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Una incoraggiante notizia

In queste ultime giornate nelle quali parlamentari indecenti come Cicchitto (ex amico di Craxi ed ex adepto della loggia massonica P2, entrambi elementi che lo hanno avvicinato a Silvio Berlusconi), Cota, Gasparri, hanno continuato a difendere ostinatamente il Lodo Alfano senza alcuna dignità e senza alcun rispetto per la Costituzione, con il beneplacito e l’approvazione di parlamentari altrettanto immorali e avulsi da ogni plausibile realtà del Partito Democratico come la Finocchiaro e il capogruppo alla Camera Soro, e in giornate nelle quali, naturalmente in modo condiviso e bipartisan, si è levato alto lo sdegno per le accuse infamanti che il dossier dell’ex dirigente Telecom, Tavaroli, avrebbe riservato a Mr. 5 legislature (cioè a Fassino, con la cui moglie, Anna Serafini, ha l’inarrivabile record di 11 legislature totali [come dire che consumano il loro rapporto sugli scranni più alti dello Stato da decenni..]), con l’invidiata solidarietà di Berlusconi neanche fossero presidente e vicepresidente della stessa coalizione (anche se effettivamente Pd e Pdmenoelle sono sempre più la stessa cosa), ecco che finalmente arriva una bella notizia..

In attesa, si spera, che la Corte Costituzionale bocci il dolo – lodo alfano – berlusconi perchè incostituzionale e perchè amorale rispetto alla nostra Costituzione, l’italia dei valori, attraverso il suo leader antonio di pietro, ha già lanciato una proposta referendaria per abolire questo nuovo scempio burocratico che vuole immediatamente impedire che, dietro delle illegalità a norma di legge, si abusi dello stato e delle sue istituzioni per esercitare interessi privati a cui spesso, purtroppo, sono collusi interessi econimici – finanziari non del tutto trasparenti, a prescindere da chi siano i beneficiari.

Tanto più urgente se, oggi, il principale beneficiario è una persona, politicamente parlando, scorretta come Berlusconi.

A breve gli aggiornamenti su tale proposta affinchè tutta la Rete possa muoversi contando sull’entusiasmo e sull’energia degli splendidi ragazzi che la attraversano, conoscendo ciascuno sia dove firmare nei propri comuni o città di riferimento, sia conoscendo le eventuali modalità per partecipare come “raccoglitori di firme”.

Stay tuned!

Per Cicchitto, per Cota, per la Finocchiaro e per noi tutti che non conosciamo la nostra Costituzione, vergognosamente, ripropongo i primi articoli cosi che se qualcuno ancora si permettesse di affermare con sdegno e arroganza che tale abnorme illegalità burocratica è plausibile, si abbiano i mezzi e gli argomenti per arginare tali empietà. Grazie

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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"Io sò io e voi non siete un cazzo"

In questi giorni nei quali raffiorano sondaggi dai quali si evince che il politico Berlusconi è in calo nella fiducia e nei consensi, che il suo antagonista Veltroni non è “pervenuto”, che sulla magistratura ci sono pareri contrastanti, che in generale raccontano di una Casta che continua a pensare ai fatti suoi piuttosto che alle esigenze del Paese, emergono anche altre notizie, più o meno importanti, più o meno gravi, sulle quali è giusto spendere una qualche riflessione proprio perchè sarebbe sbagliato lasciarsi scivolare via tutto come se niente fosse.

E allora apprendiamo che mentre l’incostituzionale Lodo Alfano a breve diventerà legge con la complicità del Presidente della Repubblica che lo firmerà (una nota del Quirinale parla addirittura di “una scelta obbligata” in ottemperanza a cosa fece Ciampi che firmò la precedente versione sia perchè si afferma di aver calibrato, inidoneamente, il nuovo provvedimento immunizzante sulle disposizioni della Consulta che bocciò poi il Lodo Schifani anche detto “Schifoso”), lo stesso picciotto – ministro del boss, giudicando insufficente la copertura solo per i primi quattro mandanti della Strage della Democrazia, sta pensando bene di ampliarla a tutti i suoi simili, anche di clan diversi, che siedono in Parlamento affinchè tutte le cosche siano autorizzate a norma di legge a delinquere.

Si badi bene che dopo Tangentopoli, anni ’92 – ’93, (e prima che Berlusconi nel ’94 avesse la “vocazione politica”: giusto perchè cronologizzare bene gli avvenimenti aiuta a comprenderne le connessioni intrinseche) si eliminò “l’autorizzazione a procedere” (che oggi i trasformisti della Parola, giornalisti e politici è la stessa cosa, confondono con “l’immunità parlamentare” che pretenderebbero nonostante in italia non sia mai esistita, almeno fino ad oggi), contro i parlamentari lasciando la magistratura libera di indagare su tutto e su tutti, ove necessario, come dovrebbe essere, visto che in quegli anni di forti ribaltoni politici non veniva praticamente mai concessa dovendo la Casta di allora proteggersi automaticamente ogni qual volta qualche suo adepto veniva “pizzicato”. Si arrivò cosi, per dirla alla Travaglio, ad “episodi molto spiacevoli come lanci di monetine, politici inseguiti per le strade al grido di “ladro! ladro!”. Fu l’ultimo momento felice di una democrazia dove i cittadini ancora avevano a cuore le sorti del proprio futuro e andavano a dire quello che pensavano direttamente ai loro rappresentanti. A quel punto, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità, il Parlamento si spogliò di quell’istituto che era diventato abusivo. “ (I maiali sono più uguali degli altri)

E in questo scenario surreale vorrebbero ripristinare questo Istituto che non sarebbe altro che uno stimolo per continuare a delinquere.
Un incentivo per continuare ad abusare della politica per meglio esercitare la loro professione di desaparecidos della legalità.
Mi immagino un Dell’Utri, un Cuffaro, un D’Alema, un Latorre, un Fitto come godrebbero davanti ad un simile provvedimento che quasi consentirebbe loro di dire “Io sò io e voi non siete un cazzo” (Alberto Sordi ne “Il marchese del Grillo”).

Un paio di settimane fa il nostro Presidente del Consiglio scrisse una lettera ad un suo impiegato – il Presidente del Senato “riportino” Schifani – preannunciando la “Blocca processi” visto il carattere di assoluta urgenza che avrebbero dovuto avere certi processi, suo compreso.
Pur di non vedersi giudicato, che non vuol dire condannato, avrebbe fatto bloccare 100 mila processi, anche di reati gravi, pur di sfuggire alle maglie della Giustizia.
I creduloni avrebbero potuto solidarizzare con lui, e magari lo hanno anche fatto, vittima com’è dell’ossessione dei giudici che hanno sempre cosi tante premure e attenzioni per Silviuccio, salvo restare zitti quando hanno appreso che, come al solito, si trattava di una bufala: passato il Lodo Mangano (Alfano per quelli che non sanno leggere tra le righe), la “blocca processi” può essere ritirata come probabilmente avverrà.

I giudici, oltre che di comunismo, sono stati accusati per essere dei soggetti “disturbati”, bisognosi di cure psichiatriche, “metastasi” della democrazia, “sovvertitori” del voto e del volere democratico. Ora, dopo l’arresto di ieri, praticamente di “trequarti” di Abruzzo, a partire dal suo presidente Del Turco, per finire a consiglieri regionali e altri pubblici amministratori, tutti appartenenti al centrosinistra, per mega tangenti e inauditi illeciti nel campo della sanità, ci si sarebbe attesi dal Presidente del Consiglio contumace, per coerenza, una invettiva contro lo schieramento a lui opposto, invece no. Dimostra che il vero ossessionato dalla Magistratura è lui: nonostante nessuno conosca, eccetto gli arrestati, i documenti e i Fatti che sono al vaglio degli inquirenti, Lui, non si capisce quindi su quali basi, ha subito gridato alla persecuzione contro i politici da parte di magistrati smaniosi questa volta di pubblicità e di consensi nell’opinione pubblica esclamando, infine, l’assoluta necessità di una riforma radicale della Giustizia che ora il vero Guardasigilli, il suo avvocato lecchino Ghedini, appronterà sotto la sua supervisione in modo che dopo aver assoggettato alla sua volontà il potere esecutivo e legislativo, possa incidere anche su quello giudiziario.

Perchè in fondo lui è uno e trino. Come lo Spirito Santo!

Quindi mentre una ragazzina a Ischia viene violentata, mentre a Lampedusa continunano le tragedie umane degli sbarchi, mentre l’Istat segnala di un Italia la cui economia è sempre più logorata e asfissiata dai suoi deficit (in pochi mesi il debito pubblico è salito di altri 40 miliardi di euro, toccando l’indicibile quota di circa 1664 miliardi di euro), mentre il petrolio continua a salire, mentre l’Authority delle Comunicazioni rivendica una rapida riforma della Rai affinchè si possa continuare, pacatamente, serenamente, a sputtaneggiare e a prostituirsi in quella che dovrebbe essere una azienda pubblica e non una “casa chiusa” (con un dirigente di uno di questi organi di controllo a busta paga di Al Tappone perchè le sue trame conducono ovunque), scopriamo che dei giudici (e questa volta sarei d’accordo addirittura con Berlusconi anche io), per le torture e le violenze di Bolzaneto, nel corso del G8 di Genova, condannano con pene irrisorie, ignobili e vergognose, per un totale di neanche 25 anni di reclusione, solo 15 dei 45 inquisiti mentre altri colleghi della Cassazione, altrettanto deprecabili nella loro condotta, hanno condannato definitivamente il pm Luigi De Magistris al trasferimento di sedi e di funzioni (tradotto in italiano.. non sarà nient’altro che un semplicissimo giudice denudato e privato di tutto quello che lo ha distinto con merito fino ad oggi) non intervenendo sul merito del suo ricorso, quindi sui Fatti che possono averlo indotto ad assumere determinate decisioni, ma sull’inammissibilità del suo ricorso che sarebbe arrivato oltre i tempi previsti dalla legge.

In attesa, quindi, di buone nuove, non ci resta che Informarci e Informare, il più possibile, quanta più gente riusciamo a intercettare di quello che avviene, non perdendo in obiettività e attinenza ai Fatti, non solo perchè questi modus operandi rispondono al diritto all’informazione che ci vogliono sottrarre ma anche al dovere di non lasciarci prostituire da chi crede di poter mercificare la nostra vita, tenendoci nell’ignoranza e nell’anonimato.

Parlamento Pulito. Umberto Bossi

La settimana scorsa avevo avviato la rubrica “Parlamento Pulito” dedicata ai nostri politici riciclati ed “evergreen”, scelti dalle segreterie di partito, soffermandomi inizialmente su tutti quelli condannati in via definitiva che scontano in Parlamento la loro pena piuttosto che altrove, parlando del tanto discusso Giuseppe Ciarrapico.

Oggi, invece, restando sempre nella sfera dei “parlamentari condannati in via definitiva“, alzo un pò il tiro perchè voglio riflettere con voi sul Ministro delle Riforme, del Federalismo e della Devoluzione, Umberto Bossi.

Il giovane Umberto, semplicemente diplomato (non essendosi più laureato in medicina avendo avuto la “vocazione” della politica), sin dalla tenera età ha appreso i “trucchi del mestiere” esplorando con notevole abilità il campo della menzogna applicando immediatamente le nozioni acquisite per meglio fronteggiare un suo caso personale (la sua prima moglie, Gigliola Guidali, raccontò in un’intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore (dicendole “ciao amore, vado in ospedale“) senza essersi però mai laureato).

Dopo la necessaria gavetta per meglio formare il suo pensiero politico, improntato al principio dell’autonomia e dell’indipendenza di tutto il nord italia, della cosiddetta Padania, rielaborato poi anche alla luce delle realtà oggettive che investirono tutto il Paese tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 (vedi tutti i casi di corruzione che porteranno a Tangentopoli oltre che agli omicidi, da parte delle Mafie, di magistrati impegnati ad erodere le collusioni di varia natura), ecco che il “tenero” Umberto promosse con forza la cultura della legalità e dell’onestà nella politica rivelandosi poi come uno tra i più convinti sostenitori del pool di magistrati intenti ad indagare sui fenomeni di corruzione.

Ma Tangentopoli, come per Berlusconi e tantissimi altri rappresentanti del mondo della politica e dell’imprenditoria, anche per Bossi fu un momento grave e di profondo sconcerto con lui e il suo partito seriamente coinvolti per una questione legata a un finanziamento illecito di cento milioni di vecchie lire, ricevuti dagli allora dirigenti Montedison. Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison. Viene condannato successivamente in via definitiva dalla Cassazione a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.

E proprio in quei momenti di grande “dolore” e di “sincera indignazione” per l’operato della “magistratura comunista” che aveva estirpato dalla scena politica e sociale uomini eccelsi e di nota probità, ecco che quella vocazione che lo aveva indotto alla politica, lo fa “convolare a giuste nozze” con il volto nuovo della politica, con un ragazzo promettente e di belle speranze pronto a investire e a spendere i suoi numerosi talenti per il bene della “cosa pubblica, Silvio Berlusconi.

Come quindi non ricordare come in questo tempestoso e amorevole “matrimonio politico”, del quale solo gli sciocchi non riconoscono in esso una convenienza politica frutto di un becero opportunismo per entrambi, alcune mirabili perle di saggezza del Senatur padano:

«La Fininvest è nata da Cosa Nostra».
«Dovrai scappare dal Nord di notte con tua moglie e i tuoi figli e le valigie. Hanno capito che tu sei mafioso» (Corriere della sera, 15 settembre 1995, p. 9)
«La Fininvest è espressione di una esasperazione dittatoriale che trova le sue matrici in Craxi e nella P2».

Ma tutti i rapporti “non sono belli se non sono anche un pò litigarelli” e infatti il coerente Umberto, dopo il ribaltone politico del dicembre del ’94 con cui fece cadere il primo governo Berlusconi, soprattutto in vista delle elezioni, ha sempre condiviso e partecipato alla creazione dei programmi e progetti elettorali – politici del neofita della cultura Silvio.

Questi per non essere poi un ingrato e un irriconoscente, consentendo di conseguenza alla nascente Lega Nord di acquisire su tutto il territorio nazionale un consenso sempre più ampio e sproporzionato ai suoi veri meriti, ha premiato, ogni qual volta è stato chiamato dagli elettori a costituire un esecutivo, questa fedele alleanza e sussidiarietà con dei ministeri e dei sottosegretari in numero sempre crescente.

Non entrando nel merito delle diverse legislature a cui ha partecipato e sui suoi contributi alla causa del Paese, non avendone le competenze nè la superbia per affermarle, mi limito, da cittadino, a riflettere su quello che maggiormente è trapelato all’esterno e su quello che gli organi di distrazione di massa hanno deciso, via direttivi dei partiti, che i cittadini conoscessero.

Ossia sul suo caso giudiziario e sulle dichiarazioni che da Ministro della Repubblica (che ricordo giura sulla Costituzione in base al rispetto che egli deve ai suoi principi fondamentali e inalienabili diventando poi un rappresentante dello Stato denudandosi dal ruolo di esponente politico che tutela la “corrente” dalla quale proviene) ha rilasciato e che hanno fatto “il giro del mondo”, terrorizzandolo e che invece sull’opinione pubblica italiana, come era prevedibile immaginare, non ha sortito alcun effetto.

Riporto solo queste citazioni, dalle quali si estrapola in modo inconfutabile e chiaro, il pensiero del nostro Ministro Umberto Bossi.

Le altre, altrettanto degne di essere approfondite, è possibile leggerle su Wikiquote.

“Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo” (dal discorso al comizio del 26 luglio 1997 a Cabiate (Como) per la festa della Padania; citato in Vilipendio alla bandiera la Camera salva Bossi, la Repubblica, 23 gennaio 2002)

[Rivolgendosi a una signora che aveva esposto il tricolore alla finestra]”Il tricolore lo metta nel cesso, signora. Ho ordinato un camion a rimorchio di carta igienica tricolore, personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore” (durante il comizio a Venezia del 14 settembre 1997; citato in Vilipendio alla bandiera la Camera salva Bossi, la Repubblica, 23 gennaio 2002)

“Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta solo il momento per attaccare, e quel momento verrà”. (dall’intervento durante la manifestazione leghista davanti alla prefettura di Bergamo, 8 dicembre 2007; citato in «Il nostro popolo pronto ad attaccare», Corriere della sera, 8 dicembre 2007)

“Il nostro popolo è pronto ad attaccare. Si dice che il Paese stia andando a fondo, ma io conosco un solo Paese, che è la Padania. Dell’Italia non me ne frega niente“. (dall’intervento durante la manifestazione leghista davanti alla prefettura di Bergamo, 8 dicembre 2007; citato in Libero, 9 dicembre 2007)

“È un palermitano nato nella terra sbagliata. È un palermitano che parla meneghino, è il meno adatto a parlare di riforme. L’unica riforma che veramente sta a cuore a Berlusconi è che non vengano toccate le sue televisioni. Invece io dico che bisogna portargliele via, perché le sue televisioni sono contro la Costituzione. La prima riforma da attuare è quella di mettere in circolazione l’informazione. Berlusconi è tutto tranne che un democratico… Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Ce lo spieghi, il Cavaliere. Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani al Nord che sono morti a causa della droga… Bisognerebbe sapere le radici, la sua storia. Gelli fece il progetto Italia e c’era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le holding italiane di Berlusconi, di cui parte sembrano addirittura occulte. Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da sottoterra… ?? Berlusconi è molto peggio di Pinochet” («La Padania» e Telepadania, 11 novembre 1998) [da Micromega]

Per quanto riguarda, invece, il profilo giudiziario del “nostro amico” le cose da dire sono relativamente poche ma dalle quali è facilmente comprendere la sua ideologia e la sua filosofia di vita..

Dal già citato collegamento di Micromega e da questo secondo riferimento, riconducibile al Meetup de I Grilli Attivi di Bari, si deduce che Boss(ol)i è stato condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di vecchie lire per finanziamento illecito ai partiti dovuto alla maxitangente Enimont; poi è stato condannato in via definitiva per istigazione a delinquere (per aver incitato i suoi, in due comizi a Bergamo nel 1995, a «individuare i fascisti casa per casa per cacciarli dal Nord anche con la violenza») e per oltraggio alla bandiera (vedi le citazioni sopra riportate); non contento, poi, risulta ancora indagato e imputato in altri procedimenti penali. Per esempio come nel caso del processo di Verona per le camicie verdi della cosiddetta Guardia nazionale padana costituita nel 1996: Bossi, con altri quarantaquattro dirigenti leghisti, deve rispondere in udienza preliminare di attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato, nonché di aver costituito una struttura paramilitare fuorilegge. Ma, almeno in questo caso, rischia poco o nulla: allo scadere dell’ultima legislatura, la maggioranza di centrodestra ha riformato i primi due reati (punibili ora solo in presenza di atti violenti), in modo da assicurarne la decadenza al processo di Verona. L’ennesima legge ad personam, ma stavolta pensata e realizzata non per Silvio, ma per il suo “fedele” Senatur.

Per chiudere, cosa si può aggiungere di cotanto uomo..?

Complimenti a tutti coloro i quali lo hanno votato!!

La Nostra Costituzione. I principi fondamentali

Probabilmente mi sono “montato la testa” nel mio ruolo di voce libera o semplicemente la mia cocciuta convinzione che in questo nostro amato (e vilipeso) Paese le cose non vadano propriamente e totalmente per bene, nell’interesse del “popolo sovrano“, mi ha portato a individuare nella mancanza di conoscenza delle regole della democrazia, dell’onestà, del vivere civile, del vivere secondo i principi della tolleranza e dell’integrazione, una delle possibili concause del degrado sociale e non solo politico, evidente e sconsolante, nel quale, ogni giorno, precipitiamo sempre più.

E come i sacerdoti, quelli veri, onesti, carismatici e che hanno fatto della fede la loro scelta di vita (praticamente non i “predofili”) hanno la Bibbia, cosi i cittadini devono imparare a consultare e a conoscere la loro Bibbia, ossia la Costituzione.

Perchè senza conoscere i valori che l’hanno ispirata, senza conoscere i presupposti con i quali i suoi fautori l’hanno abbozzata, senza conoscere l’identità e il senso profondamente civico con cui i suoi elettori scelsero di farla entrare in vigore dal 1° Gennaio del 1948, senza conoscere tutto questo non potremmo mai sentirci pienamente italiani.

Perchè l’ignoranza di questi principi certamente non pregiudica la nostra onestà e la nostra trasparenza, la nostra moralità e la nostra tolleranza verso il prossimo, ritenendo che questi debbano essere valori se non innati per lo meno inculcati sapientemente sin da piccoli per crescere rettamente e con i giusti modelli, ma ritengo che il conoscerli possa non solo arricchirci quotidianamente e con semplicità, ma, senza essere costituzionalisti, ci fornisca quelli strumenti per capire quali e quanti spergiuri ci vengono cosi insipientemente confezionati e donati, sempre più spesso, da quelli che dovrebbero rappresentarci nelle “stanze del potere” e che per il ruolo che hanno scelto di occupare, dovrebbero conoscere quasi a memoria queste norme e questi articoli.

Ho deciso quindi, essendo sicuramente utile a me per primo, di leggere o di rileggere a seconda dei casi, con voi tutti, la Costituzione partendo dai suoi principi fondamentali.

1) Principio personalista
(art. 2: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”)
2) Principio pluralista
(Pur se la Repubblica è dichiarata una ed indivisibile, sono riconosciuti i diritti inviolabili dell’uomo
)
3) Principio lavorista
(Il lavoro non è solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale. Non serve ad identificare una classe. È anche un dovere, ed eleva il singolo.
)
4) Principio democratico
(Non che i precedenti sovra esposti principi non siano democratici ma sono altresì importanti i seguenti: la preponderanza di organi elettivi e rappresentativi; il principio di maggioranza ma con tutela della minoranze (anche politiche); processi decisionali (politici e giudiziari) tendenzialmente trasparenti
)
5) Principio di uguaglianza
(art.3, tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge (uguaglianza formale) e devono essere in grado di sviluppare pienamente la loro personalità sul piano economico, sociale e culturale (uguaglianza sostanziale)
)
6) Principio di tolleranza
(Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, sovrani e indipendenti (art.7) e tutte le confessioni religiose, diverse da quella cattolica, sono egualmente libere davanti alla legge (art.8)
)
7) Principio pacifista
(art. 11, la Repubblica italiana è contraria alla guerra e collabora con gli organismi internazionali per il mantenimento della pace e della giustizia fra le Nazioni
)

Ora, dopo aver compreso un pò meglio quelli che furono posti a giusta ragione dai nostri Padri come principi ispiratori e fondamentali, andiamo a leggere i primi 12 articoli che rifanno a questi supposti valori di unità e di conciliazione.

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Parlamento Pulito. Giuseppe Ciarrapico

Comincio la mia panoramica “politica” sul nuovo Parlamento, sui deputati e senatori della XVI legislatura, dai condannati in via definitiva e nello specifico da quello che maggiormente ha suscitato clamore per i suoi trascorsi e per il suo personale background: Giuseppe Ciarrapico, detto il Ciarra.

Come si può leggere da Wikipedia, il neo senatore del Popolo della Libertà non è laureato e sin da giovanissimo oltre a intraprendere la professione dell’imprenditore, sposò tanto la linea politica andreottiana quanto quella relativa al missino Giorgio Almirante.

Il Ciarra negli ultimi anni aveva mostrato un certo disinteresse alla politica dopo che la sua ultima esperienza parlamentare, conclusasi nel 2005, non gli aveva dato le soddisfazioni di cui necessitava. Poi, per togliere preferenze all’ex alleato Francesco Storace, fondatore del nuovo movimento politico, La Destra, l’astuto Previti lo ha richiamato “alle armi” e lui non si è lasciato scappare l’opportunità di tornare ad occupare un seggio in Parlamento nelle fila del suo amico Berlusconi, conosciuto sin dai tempi del Lodo Mondadori per il quale fece da intermediario tra Silvio e De Benedetti.

Ma questa destra smacchiata a Fiuggi chi la vole? La verità é che An é diventata ‘na monnezza, gliel’ho detto a Fini: “Alle prossime elezioni i nostri, che son rimasti fascisti nell’anima, non ti voteranno più, mejo Berlusconi“… Sono troppo fascista per assistere a questi bla bla… Creda a me. An potrà pure sedere a tavola ma non al tavolo che conta. A me la gente che cambia idea nun me piace. Nell”83 Fini faceva il saluto romano… E i nostri non lo voteranno più. Voteranno Berlusconi. Sul piano umano é meglio. E’ uno che non ha mai celebrato la Resistenza, mentre Fini non si é perso un 25 aprile… So’amico de Gasparri… Nessun dubbio. Il mio idolo é Bertinotti. Se fossi dall’altra parte lo voterei”.
(Giuseppe Ciarrapico, “La Repubblica”, 11 luglio 2005)

