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Lotta alla pedofilia: la lacerante condizione dei bambini abusati.


A Phnom Penh – in Cambogia – comprare il corpicino di un minore è cosa usuale. Ogni giorno, l’esercito dei bimbi abusati si ingrossa. L’età a volte non raggiunge i cinque anni: bambole senza anima per adulti incomprensibili. I trait d’union fra i “villeggianti del sesso” ed i minori da abusare, sempre più spesso sono gli stessi parenti dei bimbi: fratelli, padri, sorelle. Per una manciata di riso, in un paese dalle condizioni economiche tragicamente critiche, si fa qualsiasi cosa: persino condannare all’orrore chi dovrebbe essere accolto come un pulcino nel nido. Al caldo. Fra braccia protettive. La prostituzione dilaga, ed anche nei bordelli della capitale cambogiana, è uso “offrire” ai clienti bambine che spesso non superano i dieci anni. Vergini. Un “bene”. Un “capitale” da far fruttare. Merce rara.


L’omertà qui non è di casa. Si fa tutto alla luce del sole. Le istituzioni spesso chiudono un occhio. A volte tutti e due. Sporadicamente viene effettuato qualche controllo. Ma


Nel resto del mondo cambiano le metodiche. L’omertà la fa da padrone spesso e volentieri. E’ il silenzio di chi sceglie di celare una violenza senza pari. Senza ragione. Senza umanità. Bimbi usati come contenitori di voglie oscure. Desideri infami. Storture psichiche. E’ l’omertà di chi non sa che fare. E sceglie il silenzio. Producendo ancor più danni – se fosse possibile – dei danni inferti al corpo ed all’anima di milioni di minori in tutto il mondo ogni giorno dell’anno.


Bambini oggetto di desideri indesiderabili. Oggetto di pulsioni irrefrenabili. Che scatenano violenza immane. Che producono strappi e lacerazioni non solo al corpo ma al cuore ed all’anima di chi li subisce. Esasperazioni di adulti indecisi fra la psicopatia e desideri sessuali sfrenati, che devono ad ogni costo trapassare i limiti dell’accettazione per generare soddisfazione.

Una parte di mondo sa. E tace. L’altra parte subisce. E non sa che fare. Molti osservano. Poi, girano la testa dall’altra parte. Incredibile reazione ad un dramma che colora di rosso sangue le generazioni infantili dei millenni e dell’attualità.


Realtà che travalica ogni livello: la pedofilia non conosce differenze sociali, culturali, etniche. Esiste ovunque esiste un minore ed un adulto che tendenzialmente trova soddisfazione nel manipolare un essere senza alcuna volontà ne capacità di reazione. E’ il possesso assoluto. Unico. E per questo magnificato nella mente di coloro che non potrebbero mai ottenere lo stesso possesso in un pari di età.

In tutto il mondo, ogni minuto un minore subisce violenza. Mentre batto sui tasti della tastiera, ecco che un bimbo viene oltraggiato. Ancora uno. Un’altro…un’altro.

Il pensiero è enorme quanto abominevole. Pensare che mentre siamo al caldo ed al sicuro in qualche posto di questo folle mondo, un esserino stia subendo un oltraggio fisico o attenzioni morbose spinte all’eccesso, fa salire un tremito di orrore misto a disgusto.

Ci sono luoghi in cui la tratta dei bimbi è uso comune. Esistono posti ove l’infanzia non trova alcuna protezione. Esistono adulti che sono disposti a tutto per entrare in possesso di un piccolo corpo: il denaro in molti casi, fa compiere atti che trascendono il senso di Umanità. La fame, smorzata dal dolore di un bimbo che piange. Abusato, terrorizzato, usato, gettato via.


Il senso della Vita si perde dentro un secchio della spazzatura. Sembra che una grossa fetta dell’umanità non pensi ad altro che a soddisfare esasperate visioni sessuali. L’Essere Umano si tramuta in bestia. Frenetico cacciatore di sensazioni estreme. La materializzazione di un desiderio osceno è prioritaria rispetto a qualsiasi ragionamento. A qualsiasi etica. Il desiderio E’ prioritario. I bambini vengono dopo. Semmai.

Molti adulti non vedono. Segnali di fumo che gli stessi bambini non sanno generare. La mente di un piccolo abusato, usa la strategia della rimozione. E ad ogni nuovo abuso una nuova rimozione. Violenze stratificate. Cementate. Occultate. Che un giorno però. Potrebbero esplodere tutto insieme. E magari, generare altra violenza.


Continuo a battere sui tasti: ogni tasto un bambino abusato. L’orrore mi fa desiderare di urlare. Di urlare tutto ciò che molti scelgono di tener segreto. Per ogni bimbo violato, un adulto da condannare. Nessuna comprensione. Nessun rispetto. Ma la regola del “gioco” non presuppone condanne. Ognuno torni al suo posto. Dopo. Dopo aver fatto il danno. Un adulto di qua. Un bambino di là. Soddisfazione ed orrore. Pesante contributo alla bestialità umana che non viene curata ne sollecitata alla riflessione. Intanto, mentre il mondo segue altre priorità, il futuro è costellato di adulti abusati durante l’infanzia. Una catena che non conosce fine. Un orrore tessuto nella maglia di una Società ormai andata a male. Sconfitta. Aggredita. Abusata.


Un corpicino che non troverà calore.. Se non quello di un’altro corpo, troppo adulto per non fargli male.

Lotta alla pedofilia: la lacerante condizione dei bambini abusati, Emilia Urso Anfuso


Il Guardian: Lasciate stare campane, profumi e bei dipinti.

Salvaci, o Signore, salvaci tutti. Salvaci dal papa. Joseph Ratzinger viene in Gran Bretagna. Gordon Brown è ‘deliziato’. David Cameron è ‘deliziato”. Io sono ‘disgustata’.
Venga pure, viva la libertà di parola. Ma niente tappeti rossi, per favore. Niente tè e biscotti. Niente Regina.

Nei casi di violenze sui minori e l’Aids, i comportamenti di Joseph Ratzinger lo coinvolgono nella protezione dei pedofili e nella morte di milioni di africani. Come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (forte braccio operativo di papa Giovanni Paolo II), il compito di Ratzinger era indagare sugli scandali per pedofilia che affliggono la Chiesa cattolica da decenni. E come lo ha svolto? Nel maggio 2001 ha scritto una lettera riservata ai vescovi cattolici, ordinando loro di non avvisare la polizia – o chiunque altro – circa le accuse, pena la scomunica. Facendo riferimento ad un precedente (riservato) documento del Vaticano in cui si ordinava che le indagini fossero gestite “nel modo più segreto.. protette da un silenzio perpetuo”. La scomunica è uno scherzo per me, e forse anche per voi, ma per un cattolico significa l’esclusione e forse il fuoco eterno – per tentare di proteggere un bambino. Beh, Dio è amore.

E sempre lui ha fatto piazza pulita dei richiami alla disciplina per Marcial Maciel Degollado, il messicano fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo. Le accuse di abusi sui minori hanno perseguitato Maciel fin dagli anni Settanta. Le sue vittime rivolsero una petizione a Ratzinger, solo per sentirsi comunicare dal suo segretario che la questione era chiusa. “Non si può mettere sotto processo un amico intimo del Papa, come Marcial Maciel,” disse Ratzinger. Due vittime di abusi lo hanno citato in giudizio personalmente per ostruzione alla giustizia, ma lui ha rivendicato l’immunità diplomatica. Alla fine, quando le accuse non potevano più essere negate, Ratzinger si è scusato e ha relegato Maciel “a una vita di preghiera e di penitenza”. Perché non in prigione? Non l’ha spiegato. “E’ una grande sofferenza per la Chiesa.. e per me personalmente,” fu il commento di Ratzinger sul peggior scandalo per abusi sui minori. Grande sofferenza? Credevo che essere violentato da bambino fosse una grande sofferenza. Essere manifestamente complici di un insabbiamento è di certo semplicemente.. imbarazzante?

Ratzinger aggiunse di credere che la Chiesa cattolica fosse vittima di una “pianificata” campagna mediatica. Pianificata da chi? Dai gay? Dagli ebrei? Dagli Jedi? Ha quindi insegnato che si può pregare in perpetuo per le vittime – grazie, mi sento meglio ora! – e contemporaneamente impegnarsi al fine di garantire che gli uomini “con profonde tendenze omosessuali” non entrino nel sacerdozio, trasformando così ogni responsabilità per lo scandalo in una storia di cattivi gay!

Ratzinger ha avuto un ruolo attivo anche nella soppressione della Teologia della Liberazione, un movimento latino-americano che pone con insistenza la giustizia sociale come obiettivo centrale del cristianesimo, e sostiene che i buoni cattolici dovrebbero essere anche degli attivisti politici che lottano per i diritti dei poveri delle baraccopoli. Ratzinger ne è stato disgustato, e ha respinto l’idea come “una minaccia fondamentale per la fede della Chiesa”.
E così per l’olocausto proprio della Chiesa – in Africa.

I preservativi possono proteggere gli Africani dall’ Aids. Ma chi può proteggerli da Ratzinger? La Chiesa cattolica ha a lungo perseguito una politica contro l’uso dei preservativi. In El Salvador la Chiesa ha ottenuto l’approvazione di una legge, per cui i preservativi possono essere venduti soltanto con l’avvertenza che essi non proteggono dall’Aids. In Kenya, il cardinale Maurice Otunga ha organizzato roghi pubblici di preservativi. L’ex arcivescovo di Nairobi, Raphael Ndingi Mwana a’Nzeki ha detto al suo gregge che i preservativi, lungi dal proteggerli, contribuiscono alla diffusione della malattia. Beh, Dio è amore.

Alcuni sacerdoti locali in Africa consigliano la contraccezione, perché si prendono cura dei loro parrocchiani. Ma il Vaticano, dalla sua nuvola romana, non è d’accordo. L’Aids, ha detto Ratzinger, “non può essere sconfitto con la distribuzione di preservativi, che anzi aggravano il problema”. Questa è una bugia. Non è una fantasia, come la nascita da una vergine o tutti gli altri magici e mistici controsensi, ma una pericolosa bugia. Ci sono, Vostra Santità, più di 12 milioni di orfani dell’AIDS in Africa.

Ventidue milioni di africani hanno l’Aids e secondo stime delle Nazioni Unite, 90 milioni di persone sono a rischio di morte.

Ratzinger presiede una Chiesa che definisce l’omosessualità “una deviazione, una irregolarità, una ferita”. I cattolici riformisti hanno cercato di modificare in senso liberale questo punto di vista, ma Ratzinger li ha messi a tacere. In una lettera del 1986 si lamentava che “anche all’interno della Chiesa, si stanno verificando enormi pressioni per portare.. ad accettare la condizione omosessuale come se non fosse un disordine”. Egli ha aggiunto che l’omosessualità è “intrinsecamente un male morale”.

Le interessa conoscere le statistiche di suicidio per i gay adolescenti, Vostra Santità? Hanno quattro volte più probabilità di tentare il suicidio rispetto ai loro compagni eterosessuali. Nel 1998, un trentanovenne omosessuale di nome Alfredo Ormando si è dato fuoco in Piazza San Pietro, per protestare contro le vostre politiche. Morì.

Ratzinger non è migliore con le donne: si oppone al sacerdozio femminile, naturalmente, e chiede sia criminalizzato l’aborto anche per quelle che sono state violentate o sono molto malate; meglio il ferro da calza? Un suo amico, il teologo Wolfhart Pannenberg, ha detto che Ratzinger vede la richiesta di sacerdozio per le donne come qualcosa guidato da “portavoce di femministe radicali, soprattutto lesbiche”.

Quindi questo è l’uomo che viene da noi a darci lezioni di morale. Benvenuto, Benedetto XVI, Episcopus Romae, Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio. Non calpestare i cadaveri.

Il Guardian: Lasciate stare campane, profumi e bei dipinti. La visita del Papa in Gran Bretagna non è cosa da festeggiare. – Tanya Gold, The Guardian – pubblicato in Italia da Micromega

Dacci oggi il nostro abuso quotidiano!!!

Vista così, questa scuola sembra solo una graziosa scuola elementare: un bel prato verde, così tipico dell’Irlanda, graziose finestre dai profili rossi, insomma, quasi un disegno come quelli che si fanno da bambini. Eppure quello che è accaduto per anni, per decenni, in questa e in altre scuole come questa, è l’incubo ricorrente di migliaia di bambini oggi adulti: abusi, violenze, umiliazione, stupri. E, come sempre, un muro di omertà e di silenzio assolutamente invalicabile, e di fatto invalicato, fino al 1998, anno in cui furono trasmesse due serie di documentari: Cara figliola e Stati di paura. Documentari sconvolgenti, che raccontavano gli abusi subiti dai bambini nelle Scuole Industriali rette dalle Suore della Misericordia e dai Fratelli Cristiani.

La cattolicissima Irlanda ne fu sconvolta, e si decise di istituire una Commissione governativa che indagasse l’operato delle Scuole Industriali. Si trattava di istituzioni pensate, all’inizio del XX secolo, per accogliere i bambini “reietti”: orfani, figli illegittimi, piccoli abbandonati o colpevoli di piccoli reati spesso commessi per fame. Caritatevoli nelle intenzioni, di fatto furono piccoli campi di concentramento, dove i bambini e i ragazzi furono sfruttati, “pagandosi” la permanenza all’interno delle strutture con l’obbligo a lavori durissimi. Celebri divennero le Lavanderie della Maddalena, l’ultima delle quali fu chiusa nel 1996, gestite dalle Suore della Misericordia. La celebrità venne solo nel 2002, con il film di Peter Mullan, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, The Magdalene sister, mai trasmesso dalla televisione italiana e programmato in pochissime sale cinematografiche e per brevissimo tempo.
Dentro le mura di quei conventi passarono circa 30.000 ragazze, molte vi sono rimaste fino alla morte. Trattate come prigioniere, senza poter mai uscire, seviziate e umiliate nel corpo e nell’anima, mai pagate per un lavoro massacrante, fonte invece di buoni incassi per le religiose. A determinare la fine delle Magdalene, più che una presa di coscienza, fu l’invenzione e la diffusione della lavatrice.

“Esistiamo davvero, noi Maddalene, ci hanno cambiato nome, ma io sono Mary. Ho 70 anni e sono stata la prima a parlare nell’85, chiamavo i giornali, le radio, nessuno mi credeva. Dire male delle suore? Non si poteva, non nella cattolica Irlanda”. Mary Norris è nata nel 1932 a Sneem nella contea di Kerry, da Daniel e Brigid Cronin che avevano una piccola fattoria e otto figli. Mary era la figlia più grande. Suo padre morì di cancro che lei aveva undici anni, l’ultima sorellina appena sei mesi. “A 16 anni per 12 centesimi mungevo le mucche, cucinavo, lavavo e pulivo. Una volta a settimana andavo al cinema, era la mia unica passione. Chiesi il permesso per andarci un’altra volta, ma la padrona disse no. Ci andai lo stesso.” Mary nel 1950 smise di esistere. “Venni trasferita al Good Shepard a Cork. Lì dentro persi tutto: dignità, identità, nome. Non potevi parlare, dovevi solo pregare ad alta voce, lavorare e baciare i piedi della statua di Santa Maria Goretti. Il lavoro era duro: era una vera lavanderia. I panni venivano dagli ospedali, sporchi di sangue e noi non avevamo guanti. Le suore facevano una fortuna, noi neanche una lira. Sono stata lì per due anni, senza paga. Mi sono salvata grazie ad una zia che avevo in America e che continuava a chiedere mie notizie. Non vado più a messa e nemmeno le mie sorelle. Continuo a credere in Dio, ma non nella chiesa. Non voglio una cerimonia religiosa quando muoio, non l’ho voluta nemmeno quando mi sono sposata. Mi definisco cristiana, non cattolica. Devo credere. Perché chi ci ha rubato la vita non deve trovare il paradiso“.

Ma le violenze sui minori nelle scuole irlandesi rette dai religiosi erano una prassi diffusa e consolidata. Non esistevano solo “le maddalene”. Il rapporto della Commissione per gli Abusi sui Bambini, noto come Rapporto Ryan, in tutto cinque volumi redatti dopo nove anni di inchieste, ha accertato che i ministri della Chiesa incoraggiarono le violenze fisiche rituali e coprirono costantemente i religiosi pedofili appartenenti al loro ordine, mettendo in pratica la cultura della segretezza. La Commissione ha appurato che gli abusi sessuali erano un fatto endemico, negli istituti maschili, e che i vertici della Chiesa sapevano perfettamente quello che accadeva. Nelle scuole vigeva un regime severissimo, che imponeva una disciplina irragionevole ed oppressiva sia ai bambini che al personale. Fu accertato, inoltre, che il Dipartimento governativo per l’Istruzione aveva ignorato o archiviato le denunce per abusi sessuali ed era stato assolutamente inadeguato nel rapportarsi coi bambini. Già negli anni ’40 gli ispettori avevano fatto rapporto descivendo situazioni di bambini malnutriti o picchiati fino alla rottura delle ossa, ma non fu mai preso alcun provvedimento.

Ossa rotte, ferite sanguinanti, ustioni, occhi e orecchie menomati, erano comuni risultati dei metodi educativi messi in atto dai religiosi che avrebbero dovuto prendersi cura dei bambini.
“Due monache mi picchiarono ferocemente” si legge in una testimonianza contenuta nel Rapporto Ryan. “Gesù, fu terribile. Dopo, mi lasciarono tutta la notte nello stanzino delle scarpe, al freddo. Mi presero al mattino dopo e mi portarono in infermeria. Ero a pezzi e coperta di ematomi. La suora in infermeria esclamò “Mio Dio, dobbiamo portarla in ospedale!” Ma loro risposero “Assolutamente no!” E mi lasciarono lì.”

“La suora mi prese per l’uniforme e mi tirò nella cucina”, si legge in un’altra testimonianza. ” Prese il matterello e mi colpì sedici volte sulle nocche delle mani. All’inizio non sentivo il dolore, perchè avevo le mani gelate. Allora lei disse: “Altri sedici sulla schiena”. Poi sedici sulle gambe, e quando finì era tutta sudata. Quando provai a muovermi, collassai. Il dolore era così forte da piegarmi le ginocchia. Così la suora chiamò tre ragazze perchè mi portassero a letto. E lì rimasi per circa tre mesi. Avevo mani e gambe distrutte, ma neppure mi ingessarono. L’unica cosa che la suora mi disse fu di non aprir bocca, o avrei avuto di peggio. Così dovetti dire di aver avuto un incidente.”

I racconti degli abusi sessuali, ad opera delle stesse suore, dei sacerdoti e del personale, sono raccapriccianti: cronache di un inferno che non si riesce a mettere in parole.
E ai ragazzi non andava certo meglio, anzi. Le punizioni e le violenze non erano solo tese all’umiliazione e all’annichilimento ma spesso erano inferte in pubblico, con azioni dimostrative che avevano lo scopo di terrorizzare chi vi assisteva.
Gli abusi sessuali erano pratica quotidiana.

Shane Harrison, corrispondente a Dublino della BBC ha intervistato Thomas Wall, un orfano di Limerick, inviato in una scuola gestita dalla Congregazione dei Fratelli Cristiani quando aveva appena tre anni. “Da quando avevo otto anni fui abusato da un Fratello Cristiano, nell’istituto di Glin” ricorda. “Era pericoloso essere simpatico a qualcuno di loro, perchè si diventava un obiettivo. Non c’era modo di evitarlo, di sottrarsi… ci tenevano a propria disposizione 24 ore al giorno.”

Tom Hayes, un altro ragazzo di Limerick spedito nello stesso istituto, racconta di essere stato abusato sessualmente non dai Fratelli Cristiani ma dai ragazzi più grandi che supervisionavano i dormitori tutte le notti. “Era comune essere svegliato di notte da persone che abusavano di noi. Se si cercava di informare i Fratelli Cristiani degli abusi subiti si veniva prima picchiati dai Fratelli stessi, poi minacciati dai ragazzi che fungevano da supervisori.”

Thomas Wall deve solo guardarsi allo specchio per vedere le prove delle violenze subite dai Fratelli Cristiani. “Ho una cicatrice in fronte, me la fece in classe uno dei Fratelli Cristiani. Il sangue schizzava, così dovetti andare in infermeria. Incontrai il Superiore, anche lui un Fratello Cristiano, che mi interrogò su quello che era accaduto per far uscire fuori dai gangheri così il suo collega. Gli dissi che non avevo fatto assolutamente nulla. E lui fece altrettanto: non fece assolutamente nulla.”

Le ferite di Thomas non sono solo fisiche ma anche psicologiche. “Per me è impossibile stabilire rapporti con altre persone, fidarmi di loro, persino stabilire relazioni sentimentali. Mi hanno danneggiato in maniera irreparabile, per la vita.”

Molte delle vittime degli abusi hanno perso la fede nella Chiesa cattolica. “Io sono cristiano ma non cattolico” afferma Tom Hayes. “Ho lasciato la fede nella Chiesa cattolica ai cancelli della scuola.” Fortemente criticati dal Vaticano, tanto The Magdalene Sister quanto Cara figliola e Stati di paura trovano oggi conferma nel Rapporto Ryan. La Commissione ha raccolto per nove anni le testimonianze angoscianti di uomini e donne ancora traumatizzati che hanno dimostrato oltre ogni dubbio che l’intero sistema istituzionale trattava i bambini più come detenuti e schiavi che non come persone con i propri diritti e il proprio potenziale umano.

“Le scuole erano improntate al rigido controllo e la disciplina era basata sulle punizioni fisiche e sulla paura di tali punizioni” affermano i testimoni. “La durezza del regime si tramandava, nella cultura delle scuole, tra le generazioni di frati, preti e monache che si susseguivano. Era un metodo sistematico, non messo in atto da individui isolati che abusavano del proprio potere oltre i confini legali e accettabili. Gli eccessi di punizioni generavano la paura, e le autorità scolastiche ritenevano che la paura fosse essenziale per il mantenimento dell’ordine.”

Il Rapporto Ryan svela come neppure gli ispettori statali furono in grado di fermare gli abusi, le violenze, gli stupri e le umiliazioni. Tuttavia, le scoperte della Commissione per gli Abusi sui Bambini non porteranno a denunce formali, poichè la Congregazione dei Fratelli Cristiani nel 2004 chiamò in giudizio la Commissione stessa affinché nessuno dei nomi dei suoi membri, vivo o morto, fosse svelato nel rapporto.

Jhon Walsh, dell’Associazione dei Sopravvissuti agli Abusi, ha dichiarato di sentirsi tradito ed ingannato dalla mancanza di accuse formali. Nel documento finale non appaiono i veri nomi, né delle vittime né degli abusatori. “Se avessi saputo che questo sarebbe stato il risultato, non avrei mai riaperto le mie vecchie ferite” ha dichiarato Walsh. “Il fatto che non ci saranno procedimenti penali né accertamenti di responsabilità mi ha devastato e devasterà la maggior parte delle vittime.” Fino ai primi anni 90, furono 35.000 i bambini inseriti in una rete di riformatori, scuole industriali e case di lavoro. Più di 2500 di essi denunciarono alla Commissione gli abusi fisici e sessuali subiti.

Dacci oggi il nostro abuso quotidiano, Vania Lucia Gaito, Micromega

Il Noemigate

Questi ultimissimi giorni sono stati caratterizzati da quelli che molti rivendincano come il “Noemigate“, ossia l’incresciosa vicenda che coinvolte da un lato il nostro Premier dall’altro una ragazzina, neo maggiorenne, con la quale non sono chiari i rapporti, a quando essi risalgono e come si originano, e se le parole del padre, oltre ad una naturale protezione della figlia cosi velocemente ribaltata su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali, non implichino anche motivazioni ai più sconosciute.

Cerca di porsi delle domande e di fornire delle risposte, partendo contestualmente dai fatti, il bravissimo giornalista dell’Espresso, sul suo blog, Alessandro Giglioli.

C’è un tizio, già portaborse nel Psi napoletano, che di mestiere fa il dipendente comunale con un reddito di 12 mila euro l’anno che tuttavia possiede tre immobili, un negozio e un’edicola. C’è una domanda a cui questo signore non vuole assolutamente rispondere («Non dirò mai come ho conosciuto Berlusconi») e su cui Berlusconi ha dato una prima versione («Era l’autista di Craxi») poi da lui stesso smentita. Con questo signore, che non ha alcuna carica politica e non è conosciuto nel Pdl napoletano, Berlusconi discute delle candidature. C’è la figlia di questi che sostiene di essere stata «allevata» da Berlusconi e che ha partecipato (almeno) a una festa di Capodanno a Villa Certosa e a una cena a Villa Madama in cui viene presentata come stagista. C’è il premier che mente almeno su tre punti, cioè sul fatto di aver visto in tutto Noemi tre o quattro volte (lei invece dice di essere stata da lui «allevata» e racconta di andarlo a trovare a Palazzo Grazioli); di averla frequentata solo in presenza dei genitori (falso, se non altro per la festa di Capodanno in Sardegna e la cena a Villa Madama); di aver deciso all’ultimo momento di andare alla festa di Noemi (falso, il locale era stato controllato dagli uomini dei servizi nel pomeriggio in vista della visita del premier). C’è la moglie del premier che dopo aver saputo della visita di Berlusconi a Noemi decide di separarsi. C’è la ragazza che (direttamente?) fa sparire ogni traccia telematica del suo blog e del suo profilo su Facebook appena la sua vicenda diventa pubblica. C’è il premier che si rifiuta di rispondere a dieci semplici domande in merito postegli da uno dei principali quotidiani italiani.

Bene: siamo tutti sicuri che occuparsi di questa vicenda è allora una cosa bassa e volgare? Non è che invece, con queste premesse, ci dovrebbero essere due o trecento giornalisti sguinzagliati tra Portici e Secondigliano?

In quel guazzabuglio che è ormai diventato il Noemigate ci sono un paio di cosucce da chiarire, dopo il racconto di Gino Flaminio (ex fidanzato della signorina Noemi) pubblicato oggi da Repubblica. La prima cosa è che il racconto di Flaminio non coincide per niente con quello che sostiene l’ex assessore napoletano Arcangelo Martino. Uno dei due quindi mente: perché, o per conto di chi, solo il buon Dio lo sa. La seconda cosa – un pochino più strana – è che non tornano le date. Flaminio sostiene che Il rapporto tra Noemi e il presidente “comincia più o meno intorno all’ottobre 2008″, circa “quattro, cinque mesi dopo che il book era nelle mani dell’agenzia”. Si sta parlando del book scattato dal fotografo Gaetano Livigni in previsione di un casting a Mediaset. Ma il book in questione era stato scattato, a detta del Livigni, il 5 novembre 2008. Ancora: o mente il Livigni o mente il Flaminio. Perché, o per conto di chi, solo il buon Dio lo sa. Uln’altra cosuccia un po’ strana è che, sempre a detta del Livigni, quando la signorina Noemi si presenta al fotografo per il book – sia esso stato scattato a novembre o sei mesi prima – Noemi dice al fotografo che le “hanno già pagato il biglietto aereo per Milano”. E chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i casting sa che questi viaggi non si pagano a una diciassettenne sconosciuta che non ha mai fatto assolutamente niente nel settore, prima ancora di vederne il book. Insomma, se fosse vero che le avevano già pagato il viaggio per Milano, pare improbabile che l’incontro con Berlusconi sia successivo agli scatti del book. Ancora: se (e sottolineo se) c’è un qualche nesso tra le proprietà immobiliari di Letizia Noemi e la sua conoscenza con il Cavaliere, beh è evidente che questa conoscenza precede tutta la storia del book, essendo gli immobili stati acquistati prima. Infine – poi la smetto: se il racconto del Flaminio è vero, sarebbe falso invece che Berlusconi abbia “allevato” la signorina Noemi, come da lei medesima dichiarato, e quindi o mente lui o mente lei, perché o per conto di chi etc etc.

Tutto ciò sia detto non per giocare ai piccoli investigatori, né per suffragare ipotesi alternative, ma solo perché basta leggere e confrontare le dichiarazioni dei vari protagonisti per capire che in questa storiaccia circolano parecchie balle. Segno che qualcuno si sta agitando parecchio, e chissà che non sia qualcuno il cui stipendio è pagato dai contribuenti.

Altro che fatto privato.

Piovono Rane, Il blog di Alessandro Giglioli, L’Espresso

Le omelie del Papa


Il Papa: “Provo ancora dolore per la Notte dei Cristalli“, La Repubblica
Il Papa: “No a ogni antisemitismo“, Corriere della Sera
Il Vaticano: “Omosessuali non possono diventare preti“, La Repubblica
Betori: “Anche la Chiesa pecca“, La Repubblica
Don Vitaliano: “Ratzinger come Pio XII“, Micromega

Buon pomeriggio e buona domenica.

Come sanno quelli che mi leggono, la discussione della domenica la dedico a quanto attiene al mondo della Chiesa e a quello che il Vaticano comunica e vuole che si sappia demandando alla società civile l’arduo compito di decriptare i suoi messaggi e di tradurli nella realtà.

Nelle ultime settimane il Pontefice si è alquanto lasciato andare a espressioni, sui più diversi aspetti del nostro vivere, che hanno portato perplessità e scetticismo a coloro che erano i destinatari di certi messaggi, soprattutto alla luce di quelle che sono state e continuano talvolta ad essere le condotte di un Vaticano surreale.

Prima si è parlato dei contraccettivi e di quanto la Chiesa opti per un certo tipo di famiglia e di rapporti tra uomo e donna, poi è stata la volta del perbenismo clericale nel nome del quale si condanna e si chiede scusa per quanti omosessuali e pedofili ci sono nella chiesa (peccato poi che restino sempre tutti ai loro posti e che nel frattempo delle migliaia di famiglie colpite da questi Satana con il saio non si occupa nessuno..), poi è stata la volta degli attacchi a quanti vivono nella discriminazione razziale e nell’insulto verso il prossimo, ma anche dell’indecente silenzio, proprio mentre era in Campania, contro tutti gli attacchi e gli attentati mafiosi che si stanno registrando non solo nel napoletano (con Giovanni Paolo II invece che in diverse occasioni ne parlò e ne parlò con durezza con coraggio e con determinazione), poi è stata la volta della finta solidarietà a quanti stanno patendo per la crisi umanitaria in Congo e per quanti piangono le migliaia di morti dovuti alle sevizie e alle cattiverie del regime militare che sta occupando il territorio (i circa 9 miliardi di euro che marciscono nelle banche vaticane, lo Ior, o anche solo una parte dell’otto per mille perchè non viene usato per queste gravissime guerre che accrescono soltanto le violazioni dei diritti umani?), infine è stata la volta della polemica sulla beatificazione del Papa Pacelli, il quale viene accusato di essere rimasto in silenzio davanti al nazismo e all’Olocausto.

Non so se i link posti in apertura come piccola rassegna stampa possano servire, ma è sicuramente indispensabile che ciascuno di noi si faccia una idea e che contempli la possibilità di esprimere liberamente la propria opinione sempre e per merito della quale si ponga fine a queste patetiche e quotidiane omelie che ci vengono propinate in modo enfatico e trionfalistico da telegiornali asserviti e da giornalisti inetti affinchè si abbia il coraggio di liberarci da queste litanie squallide e patetiche..

Pulizie d’autunno



Le prime denunce risalgono al 1992. Forse anche a prima. Alcuni provvedimenti erano già stati presi: recitare il salmo 51 tutti i giorni, o le litanie alla Madonna.

Per più di dieci anni, don Lelio Cantini ha abusato dei ragazzini e delle ragazzine della sua parrocchia. Ne ha abusato fisicamente e psicologicamente. Ha plagiato i ragazzi per convincerli ad entrare in seminario, e diventare sacerdoti, ha plagiato le ragazzine per piegarle ai rapporti sessuali. E per questo si è servito anche di una “veggente”, una specie di perpetua che diceva di essere in quotidiano contatto con Dio e la Madonna. E la “veggente” aveva visto una nuova chiesa, fondata da don Cantini, ed un esercito di preti uscire dalla nuova chiesa, primo fra tutti Claudio Maniago, che sarebbe diventato vescovo.

Ma non era ancora abbastanza. La nuova chiesa aveva bisogno di sostenersi, e per questo ai fedeli era richiesto un grande contributo: don Cantini spingeva le famiglie a donare appartamenti e denaro, in cambio della promessa che a loro e ai loro figli “avrebbe pensato Gesù“.

Quando le denunce giunsero al cardinale Antonelli, il reato era ormai caduto in prescrizione anche per il diritto canonico. Ma si decise comunque per un processo amministrativo. In una lettera pubblica, il cardinale scriveva: “Don Lelio Cantini è stato riconosciuto responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni che vanno dal 1973 al 1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze”, tuttavia, a motivo della sua età avanzata e dei tanti acciacchi di cui soffriva il sacerdote, si riteneva che la “pena” delle litanie alla madonna, della proibizione di confessare per cinque anni e di una offerta annuale ad una istituzione caritativa fosse una punizione sufficiente.

E di fronte alle vittime, che trovavano la “pena” troppo all’acqua di rose, il cardinale ribadiva: “Comprendo le vittime, ma bisogna tenere presente che la Chiesa deve dare testimonianza alla divina Misericordia e mirare soprattuto al ravvedimento del peccatore e cercare di vincere il male con la forza della mitezza”.

Poi, come un fulmine a ciel sereno, sabato 11 ottobre, arriva a don Lelio Cantini una comunicazione dal Vaticano: ridotto allo stato laicale. Una comunicazione durissima, un provvedimento preso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e decretata dal Papa il 19 settembre del 2008. Domenica 12 ne ha dato comunicazione ufficiale il cardinale Antonelli: «È giunto a conclusione il procedimento canonico a carico di don Lelio Cantini, protagonista di una dolorosa e scandalosa vicenda».

Nella comunicazione di Antonelli si legge che la Congregazione ha constatato «che per lunghi anni don Lelio Cantini ha commesso il delitto di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori, di sollecitazione a rapporti sessuali compiuto nei confronti di più persone in occasione della Confessione, l’abuso nell’esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione delle coscienze» e che il Papa ha decretato «la pena espiatoria perpetua della dimissione dallo stato clericale con la dispensa dagli obblighi sacerdotali e ha imposto con severo precetto penale l’obbligo di dimora vigilata in spirito di preghiera e penitenza in una residenza stabilita dall’Ordinario di Firenze, sotto pena di scomunica in caso di disobbedienza».

Un provvedimento che giunge al fotofinish, quello contro don Cantini, alla vigilia di un cambio al vertice: Antonelli, il 26 ottobre, lascerà ufficialmente la diocesi al nuovo arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. E il Vaticano pare proprio gliela voglia affidare, questa diocesi, dando un colpo di scopa a tutte le magagne che ancora giacciono sul tappeto della curia. Ma non basta certo il provvedimento contro don Cantini, ormai divenuto il signor Cantini.

C’è ancora molta giustizia e molta chiarezza, da fare. Possibile che, negli anni, nessuno abbia mai preso in considerazione le voci che circolavano sul conto dell’ormai ex sacerdote? Come mai il cardinale Antonelli affidò proprio a Claudio Maniago, pupillo del “priore”, il compito di indagare su quello che succedeva alla Regina della Pace? Perchè una “condanna” quasi ridicola nel 2007 e una ben più pesante adesso, con la minaccia di scomunica in caso di disobbedienza? Come mai un “caso caduto in prescrizione” è stato invece riesaminato e sanzionato dalla Congregazione e dal Pontefice? Ma soprattutto, a quanto ammonta il patrimonio, in soldi e in immobili, che i fedeli hanno “donato” nel corso degli anni sotto la spinta plagiante del “priore”? Dove sono finiti i soldi e gli appartamenti? Chi li ha amministrati e per quali finalità?

Nella fretta di spazzare la diocesi, pare che il Vaticano si sia scordato di nuovo di tutta la polvere nascosta sotto il tappeto.

Pulizie d’autunno, Vania Gaito, Viaggio nel Silenzio

Outing Civile: Preti Pedofili

Ringrazio Sabina Guzzanti che con la sua recente iniziativa, Outing Civile, ha permesso al giornalista de L’espresso, Giuseppe Nicotri, di fare alcune importanti ed agghiaccianti rivelazioni, le ennesime, sui preti pedofili protetti e salvaguardati da quel bel faccione del Papa, con nessun organo di informazione pronto a parlarne e nessun esponente della società cosiddetta civile capace di caricarsi “questa croce”.

Non ci resta, dopo esserci sdegnati per bene, che fare passaparola di questa video intervista e abiurare poi contro una fede che di cristiana ha purtroppo e veramente ben poco.

Lettera al Vescovo di Vicenza

Prendendo spunto da quanto suggerito dall’ottima lettrice Bastian Cuntrari la settimana scorsa, relativamente alla vicenda di Padre Tully dell’ordine dei saveriani, che accusato di pedofilia, sconta la sua pena a vicenza piuttosto che altrove, ho mandato al seguente indirizzo di posta elettronica, nosiglia@vicenza.chiesacattolica.it, riconducibile al Vescovo di Vicenza Mons. Nosiglia, la seguente lettera, sperando che abbia qualche effetto.
Se qualcuno volesse e se lo sentisse, modificando brevemente la lettera secondo il proprio gusto, potrebbe mandarla anch’esso al suddetto Vescovo, cosi per fargli capire che qui c’è gente che non sa solo parlare, ma anche agire.

Gentile Vescovo,
sono un ragazzo di 25 anni che Le scrive per sollecitare un Suo intervento relativamente alla presenza, a Vicenza, presso l’Ordine dei Saveriani, di Padre James Tully, della cui vicenda si è occupata anche la nota psicologa Vania Lucia Gaito sul suo Blog “Viaggio nel Silenzio“, nella discussione “Una lettera dal buio“.

Sono un ragazzo, dicevo, cresciuto con la convinzione che la Chiesa fosse “una grande Famiglia” con il Signore nostro come “capofamiglia” e noi fedeli come suoi figli, tra di noi accomunati da un sincero rapporto di fratellanza e di solidarietà.
Con questi ideali ho assunto i sacramenti della Comunione e della Confirmazione (Cresima).
Per quanto crescendo abbia cominciato a vedere atteggiamenti poco consapevoli da parte della Chiesa, ma sempre sospinto da ciò che nutrivo, ho partecipato con entusiasmo e rinnovata fiducia alla penultima Giornata Mondiale della Gioventù, tenutasi in Germania a Colonia.

Ho proceduto a questa breve digressione personale per farLe intuire come quanto mi accingo a dire non è alimentato da alcun pregiudizio nè condizionamento esterno, ma solo da una trasparente amarezza e desolazione.

Perchè, egregio Monsignore, essendo cresciuto nei valori dell’onestà, dell’etica, del rispetto e della solidarietà, trovo sconcertante che uomini di chiesa, che prima di essere sacerdoti sono uomini, possano macchiarsi di reati infernali e demoniaci come quello della pedofilia e della violenza su minori. Lo giudico gravissimo non solo da un punto di vista morale ed etico, quanto anche da un punto di vista sociale e culturale che infrange quel modello di cittadinanza esemplare e di nobile spiritualità che la Chiesa ha sempre cercato di costruire e di alimentare con il suo impegno e le opere dei suoi sacerdoti.

Ma reputo ancor più grave e inammissibile che possano esserci uomini cosi abietti, cosi pericolosamente dediti all’omertà e all’ubbidienza, nonostante il dolore che certe violenze causano in moltissime famiglie delle quali poi non si preoccupa assolutamente nessuno, che nascoste, talvolta, nelle loro alte cariche ecclesiali non reagiscono in alcun modo davanti ai “Fatti” che vengono denunciati cercando piuttosto di zittirli e di attutirne l’effetto mediatico.

Il silenzio e l’omertà non pagano mai!

Il silenzio e l’omertà non dovrebbero essere le peculiarità di uomini di chiesa quanto piuttosto la loro capacità di non smarrire il dono della comprensione, dell’ascolto, del coraggio di denunciare ogni singola nefandezza e immoralità che viene compiuta issandosi al livello di uomini di chiesa eccezionali come Padre Alex Zanotelli, Monsignor Bregantini, Don Luigi Ciotti, e tanti altri come loro che si sono spesi incessantemente nel passato, contro ogni forma di Male, come è attribuibile a Don Peppino Diana e Don Giuseppe Puglisi.

I bambini e i minori in genere sono il nostro presente e il nostro futuro, dovrebbero essere sempre protetti e salvaguardati al costo della nostra stessa vita, non violentati e abusati nelle sacrestie o durante gli incontri giovanili organizzati nelle case dei parrochi a causa di senili pruriti e capricci ormonali degni dei peggiori “fruitori” del sesso. Quante volte a questi sacerdoti indegni di essere giudicati tali, come pena, viene inflitta soltanto quella di essere spostati in altra parrocchia, e con le medesime funzioni, grazie a superiori, purtroppo, compiacenti?

Che la gente “per bene”, quella che ha da sempre avuto fiducia nella Chiesa e nella stragrande maggioranza dei suoi sacerdoti, deve per caso cominciare a supporre che questa Istituzione sia una “Casta”, come quella dei politici, con i suoi intoccabili e che quelli che sbagliano invece di essere puniti “fanno carriera”?

Con la speranza che da Vicenza sia immediatamente allontanato Padre Tully e che sia ridotto a laico cosi da non nuocere più su alcuna generazione di adolescenti, e in attesa di un Suo cortese riscontro, che non mancherò di pubblicare sul Blog Giro di Vite affinchè non poche persone possano leggere l’eventuale replica a questa mia lettera, ivi già presente, La saluto cordialmente.

Una lettera dal buio


Dal Blog “Viaggio nel silenzio”, la discussione di riferimento è “Una lettera dal buio”, una nuova testimonianza di un abusato da parte di un uomo di chiesa, con questo Istituto criminale pronta ancora una volta a difendere il pedofilo e a colpevolizzare l’abusato.

Ho ricevuto molte mail dagli Stati Uniti, ed ho deciso di riportarne qui una, di William Nash, un ragazzo abusato da padre James Tully. La Chiesa americana ha patteggiato, ma nel frattempo il sacerdote, già dal 2002, ha trovato rifugio a Vicenza, presso l’ordine dei saveriani. Continua a fare il prete, ed è costantemente a contatto con i bambini e i ragazzi.

Mi chiamo Bill Nash. Mi sono messo in contatto con lei dopo aver scoperto il suo lavoro, qui e là on line. Un mese fa, a seguito delle dichiarazioni del Papa, ho inviato una richiesta in Vaticano, affinchè fosse ridotto allo stato laicale il sacerdote che mi ha abusato. Ho lavorato con Tom Doyle, l’avvocato di diritto canonico per elaborare un documento che ho inviato a molte congregazioni della Santa Sede. Il prete, padre James Tully, attualmente vive a Vicenza, da voi in Italia. Ieri, ho tenuto un’altra conferenza stampa, qui, per chiedere alla Diocesi di Vicenza di non continuare a tenere i raduni giovanili presso la residenza di padre Tully.
Onestamente, non sono sicuro dell’operato della Chiesa. Continuo solo a sperare che, dopo che il papa si è espresso con parole molto chiare, tali parole siano seguite dalle azioni, dai fatti. E’ il primo caso in cui possono dare prova di aver davvero intenzione di mettere in atto quanto ha detto il Papa. Di recente mi sono reincontrato con Tom Doyle. Mi ha suggerito di riprovare a chiedere la riduzione allo stato laicale, secondo quanto previsto dai codici canonici, e mi sono affidato alla sua esperienza per procedere con questo passo ulteriore.

Già in aprile, in concomitanza con l’arrivo del Papa, sono stato a New York insieme allo SNAP. Seppi subito delle interviste rilasciate dal pontefice, riguardo al problema della pedofilia nel clero, e sentii uno scatto di adrenalina. E’ difficile, per me, rimanere quieto e calmo, di fronte a questo problema. Mi colpì soprattutto quella frase: “i pedofili non possono essere sacerdoti”. Più che un commento, sembrò essere un’asserzione. Come molti di noi sappiamo, ci sono sfortunatamente decine di migliaia di preti pedofili. Non sono solo uno o due casi isolati. Ebbene, io ho sentito le parole del papa come un invito personale a rispondere. In particolare, ho una lettera, scrittami da uno dei superiori di padre Tully, in cui si afferma che sanno benissimo che è un pedofilo. Ho anche altri documenti, riguardo al suo crimine. Ho parlato con lo SNAP, per cercare di fare qualcosa, e mi hanno messo in contatto con padre Tom Doyle, e ci incontrammo. Tom mi aiutò a scrivere una relazione e una petizione, ma io so, per esperienza, che senza l’appoggio di una campagna pubblica non c’è nulla da fare. Quindi, ho chiamato la stampa e ho reso pubblica la vicenda! La mia intenzione è non fermarmi, finché il Vaticano non sarà costretto a confrontarsi con questo problema. Spero anche che non si fermino a padre Tully ma che facciano una vera pulizia e rimuovano tutti i sacerdoti del mondo che hanno abusato dei bambini. Allo stesso tempo, intendo denunciare un secondo prete che dovrebbe essere rimosso, padre Mario Pazzotti. E’ un caso minuziosamente documentato: ha ammesso di aver stuprato un ragazzino di 14 anni. E’ un sacerdote italiano, membro dei saveriani, che continua tuttora a fare il sacerdote nelle missioni in Brasile.

La stampa locale di Vicenza non si occupa del caso di Tully, ma io spero che ci sia qualcuno che se ne occupi, magari con un raggio d’azione più ampio rispetto ai giornali locali.
Attualmente, Tully è in Italia, fin dal 2002, ed è membro di un ordine religioso fondato a Parma: i saveriani, ed è il secondo prete saveriano di origine italiana che ha lavorato in Amazzonia. Due settimane fa ho reincontrato Tom Doyle a Chicago: ha qualche piccolo acciacco, è molto sotto pressione, ma sta lavorando alla richiesta di riduzione allo stato laicale di Tully. Ebbene, pensavo di essere riuscito a fare quanto mi ero prefisso, ma Tom mi ha detto che la Santa Sede può anche “congelare” tutto e probabilmente è così che andrà.

La scorsa settimana ho scritto alla Diocesi di Vicenza, poichè tengono molti raduni giovanili presso la residenza in cui vive Tully. Una giornalista locale con cui ero in contatto e a cui avevo trasmesso tutte le informazioni sul caso, contattò la diocesi. La risposta non fu diversa da quella che davano i vescovi americani: noi non siamo responsabili per gli ordini religiosi, sono autonomi. Secondo il diritto canonico, questo non è affatto vero, e posso dimostrarlo.

Conosco molto bene i saveriani, perché sono stato un loro seminarista per alcuni anni. Mi ritrovai tagliato fuori dopo aver denunciato l’abuso che ho subito. Alla fine, nel 2005 facemmo un patteggiamento. Non ho alcun accordo di “riservatezza” con loro. Posso parlare, e lo faccio! L’unico accordo è di non comunicare più con loro, e questo è un accordo che posso rispettare e rispetto. Fin dalla mia prima conferenza stampa, il loro legale mi inviò una lettera che mi intimava di fermarmi. Chiaramente, quella lettera mi spaventò, così consultai sia il mio avvocato che altri legali e tutti loro mi confermarono che avevo pieno diritto di parlare. Fortunatamente, ho dei buoni avvocati che mi tutelano, quindi continuo la mia battaglia.

Non capisco come sia possibile che la Chiesa, in Italia, sia tanto potente. Ho viaggiato molto in Europa, e le nazioni europee mi sono sembrate molto indipendenti.
Massimiliano Frassi mi ha invitato, a novembre, ad una conferenza a Vicenza. So che ci sarà anche lei. Sono impaziente di incontrarla e di conoscere meglio il suo lavoro e le ricerche che ha condotto.

In fede
William Nash

Ratzinger, ci sei?

E’ giunto il momento di mettere alla prova le dichiarazioni di Ratzinger. E, a metterle alla prova, basta l’ultimo fatto di cronaca, quello che riguarda don Pierpaolo Mologni, ex parroco di Lombardore, un paesino di 1.500 abitanti a una ventina di chilometri da Torino, trasferito da un paio di mesi ad un’altra parrocchia, quella di Ozegna.

A carico del sacerdote sono partite due denunce per abusi sessuali, da due famiglie della parrocchia di Lombardore. Gli inquirenti hanno perquisito i suoi alloggi di Ozegna e hanno rinvenuto migliaia di foto compromettenti, alcune risalenti al 1979.

A padre Mologni piacevano i ragazzini. Con alcuni si limitava a semplici carezze, con altri andava oltre. Il metodo era sempre lo stesso: conquistare la fiducia del ragazzo, per garantirsi il suo silenzio, e poi passare agli abusi. Era un percorso lungo, che richiedeva tempo. Cominciava con le carezze, e se le vittime non si ritraevano, passava a richieste più pesanti. Convinceva i ragazzini a fare la doccia a casa sua, e mentre erano sotto la doccia li fotografava. Oppure li convinceva ad indossare un succinto costume da Tarzan, confezionato da lui stesso, e li fotografava in pose inequivocabili. Alcuni li faceva distendere sul letto o sul tappeto e li masturbava. Talvolta si masturbava anche lui. Il tutto testimoniato dalle migliaia di foto rinvenute, oltre che dalle deposizioni di diversi ragazzi. Decine di testimonianze. Troppe, in un paesino di 1.500 anime.

I carabinieri hanno consegnato a padre Mologni un avviso di garanzia. Poco tempo dopo, il sacerdote è stato colpito da setticemia e, da qualche giorno, è in coma profondo. E in ospedale è stato raggiunto da un provvedimento della Procura di Torino, che disponeva gli arresti domiciliari. In via precauzionale, la stessa Procura ha disposto il sequestro della sua cartella clinica.

Questi i fatti, così come si sono svolti. Sorgono però gli interrogativi: le foto testimoniano di abusi avvenuti fin dal 1979, possibile che nessuno si sia mai accorto di nulla? in paese giravano, da parecchio tempo, strane “voci” sul conto del sacerdote, possibile che la Curia non fosse informata? possibile che nel corso degli anni nessuna vittima si sia rivolta al Vescovo? e allora perchè l’improvviso trasferimento da Lombardore a Ozegna due mesi fa?

(Viaggio nel silenzio)

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