Archivi delle etichette: Nichi Vendola

Decaro: “Il Di Venere non chiude”

L’ultimo articolo per Epolis.

Politici in coro_Di Venere non sarà chiuso

Come ti cancello l’Ambiente dalle Agende: verso le Politiche/3

Non solo non parlandone affatto o peggio farlo attraverso consumati impegni che poi concretamente rivelano progetti poco puliti, ma anche non candidando chi per questo tema si è battuto e ne ha difeso i principi nelle Istituzioni. Mario Monti, non proprio un ambientalista, e prima di candidare la Presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni (criticata duramente per questa scelta da Salvatore Settis con questa breve lettera), aveva invitato il suo Ministro dell’Ambiente Corrado Clini a predisporre un documento diventato poi l’Agenda Verde per la Crescita. Nel leggere la nota diramata dal medesimo Ministero, ci sarebbe di che essere positivamente sorpresi, essendo molteplici gli ambiti di interesse, ma poi non si illustra il “come” realizzare questi interventi evocati. E i dubbi, poi, non possono non sorgere dopo un anno nel corso del quale le politiche ambientali sono state incerte e molto contestate. Penso da un lato al provvedimento predisposto dal Ministro dell’Agricoltura Mario Catania per limitare il consumo di suolo (ne parlo pure qui e qui) poi arenatosi non soltanto per l’interruzione della legislatura; dall’altro all’inazione e alla mal concertazione avutesi dopo gli ultimi dissesti idrogeologici (ne parlo anche qui) e il terremoto in Emilia. Senza dimenticare, soprattutto, il “Caso Ilva”. Dove oltre a Clini sono coinvolti praticamente tutti. Vendola, Bersani, il Pd. Al primo, non uscito proprio benissimo dalle intercettazioni con Archinà, è stato dedicato dal Fatto Quotidiano questo ulteriore approfondimento. Con Archinà, però, ha parlato pure Ludovico Vico, che non è proprio uno qualsiasi a Taranto. E’ l’ex segretario della Cgil locale che per anni, invece di rappresentare dignitosamente i lavoratori e tutelarne il diritto alla salute, ha banchettato con i vertici del Gruppo Riva. Ha fatto carriera: è diventato parlamentare del Pd. Per lui i “nemici politici” da affrontare e con cui scontrarsi anche duramente, non erano quelli degli altri partiti, no. Era il Senatore Della Seta, del suo stesso partito, il Pd. Reo di essere un ambientalista che propugnava la salvaguardia ambientale della città di Taranto con provvedimenti rigorosi che dovevano abbassare la soglia minima di benzopirene consentito. Il 30 dicembre si sono celebrate in Puglia le parlamentarie del Pd: Vico, col suo terzo posto, sarà confermato parlamentare. Della Seta, invece, è fuori. Insieme ad un altro ambientalista, Ferrante. Con Realacci, invece, inserito in uno dei collegi della Lombardia in posizione eleggibile ma molto bassa a conferma di un non-interesse, ancora una volta, per i temi ambientali. Su questa amara e sporca dicotomia politica si è espresso anche Pippo. Non conosciamo ancora la proposta ambientale del Movimento guidato da Ingroia, mentre siamo consapevoli che il Movimento 5 Stelle di Grillo proprio sull’ambiente ha investito da tempo le sue migliori energie. Ma stupisce ed amareggia che la coalizione che, probabilmente, andrà al Governo del Paese, all’alba del 2013, mostri una tale arretratezza culturale sui temi della green economy, della conversione ecologica del modello industriale, della possibilità di avere un Piano Energetico Nazionale innovativo ed evoluto che contribuisca a creare lavoro e a rendere il mercato appetibile anche agli investitori stranieri. Abbiamo, oltre al sole, al mare e al vento, una grande energia rinnovabile, noi italiani: la nostra intelligenza. Sarebbe, semplicemente, molto stupido non impiegarla per cambiare questo Paese e per iniziare a frequentare davvero – come direbbe Pippo – con speranza ed entusiasmo il futuro.

Scegliamo, bene, i nostri parlamentari!