“Non esistono, i diari di Mussolini. Dunque non é possibile che siano quelli adesso al centro dell’attenzione. Mi sono occupato a lungo del Duce e posso assicurare che questa storia non sta né in cielo né in terra… Stimo moltissimo Dell’Utri. E’ un amico di grande qualità. Magari stavolta rischia di essere un po’ imprudente”
(Giuseppe Ciarrapico, “L’Espresso”, 22 febbraio 2007)

“Fare il senatore di Roma a chi per una vita ha studiato e onorato la bandiera della Civiltà romana ha il senso del coronamento finale, del passo che conclude un cammino lungo… Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici… Di Fini non conservo alcun interesse politico. La sua alleanzuccia non mi è mai piaciuta. Mi sono tenuto lontano e ho fatto bene… Con Berlusconi l’amicizia è di antica data. E il suo ingegno è davvero raro. Sabato al Palalido di Milano ho conosciuto la potenza di questo movimento”.
(Giuseppe Ciarrapico, “La Repubblica”, 10 marzo 2008


Il testo dell’intervista pubblicata oggi sul quotidiano La Repubblica non corrisponde al mio pensiero. Il fascismo appartiene al nostro passato e il giudizio su questo periodo drammatico della nostra storia è bene che sia lasciato agli storici. Per quanto mi riguarda, non ho mai nascosto la mia giovanile adesione ad esso, al pari di tanti illustri italiani, ma al tempo stesso ho sempre espresso la mia netta riprovazione e condanna, qualunque sia stata, per la perdita della democrazia e ancora di più per le discriminazioni razziali”.
(Giuseppe Ciarrapico, corriere.it, 10 marzo 2008)

“‘Sta destra imbalsamata… Del resto diciamocelo in faccia, la democrazia non é certo il migliore dei sistemi… Fini é un ometto impettito e deprecabile, un islamico-sionista, un furbetto… Guardi, io quell’uomo l’ho sempre detestato, An non esiste più, finita. La destra nn esiste più, e Fini non é il colpevole unico, il resto della truppa non é diversa da lui, Gasparri tiene famiglia, La Russa poi. Gli altri? Francamente li trovo impresentabili”.
(Giuseppe Ciarrapico, “La Stampa”, 14 marzo 2007)
Come si può desumere da queste “raggianti” dichiarazioni, il Ciarra non ha mai rinnegato nè le sue origini culturali e politiche nè ha mai espresso rincrescimento per quelle che sono state alcune sue condotte certamente non impeccabili dal punto di vista etico e morale.
Infatti queste mie riflessioni sono state solo alcune di quelle già riprese, sviluppate ed elaborate, nell’ultima campagna elettorale, per criticare questa candidatura infarcita da non pochi “assilli” giudiziari che hanno minato e contraddistinto tutta la vita di Giuseppe Ciarrapico. Come si può evincere chiaramente da questo articolo di Marco Travaglio, Camicia Nera Fedina pure.

Chiudo questa mia prima panoramica, con tutta la consapevolezza che non potrà essere l’ultima, in quanto non mi stancherò mai di denunciare i mafiosi che scontano la loro pena in parlamento piuttosto che in galera, quanto mai desisterò dal ruolo che mi sono “scelto”: di provare ad informare con tutti i miei mezzi possibili quanta più gente possibile affinchè i cittadini di domani siano migliori di quelli di oggi (e basterebbe davvero molto poco.. cominciando dall’informazione infatti si potrebbero ottenere grandi risultati..) e che tutti quelli che oggi si indignano di cotanta tracotanza e innobiltà possano co – responsabilmente fare la loro parte, ogni giorno, con la consapevolezza che tutti insieme ce la possiamo fare.

Lo stavano inseguendo da un ventennio. Una lunga ma inutile caccia al tesoro. Tra residenze di comodo, cavilli procedurali, vecchie bancarotte e nuove aziende che si rivelano fantasmi legali. Ora i creditori di Giuseppe Ciarrapico, sulla carta imprenditore con mille interessi, eppure formalmente nullatenente di fronte alla legge, si preparano a modo loro a festeggiarne l’elezione a senatore. La sua legislatura rischia di aprirsi con un pignoramento a Palazzo Madama: «Siamo già pronti a bloccare il suo stipendio di parlamentare. Finalmente Ciarrapico non potrà più prendere in giro la giustizia». A preannunciare «con la forza dell’esasperazione» questo attacco finale al portafoglio del neo-senatore berlusconiano, sono gli avvocati di una sessantina di vittime del crac dell’Ambrosiano. Da quella storica bancarotta è passato più di un quarto di secolo. Ma fra i 38 condannati, almeno cinque sono riusciti a non risarcire neppure un centesimo. Dichiarandosi nullatenenti. Come Ciarrapico. L’imprenditore è stato più volte indicato, senza contestazioni, come titolare di società editoriali, stabilimenti termali, cliniche private, alberghi, ristoranti e aziende di acque minerali. Lo stesso leader di Forza Italia dichiarò di averlo candidato nella convinzione che fosse «utile perché proprietario di giornali». Errore: anche quei quotidiani figurano intestati ad altri. Lui invece, nonostante i costi della campagna elettorale, continua a non avere nulla da offrire ai creditori. E il suo caso, più che l’eccezione, sembra ormai la regola.
Dopo anni di leggi-vergogna (reati aboliti, verbali annientati, prove dimezzate, riforme incostituzionali, nullità a valanga, prescrizioni facili e per finire l’indulto), la giustizia si mostra incapace di far pagare il conto perfino ai condannati con sentenze definitive per reati che hanno fatto storia.
Nel maggio scorso, come informava “Il Sole 24 Ore”, l’ufficiale giudiziario si è presentato nella sua residenza dichiarata, cioè nel capannone accanto alla tipografia di “Ciociaria Oggi”, scoprendovi però «una sola stanza con brandina, tavolo, piccolo armadio e comodino». Niente di pignorabile, insomma. Anzi, le parti civili avvertono che «Ciarrapico ha fatto annullare per motivi procedurali perfino quest’ultimo tentativo di esecuzione forzata». Di qui la soluzione finale: bloccare un quinto del suo nuovo reddito di parlamentare.

Nuovo Governo: nuovo Paese?


Giovedi 8 maggio si è insediato il IV Governo Berlusconi.

Potrei cominciare da subito a esprimere, non a priori, nè per congeniti pregiudizi, ma “fatti” alla mano, dei pareri non estremamente positivi, ma non lo farò, almeno oggi, perchè mi sembra indelicato e irrispettoso nei confronti di un Governo, che indistintamente dai suoi componenti, graditi o no che siano, costituzionalmente e legalmente, da ieri, mi rappresenta (dovrebbe farlo) in Parlamento.

Quindi per quanto possa essere tentato dal sovvertire immediatamente questo rigore odierno impostomi, e nonostante l’articolo di Giovanni Sartori “Il fattore incompetenza” ispiri non poco, mi limiterò a fare una prima generale panoramica sul nuovo governo di Silvio Berlusconi.

Il terzo uomo più ricco d’Italia, secondo una analisi della rivista Forbes, durante il periodo della campagna elettorale, con una nuova dialettica, in modo molto sobrio e quasi “rivoluzionario” rispetto ai proclami passati a cui aveva abituato il popolo italiano, ha fatto poche ma puntuali promesse che, visto gli esiti elettorali, hanno indubbiamente convinto il Paese a dargli nuovamente la propria fiducia.

Abolizione totale dell’Ici, detassazione degli straordinari, risoluzione del problema Rifiuti a napoli, ripristino della sicurezza, nuove norme per arginare la piaga delle “morti bianche” nei luoghi di lavoro, (leggera?) riforma del sistema radio – televisivo, modifica dell’apparato giudiziario e restaurazione dei progetti delle “Grandi Opere” per rilanciare il Paese e renderlo competitivo in Europa.

Non so se, come e quando realizzerà pienamente e totalmente il suo programma, ma è invece certo che sempre più persone stanno sviluppando una coscienza critica che difficilmente, spero, consentiranno un esercizio troppo liberale delle sue facenti funzioni e un uso inidoneo della cosa pubblica.

In attesa di conoscere meglio i Neo – ministri e di esplorare singolarmente anche le biografie dei nuovi parlamentari, con alcuni “casi umani” indubbiamente meritevoli di attenzione da parte nostra, e di scoprire se e come il Governo Ombra eserciterà una opposizione degna di tale nome visto l’assoluto scoramento che ha prodotto nel paese la sua recente politica, a noi non ci resta che resistere..

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