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L’eredità della “Woodstock di Copacabana”

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“Bota Fé”. “Metti Fede”. E’ questo uno degli slogan che più rimarrà, probabilmente, impresso nel cuore dei milioni di giovani che hanno partecipato alla 28esima Giornata Mondiale della Gioventù tenutasi a Rio de Janeiro. La fede come chiave di volta per scardinare le serrature dell’indifferenza che lascia chiuse le porte a diverse generazioni di ragazzi che si sentono esclusi dalla società contemporanea. Ma vivere la fede, agire nel quotidiano con fede, è una sfida. Non affatto facile da intraprendere. Né possiamo negare l’intensità odierna della delusione, della confusione e dello smarrimento. Non credo di essere l’unico che vorrebbe essere circondato da punti di riferimento sociali, culturali e morali credibili e coerenti che possano con i propri atteggiamenti fornire lungimiranti esempi. Non tutti hanno la forza di trovarla in sé stessi. E proprio all’entusiasmo che sarebbe necessario come indumento per vestire il mondo di una nuova speranza, ha fatto riferimento, più volte, non soltanto nel corso della Veglia di sabato, Papa Francesco rivolgendosi ai milioni di partecipanti.

“Gesù, la Chiesa e il Papa contano su di voi per demolire il male e la violenza, per abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza dell’odio e per edificare un mondo nuovo. La Chiesa ha bisogno di voi, dell’entusiasmo, della creatività e della gioia che vi caratterizzano. Cari giovani, sentite la compagnia dell’intera Chiesa e anche la comunione dei Santi in questa missione. Quando affrontiamo insieme le sfide, allora siamo forti, scopriamo risorse che non sapevamo di avere. Gesù non ha chiamato gli Apostoli a vivere isolati, li ha chiamati per formare un gruppo, una comunità. Quello di Gesù agli Apostoli, quando li inviò ad annunciare il Vangelo, è un comando che, non nasce dalla volontà di dominio o di potere, ma dalla forza dell’amore. Gesù non ci tratta da schiavi, ma da uomini liberi, da amici, da fratelli; e non solo ci invia, ma ci accompagna. E’ sempre accanto a noi in questa missione d’amore”.

Fiducia, speranza, amore, convivialità delle differenze, accoglienza, generosità, disponibilità a spendersi insieme per qualcosa di più grande che possa produrre una felicità condivisa ed universale. Con gesti che, spesso, producono suggestioni più significative di mille parole. Ma ci sono parole ed espressioni che non si ascoltavano da tempo e che determineranno nuove aspettative. Alimenteranno nuove concretissime utopie di cambiamento che non potranno essere deluse. Pietre miliari, forse, di un nuovo percorso che avrà un senso se condurrà ciascuno di noi, in una rinnovata collegialità intergenerazionale, a modificare i paradigmi verbali e comportamenti con i quali ha sempre convissuto per inaugarne degli altri, senza retorica o ipocrisie, orientati all’inclusione di tutti quelli che oggi, a causa soprattutto della disoccupazione, si sentono soggetti inutili.

Ecco la vera eredità di questa “Woodstock della Fede”: è la speranza che le cose possano cambiare e che possano cambiare per davvero, sull’impulso determinante e fondamentale delle più giovani generazioni chiamate ad agire con entusiasmo e corresponsabilità, con passione e tenacia, ciascuno nel proprio quotidiano e alla propria latitudine. Dopo questa Gmg, primo vero banco di prova per Papa Francesco, la Chiesa e il Vaticano non saranno più la stessa cosa. Il Papa forse più “laico” di sempre lo ha fatto intendere chiaramente. Vuole un’Istituzione trasparente, aperta ai poveri, ai sofferenti e ai bisognosi. Una Chiesa inclusiva, accogliente ed ospitale che sappia scatenare una nuova evangelizzazione non trasfigurando o sminuendo le emergenze sociali del nostro tempo e i temi più scottanti. “Francesco è con e per i giovani”, dice Don Luigi. L’appuntamento è a Cracovia, nel 2016.

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(Col cuore) in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù

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Inizia domani la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio De Janeiro. L’edizione 2013 sarà ricordata anche e soprattutto per essere la prima di Papa Francesco che porterà nel paese carioca tutta la sua energia e vitalità, atteso da milioni di giovani provenienti da tutto il mondo con un entusiasmo incredibile. Sono dispiaciuto per aver perso questa occasione che reputo sarà un evento storico e che resta un’esperienza indimenticabile, non solo di fede, per chi vi partecipa. Due anni fa ho partecipato alla 26esima Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Madrid, in quei giorni attraversata dalle vibranti proteste degli indignados che non hanno visto favorevolmente l’arrivo in terra iberica di oltre un milione di giovani.

Tra i tanti momenti suggestivi ed emozionanti, sicuramente la veglia dell’ultima notte è quella che scolpisce il cuore dei partecipanti. A Madrid il rito fu contraddistinto da un diluvio universale e nonostante il successivo disagio di dormire in tende pressoché infangate, non si sollevò alcuna protesta ma anzi fu fortissima, in tutti, la percezione della presenza dello Spirito Santo che unì, nella fede e nella prossimità, sensibilità e culture cosi diverse e cosi lontane. Tornammo a casa, lo ricordo bene, stravolti per la stanchezza, ma con una gioia e una felicità – oserei dire pulsante in ogni parte del corpo  – che, purtroppo, nessuna parola, forse, potrà rendere efficamente.

E’ con questa dolcezza d’animo e con questa fede che abbraccio idealmente tutti gli amici e conoscenti della mia città che vivranno quest’esperienza straordinaria di umanità e di convivialità.

L’armonia è fatta dallo Spirito Santo, che solo può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e allo stesso tempo fare l’unità. Perché quando siamo noi a voler fare la diversità facciamo gli scismi e quando siamo noi a voler fare l’unità facciamo l’uniformità, l’omologazione.

Ior e pedofilia: il coraggio di Papa Francesco

Se avere coraggio significa “agire col cuore” , Papa Francesco ne ha. Vuole riformare la Curia. Risolvendo il problema della pedofilia – non nascondendo più, come ha già iniziato a fare, il potere dannoso della lobby gay – e rendendo trasparente lo Ior, la Banca del Vaticano. Vuole semplificarne la gestione. Vorrebbe “far entrare il Vangelo nell’Istituto per le Opere di Religione”.

Come scrive Daniele Protti, ci sarebbe da preoccuparsi, però. La Banca Vaticana, che non poche preoccupazioni ha dato a Ratzinger, infatti,  è opaca quasi per definizione, perché praticamente da sempre garantisce l’anonimato ai propri soci legittimando uno dei dubbi peggiori: che possano essere accolti capitali dalla provenienza criminale o documenti strategici per l’assetto delle Istituzioni sottratti da persone affiliate a organizzazioni eversive come la massoneria.

E poi c’è la piaga dei preti pedofili. Una parentesi, probabilmente, non ancora, purtroppo, chiusa del tutto. Con questa notizia che, se confermata nei fatti nelle prossime settimane, chissà quali reazioni potrebbe scatenare.

Ma Papa Francesco, in questi primi mesi, con la semplicità e l’umiltà dei suoi gesti, a corroborare una dialettica chiara per essere davvero vicino ai fedeli di tutto il mondo e soprattutto ai “senza diritti”, ha creato un contagio positivo. Genera, pertanto, ancora più ammirazione una scelta simile. Il pane quotidiano, simbolo universale di carità e di fratellanza – parafrasando questo titolo – si ottiene dalle “briciole di umanità”. Per una civiltà sazia di valori rinnovati.

P.s. Da qui tutti i post con il tag “Vaticano“.

Oggi, 8 anni fa: Giovanni Paolo II

Habemus Papam! Francesco I

“Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Giorgio Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Francisco I”.

La sorpresa, alla fine, è arrivata. Uno dei cardinali meno gettonati, l’argentino di origini italiane Jorge Mario Bergoglio – visto i nomi fatti negli ultimi giorni – è diventato il 266° successore di Pietro. Il nuovo Vescovo di Roma, sconfitto nel 2005 da colui che diventò Benedetto XVI, affacciatosi sul balcone con una croce di ferro battuto al collo e dimostrando subito una limpida spontaneità, ha colpito molto, non solo i fedeli ma anche gli opinionisti di tutto il mondo. Come si evince dai primi articoli di stampa già disponibili online. Stupisce, inoltre, oltre al coraggio che lo ha portato a scegliere l’appellativo assai evocativo di Francesco – cosa mai accaduta nella Storia – la forte personalità dimostrata, tipica dei gesuiti, fusa nella visione di fratellanza cristiana che la Chiesa deve ritornare a frequentare. E’ stato, infatti, il richiamo a questo valore, insieme a quello, ben inteso, della collegialità delle scelte, la prima dimostrazione della volontà di lavorare per riformare la Curia, scardinando quel sistema di potere corrotto e poco esemplare che ha rappresentato uno dei motivi, probabili, delle dimissioni di Joseph Ratzinger.

Il nuovo Pontefice, cardinale di Buenos Aires e sostenitore di un’evangelizzazione spinta che avviene nelle strade vissute da chi ha scelto di non andare più in chiesa, pare sia molto sensibile ai diritti dei poveri, dei più fragili, degli ultimi.

“Il nuovo imperialismo del denaro toglie di mezzo addirittura il lavoro, che è il modo in cui si esprime la dignità dell’uomo, la sua creatività, che è l’immagine di Dio. L’economia speculativa insegue l’idolo del denaro che si produce da se stesso. Per questo non si hanno remore a trasformare in disoccupati milioni di lavoratori”.

In più occasioni, inoltre, con espressioni molto severe e rigide, ha contestato il vizio della “vanità” della Curia Romana.

La vanità, il vantarsi di se stessi, è un atteggiamento della mondanità spirituale, che è il peccato peggiore nella Chiesa.

Tutti felici e contenti, quindi, per questa elezione che in molti gonfia il cuore di fede e di speranza per l’avvenire? Purtroppo no. Perché, legittimamente, è stata immediatamente ricordata questa “brutta storia“. (Smentita, nella sostanza, da questo articolo del Corriere della Sera). Non conoscendo bene, approfonditamente, la vicenda, non posso giudicarla. Mi può amareggiare, certamente.

Posso solo evidenziare, in conclusione, un aspetto. Trovo indecente – da cittadino, prima che da cristiano – l’atteggiamento di quanti si comportano da tuttologi, in ogni situazione, e non mostrano alcuna prudenza, oltre che rispetto per chi può pensarla diversamente, prima di parlare. Senza informarsi accuratamente prima di emettere parole che risuonano già come sentenze inappellabili.

In questo “mare magnum”, nel mezzo, ci siamo noi. Ciascuno ritrovi la propria fede. Per non naufragare in questo oceano di egoismi e di individualismi. Perché la salvezza è possibile, senza alcuna ipocrisia, soltanto se condividiamo la scialuppa della fratellanza.

Il nuovo Papa

A differenza di quel che avvenne nel 2005, quando fu eletto il cardinale tedesco Joseph Ratzinger, il Conclave che inizia nel pomeriggio è segnato da grande incertezza. Non solo perché sembra mancare una figura idonea, unanimemente riconosciuta, a governare la Chiesa; ma proprio perché in questi ultimi anni l’Istituzione del Vaticano, danneggiando la Chiesa, è stata profondamente dilaniata dagli scandali come “Vatileaks” (anche qui), dalla pedofilia/omosessualità del clero e dalla gestione poco trasparente dello Ior. Il Conclave che si apre, inoltre, sarà il primo con un Pontefice ancora in vita, essendosi reso necessario per la storica decisione di Benedetto XVI di dimettersi “per il bene della Chiesa”. Non sappiamo quanto abbiano inciso i suddetti scandali nella decisione del grande teologo e cosa troverà scritto il nuovo Pontefice nella relazione predisposta dai tre “oo7 porporati” sullo stato di salute, soprattutto, della Curia romana afflitta da una corruzione, anche morale, senza precedenti. Ma è indubbio, però, che la svolta che si attende sia epocale. Per una sfida globale senza precedenti. La speranza di molti è che il nuovo Papa – non pochi, me compreso, vorrebbero che fosse eletto l’americano cardinale francescano Sean O’Malley, per l’umanità e il coraggio, la concretezza e l’onestà intellettuale dimostrate – sappia non solo riformare il Vaticano (ossia “convertire” quelle componenti che “hanno deturpato il volto della Chiesa”) privandolo di tutti quegli sfarzi e lussi immorali restituendo dignità ed etica, sobrietà e senso della misura; ma possa, con un linguaggio carismatico e davvero comunicativo, conciliarsi e confrontarsi pacificamente, nello spirito francescano, con le altre religioni e sui temi della contemporaneità socialmente più delicati: diritti civili e sociali, su tutti. Non sappiamo cosa accadrà, ma sperare, con fede, in un cambiamento possibile, è doveroso. Nell’interesse non di una parte di mondo. Ma per l’amore fraterno che dobbiamo testimoniare, quotidianamente e corresponsabilmente, verso tutti. Il cambiamento non può esserci se prima di tutto non cambiamo noi, accogliendo il prossimo.

Benedetto XVI si dimette: il suo discorso

“Carissimi Fratelli – ha detto il Papa ai cardinali – vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”. “Sono ben consapevole – ha aggiunto – che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”. “Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”. Il Conclave potrà dunque tenersi nel mese di marzo.

Abito da prete, anima da demonio

Questa storia, purtroppo, non ha il carattere dell’esclusività perchè di tragedie analoghe ce ne sono state tante in passato e chissà quante ancora oggi ce ne sono. Ma fa straordinariamente male. E tanto. Rompere il muro del silenzio, però, è fondamentale. Avere il coraggio di parlare e di denunciare questi crimini e queste violenze può solo servire a far capire quanto demoniaco sia oggi un certo clero. Una minoranza che rischia di danneggiare la credibilità della maggioranza. Perchè la maggioranza, voglio crederlo, è fatta da sacerdoti straordinari. Ce ne sono stati e ce ne sono. Di noti come anche di meno noti. Ma non ho intenzione di elogiare un’istituzione come il Vaticano che in questi anni ha avuto come plenipotenziario un cardinale come Bertone che, come ha denunciato in queste settimane la trasmissione “Gli intoccabili”, sguazza nel potere politico e finanziario con l’intenzione di poterlo condizionare in virtù del ruolo che esercita e al quale sono giunte, per esempio, le richieste di rogatorie internazionali da parte dei magistrati della Procura di Roma che indagano attualmente sullo Ior, sulla sua poca trasparenza procedurale e amministrativa nonchè sui titolari degli ingenti capitali ivi depositati.

Come è responsabilità morale e penale di un certo clero non occultare le vicende di violenza carnale che si consumano nelle parrocchie tra preti e laici, che siano donne o bambini. Un clero non inquinato dal demonio dovrebbe non solo operare con lo sgomento nel cuore per ricercare la verità e restituire dignità ai tanti uomini donne e bambini offesi, ma dovrebbe anche dare il buon esempio. Il famoso buon esempio che ci si aspetterebbe in modo inequivocabile da chi dovrebbe rappresentare in Terra il nostro Signore. E invece tradisce e lo disonora. Ripeto per chiarezza, è una minoranza che però fa male tanto ai laici e alla maggioranza di sacerdoti che operano davvero in modo eccezionale e per il bene comune.

Ma dalla parte sana, però, ci si aspetta una reazione che fino ad oggi è stata non all’altezza degli scandali. Una reazione di orgoglio. Una reazione di amore. Di amore. Perchè queste schifezze non devono più accadere. Perchè chi violenta il corpo delle donne o dei bambini e mediante di essi violenta Cristo e la sua testimonianza di carità, di fratellanza e di solidarietà, non può continuare ad operare nella Chiesa. E simili uomini cosi come gli alti prelati che li difendono, in pieno stile mafioso per la cultura espressa, quella dell’omertà e della reticenza, testimoniata poi anche in altri ambiti, non possono operare nella Chiesa e per la Società.

Il Guardian: Lasciate stare campane, profumi e bei dipinti.

Salvaci, o Signore, salvaci tutti. Salvaci dal papa. Joseph Ratzinger viene in Gran Bretagna. Gordon Brown è ‘deliziato’. David Cameron è ‘deliziato”. Io sono ‘disgustata’.
Venga pure, viva la libertà di parola. Ma niente tappeti rossi, per favore. Niente tè e biscotti. Niente Regina.

Nei casi di violenze sui minori e l’Aids, i comportamenti di Joseph Ratzinger lo coinvolgono nella protezione dei pedofili e nella morte di milioni di africani. Come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (forte braccio operativo di papa Giovanni Paolo II), il compito di Ratzinger era indagare sugli scandali per pedofilia che affliggono la Chiesa cattolica da decenni. E come lo ha svolto? Nel maggio 2001 ha scritto una lettera riservata ai vescovi cattolici, ordinando loro di non avvisare la polizia – o chiunque altro – circa le accuse, pena la scomunica. Facendo riferimento ad un precedente (riservato) documento del Vaticano in cui si ordinava che le indagini fossero gestite “nel modo più segreto.. protette da un silenzio perpetuo”. La scomunica è uno scherzo per me, e forse anche per voi, ma per un cattolico significa l’esclusione e forse il fuoco eterno – per tentare di proteggere un bambino. Beh, Dio è amore.

E sempre lui ha fatto piazza pulita dei richiami alla disciplina per Marcial Maciel Degollado, il messicano fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo. Le accuse di abusi sui minori hanno perseguitato Maciel fin dagli anni Settanta. Le sue vittime rivolsero una petizione a Ratzinger, solo per sentirsi comunicare dal suo segretario che la questione era chiusa. “Non si può mettere sotto processo un amico intimo del Papa, come Marcial Maciel,” disse Ratzinger. Due vittime di abusi lo hanno citato in giudizio personalmente per ostruzione alla giustizia, ma lui ha rivendicato l’immunità diplomatica. Alla fine, quando le accuse non potevano più essere negate, Ratzinger si è scusato e ha relegato Maciel “a una vita di preghiera e di penitenza”. Perché non in prigione? Non l’ha spiegato. “E’ una grande sofferenza per la Chiesa.. e per me personalmente,” fu il commento di Ratzinger sul peggior scandalo per abusi sui minori. Grande sofferenza? Credevo che essere violentato da bambino fosse una grande sofferenza. Essere manifestamente complici di un insabbiamento è di certo semplicemente.. imbarazzante?

Ratzinger aggiunse di credere che la Chiesa cattolica fosse vittima di una “pianificata” campagna mediatica. Pianificata da chi? Dai gay? Dagli ebrei? Dagli Jedi? Ha quindi insegnato che si può pregare in perpetuo per le vittime – grazie, mi sento meglio ora! – e contemporaneamente impegnarsi al fine di garantire che gli uomini “con profonde tendenze omosessuali” non entrino nel sacerdozio, trasformando così ogni responsabilità per lo scandalo in una storia di cattivi gay!

Ratzinger ha avuto un ruolo attivo anche nella soppressione della Teologia della Liberazione, un movimento latino-americano che pone con insistenza la giustizia sociale come obiettivo centrale del cristianesimo, e sostiene che i buoni cattolici dovrebbero essere anche degli attivisti politici che lottano per i diritti dei poveri delle baraccopoli. Ratzinger ne è stato disgustato, e ha respinto l’idea come “una minaccia fondamentale per la fede della Chiesa”.
E così per l’olocausto proprio della Chiesa – in Africa.

I preservativi possono proteggere gli Africani dall’ Aids. Ma chi può proteggerli da Ratzinger? La Chiesa cattolica ha a lungo perseguito una politica contro l’uso dei preservativi. In El Salvador la Chiesa ha ottenuto l’approvazione di una legge, per cui i preservativi possono essere venduti soltanto con l’avvertenza che essi non proteggono dall’Aids. In Kenya, il cardinale Maurice Otunga ha organizzato roghi pubblici di preservativi. L’ex arcivescovo di Nairobi, Raphael Ndingi Mwana a’Nzeki ha detto al suo gregge che i preservativi, lungi dal proteggerli, contribuiscono alla diffusione della malattia. Beh, Dio è amore.

Alcuni sacerdoti locali in Africa consigliano la contraccezione, perché si prendono cura dei loro parrocchiani. Ma il Vaticano, dalla sua nuvola romana, non è d’accordo. L’Aids, ha detto Ratzinger, “non può essere sconfitto con la distribuzione di preservativi, che anzi aggravano il problema”. Questa è una bugia. Non è una fantasia, come la nascita da una vergine o tutti gli altri magici e mistici controsensi, ma una pericolosa bugia. Ci sono, Vostra Santità, più di 12 milioni di orfani dell’AIDS in Africa.

Ventidue milioni di africani hanno l’Aids e secondo stime delle Nazioni Unite, 90 milioni di persone sono a rischio di morte.

Ratzinger presiede una Chiesa che definisce l’omosessualità “una deviazione, una irregolarità, una ferita”. I cattolici riformisti hanno cercato di modificare in senso liberale questo punto di vista, ma Ratzinger li ha messi a tacere. In una lettera del 1986 si lamentava che “anche all’interno della Chiesa, si stanno verificando enormi pressioni per portare.. ad accettare la condizione omosessuale come se non fosse un disordine”. Egli ha aggiunto che l’omosessualità è “intrinsecamente un male morale”.

Le interessa conoscere le statistiche di suicidio per i gay adolescenti, Vostra Santità? Hanno quattro volte più probabilità di tentare il suicidio rispetto ai loro compagni eterosessuali. Nel 1998, un trentanovenne omosessuale di nome Alfredo Ormando si è dato fuoco in Piazza San Pietro, per protestare contro le vostre politiche. Morì.

Ratzinger non è migliore con le donne: si oppone al sacerdozio femminile, naturalmente, e chiede sia criminalizzato l’aborto anche per quelle che sono state violentate o sono molto malate; meglio il ferro da calza? Un suo amico, il teologo Wolfhart Pannenberg, ha detto che Ratzinger vede la richiesta di sacerdozio per le donne come qualcosa guidato da “portavoce di femministe radicali, soprattutto lesbiche”.

Quindi questo è l’uomo che viene da noi a darci lezioni di morale. Benvenuto, Benedetto XVI, Episcopus Romae, Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio. Non calpestare i cadaveri.

Il Guardian: Lasciate stare campane, profumi e bei dipinti. La visita del Papa in Gran Bretagna non è cosa da festeggiare. – Tanya Gold, The Guardian – pubblicato in Italia da Micromega

Lettera aperta a Sua Eminenza Angelo Bagnasco

Sig. Cardinale,

le scrivo per la seconda volta e per lo stesso motivo, non nella speranza di una sua risposta, perché ho coscienza da me di essere un poverello senza arte né parte all’interno della grande Chiesa cattolica, di cui però mi onoro di essere modesto prete, tenuto agli stessi insegnamenti a cui per altro anche lei dovrebbe sentirsi obbligato, forse più di me. Ho però la consapevolezza, e quasi la prova, che gli insegnamenti non tanto dottrinali, quanto morali, viaggino su binari paralleli: la morale cattolica vale per i poveri, non per il potente in ambasce che la Cei corre a soccorrere anche in presenza di una conclamata recidività e in assenza di un qualche segno di pentimento.

Da mesi il mondo cattolico aspetta una sua parola chiara e inequivocabile sul comportamento di Silvio Berlusconi le cui ignobili prodezze di uomo e, soprattutto, di capo di governo, fanno il giro del mondo. L’ultima è del 31 luglio 2009, durante il saluto ai deputati del suo partito prima delle ferie. Berlusconi, che alcuni giorni prima aveva ironizzato sulla «santità» ( «Non sono un santo, ma sono così perché il popolo mi vuole così»), credendo di fare ridere, ha rincarato: «La sapete l’ultima sulla D’Addario? Dice che Berlusconi non è un santo, ma in effetti scopa come un dio»; deputati e senatori, cattolici in prima fila, of course, si spellavano le mani.

La D’Addario per sua informazione, è la escort (in italiano: prostituta) di lusso barese che ha aiutato Berlusconi ha mantenere l’impegno assunto il 25 ottobre 2003 solennemente all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, davanti alle massime autorità pontificie: «La maggioranza e il governo si impegneranno sempre in difesa della famiglia. Il matrimonio è una cosa sacra». Infatti per essere fedele a due matrimoni, sfociati in divorzio, frequenta minorenni e donne a pagamento importate dall’est e dal sud (si chiama tratta di prostituzione), con tanto di magnaccia a suo servizio. Il suo avvocato (ndr: suo onorevole in parlamento ) garantisce che di donne «ne può avere a carrettate».

Lei, signor Cardinale, è scomparso, liquefacendosi come neve al sole anche fisicamente. Dopo più di un mese di assordante silenzio e di sgomento nel mondo cattolico per il suo tacere, a cui non eravamo affatto abituati, ecco giungere il riferimento implicito del segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, all’interno di una omelia. Ha detto sì, parole forti, ma non dirette: le sue parole, infatti, possono essere applicate a tutti. Qui però lo scandalo non è «di tutti», ma di uno solo: del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Lui spergiura sui figli in tv; lui usa sedi istituzionali (protette ancora oggi dal segreto di Stato) per sfruttamento della prostituzione; lui frequenta minorenni (testimonianza della moglie, provata documentalmente da la Repubblica); lui suggerisce alla prostituta, con cui ha passato la notte, di masturbarsi da sola, come se fosse geloso di altri uomini ed è sempre lui che esprime il desiderio di una ammucchiata tra donne con lui spettatore.

Sig. Cardinale, se non lo avesse ancora capito, lui è Silvio Berlusconi, non «tutti». Ha offerto cariche politiche e di governo a donne che si vantano di essere cattoliche; ci è lecito chiedere: in cambio di quali favori? La ministra cattolica alla pari opportunità quali meriti culturali e sociali aveva per assurgere dai calendari dove posa nuda al seggio di ministro? La ministra devota aveva predisposto un decreto contro i clienti delle prostitute, ma ha dovuto subito riporlo in fondo al cassetto, troppo pericoloso per gli amici baresi del presidente del consiglio. Il quale presidente le ha provate tutte per uscire indenne da questo abisso di depravazione con il risultato di aggravare sempre più la sua posizione a livello mondiale.

Poi, all’improvviso, come un dono piovuto dal cielo, venne la Ru486, la quale, prima ancora di cominciare il suo tormentato cammino ha prodotto il grande miracolo: ha fatto riapparire lei come d’incanto, dandole l’occasione di occupare immantinente le prime pagine dei giornali e delle tv. Poi venne la volta del giornale dei vescovi, «Avvenire», che ha cercato di riscuotere la botte piena e la moglie ubriaca, pubblicando lettere indignate di preti e laici, assumendo posizioni, ma sempre in modo «politically correct», per dire che la gerarchia della Chiesa ha parlato e ha detto tutto quello che c’era da dire. Peccato che nessuno abbia sentito.

Lei in nome della Cei tuona grandine e fulmini ogni qualvolta ritiene minacciati gli interessi della «Chiesa» (?) in campo etico (vedi la vergognosa e sporca cagnara sul corpo esamine di Eluana Englaro) o in campo economico (vedi messa a ruolo per insegnanti di religione e finanziamenti alle scuole cattoliche), imponendo anche l’agenda del governo e determinando il voto del parlamento, come se fossimo in un qualsiasi regime talebano di stampo iraniano come dimostra la stoccata finale a quanti nel governo «potevano» ma «non si sono impegnati a fermare la Ru48». Nel governo? Quale autorità ha lei sul governo? Senza pensarci due volte invita i medici interessati ad ampliare il loro già amplissimo spazio di obiezione di coscienza, come se i medici fossero dipendenti della Cei. La «discesa della civiltà del nostro Paese», di cui lei si lamenta, non è forse questa usurpazione del potere legislativo e di governo di una nazione democratica, sovrana e indipendente anche da qualsiasi Chiesa?

Le sue parole però possono avere il significato che purtroppo hanno: essere un salvagente provvidenziale gettato a Berlusconi per farlo uscire dall’abisso della melma in cui ogni giorno che passa sprofonda sempre più. Il 2 agosto, lo stesso giorno della sua intervista all’Avvenire, i vescovi irlandesi sull’Irish Times di Dublino prendono posizione e criticano i vescovi italiani che «quando è il caso, fanno interventi spettacolari», mentre nei confronti di Berlusconi «sembrano riluttanti a commentare» e citando il caso di Eluana Englaro concludono che «allora parlare in difesa dei valori cristiani non sembrava difficile, né alla gerarchia, né allo stesso Papa. O no?». Come vede, non sono né solo né esagerato.

Ecco dunque la situazione. Lei ha perso la parola nei confronti del presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, corrotto e corruttore di tribunali e minorenni, difensore strenuo della «sacralità della famiglia» e al tempo stesso «utilizzatore finale» di prostitute a pagamento, ma l’ha subito riacquistata per condannare la pillola Ru486, che, per altro, in Italia è già parzialmente in uso dal 1999. Lei ha perso la parola per condannare una legge contro i poveri del mondo che grida vendetta al cospetto di Dio, per riprenderla subito in difesa dell’unico povero che sembra interessarla: il povero embrione. La domanda è: Cui prodest? Viene il sospetto che tutto sia stato orchestrato da mani sapienti per giungere proprio a questo punto. Lo schema possibile infatti è chiaro, come dimostra la reazione immediata del governo. Berlusconi farà di tutto per recepire gli ordini della Cei e del Vaticano e presenterà ogni limitazione possibile del farmaco su un piatto d’oro come «contributo filiale», un autentico «ex-voto per grazia ricevuta», anche a costo di varare un decreto e imporre al parlamento di votarlo senza fiatare il 15 agosto e mezzogiorno.

Il prezzo della contropartita sarà un «requiem aeternam» definitivo, uno scudo tombale sulla corruzione morale del presidente del consiglio e del suo governo, magari con la benedizione finale e una bella visita in Vaticano, che ha la vocazione innata di togliere le castagne dal fuoco dei governi corrotti: lo fece con i concordati con Hitler e Mussolini, lo fa adesso con il piduista e massacratore di democrazia, Berlusconi Silvio. Ad meliora!

Sig. Cardinale, lei salva Berlusconi sulla scena politica dell’Italia, ma non lo salva dal disgusto della maggioranza degli Italiani, compresi i cattolici, per i quali resta quello che è: l’ideatore, il mandante e l’esecutore della morte della democrazia e dell’etica in Italia. Egli con le sue tv e giornali fa «trend» perché ha avvelenato i pozzi della convivenza, della dignità, del bene comune, della legalità e dello Stato di diritto e della democrazia: ha avvelenato il popolo italiano che in buona parte lo venera come idolo ed esempio da imitare. Tutti se ne accorgono, solo certi vescovi sembrano ciechi e sordi.

Ho l’impressione che da questo momento, Lei e la Cei siate complici silenziosi della sua immoralità e perdete «ex sese» il diritto di parlare di morale e di valori cattolici, di famiglia cristiana e di matrimonio sacramento. Nel momento in cui coprite le nefandezze di un capo di governo che, secondo la legge (can. 1398), è scomunicato «latae sententiae» perché complice nel 2005 di aborto di un suo figlio al settimo mese (ammissione pubblica della moglie a «Il Corriere della Sera»), voi autorizzate le donne non solo ad abortire, ma ad usare la Ru486 con tranquilla coscienza: se, infatti, assolvete lui, nelle condizioni date, che continua ad autoassolversi perché non ho fatto nulla di disdicevole, voi assolvete tutti, e condannate voi stessi.

Sig. Cardinale, per una volta, una volta sola, cessi di essere diplomatico professionista e torni ad essere il prete don Angelo, cristiano, ascoltando la nostra gente, i loro bisogni, le loro fatiche, i loro dubbi, la loro solitudine. Usi con Berlusconi quella stessa severità che i vescovi sono soliti usare con coloro che comunque continuano a disobbedire perché la loro parola, il loro stile di vita, il loro modo di vestire allontanano piuttosto che avvicinare a Dio e alla «loro chiesa», a volte ridotta ad una lobby potente in cerca di potenti e di trafficanti e perde figli e figlie, scandalizzati ed esasperati.

Lei e la Cei non potete vendere Dio e Berlusconi non lo può comprare perché Dio ha distolto i suoi occhi: «Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei (…) Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1,15-17). A sua volta il profeta Ezechiele profetizza: «Guai ai pastori che pascolano se stessi (…) vanno errando le mie pecore su tutti i monti e nessuno se ne cura. Eccomi contro i pastori. Strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto» (Ez 34,2.6.10). Ai profeti dell’AT fa eco Gesù e non vi lascia scampo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente» (Mt 23,2.4) con la conseguenza di una rovina generale: «Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito» (Lc 11,52).

Sig. Cardinale, lei e i vescovi che lei rappresenta, siete stati chiamati per essere pastori del popolo di Dio, vi siete ridotti ad essere veggenti nel libro di un «benefattore» e padrone, corrotto e immorale. Che Dio vi aiuti.

Paolo Farinella, prete

Genova, 6 agosto 2009
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