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The life of David Gale

Ieri sera, dopo tantissimo tempo, mi sono concesso un dvd e senza tergiversare molto la scelta è caduta sul capolavoro che vede protagonista Nicolas Cage “The Life of David Gale”.

Naturalmente non racconterò la trama nel dettaglio essendo un film che merita di essere visto e sul quale sarebbe necessaria una riflessione collettiva, ma dal tema che si evince, la battaglia civile e morale che non pochi milioni di persone fanno in tutto il mondo contro la pena di morte, scaturisce la convinzione che questo che si configura come uno strumento legislativo, per punire alcuni tra i reati più efferati che l’uomo può compiere, non solo in alcuni stati americani ma anche in altri paesi non propriamente noti per la loro “grandissima democrazia” (almeno in questo il nostro Paese non è peggiore di altri..), non solo spesso colpisce delle persone innocenti sulle quali raramente viene fatta, anche da morti, una giustizia che per lo meno restituisca dignità, ma anche che dietro una simile e premeditata tortura, oltre a vergognose campagne mediatiche, si nascondano interessi politici che stiamo scoprendo essere di gran lunga più importanti dell’interesse del singolo cittadino.

E allora se da politici – serial killer come i governatori di alcuni stati americani o da presidenti di stati illiberali come l’Iran non ci aspettiamo niente di buono perchè sappiamo che chi è un Giuda, da Giuda morirà, mi fa seriamente e sinceramente rivoltare lo stomaco il comportamento della vera Cupola presente in Italia, quella del Vaticano, che dopo aver contestato la moratoria della Francia, presso l’Onu, contro gli Omosessuali, continua, fingendo, la sua campagna contro quella sua componente “ecclesiale” che vive nell’ingordigia della carne, nella tentazione, nella più squallida, vile, ripugnante pedofilia senza che alcuni dei sacerdoti coinvolti in certi scandali vengano ridotti allo stato laicale e intervenendo tranquillamente nell’agenda politica del Paese neanche fosse tutto loro consentito (vedasi restituzione di 120 milioni di euro, su 133 milioni totali, per le scuole private gestite dalla Chiesa dopo che l’ammontare era stato eliminato per altri scopi dal Tremonti che subito ha fatto marcia indietro, essendo lui soltanto uno schiavo e un leccapiedi del Potere..).

Ci stiamo avvicinando alle feste, dovremmo diventare tutti più buoni..

E’ vero, ma davanti ai “fatti” e alla dignità, non ci sono feste che dovrebbero trattenere il cittadino onesto a pretendere verità, rigore morale e giustizia..

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Chiesa e omosessualità

Chi mi conosce sa quanto sono tollerante e quanto apprezzi la “diversità”.
Diversità sessuale, intesa come omosessualità, compresa. Perchè pur essendo felicemente eterosessuale non discrimino nè criminalizzo chi ha orientamenti sessuali diversi dai miei, come purtroppo fan molti, in modo molto ipocrita, subdolo e latente.

E conoscendone alcuni, a voler essere genuinamente onesti, non si può non ravvisare in essi una dolcezza di fondo che a volte impressiona e la purezza di certi sentimenti percepibili anche dal semplice sguardo. Il mio rispetto, la mia simpatia e la mia “tutela” va a quanti vivono questa loro condizione con quella naturalezza e quella spontaneità, quella semplicità e quella educazione, pari a quelle di chi, etero, vive nella stessa limpidezza la sua quotidianità, qualsiasi cosa faccia e dica.

Perchè siamo tutti uguali. Non apprezzo, però, onestamente, quanti ritengono di dover ostentare esageratamente, con smisurata enfasi a volte, il loro orientamento sessuale, perchè cosi facendo, mi sembra, l’omosessuale si umilia rendendosi buffone e ridicolo, oggetto dello scherno ancor più volgare e inopportuno di quanti si riconoscono nell’omofobia e nella discriminazione.

Questa premessa per invitarvi a leggere con serietà e con raziocinio, l’articolo “Chiesa e omosessualità. Youtube censura“, tratto da Articolo 21, e firmato da Bruna Iacopino.

Vaticano amico del boia

Il Vaticano è contrario alla depenalizzazione universale dell’omosessualità nel mondo che la Francia si accinge a sottoporre all´Onu. Lo ha detto Celestino Migliore, il monsignore osservatore permanente del vaticano presso le Nazioni Unite, sostenuto dal prelato Federico Lombardi, che si difende dagli attacchi piovuti sul vaticano da destra e da sinistra. Tranne che dal pio Rocco Buttiglione (Udc) secondo il quale “la Chiesa si oppone a una iniziativa che intende definire per i gay uno status privilegiato“.

Secondo il vaticano “se i gay fossero inseriti nelle nuove categorie protette dalle discriminazioni, gli Stati che non riconoscono queste unioni saranno messi alla gogna con nuove implacabili discriminazioni“.

Con questa stronzata, in sostanza il vaticano appoggia i Paesi in cui discriminazione, torture e barbare esecuzioni sono la norma. La scusa ribaltata dello stato teocratico è che “i gay innocenti producono pressione e discriminazione per chi considera il matrimonio eterosessuale la forma fondamentale e originaria della vita sociale e come tale da privilegiare“.
Con questa stronzata il vaticano porge la sua mano complice ai criminali poiché depenalizzare l´omosessualità significherebbe smettere di impiccare o lapidare in piazza ragazzi, spesso processati sommariamente.

Ci sono problemi veri, lo ammetto, ma anche le dichiarazioni folli di Celestino Migliore lo sono. Per l’indotto e i nefasti riflessi che la presenza del vaticano ha nella vita sociale dell’Italia. Perché mentre l’Europa manda a fanculo ciò che dice Ratzinger, l’Italia, purtroppo, obbedisce alle “dritte“. Le ingerenze politiche del vaticano per gli italiani laici, atei e indifferenti ai dogmi religiosi come il sottoscritto, arrecano soltanto danni cronici simili a quelli di una malattia incurabile. Tabù, paura, rispetto e rassegnazione che compongono l’aura del vaticano ci inducono a tollerare il disturbo di certe campane e l’emorragia di ricercatori verso l’estero. Abbiamo donne che pagano 2 volte il dolore di un’esperienza come quella dell’aborto, e padri come Beppino Englaro che pagano il vuoto di una legislazione sul tema del testamento biologico.

Il vaticano per l’Italia è come un cancro maligno alimentato da diffuse metastasi rappresentate dalla totalità della classe politica. Al punto che l’autorità morale italiana si comporta da soggetto politico senza accettare i giudizi con criteri politici. Si appella alle norme di un supposto diritto naturale senza curarsi di come la natura si comporta nella realtà. Pretende il monopolio della “giusta ragione” senza che gli argomenti medesimi vengano trattati con lucidi ragionamenti. Il problema italiano è davvero serio con questa gentaglia in tonaca che prende un miliardo di euro l’anno dall’otto per mille. Soprattutto perché quotidiane idiozie partorite dagli ambienti vaticani, godono di visibilità smisurata sui media generalisti di regime.

Celestino Migliore, in un paese normale, verrebbe preso a sputi. Qui invece rimprovera la politica colpevole di smantellare la religione cattolica a scuola. E’ una mostruosa montatura il rispetto che stampa e televisioni di regime continuano a dare al vaticano, chiamandolo “Santa Sede” con le esse maiuscole. Dalla continua e forzata canonizzazione di media e leggi viene a galla tutta la barbarie arrecata al buon senso, la lapidazione della dignità di un popolo, l’impiccagione dell’indipendenza da parte di un’ideologia malata che produce deviazioni e pederastia ossessiva.

Mentre un tribunale americano chiama alla sbarra papa Ratzinger, sulle sue responsabilità in merito al silenzio e alla sistematica copertura dei preti pederasti, l’omosessualità, per la felicità di Celestino, è barbaramente punita ancora oggi in almeno 90 nazioni.
I gay accusati di essere tali vengono uccisi per legge in Angola, Benin, Botswana, Burundi e Iran (dove vengono puniti con 74 frustate anche eventuali minorenni che hanno subito atti sessuali). Il presidente iraniano Ahmadinejad dice che nel suo paese di boia l´omosessualità non esiste. In Mauritania, Sudan e Nigeria l’uccisione di presunti gay processati sommariamente avviene per lapidazione. In Camerun e Uganda la condanna di un gay è all’ergastolo. In Kenya, Lesotho, Malawi e Zimbabwe l’ergastolo è riservato soltanto ai gay maschi e solo quando è stata accertata la consumazione dell´atto.

Noi italioti canonizzati, senza andare tanto oltre l’uscio di casa nostra, ci imbattiamo continuamente in una pletora di pittbul con la tonaca assetati di bambini e ragazzini. Con buona pace per quei preti che ho avuto la fortuna di conoscere come uomini spinti da valori umani e spirito di solidarietà, sono costretto a chiudere il post odierno con un triste (e limitato) elenco di casi fra i più recenti. Buona lettura.

2 frati di Torino indagati per abusi su minori;
Salesiano di Udine denunciato per abusi su minore;
3 vescovi lombardi accusati di coprire a Como sacerdote pederasta;
Sacerdote molestatore lascia parrocchia a Firenze
3 preti pedofili a Fiumicino;
Firenze, Don Cantini, stupratore di minorenni “il caso non è chiuso“.

Amen.

Vaticano amico del boia, Daniele Martinelli

Ratzinger, il banchiere di dio


In attesa di tornare a parlare dell’Opus Dei, cosi come avevo promesso di fare alcune domeniche fa, non essendosi, negli ambienti clericali, del tutto chiusa la vicenda di Eluana Englaro e dell’intromissione della Chiesa nelle vicende di una famiglia che vorrebbe poter lenire il proprio dolore in autonomia e in silenzio, soprattutto, segnalo la lettura della seguente riflessione, del dott. Pauer, tratta da Micromega, il quale si interroga se dietro una egemonia non soltanto culturale esercitata dalla Chiesa, o presunta tale, non si celi anche lontanamente una parvenza di egemonia politica ed economica, che ben si riallaccia al contesto globale del quale siamo tutti figli.

L’opposizione radicale (teologico-fondamentale) della Chiesa nella vicenda della signora Englaro, “morta” da 17 anni e tuttavia mantenuta in “vita” artificialmente dalla moderna tecnica scientifica, si fonda su l’idea del credito, ossia è un problema di “teologia economica”. L’anima immortale, secondo la complicata e mai del tutto chiarita concezione cattolica – si pensi all’anima “nocchiera” del corpo nell’Agostino Platonico-Plotinico, ridefinita criticamente dall’averronian-aristotelico Tommaso, fino alle revisioni in corso che ritengono, in tempo di rianimazione, genetica ed embriologia, superato anche il Doctor Angelicus -, non muore e il “corpo vitale” che la contiene è in prestito. Che cosa sia la morte la Chiesa cattolica lo ignora e non sa spiegarlo, fuori dalle viete allusioni al mistero. Certo è che l’imbalsamazione egizia ha trovato nei vescovi di Roma dei grandi estimatori, ed è noto che Pio XII, evidentemente non del tutto pronto per la “felicità eterna”, si fece iniettare alcune dosi di “cellule rigeneranti” da Paul Niehans, il padre della cd. terapia cellulare. Benché tale trattamento, noto come “elisir dell’eterna giovinezza” (vi si sottoposero anche C. Chaplin, M. Dietrich, K. Adenauer, W. Churchill, Hirohito, C. de Gaulle e Miles Davis; non si sa nulla invece dell’attuale Presidente del Consiglio italiano) non sia accettato dalla comunità scientifica, Pio XII nominò nel ’55 il Niehans membro dell’Accademia Pontificia delle scienze, molto prima che AN s’infatuasse dell’ormai dimenticato “metodo Di Bella”. Ai comuni mortali, che non si possono permettere una teca di vetro nel salotto con dentro mamma e papà, si dice che “la vita è in prestito”.
Il papa stesso ha dichiarato durante l’Angelus del 16 novembre u.s. a proposito di Mt 25,14: “Das Gleichnis erinnert uns daran, daß unser Leben, die Gesundheit, unsere Kräfte und Begabungen uns gewissermaßen nur geliehen sind”, traduco: “La parabola ci ricorda che la nostra vita, la salute, le nostre energie e talenti in qualche modo sono solo presi in prestito“. Per mantenere un potere biopolitico millenario, che ha la pretesa di organizzare l’esistenza universale del genere umano attraverso la sottomissione dello stesso al corpo di Cristo dispiegato sulla\nella storia (cioè la Chiesa romano-imperiale costantiniana), la teologia economica ha elaborato un credito esigibile senza scadenza: l’Ur- cambiale. La sua idea è che gli esseri umani non sono liberi di disporre della loro vita e della loro morte perché non sono cose che gli appartengono; anzi, Dio ha un suo vice in terra, che non deve rispettare nessun’altro potere, il quale esige in suo nome il credito ogni qual volta si renda necessario. Il papa, che un miliardo di cristiani non cattolici considerano variamente un usurpatore, un impostore, l’anticristo, un primus inter pares, ecc., e non Marcinkus è il vero banchiere di Dio.
Quanto vale un’anima nel mercato globale? Che la crisi politicico-economica mondiale e la signora Englaro abbiano qualcosa in comune?

Ratzinger, il banchiere di dio, di Carlo M. Pauer, Micromega

Pio XI e quel razzismo d’Africa

Nuovi documenti provano le compiacenze della Santa Sede verso la politica di Mussolini in Etiopia. Nel ’37 appoggiò la legge che vietava i rapporti fra italiani e «faccette nere»

La «Giornata della Fede» è rimasta a lungo iscritta non soltanto nelle memorie, ma anche sui corpi (sulle mani) degli italiani. Il 18 dicembre 1935, in risposta alle sanzioni decretate contro il regime di Mussolini dalla Società delle Nazioni per l’invasione dell’Etiopia, le coppie d’Italia furono chiamate a sostenere lo sforzo bellico del fascismo donando «oro alla patria»: contribuendo alle spese di guerra attraverso l’offerta degli anelli nuziali. Fu un gigantesco rituale di massa, celebrato a Roma come nel più minuscolo comune del Regno. Nella sola capitale, oltre centomila fedi d’oro vennero deposte sull’Altare della Patria da brave donne italiane — per prime, la regina Elena e donna Rachele — che orgogliosamente si misero al dito, in cambio, fedi d’acciaio. La Chiesa cattolica collaborò attivamente alla raccolta dell’oro. Con lettere pastorali, omelie, fogli diocesani, gran parte del clero fece propri gli slogan della pubblicistica di regime. Già il 4 dicembre, con due settimane di anticipo sulla Giornata della Fede, Mussolini poté ordinare ai prefetti di esprimere ai vescovi di ogni provincia la piena soddisfazione del governo fascista. Il sostegno della Chiesa riuscì allora tanto più utile al regime in quanto la vera nuziale, per la maggioranza degli italiani, era anzitutto un segnacolo religioso: valeva da promemoria del patto matrimoniale stretto dalla coppia presso un altare, era il materico simbolo di un sacramento. Se il mondo cattolico poté aderire massicciamente alla guerra di Mussolini in Africa, fu anche perché l’impresa d’Etiopia traduceva il mito fascista della romanità nei codici di una cultura missionaria. I soldati del Littorio promettevano di consegnare la fede romana a popoli semibarbari: la «crociata» in Abissinia veniva combattuta affinché trionfassero, insieme, le ragioni imperiali del fascismo e quelle universali del cattolicesimo. Nondimeno, gli storici più avvertiti hanno iniziato da qualche tempo — sulla scorta dei documenti d’archivio relativi al papato di Pio XI, accessibili dal 2006 — a sfumare l’immagine troppo nitida e netta di una Chiesa compattamente schierata dietro le legioni del Duce. In particolare gli studi di Lucia Ceci, docente di Storia contemporanea all’università di Roma Tor Vergata, hanno documentato sforzi notevoli della Santa Sede, e di Pio XI in persona, per fermare la macchina bellica di Mussolini. Alla vigilia della dichiarazione di guerra, Pio XI aveva preparato una lettera privata per il Duce dove gli chiedeva, in sostanza, di rinunciare all’invasione dell’Etiopia. Papa Ratti aveva poi deciso di non inoltrare la missiva, ma fino all’ultimo aveva fatto pressioni su Mussolini «per non mettere l’Italia in stato di peccato mortale». Né le gerarchie vaticane tacquero del tutto a mobilitazione avvenuta, dopo il fatidico discorso mussoliniano del 2 ottobre 1935. Estensore materiale della bozza di lettera di Pio XI al Duce, monsignor Domenico Tardini affidò a un documento riservato per il papa l’espressione del proprio disgusto nei confronti del «clero esaltato e guerrafondaio». Mentre la Segreteria di Stato diffuse, il 30 novembre, precise istruzioni «da impartire verbalmente ai vescovi d’Italia»: durante la Giornata della Fede, si limitassero i vescovi al campo della preghiera, badando di «non esprimere giudizi sul diritto e la giustizia dell’impresa abissina». Ora che conosciamo meglio il travaglio della Chiesa di Pio XI a fronte dell’avventura imperiale di Mussolini, a maggior ragione restiamo colpiti da nuovi documenti inediti che Lucia Ceci ha rinvenuto nell’Archivio segreto vaticano e che saranno da lei presentati, in questi giorni, a un convegno della Fondazione Salvatorelli. Sono materiali più tardi, relativi all’estate del 1937: quando ormai da un anno si è consumata la presa militare di Addis Abeba, ed è stato proclamato un impero del quale Pio XI (a dispetto delle tormentate sue iniziative diplomatiche del ’35) ha creduto bene di rallegrarsi pubblicamente. Dopo il disordine della guerra, in Africa orientale italiana è venuto il momento di fare ordine. Ed è venuto il momento di farlo a partire dalle alcove, dove troppi soldati e troppi coloni si consolano della distanza da casa fra le braccia amorevoli di qualche «faccetta nera». In Africa orientale italiana è suonata, insomma, l’ora di una legislazione sulla razza. Dietro impulso del ministro delle Colonie, Alessandro Lessona, il regime ha appena introdotto la «legge sul madamato», che punisce con la reclusione da uno a cinque anni il concubinato di un cittadino italiano con «una persona suddita dell’Africa orientale». Adesso — siamo ai primi d’agosto del ’37 — il ministro Lessona sta chiedendo al nunzio vaticano in Italia, Francesco Borgongini Duca, un appoggio diretto della Santa Sede alla legislazione razziale, per scongiurare il rischio concreto di una proliferazione dei meticci. Infatti, «disgraziatamente», i figli nati dall’amplesso di uomini bianchi con donne nere «portano sommati i difetti e non i pregi delle due razze». Perciò l’Italia fascista invoca il contributo della Chiesa cattolica nel «dissuadere unioni tra persone di diversa razza»: «appunto per evitare le nascite dei mulatti, che sono dei degenerati». Risalendo per via gerarchica, la richiesta di Lessona approda sulla scrivania di Pio XI, che sollecita un avviso del cardinale Domenico Jorio, prefetto della Congregazione dei sacramenti. E il 24 agosto 1937, il cardinale Jorio mette per iscritto, all’attenzione di Papa Ratti, un parere sconcertante rispetto al senso comune della morale cattolica. Sì, «a mezzo dei Missionari», la Chiesa avrebbe effettivamente potuto, anzi avrebbe dovuto collaborare — «nei giusti limiti» del diritto canonico — alla campagna per la «sanità della razza». Le «ibride unioni» andavano impedite «per i saggi motivi igienico-sociali intesi dallo Stato»: «la sconvenienza di un coniugio fra un bianco e un negro», e «le accresciute deficienze morali nel carattere della prole nascitura». Segue l’approvazione papale del documento firmato dal cardinale Jorio, trasmesso alla nunziatura d’Italia già il 31 agosto di quel 1937: per la gioia del ministro Lessona, «lieto delle sagge disposizioni della Santa Sede». Spolverata dagli archivi vaticani grazie alle fondamentali ricerche di Lucia Ceci, questa non è che una pagina fra le tante, nell’alterna vicenda del rapporto fra il Vaticano degli anni Trenta e i regimi razzisti. Ma è una pagina che avremmo preferito non leggere.

Pio XI e quel razzismo d’Africa, di Sergio Luzzatto, da il Corriere della Sera, 5 novembre 2008

Le omelie del Papa


Il Papa: “Provo ancora dolore per la Notte dei Cristalli“, La Repubblica
Il Papa: “No a ogni antisemitismo“, Corriere della Sera
Il Vaticano: “Omosessuali non possono diventare preti“, La Repubblica
Betori: “Anche la Chiesa pecca“, La Repubblica
Don Vitaliano: “Ratzinger come Pio XII“, Micromega

Buon pomeriggio e buona domenica.

Come sanno quelli che mi leggono, la discussione della domenica la dedico a quanto attiene al mondo della Chiesa e a quello che il Vaticano comunica e vuole che si sappia demandando alla società civile l’arduo compito di decriptare i suoi messaggi e di tradurli nella realtà.

Nelle ultime settimane il Pontefice si è alquanto lasciato andare a espressioni, sui più diversi aspetti del nostro vivere, che hanno portato perplessità e scetticismo a coloro che erano i destinatari di certi messaggi, soprattutto alla luce di quelle che sono state e continuano talvolta ad essere le condotte di un Vaticano surreale.

Prima si è parlato dei contraccettivi e di quanto la Chiesa opti per un certo tipo di famiglia e di rapporti tra uomo e donna, poi è stata la volta del perbenismo clericale nel nome del quale si condanna e si chiede scusa per quanti omosessuali e pedofili ci sono nella chiesa (peccato poi che restino sempre tutti ai loro posti e che nel frattempo delle migliaia di famiglie colpite da questi Satana con il saio non si occupa nessuno..), poi è stata la volta degli attacchi a quanti vivono nella discriminazione razziale e nell’insulto verso il prossimo, ma anche dell’indecente silenzio, proprio mentre era in Campania, contro tutti gli attacchi e gli attentati mafiosi che si stanno registrando non solo nel napoletano (con Giovanni Paolo II invece che in diverse occasioni ne parlò e ne parlò con durezza con coraggio e con determinazione), poi è stata la volta della finta solidarietà a quanti stanno patendo per la crisi umanitaria in Congo e per quanti piangono le migliaia di morti dovuti alle sevizie e alle cattiverie del regime militare che sta occupando il territorio (i circa 9 miliardi di euro che marciscono nelle banche vaticane, lo Ior, o anche solo una parte dell’otto per mille perchè non viene usato per queste gravissime guerre che accrescono soltanto le violazioni dei diritti umani?), infine è stata la volta della polemica sulla beatificazione del Papa Pacelli, il quale viene accusato di essere rimasto in silenzio davanti al nazismo e all’Olocausto.

Non so se i link posti in apertura come piccola rassegna stampa possano servire, ma è sicuramente indispensabile che ciascuno di noi si faccia una idea e che contempli la possibilità di esprimere liberamente la propria opinione sempre e per merito della quale si ponga fine a queste patetiche e quotidiane omelie che ci vengono propinate in modo enfatico e trionfalistico da telegiornali asserviti e da giornalisti inetti affinchè si abbia il coraggio di liberarci da queste litanie squallide e patetiche..

Ratzinger, ci sei?

E’ giunto il momento di mettere alla prova le dichiarazioni di Ratzinger. E, a metterle alla prova, basta l’ultimo fatto di cronaca, quello che riguarda don Pierpaolo Mologni, ex parroco di Lombardore, un paesino di 1.500 abitanti a una ventina di chilometri da Torino, trasferito da un paio di mesi ad un’altra parrocchia, quella di Ozegna.

A carico del sacerdote sono partite due denunce per abusi sessuali, da due famiglie della parrocchia di Lombardore. Gli inquirenti hanno perquisito i suoi alloggi di Ozegna e hanno rinvenuto migliaia di foto compromettenti, alcune risalenti al 1979.

A padre Mologni piacevano i ragazzini. Con alcuni si limitava a semplici carezze, con altri andava oltre. Il metodo era sempre lo stesso: conquistare la fiducia del ragazzo, per garantirsi il suo silenzio, e poi passare agli abusi. Era un percorso lungo, che richiedeva tempo. Cominciava con le carezze, e se le vittime non si ritraevano, passava a richieste più pesanti. Convinceva i ragazzini a fare la doccia a casa sua, e mentre erano sotto la doccia li fotografava. Oppure li convinceva ad indossare un succinto costume da Tarzan, confezionato da lui stesso, e li fotografava in pose inequivocabili. Alcuni li faceva distendere sul letto o sul tappeto e li masturbava. Talvolta si masturbava anche lui. Il tutto testimoniato dalle migliaia di foto rinvenute, oltre che dalle deposizioni di diversi ragazzi. Decine di testimonianze. Troppe, in un paesino di 1.500 anime.

I carabinieri hanno consegnato a padre Mologni un avviso di garanzia. Poco tempo dopo, il sacerdote è stato colpito da setticemia e, da qualche giorno, è in coma profondo. E in ospedale è stato raggiunto da un provvedimento della Procura di Torino, che disponeva gli arresti domiciliari. In via precauzionale, la stessa Procura ha disposto il sequestro della sua cartella clinica.

Questi i fatti, così come si sono svolti. Sorgono però gli interrogativi: le foto testimoniano di abusi avvenuti fin dal 1979, possibile che nessuno si sia mai accorto di nulla? in paese giravano, da parecchio tempo, strane “voci” sul conto del sacerdote, possibile che la Curia non fosse informata? possibile che nel corso degli anni nessuna vittima si sia rivolta al Vescovo? e allora perchè l’improvviso trasferimento da Lombardore a Ozegna due mesi fa?

(Viaggio nel silenzio)

Per indignarsi non serve andare in Australia

E’ domenica.
E come ogni domenica torno a parlare di questa Chiesa, di questo Vaticano, di questo Papa sempre più, purtroppo, boss di un clan di picciotti dal bassissimo valore morale e che hanno fatto della loro sessualità perversa la loro unica fede.

Come molti sapranno, in questi giorni in Australia si celebra la Giornata Mondiale della Gioventù, una manifestazione importantissima fino a quando a presenziarla c’era Giovanni Paolo II, per la sua fiducia e per il suo amore incondizionato nei confronti della gioventù tutta, divenuta ora invece l’occasione per il Pontefice di incontrare alcuni suoi adepti “speciali” sparsi per il mondo: preti pedofili dall’altissimo livello che si differenziano solo nel numero di abusi commessi, ma accomunati dalla imperitura protezione che li viene riservata dal Vaticano.

Non so quanti, leggendo la cronaca degli eventi organizzati nel corso di questa manifestazione dal fascino particolare (lo è indubbiamente per i veri protagonisti, i ragazzi, che vi giungono da tutto il mondo), abbiano rilevato la seguente espressione del pastore tedesco: Il sacerdozio è incompatibile con la pedofilia.

Minchiazza, direbbe qualcuno!

E i giornalisti lì a scrivere. Tant’è che l’hanno riportata tutti i giornali, questa dichiarazione papale. E nessun giornalista ha detto: “Scusi, sa, ma finora mica era compatibile! Eppure i preti pedofili si sprecano! Per non parlare di quanto sia incompatibile con la legge!”. Io me lo sarei aspettato, un commento così. Fossi stata lì, io lo avrei detto. Invece nulla. Forse non è previsto dal protocollo Vaticano far presente al Pontefice che sta dicendo una castroneria. (Dal Blog “Viaggio nel silenzio“)

Chissà se dopo la sua lodevolissima presa di posizione sui sacerdoti pedofili in Australia, il Papa dei cattolici intende togliere qualche carica e qualche privilegio anche a Sua Eminenza Bernard Law (ex arcivescovo di Boston dimissionario dopo alcuni casi di pedofilia e attuale arciprete di Santa Maria Maggiore a Roma), che abita a un tiro di schioppo da casa sua, a Roma. (Dal Blog “Piovono rane“).

E, continuando sulla falsariga di quanto avvenuto negli Stati Uniti, ad accogliere Ratzinger c’era anche il cardinale George Pell, massimo esponente della Chiesa australiana e accusato di aver coperto i preti pedofili. Diversi preti pedofili. Ma in particolare, hanno molto da ridire le vittime di un sacerdote di Ballarat, Gerald Francis Ridsdale, che sta scontando 19 anni di carcere per aver abusato di 49 bambini, anche se sembra che le vittime siano oltre un centinaio. Risdale, che oggi ha 74 anni, apparteneva alla diocesi di Ballarat, a 120 chilometri da Melbourne negli anni in cui, sostiene la Broken Rites (l’associazione australiana delle vittime dei preti pedofili), vi era una “radicata cultura degli abusi sessuali nel clero, come dimostrato dai casi portati in tribunale negli anni Novanta”. Gerald veniva da una famiglia di forte matrice cattolica, lasciò la scuola a 14 anni e si impiegò come contabile. Fu in quel periodo che prese coscienza dell’attrazione che provava per i ragazzini. Tuttavia, incoraggiato da un sacerdote, decise di entrare in seminario. Dopo un periodo di studi tra Melbourne, Genova e Dublino, fu ordinato sacerdote a Ballarat nel 1961. E, praticamente da subito, cominciarono gli abusi. Dagli anni Sessanta al 1993, anno in cui fu arrestato, Ridsdale fu spostato di parrocchia in parrocchia; i trasferimenti, qualche volta, arrivavano appena dopo qualche settimana dal suo insediamento. Così per oltre trent’anni. Gli abusi avvenivano all’interno della chiesa, nel presbiterio (la casa parrocchiale), nell’auto del sacerdote, in casa delle vittime, durante gite, e nei giorni festivi con il sacerdote. Molestò un bambino e sua sorella poche ore dopo il funerale del loro padre. Spesso gli abusi avvenivano durante la confessione, e Ridsdale provvedeva anche all’assoluzione. Molti reati si sono verificati prima e dopo la celebrazione della Messa, prima di comunioni, cerimonie, matrimoni e funerali. Molte delle vittime sono stati chierichetti. Uno di essi è stato ancora vittima di abusi sessuali presso l’altare, quando la chiesa era vuota e chiusa, dopo la Messa. A metà degli anni Sessanta, Ridsdale trascorse un periodo a Mildura, sotto la supervisione di monsignor John Day, uno dei più feroci pedofili nella storia della Chiesa. Altri trasferimenti, altre parrocchie, fino ad arrivare, nel 1971, a Ballarat. Alcune delle vittime denunciarono alla curia gli abusi subiti, tuttavia non furono presi provvedimenti, se non spedire il sacerdote a fare qualche seduta di psicoterapia, per poi assegnarlo ad una nuova parrocchia, dove tutto ricominciava da capo. Alla fine del 1971, Ridsdale fu assegnato alla parrocchia di San Alipius, come assistente del parroco. Nel 1973, arrivò un altro sacerdote, padre George Pell [colui che oggi accoglie il Papa].
I due sacerdoti condivisero perfino la casa, per un lungo periodo ed è assolutamente improbabile che Pell non fosse a conoscenza degli abusi commessi dal suo collega, soprattutto perchè la scuola parrocchiale (dove anche Ridsdale insegnava) era un vero e proprio covo di pedofili: padre Robert Best, padre Edward Dowlan, padre Fitzgerald, padre Stephen Francis Farrell, tutti in seguito condannati per abusi sessuali.
Il 27 maggio 1993, molte parrocchie e molti abusi dopo, il tribunale di Melbourne aprì un processo a carico di Ridsdale, per aggressione sessuale ai danni di nove ragazzi. Il sacerdote fu accompagnato in tribunale e sostenuto da George Pell, che nel frattempo era divenuto vescovo ausiliario. Non c’erano invece nè vescovi nè sacerdoti a sostenere le vittime. Ridsdale fu condannato, ma uscì di prigione dopo appena tre mesi, “sulla parola”. Un mese dopo, la Broken Rites aprì una linea telefonica alla quale potevano rivolgersi le vittime degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti. L’associazione fu l’anello di collegamento tra le vittime e la polizia, che riaprì le indagini su Ridsdale. E, come accade in questi casi, il vescovo Ronald Mulkearns chiese al Papa la riduzione del sacerdote allo stato laicale, ottenendola immediatamente.

Il 19 gennaio 1994 si aprì il nuovo precesso, ma stavolta non c’era alcun vescovo a sostenere Ridsdale. Fu condannato a 19 anni di carcere per un numero impressionante di abusi sessuali. E contestualmente fu aperta una nuova indagine, denominata Operazione Arcadia, al fine di stabilire le responsabilità del vescovo Mulkearns. Il rapporto Arcadia stabilì che il vescovo era a conoscenza delle “molestie” ma non fu in grado di provare che fosse a conoscenza degli abusi veri e propri, pertanto non fu possibile procedere. Tuttavia il rapporto Arcadia circolò, e meno di un anno dopo il vescovo si dimise. Al suo posto fu nominato George Pell. Il 6 agosto 2006, il tribunale di Melbourne aprì un nuovo procedimento a carico di Ridsdale, per altri abusi fino ad allora non denunciati. Fu condannato ad ulteriori 4 anni di carcere. Il giudice Bill White criticò la Chiesa cattolica per non aver preso seri provvedimenti, dopo aver saputo della condotta di Ridsdale, e soprattutto per non aver mostrato alcuna compassione per le vittime. Trasferire Ridsdale di parrocchia in parrocchia aveva solo dato la possibilità, al sacerdote, di continuare liberamente ad abusare dei bambini. In una conferenza stampa, il cardinale Pell ha affermato: “Una vita senza Dio e modelli sbagliati di famiglia, sessualità e matrimonio sono i pericoli da cui dobbiamo mettere in guardia i giovani”. Se almeno Ratzinger sapesse scegliere delle compagnie più credibili, forse qualcuno sarebbe anche disposto a credere alle sue scuse, alle sue esternazioni, alla sua vergogna.
Ma stando le cose così come stanno, non sarebbe meglio stare zitti?
(Dal Blog “Viaggio nel silenzio“)

Minchiazza, direbbe sempre qualcuno!

Le 10 P

Nella mia domenicale “celebrazione liturgica” contro questa Chiesa di Roma (a causa del suo “portinaio“, a differenza di quanta fede e amore suscitasse il suo predecessore), riporto un messaggio che ho ascoltato in televisione in uno dei telegiornali regionali pugliesi (tratto da una targa presente nel monastero di Santa Maria di Leuca del Belvedere) che da settimane stanno osannando l’arrivo in Puglia del Pontefice prostrandosi in una adorazione che neanche i Re Magi con il Signore, spettacolarizzando, ritengo ignobilmente, quello che dovrebbe essere un atto di fede.

Puro e semplice.

Un inservilimento delle coscienze, perpetrato per i bigotti che saranno presenti, (fortunatamente non tutti) che si sposa con le porpuree ornamentazioni predisposte dai “briatori della chiesa“, chiamati vescovi e cardinali, che nel loro esagerato lusso personale, hanno gestito l’organizzazione dell’evento per l’arrivo de “Il Diavolo (che) veste Prada” – come lo hanno definito alcuni satanisti – (meglio precisare per non correre in alcuna blasfemia) a causa del suo ostentato e smisurato look dotato finanche proprio di scarpette rosse lucide firmate Prada.

Ecco il messaggio:

Parole Poco Pensate
Portano Pena
Perciò
Prima Pensate
Poi Parlate

Buona domenica

P.s.: Ringrazio tutte quelle persone, sinceramente, poche o tante che siano non è importante, che hanno permesso a questo blog di superare le 1000 visite. Con la speranza che il mio impegno sia sempre apprezzato. Ciao
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