Dopo quelle per la scelta del candidato premier, il Pd farà le primarie per far scegliere al proprio elettorato potenziale i parlamentari che dovrebbero poi rappresentarlo al meglio. E’ questa una grande vittoria politica di Pippo Civati e del suo laboratorio politico “Prossima Italia“, sebbene in pochissimi lo dicano, visto che chiedono da quasi due anni che fossero espletate. Essendo centrali, con questo tipo di consultazione, i temi della rappresentanza, della fiducia e del consenso. Lunedi dovrebbe essere, inoltre, la giornata in cui la Direzione Nazionale del Pd dovrebbe ufficializzare il regolamento e la nuova accensione di tutta la macchina organizzativa per la giornata del 30 dicembre. Ecco, sulla data, ci sono alcune divergenze di vedute. Per Matteo Orfino, uno dei “giovani turchi” che sostengono Bersani, la data è quasi obbligatoria essendo le elezioni politiche il 17 febbraio e non sarebbe possibile farle successivamente. Come, invece, affermano lo stesso Civati e Salvatore Vassallo, autori, ad oggi, dell’unico vero regolamento per le #parlamentarie del Pd, e mai oggetto di una discussione plenaria autentica, che propongono la data del 13 gennaio convinti in tal modo di agevolare la partecipazione ed una maggiore contendibilità delle primarie stesse. Su una cosa, però, Orfino e Civati concordano: che la lista definitiva dei parlamentari non debba prevedere quote bloccate a favore dei maggiorenti del partito che quasi mai col consenso si sono confrontati, essendo stati sempre cooptati; o che questa quota, eventualmente, se prevista, serva per portare in Parlamento, come valore aggiunto, quegli esponenti della cosiddetta “società civilissima” in possesso di importanti requisiti morali e professionali che non avrebbero materialmente il tempo di farsi conoscere al grande pubblico nei pochi giorni di campagna elettorale. Anche Sel, infine, nello stesso giorno e presso le medesime sedi, per evitare possibili brogli, farà le primarie per la scelta dei parlamentari. Dopo che Vendola, per molto tempo, aveva escluso categoricamente questa ipotesi – nonostante in Puglia lui sia il “signore delle primarie” difendendone la dignità dell’istituto con grande tenacia in due occasioni (forse perché favorivano lui?) – e aver ripetuto anche negli ultimi giorni che avrebbe voluto “poter portare in Parlamento un pezzo vero di classe dirigente”. Come? Con la cooptazione, ovviamente. Anche perché Sel non esiste, è un non-partito. Ma davanti all’ottima accelerazione data da Bersani su questo fronte, ha dovuto immediatamente adeguarsi. E fare buon viso a cattivo gioco, per non accusare il colpo mediaticamente. La speranza è che possano essere una grande occasione di confronto per parlare del Paese, di quello che occorre fare per migliorarlo e riformarlo nel modo più innovativo possibile. Insomma che si parli davvero degli italiani, di noi. Di noi che sogniamo uno Stato a misura di uomo, donna, bambino. Con una politica capace di farci anche emozionare e appassionare.

Vendola: “Orgoglioso del Politecnico di Bari”

Inaugurazione Anno Accademico al Politecnico

“Distruggete una centrale elettrica e sarà buio subito; distruggete l’Università e sarà buio tra 50 anni”. “La storia del genere umano diventa sempre più una gara tra l’educazione e la catastrofe”. Con questi due aforismi pronunciati nel secolo scorso, rispettivamente, dall’allora Rettore dell’Università polacca di Leopoli e da Herbert G. Wells, Nicola Costantino, Rettore del Politecnico di Bari, ha inaugurato l’anno accademico. Nella sua relazione, dopo aver ricordato gli eccellenti risultati raggiunti nel campo della ricerca nonostante il finanziamento pubblico negli ultimi due anni sia stato ridotto del 12,5%, ha difeso strenuamente il valore sociale, culturale ed economico dell’Università e come non sono ammissibili baratti sull’istruzione. È stato riportato, inoltre, l’esempio di Amburgo dove le tasse universitarie sono state annullate essendo l’istruzione un asset strategico per un Paese, la Germania, che punta, da anni, decisamente sui giovani e sull’innovazione. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Regione, Nichi Vendola, e il Sindaco di Bari, Michele Emiliano. Il primo, in particolare, ha spronato i giovani, e mediante essi tutto il Sud, ad “uscire dal cerchio magico dell’indifferenza per non essere candidati alla marginalità”. E quanto sia necessario, viste le risorse umane presenti in abbondanza sul nostro territorio, cancellare l’iconografia di un Mezzogiorno incapace di costruire il proprio futuro. Costruendolo, invece, puntando sull’innovazione, sull’istruzione e sull’educazione.

 

Ilva, Archinà intercettato con Vendola

Ne ho scritto qui.

Centro risvegli. La Regione tace

I Centri risvegli sono quelle strutture sanitarie preposte all’accoglienza e alla cura delle persone in stato vegetativo. In Puglia abbiamo, ad oggi, una sola clinica simile. E si trova a Lecce. Ma la storia che racconto in questo articolo, uscito per Epolis alcuni giorni fa, non riguarda solo Lucrezia Monno – giovane donna barese entrata in come subito dopo la nascita della figlia – ma anche la Regione Puglia. E, quindi, indirettamente, riguarda noi tutti. E da tutti dovrebbe partire, pertanto, la richiesta ai nostri Amministratori di rispondere dopo due anni, con parole e fatti. Si legga l’articolo.

Diritti civili: l’ironia di Sel

Non è un fotomontaggio. E’ soltanto una campagna di comunicazione – per me, che pure non ne capisce molto di comunicazione politica – senza senso. E, soprattutto, stupida.

Oppure Vendola

Di grafica e comunicazione non capisco niente e, quindi, non giudico in alcun modo la campagna con cui si è presentato Nichi Vendola oggi all’appuntamento nel corso del quale si è presentato ufficialmente come candidato alle primarie del centrosinistra. Ma una cosa, però, vorrei dirla, con animo assai sereno. “Giocare” sistematicamente e propagandisticamente sulla propria presunta diversità per accattivarsi la simpatia degli indecisi, degli scettici, degli scontenti delle politiche “tecniche” o dei nostalgici di una sinistra che non esiste più da tempo, non è da persona leale che guarda al futuro in una dimensione collettiva: è da persona scorretta che vive soltanto della propria immagine.

La svolta a destra di Michele Emiliano

Michele Emiliano è il Sindaco di Bari. Confermato Primo Cittadino nel 2009. Sostenuto principalmente da una propria lista civica e dal Partito Democratico, di cui è il presidente regionale, dopo esserne stato il segretario regionale. Questa “verità” storica – politica sembra non avere oggi più alcuna aderenza con la realtà. Il nostro Sindaco (che ho votato e fatto votare con convinzione a cominciare dal 2004), infatti, nel nome di Pinuccio Tatarella e nell’evidenza che la partitocrazia attuale impedisce la realizzazione del bene comune, e contro i dettami ideali che dovrebbero essere propri di una coalizione di centrosinistra, ha svoltato a destra. E lo ha fatto, contestualmente alla dipartita (definitiva?) politica di Silvio Berlusconi, avendo come obiettivo la Presidenza della Regione Puglia. Essere lui il successore di Nichi Vendola.

Facciamo un piccolo flashback per capire ed interpretare meglio l’evoluzione emilianea. Nel 2009, appena rieletto, da Palazzo di Città trapela una vocina mai smentita e poi verificatasi nel tempo. Il secondo mandato sarebbe servito per creare un consenso extraurbano solido per agevolare la rincorsa di Michelone alla Regione. Il primo step è la composizione della Giunta. Un irripetibile capolavoro da Manuale Cencelli: ci sono tutti quei partiti o quelle figure attraverso le quali, anche economicamente, si può costruire la coalizione futura. Primi ammiccamenti con quello che sarà il Terzo Polo. Viene nominato vicesindaco Alfonsino Pisicchio, appena uscito dall’Idv e approdato nella rutelliana Api, al quale viene conferita la pesantissima delega delle municipalizzate. Gestire la Multiservizi (manutenzione delle opere pubbliche), l’Amtab (trasporto pubblico), l’Amiu (gestione dei rifiuti) e l’Amgas non significa soltanto gestire grandi flussi di denaro pubblico, ma anche la possibilità di creare posti di lavoro. Significa, di fatto, permettere, ad un “campione di voti” di radicare, legalmente, la cultura politica del clientelismo e del trasformismo. Che con la trasparenza e la meritocrazia non centrano assolutamente niente.

Viene nominata Assessore alla Qualità e semplificazione dei servizi al cittadino, al Decentramento e all’Innovazione, la giovane Annabella De Gennaro, nominata non per i suoi studi di qualità, ma per essere membra di una delle famiglie più importanti della città: l’impresa di costruzioni edili si spartisce il territorio con i Matarrese, i De Bartolomeo, i Guastamacchia. Franco Albore e Filippo Barattolo diventano assessori, rispettivamente, al Commercio e all’Attuazione del Programma per la loro adesione a movimenti moderati. Ma non finisce qui.

Due degli assessorati più importanti, come quello all’Ambiente e alla Cultura, non vengono istituiti. Se sul primo la ragione principale sembra essere l’idiosincrasia del Sindaco per colei la quale aveva ricoperto quell’incarico nella prima legislatura (come se poi in città non ci fosse nessun altro di competente), per la seconda delega la spiegazione è semplicissima: detenere la “carta della cultura” equivale alla possibilità di giocare al tavolo del Teatro Petruzzelli. Che ha una valenza regionale e nazionale. La cui gestione è un fatto non culturale, ma da tempo politico. Anche a causa della vicenda dell’esproprio che rende un bene pubblico di tale portata soggiogato agli interessi dei privati proprietari che percepiscono un affitto di circa 500 mila euro annui, come da sentenza della magistratura, da parte della Fondazione Petruzzelli, il cui presidente è appunto Michele Emiliano. Il Teatro Piccinni, poi, è chiuso per lavori; il Teatro Margherita ancora non conosce il suo futuro; il Teatro Abeliano sta ripartendo ora dopo un periodo di crisi; il Teatro Kismet – gestito da una cooperativa – è in parte ignorato; il Teatro Kursaal Santalucia è avvolto dal mistero: sembra cioè che tutto ruoti intorno al Petruzzelli. La cui cosa potrebbe essere anche positiva visto l’amore che i baresi hanno per il loro ultracentenario teatro, e quanto hanno sofferto per la sua chiusura dopo l’incendio del ’91 per mano mafiosa, ma questo non può essere gestito come il ripostiglio di casa.

Con la nomina del Governo Monti e con la conseguente certezza che nel 2013 si andrà a votare non solo per le Politiche, ma anche per le Amministrative (quindi con Comune e Regione che interromperanno prima della loro scandenza naturale il patto con gli elettori, contro la loro volontà), Michelone rispolvera il listone: la sua civica diventa maxi. E a capo della cordata che deve spingerlo ad occupare la poltrona di Nichi Vendola (comunque oggi vacante, visto che il Governatore è in Puglia soltanto quando deve palesarsi davanti alle telecamere) non mette un giovanotto di belle speranze, una donna dalla comprovata sensibilità o qualità politica, no: ci mette Tommy Attanasio, uomo di destra, deluso da Fitto – dice lui – scaricato da Fitto, diciamo noi. Non proprio quello che ci si aspetterebbe da un uomo di centrosinistra, non dal Presidente regionale del Pd. La metamorfosi destrorsa è proseguita sia con l’affermazione di voler far entrare in Giunta,  alienandone la genesi elettorale e la sua natura politica, il movimento di Fini – nel nome di Pinuccio Tatarella a cui dice ora di ispirarsi per la sua lungimiranza e coerenza; sia nominando Presidente della Multiservizi “Mr. 14 mila preferenze” Giacomo Olivieri, ossia un salvadanaio in continuo divenire trascinato dagli interessi e dalle convenienze. In alcuni ambienti del Tribunale Fallimentare di Bari, è chiamato “l’avvocato del dolore” e già questo basterebbe, per tutto quello che si intuisce.

Ma Michele è un grande, c’è poco da fare. Non solo per la sua fisicità monumentale. Anche per le cose che dice. In pochi giorni ha detto di non essere di sinistra, che il suo Pd è un “carrozzone“, che con Vendola e De Magistris punta ad una lista civica nazionale che dia la possibilità alle persone più appassionate e competenti che non trovano rifugio nei partiti attuali di potersi ugualmente impegnare, che non bisogna restare incatenati a schemi ideologici del passato. Infatti è corso a Lecce a salutare il Presidente della Camera Fini, giunto nel Salento per promuovere il suo Fli, e con il quale pare essersi intrattenuto a lungo in un colloquio privato che ha fatto da apripista ad un incontro pubblico, quello di ieri, a Bari, con Italo Bocchino, vice di Fini. Tutto alla luce del sole.

Ancora un’altra riflessione, prima di tirare le somme. Nichi Vendola, risorsa o meno che sia considerata, è oggi un interlocutore con cui bisogna dialogare. Non bisogna avere pregiudizi, ma bisogna avere anche la forza di pretendere che certi paletti, quelli del “famoso” buonsenso e della decenza, non vengano superati o piegati per mero opportunismo. Se Michi e Nichi hanno abituato, nonostante i loro litigi a giorni alterni perchè ciascuno ha mosso prima di tutto il proprio mulino, l’elettorato tradizionalmente comune all’intransigenza sui principi, oggi loro devono essere coerenti e dare il buon esempio. Vendola non può continuare a sostenere le primarie solo quando servono per scegliere il leader, cioè lui, o quando sa di vincere. E ignorarle tutte le altre volte, sia per scegliere i parlamentari sia, come a Taranto, per scegliere il candidato sindaco, mettendo democraticamente in discussione il Sindaco (del suo schieramento). Emiliano, sulla scia della mirabilissima esperienza di Prossima Italia – il laboratorio politico incarnato da Pippo Civati, ma costituito anche da altre persone appassionate di politica che oggi sembrano degli extraterrestri – a cui dice di ispirarsi, non può crocifiggere l’idea delle primarie per i parlamentari, tantopiù se questa legge elettorale restasse in vigore o fosse peggiorata, sull’altare del risultato da raggiungere a tutti i costi e con qualsiasi modalità, nella consapevolezza che senza Vendola e il suo consenso dialettico e il suo dinamismo poetico mai raggiungerebbe la Presidenza della Regione Puglia.

Il problema, pertanto, è politico e culturale assieme, come sempre. Emiliano, lo penso davvero, sarebbe anche un ottimo Presidente di Regione, ma non può arrivarci demolendo un partito di cui il Paese ha bisogno come il Pd (e sarebbe anche ora che il Pd iniziasse a fare il Pd dando il timone agli extraterrestri di cui sopra che ci farebbero tornare sulla terra, facendoci scoprire un’altra italia) per esaltare la propria iconografia o peggio emulando il peggior berlusconismo: quello radicato sul trasformismo dei singoli, sui potentati economici mossi a regola d’arte, sul clientelismo, sulla comunicazione piegata per fini privati.

Non sarà un tweet in più o in meno che lo renderanno più prossimo agli italiani. Agli italiani che non hanno smarrito il buonsenso, chiaramente. A quegli italiani che, però, hanno bisogno della politica per non continuare a sentirsi sudditi in un Paese dove le ragioni dei cittadini non contano niente e che sono agitate come stendardi soltanto quando si vota, per fregarsene subito dopo. Gli italiani, credo, vorrebbero vivere in un Paese nel quale la libertà e l’uguaglianza, la meritocrazia e l’onestà facciano rima con umanità e felicità.

Il cantiere euromediterraneo della sostenibilità

Stamattina, presso la Presidenza della Regione Puglia, si è svolta la conferenza stampa di presentazione della VII edizione di Mediterre.

Per cinque giorni, dal 31 gennaio al 4 febbraio 2012, Bari sarà la “Green Capital” di un Mediterraneo che punta tutto sull’ambiente e sull’ecosostenibilità per uscire dalla crisi finanziaria-economica e rilanciarsi in modo innovativo e tecnologico verso il futuro. Mediterre 2012, la fiera dei parchi del Mediterraneo, proverà a declinare il paradigma della cultura ambientale come patrimonio collettivo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: