettato anche il linguaggio duro e becero che giungeva dall’ex comico o da qualche suo sostenitore. Non si è analizzata e studiata la psicologia civica. Non si è compreso che si stava consolidando un Diritto alla Buona Politica. Se oggi il Movimento 5 Stelle è seriamente candidato a diventare il Terzo Polo del Paese, cari Bersani e Vendola (ma anche Di Pietro e Berlusconi), la colpa è anche e soprattutto la vostra. Il linguaggio e i modi saranno certamente a tratti inquietanti e socialmente pericolosi, come rileva Tommaso, ma se tutti gli inviti alla discussione, al confronto, alla comprensione politica – come ne sono venuti da Pippo ma non solo da lui, da e per tempo – non sono mai stati recepiti, in nome di una presunta superiorità culturale e morale, di cosa vi arrabbiate oggi? La vostra mancanza di umanità, di umiltà, di responsabilità e di una visione del Paese, in cui i più giovani vogliono continuare a credere con speranza ed entusiasmo, mossi dal proprio talento, nonostante tutto e tutti – perché pretendono di averne dignitosamente uno, di futuro – vi spazzerà via. Non Grillo con la sua dialettica da barbaro e i suoi modi da imperatore. Voi, sarete voi ad autoeliminarvi, alla fine. Ma i cittadini non vi permetteranno di distruggere, contestualmente, anche il Paese.

Grillusconi

La base del Movimento 5 Stelle è in rivolta. L’ex comico e leader politico ha cacciato, con un post del suo blog, il consigliere comunale di Ferrara, reo di aver partecipato all’assise di Rimini convocata dai grillini dell’emilia-romagna con l’intento di discutere dal vivo delle proposte emerse dal confronto avviatosi sulla loro piattaforma digitale. E orientate ad una politica che sia sempre più prossima ai cittadini e alle esigenze di questi. Ma a Grillo, a quanto pare, questa voglia di trasparenza e questa voglia di agire dal basso non va bene. Forse perchè se i grillini si accorgono di non aver più bisogno di lui, lui non ha più ragion d’essere?

A Grillo e al suo Movimento bisogna dare atto di avere tentato una rivoluzione copernicana: niente tessere e pochissime regole (vedi il non-statuto), continua democrazia diretta nei gruppi locali dove, appunto, «uno vale uno». Però poi purtroppo a volte accade che anche questo metodo a volte batta in testa, con buona pace di tutti quelli che in buona fede ci credono: d’altro canto, da che mondo è mondo, l’assenza di regole certe è sempre stato il terreno più fertile per la subornazione del più debole di fatto al più forte di fatto.

Il Movimento 5 stelle vola nei sondaggi

In quello Swg, preparato per Affaritaliani.it, infatti, incredibilmente, arriva al 7,5%. Superando Casini, Di Pietro e Vendola. Erodendo consensi a tutti i partiti tradizionali che stanno subendo, da un lato l’effervescenza dell’esecutivo targato Monti, con una pluralità di atti tanto innovativi quanto criticati; dall’altro la loro desolante incapacità di sfruttare in modo propizio l’occasione per rigenerare le aride agende politiche, stimolando quanti vorrebbero fare politica in modo serio ed autorevole. Ma niente. I partiti, questi partiti, rischiano di sparire dalla circolazione. Con l’astensionismo che si mantiere su livelli record: oltre il 45% (dato tratto da Pagnoncelli).

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: