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Con la Tav raggiungiamo prima il progresso?

Marco Travaglio lo aveva spiegato bene la settimana scorsa, nella puntata di Servizio Pubblico, quali interessi mostruosi potrebbero nascondersi dietro la realizzazione del Tav Torino – Lione. Quanti miliardi di euro che si spartirebbero, probabilmente, non solo le mafie che hanno colonizzato il Nord del Paese, ma anche tutti quegli imprenditori che trasversalmente foraggiano i partiti che spudoratamente popolano il Parlamento. Dove l’unica lingua che parlano e che riconoscono è quella degli affari più spregiudicati. Ieri, su questa opera pubblica che dovrebbe portare, presuntamente, benefici economici a iosa, è intervenuto nel dibattito lo studioso Salvatore Settis con osservazioni che condivido profondamente.

Per sviluppo, infatti, dovremmo intendere il beneficio che deriverà al Paese e ai cittadini da una “grande opera” dopo che sia stata eseguita e sia entrata in funzione. Sempre più spesso, invece, si tende a considerare “sviluppo” l´opera stessa, la mera mobilitazione di banche e imprese, capitali (pubblici) e manodopera. Secondo Il Sole-24 ore, il costo per chilometro delle linee Tav in Italia è il quadruplo che in Francia. Anche in Val di Susa, pur senza un´attendibile analisi costi-benefici, la Tav è considerato ineluttabile. Ma il progetto ha oltre vent´anni, le previsioni di traffico su cui si basava si sono rivelate erronee e hanno obbligato a destinarlo principalmente al traffico merci, la condivisione dei costi con la Francia è svantaggiosa. Eppure su questi ed altri motivi di perplessità, a quel che pare, è vietato discutere. È giusto spendere per la Tav, quando sono allo sfascio ferrovie minori e treni notturni, anche internazionali? Non sarebbe meglio potenziare le strutture esistenti, a cominciare dalla cintura ferroviaria di Torino? È meglio costruire nuove grandi opere o arrestare il degrado dei servizi sociali e della scuola? Viene prima la difesa del paesaggio, dell´agricoltura e dell´ambiente o la (presunta) convenienza economica della Tav?

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Il Treno ad Alta Voracità

Ieri sera, nella trasmissione di Michele Santoro –  “Servizio Pubblico” – Marco Travaglio ha ripercorso la cronistoria del progetto sulla Tav con al suo fianco il segretario del Pd, Bersani. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano, da vero giornalista, si è curato poco di quella presenza e ha ricordato anche le corresponsabilità non solo politiche del centrosinistra di ieri come di quello di oggi. Bersani ha cambiato volto. Stravolto. Ecco, sarebbe il caso, forse, che si faccia chiarezza. L’alternativa è andare a casa.

Il fascismo di Grillo

Quando ho pubblicato il precedente post, dedicato alla deprecabile violenza di alcuni appartenenti del Movimento No Tav, con l’amarezza che a causa della condotta indecente di pochi fosse danneggiato l’impegno legittimo e condivisibile di molti, non avevo ancora letto le opinioni e i commenti, sulla vicenda, di Travaglio, Mercalli e Grillo. Se il primo dice sostanzialmente quel che dico anche io, ripercorrendo le tappe della vicenda, mentre il secondo sottolinea, partendo da una premessa di natura tecnica, quanto dannosa ed inutile, economicamente ambientalmente e socialmente, sia questo progetto infrastrutturale, sono le parole dell’ex comico genovese che mi hanno lasciato alquanto perplesso. Un’ironia viscosa poiché respinge il fluido del buonsenso e del principio di legalità, per il quale la legge è uguale per tutti e il magistrato deve esercitare la sua funzione, rispettando la Costituzione, in nome e per conto del Popolo Italiano, senza guardare in faccia a nessuno.  Se questa omissione culturale fosse stata testimoniata da quella trasversale componente politica che in questo ventennio ha banchettato al tavolo del malcostume e del malaffare, quasi nessuno si sarebbe stupito. Ma che questa vergognosa filippica contro Giancarlo Caselli giunga da chi si è issato sul piedistallo della “buonapolitica”, ritenendo arrogantemente che il suo pensiero e le sue parole siano il solo antidoto necessario che occorre irrorare sui parassiti che costituiscono la nostra vigente classe dirigente, mi fa decisamente schifo. Perchè il problema, come sempre del resto, non è politico o personale, è culturale. E di coerenza.

La stupidità dei No Tav

E’ sempre la stessa storia. In ogni grande movimento che assurge agli onori della cronaca nazionale per la propria ragione sociale, soprattutto se testimoniata e difesa strenuamente, ci sono gli stupidi e i violenti, le cui condotte intollerabili e insostenibili rischiano di danneggiare in poco tempo quello che gli onesti e gli appassionati provano a costruire in un tempo molto maggiore. Ed è il caso, questa volta, del Movimento No Tav. La cui battaglia è, da tempo, condivisa: quella di evitare, con lo spreco di miliardi di euro pubblici, la realizzazione di una galleria che dovrebbe collegare il tratto Torino – Lione per trasferire esclusivamente merci e prodotti, con molte statistiche e analisi predisposte da economisti e professori universitari che ci dicono quanto, anche a causa della crisi economica e finanziaria, per il calo dei consumi industriali, quest’opera pubblica sarebbe un azzardo. Con la necessità di considerare, parallelamente e simultaneamente, quanto un simile intervento inciderebbe ambientalmente e paesaggisticamente su tutto il territorio della Val di Susa.

Fatta questa premessa di merito, proprio perchè non simpatizzo per il qualunquismo e la demagogia, non posso non trovare vergognoso, stupido e pericoloso l’attacco frontale che alcuni pseudomilitanti no tav hanno rivolto al magistrato Giancarlo Caselli, impedendogli di presentare a Milano il suo ultimo libro, edito per Melampo. Non che i magistrati non possano essere criticati, in maniera costruttiva e pacifica, o che lo stesso non possa avvenire pure per il dott. Caselli, ma il farlo violentemente e sulla base di ragioni oggettivamente poco serie ed importanti, non può non spingere la cittadinanza che si riconosce nei valori della tolleranza e della legalità ad esprimere una ancora più convinta solidarietà a Giancarlo Caselli. All’uomo Caselli, testimone eccezionale e tra i più autorevoli della lotta “senza se e senza ma” al terrorismo e alle mafie, dotato di una integrità morale mai scalfita e che ha fatto della sensibilizzazione ai giovani, anche per via del suo impegno con Libera, uno dei suoi ulteriori motivi di vanto e di qualità.

 

 

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