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La Rai è pedofila!

Basta!
Non si può cominciare la settimana in questa maniera.
Non è più possibile accettare tutte le “castronerie” che ci piovono addosso come montagne di letame con la precisa intenzione di insinuare nel nostro animo quella paura, quello sconcerto e quell’insicurezza che di riflesso protegge altri nel loro operato assolutamente deprecabile.

Non è possibile che davanti ad un genitore francese che fracassa la testa della figlia di 4 anni davanti all’Altare della Patria a Roma, ora in fin di vita, si dica soltanto che una possibile ragione è da ricercare nella sua instabilità psicologica e nell’abuso di psicofarmaci senza poi approfondire tale comportamento dicendo per esempio che in italia sono tantissimi i genitori che sono nelle medesime condizioni di quello francese o peggio quelli che per “spegnere” la vivacità e la spontaneità dei propri figli, scambiata per una pericolosa iperattività, li drogano somministrando loro psicofarmaci come il Ritalin.

Non è possibile ascoltare il vittimismo di alcuni adulti che si amareggiano per la morte di un sedicenne a causa di una pasticca di ecstasy quando poi non viene affrontato il problema alla radice: cioè che l’80% dei ragazzi dai 14 ai 18 anni, cioè nel periodo in cui frequentano le scuole superiori e cominciano ad uscire e a fare tardi la sera, sotto la compiacenza di genitori irresponsabili e superficiali, abusano di sostanze narcotizzanti, procurate da amici più grandi o reperite in locali “stupefacenti”, oppure provano per gioco “una canna”, per sembrare grandi e fare i “fighi con aspiranti veline e soubrette loro amiche”, per poi restarne schiavi generando una mortificazione dell’anima e uno stravolgimento nel loro processo di crescita individuale che scatena quell’ondata anomala di sociologi, di psichiatri, di intellettuali che trovano nei divani di Porta a Porta il loro principale salotto dal quale pretendono di annunciare il loro infimo e miserabile “verbo”.

Non è possibile che la Rai, in vacanza in Australia con i soldi nostri per ascoltare le parabole di un sacerdote vestito di rosso – prada, intervisti proprio quel George Pell, di cui ho parlato ieri nella mia tradizionale rubrica domenicale contro questa Chiesa di Roma, sempre più una Sacra Cupola (esattamente come quelle mafiose), che ha protetto per decenni tutti i peggiori preti pedofili che hanno operato ininterrottamente in Australia per tantissimi anni mietendo centinaia di vittime e consumando una valanga di abusi sessuali su minori nelle modalità tanto più disparate quanto più infernali, vigliacche, ignobili.

Non è possibile che la Rai a poche settimane dalle Olimpiadi di Pechino che migliaia di italiani attraverso una sottoscrizione hanno chiesto di non seguire per denunciare formalmente tutte le violazioni nel campo dei diritti umani operate dai regimi cinesi nei confronti di tutte le utenze più deboli della società, il più delle volte minori, schiavizzati in fabbriche a lavorare per giornate intere senza molte pause, sfibrandoli, (oltre a tantissime altre violazioni che non riporto oggi) dovendo rispondere solo a logiche economiche e finanziarie che di sostenibile non hanno niente, se ne “lavi” completamente le mani continuando a dimostrare di essere contro il Paese che le paga il canone per permettergli di esercitare queste quotidiane violenze, per consentire a delle squillo di lavorarci al suo interno, per fare una informazione che ci viene derisa anche dal Botswana, per essere sostanzialmente una associazione a delinquere finalizzata alla pedofilia e alla prostituzione sotto la compiacenza di istituzioni e di loggie massoniche che dettano le notizie da pronunciare denudandole dei Fatti e mistificando la realtà con opinioni inverosimili e indecenti.

Sono queste le cose che mi fanno andare in bestia e sono queste quelle che mi porteranno a fare una campagna di informazione, da settembre, a tappeto contro questa Rai e contro la pseudo informazione che produce evitando che nel nuovo anno ci sia ancora qualcuno che le paghi il canone e che anzi possa sostenere un’azione legale contro questi maniaci della disinformazione.

Ora basta!

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Per indignarsi non serve andare in Australia

E’ domenica.
E come ogni domenica torno a parlare di questa Chiesa, di questo Vaticano, di questo Papa sempre più, purtroppo, boss di un clan di picciotti dal bassissimo valore morale e che hanno fatto della loro sessualità perversa la loro unica fede.

Come molti sapranno, in questi giorni in Australia si celebra la Giornata Mondiale della Gioventù, una manifestazione importantissima fino a quando a presenziarla c’era Giovanni Paolo II, per la sua fiducia e per il suo amore incondizionato nei confronti della gioventù tutta, divenuta ora invece l’occasione per il Pontefice di incontrare alcuni suoi adepti “speciali” sparsi per il mondo: preti pedofili dall’altissimo livello che si differenziano solo nel numero di abusi commessi, ma accomunati dalla imperitura protezione che li viene riservata dal Vaticano.

Non so quanti, leggendo la cronaca degli eventi organizzati nel corso di questa manifestazione dal fascino particolare (lo è indubbiamente per i veri protagonisti, i ragazzi, che vi giungono da tutto il mondo), abbiano rilevato la seguente espressione del pastore tedesco: Il sacerdozio è incompatibile con la pedofilia.

Minchiazza, direbbe qualcuno!

E i giornalisti lì a scrivere. Tant’è che l’hanno riportata tutti i giornali, questa dichiarazione papale. E nessun giornalista ha detto: “Scusi, sa, ma finora mica era compatibile! Eppure i preti pedofili si sprecano! Per non parlare di quanto sia incompatibile con la legge!”. Io me lo sarei aspettato, un commento così. Fossi stata lì, io lo avrei detto. Invece nulla. Forse non è previsto dal protocollo Vaticano far presente al Pontefice che sta dicendo una castroneria. (Dal Blog “Viaggio nel silenzio“)

Chissà se dopo la sua lodevolissima presa di posizione sui sacerdoti pedofili in Australia, il Papa dei cattolici intende togliere qualche carica e qualche privilegio anche a Sua Eminenza Bernard Law (ex arcivescovo di Boston dimissionario dopo alcuni casi di pedofilia e attuale arciprete di Santa Maria Maggiore a Roma), che abita a un tiro di schioppo da casa sua, a Roma. (Dal Blog “Piovono rane“).

E, continuando sulla falsariga di quanto avvenuto negli Stati Uniti, ad accogliere Ratzinger c’era anche il cardinale George Pell, massimo esponente della Chiesa australiana e accusato di aver coperto i preti pedofili. Diversi preti pedofili. Ma in particolare, hanno molto da ridire le vittime di un sacerdote di Ballarat, Gerald Francis Ridsdale, che sta scontando 19 anni di carcere per aver abusato di 49 bambini, anche se sembra che le vittime siano oltre un centinaio. Risdale, che oggi ha 74 anni, apparteneva alla diocesi di Ballarat, a 120 chilometri da Melbourne negli anni in cui, sostiene la Broken Rites (l’associazione australiana delle vittime dei preti pedofili), vi era una “radicata cultura degli abusi sessuali nel clero, come dimostrato dai casi portati in tribunale negli anni Novanta”. Gerald veniva da una famiglia di forte matrice cattolica, lasciò la scuola a 14 anni e si impiegò come contabile. Fu in quel periodo che prese coscienza dell’attrazione che provava per i ragazzini. Tuttavia, incoraggiato da un sacerdote, decise di entrare in seminario. Dopo un periodo di studi tra Melbourne, Genova e Dublino, fu ordinato sacerdote a Ballarat nel 1961. E, praticamente da subito, cominciarono gli abusi. Dagli anni Sessanta al 1993, anno in cui fu arrestato, Ridsdale fu spostato di parrocchia in parrocchia; i trasferimenti, qualche volta, arrivavano appena dopo qualche settimana dal suo insediamento. Così per oltre trent’anni. Gli abusi avvenivano all’interno della chiesa, nel presbiterio (la casa parrocchiale), nell’auto del sacerdote, in casa delle vittime, durante gite, e nei giorni festivi con il sacerdote. Molestò un bambino e sua sorella poche ore dopo il funerale del loro padre. Spesso gli abusi avvenivano durante la confessione, e Ridsdale provvedeva anche all’assoluzione. Molti reati si sono verificati prima e dopo la celebrazione della Messa, prima di comunioni, cerimonie, matrimoni e funerali. Molte delle vittime sono stati chierichetti. Uno di essi è stato ancora vittima di abusi sessuali presso l’altare, quando la chiesa era vuota e chiusa, dopo la Messa. A metà degli anni Sessanta, Ridsdale trascorse un periodo a Mildura, sotto la supervisione di monsignor John Day, uno dei più feroci pedofili nella storia della Chiesa. Altri trasferimenti, altre parrocchie, fino ad arrivare, nel 1971, a Ballarat. Alcune delle vittime denunciarono alla curia gli abusi subiti, tuttavia non furono presi provvedimenti, se non spedire il sacerdote a fare qualche seduta di psicoterapia, per poi assegnarlo ad una nuova parrocchia, dove tutto ricominciava da capo. Alla fine del 1971, Ridsdale fu assegnato alla parrocchia di San Alipius, come assistente del parroco. Nel 1973, arrivò un altro sacerdote, padre George Pell [colui che oggi accoglie il Papa].
I due sacerdoti condivisero perfino la casa, per un lungo periodo ed è assolutamente improbabile che Pell non fosse a conoscenza degli abusi commessi dal suo collega, soprattutto perchè la scuola parrocchiale (dove anche Ridsdale insegnava) era un vero e proprio covo di pedofili: padre Robert Best, padre Edward Dowlan, padre Fitzgerald, padre Stephen Francis Farrell, tutti in seguito condannati per abusi sessuali.
Il 27 maggio 1993, molte parrocchie e molti abusi dopo, il tribunale di Melbourne aprì un processo a carico di Ridsdale, per aggressione sessuale ai danni di nove ragazzi. Il sacerdote fu accompagnato in tribunale e sostenuto da George Pell, che nel frattempo era divenuto vescovo ausiliario. Non c’erano invece nè vescovi nè sacerdoti a sostenere le vittime. Ridsdale fu condannato, ma uscì di prigione dopo appena tre mesi, “sulla parola”. Un mese dopo, la Broken Rites aprì una linea telefonica alla quale potevano rivolgersi le vittime degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti. L’associazione fu l’anello di collegamento tra le vittime e la polizia, che riaprì le indagini su Ridsdale. E, come accade in questi casi, il vescovo Ronald Mulkearns chiese al Papa la riduzione del sacerdote allo stato laicale, ottenendola immediatamente.

Il 19 gennaio 1994 si aprì il nuovo precesso, ma stavolta non c’era alcun vescovo a sostenere Ridsdale. Fu condannato a 19 anni di carcere per un numero impressionante di abusi sessuali. E contestualmente fu aperta una nuova indagine, denominata Operazione Arcadia, al fine di stabilire le responsabilità del vescovo Mulkearns. Il rapporto Arcadia stabilì che il vescovo era a conoscenza delle “molestie” ma non fu in grado di provare che fosse a conoscenza degli abusi veri e propri, pertanto non fu possibile procedere. Tuttavia il rapporto Arcadia circolò, e meno di un anno dopo il vescovo si dimise. Al suo posto fu nominato George Pell. Il 6 agosto 2006, il tribunale di Melbourne aprì un nuovo procedimento a carico di Ridsdale, per altri abusi fino ad allora non denunciati. Fu condannato ad ulteriori 4 anni di carcere. Il giudice Bill White criticò la Chiesa cattolica per non aver preso seri provvedimenti, dopo aver saputo della condotta di Ridsdale, e soprattutto per non aver mostrato alcuna compassione per le vittime. Trasferire Ridsdale di parrocchia in parrocchia aveva solo dato la possibilità, al sacerdote, di continuare liberamente ad abusare dei bambini. In una conferenza stampa, il cardinale Pell ha affermato: “Una vita senza Dio e modelli sbagliati di famiglia, sessualità e matrimonio sono i pericoli da cui dobbiamo mettere in guardia i giovani”. Se almeno Ratzinger sapesse scegliere delle compagnie più credibili, forse qualcuno sarebbe anche disposto a credere alle sue scuse, alle sue esternazioni, alla sua vergogna.
Ma stando le cose così come stanno, non sarebbe meglio stare zitti?
(Dal Blog “Viaggio nel silenzio“)

Minchiazza, direbbe sempre qualcuno!

Un ergastolano in Vaticano

Dal Blog Viaggio nel Silenzio

Quando il moralismo è la corruzione della moralità.
Di quella moralità che fa gridare e insorgere contro gli scandali veri, non contro le parole. Quella che avrebbe dovuto insorgere di fronte all’intolleranza contro gli omosessuali, contro i Rom, contro gli immigrati. Quella che avrebbe dovuto insorgere contro la sola ipotesi di leggi razziali.

Nelle ultime due settimane sono stati arrestati sei sacerdoti per abusi sessuali. Sei. Molti mi hanno scritto chiedendomi commenti, nomi, notizie. Cosa dire? Sembra ogni volta di raccontare la stessa vicenda, cambiando nomi e luoghi. Una storia dell’orrore che si ripete, si ripete, si ripete. Senza fine. Scelgo di parlare di due sacerdoti, intanto.

Il 30 giugno è stato arrestato a Roma un sacerdote di cui non sono state rese note le generalità, solo le iniziali e l’età: R.C., di 55 anni. Gli abusi avvenivano in oratorio, in campeggio, e perfino in canonica, nelle stanze del sacerdote. Portava su i bambini, gli faceva guardare un film porno, prometteva soldi, vestiti, regali, e poi allungava le mani. Una storia comune, ormai. Storia comune anche il fatto che in passato lo stesso sacerdote era stato rimosso dal suo incarico a causa di vicende analoghe. Anche in questo caso, dunque, i suoi superiori sapevano e lo hanno lasciato in mezzo ai bambini.

Altro luogo, altro sacerdote, stessa storia. Il posto è San Mauro a Signa, un paesino di duemila anime, a Firenze. Il sacerdote è don Roberto Berti, 52 anni. Le istituzioni ecclesiastiche hanno aperto, pare, un processo canonico sul conto del sacerdote dopo che il padre di una delle vittime si è rivolto alla Curia. Don Roberto è stato rimosso dall’incarico. Ma piuttosto che allertare la comunità, come al solito si è preferito “metterci una pezza” ed è stato comunicato che don Roberto lasciava la parrocchia “per motivi di salute e per la stanchezza dovuta ad un anno pastorale molto intenso”. In questo caso, lo stesso cardinale di Firenze, Ennio Antonelli, andò in paese per parlare con le vittime. E anche in questo caso, chiese la massima “riservatezza” alle vittime: “Meglio non fare scandalo”.

Riporto qui, invece, un commento di una persona coinvolta:
Quello di cui è accusato Roberto Berti, che non merita di essere considerato un parroco, è solo una piccola parte, di ciò che di grave ha veramente commesso. La curia lo ha coperto e protetto. Nonostante la curia sapesse com’era, ha continuato a mettere nei sacchi a pelo nudi, ragazzi di San Mauro. Ha messo nel camper, nel suo letto, ragazzi a dormire. Ha picchiato bambini e ragazze, ha umiliato ragazzi e ragazze facendogli subire angherie di vario tipo, niente di strano, lo strano è che sono 3 anni che mi raccomando in curia di controllarlo. Risultato? protezione, silenzio. Ha esercitato mobbing ad alcune persone nella casa famiglia da lui gestita, ha licenziato senza giusta causa, ha subito processo, ha perso, ma ha licenziato ugualmente. Ha plagiato un ragazzo e tutta la sua famiglia, ragazzo riconosciuto non in grado di intendere e volere. Ha picchiato bambini di San Mauro e ha creato una setta intorno a sè, plagiando i deboli. Le persone intorno alla chiesa che vantano conoscenze in curia, sapevano benissimo che elemento era e cosa facesse questo prete, sfido chi ha il coraggio di dirmi che non fossero a conoscenza di quello che faceva, che era omosessuale gliel’ho detto in faccia a lui, alla curia e a tutti i difensori di San Mauro. Non pensavo fosse pedofilo. Ma non è tutto, le cose veramente gravi le ha fatte alla mia famiglia, ma queste non contano. Serviranno a castigare questo essere immondo, quando calerà il buio su questa vicenda. Già da oggi non ne parla più nessuno, a San Mauro da parte dei leccaculo della chiesa è gia partita la linea difensiva. La curia tapperà la bocca ai giornali, il falso prete lo manderanno in un altro posto, e continuerà a mettere nudi i ragazzi nel sacco a pelo in montagna, e a rovinare famiglie come ha fatto a San Mauro. Di tutto questo, devo fare i miei complimenti al cardinale Antonelli e al suo segretario don Alessandro Lombardi, loro sanno benissimo. Avranno il coraggio di negare?

Non bastavano gli scandali di don Cantini, del vescovo Maniago, di padre Bertagna. La chiesa toscana sembra aver nascosto per anni il sudiciume al suo interno e, come nel domino, quando cade una tessera tutte le altre cadono di conseguenza. Nello stesso paesino di San Mauro, tanto per essere precisi, ha trovato ricovero anche un altro sacerdote, Don Anastasio. Un nome che non dice nulla, ma è invece orribilmente evocativo il nome con il quale è conosciuto meglio: padre Athanase Seromba. Proprio lui, il sacerdote condannato all’ergastolo in Ruanda, per il genocidio di 1500 tutsi.

Nel 1994, mentre era in corso lo sterminio dei tutsi da parte degli hutu, padre Seromba aveva attirato in chiesa almeno 1500 tutsi, con la promessa che le bande armate hutu non avrebbero osato entrare nella cattedrale. Invece mentre i rifugiati pregavano, chiuse a chiave le porte della chiesa, e ordinò all’autista di un bulldozer di abbattere l’edificio mentre gli assassini sparavano e lanciavano granate dalle finestre. Fu un massacro soprattutto di donne, vecchi e bambini.

Seromba era poi scappato e con la copertura di amici preti e delle gerarchie vaticane si era rifugiato a Prato, aveva cambiato nome, si faceva chiamare padre Anastasio Sumbabura e continuava a officiare messa come se nulla fosse accaduto. Era stato riconosciuto e denunciato, ma l’allora procuratrice del Tribunale dell’Onu, Carla del Ponte, aveva avuto difficoltà a ottenere l’estradizione. Aveva accusato il Vaticano di esercitare pressioni sul governo italiano per evitare che prendesse una decisione in proposito. Infatti il sacerdote non è mai stato estradato: si è costituito.

Il suo avvocato protesta la sua innocenza, sebbene le prove e le testimonianze siano schiaccianti, e grida all’anticlericalismo. Quando non si accetta che un sacerdote condannato all’ergastolo per aver sterminato 1500 persone trovi protezione e copertura in Italia, quando non si accetta che un sacerdote che abusa dei bambini a lui affidati sia spostato da una parrocchia all’altra senza prendere alcun provvedimento, quando non si accetta che la Curia sappia fingendo di non sapere, quando non si accetta tutto questo e anche peggio di questo, si è sempre bollati come anticlericali. Nulla di nuovo sotto il sole.

Undicesimo: non divulgare



Domenica 8 Giugno, nella discussione “Benedettusconi c’è esordivo in siffatta maniera:

Venerdi 6 Giugno il Presidente del Consiglio Gianni Letta, accompagnato dal suo segretario Silvio Berlusconi, ha incontrato il faccendiere Joseph Ratzinger per farsi dettare l’agenda politica.

A distanza di due settimane ho deciso di tornare su questo scabroso incontro per soffermare la mia attenzione su uno dei temi che – penso – possa essere stato oggetto di discussione tra i due “compagni di merende”: le intercettazioni a carico di uomini del clero quando sono sospettati di aver commesso dei reati.

Dal sito Viaggio nel silenzio traggo e pubblico le seguenti osservazioni.

Quello che però colpisce particolarmente, in questo disegno di legge, è quanto viene scritto in merito all’emergere, durante le intercettazioni, di reati commessi dal clero. Spesso il clero, nel corso della storia, non è mai stato troppo lontano dal peccato e neppure dal reato. E dunque, perchè non pensare anche al caso in cui, intercettando qua e là, venga fuori il nome di un sacerdote o addirittura di un monsignore? Così, in questo disegno di legge, è previsto che qualora nel corso delle intercettazioni emerga un reato a carico di un sacerdote debba subito essere avvertito il vescovo. Qualora invece emerga un reato a carico di un vescovo, dev’essere avvertito il Vaticano.
Perchè questa specifica così particolare, all’interno del disegno di legge? Si pensava, forse, ai reati di pedofilia e alle relative, frequenti, indagini penali? Perchè se è così la faccenda è ben grave. In primo luogo per la peculiarità di trattamento riservato alla Chiesa: se nel corso delle intercettazzioni emerge il nome di un monaco buddista, dev’essere avvertito il suo Maestro? Vale anche per i Protestanti, per i Testimoni di Geova, per gli Avventisti? Perchè, in caso contrario, si darebbe luogo a discriminazioni.
Perchè un sacerdote, cittadino italiano, dev’essere trattato diversamente da un maestro elementare, da un bancario, da un idraulico, sempre cittadini italiani? Mi si obietterà che è necessario avvertire le gerarchie superiori perchè si possa dar luogo anche ad un processo canonico. Sarei d’accordo, ma con due “se”.
Sarei d’accordo se fosse previsto anche il contrario, cioè se fosse imposto alle gerarchie ecclesiastiche di avvertire le Procure in caso sia loro denunciato un reato commesso da un sacerdote. Se, per esempio, un vescovo riceve la denuncia di una direttrice scolastica a carico di un prete pedofilo, tanto per non allontanarci troppo dalla realtà.
Sarei d’accordo se i processi canonici si facessero realmente e avessero, tra l’altro, l’esito di spogliare della tonaca i colpevoli. Invece i processi canonici spesso non si fanno, come nel caso di don Cantini e di padre Maciel, per citare due nomi “illustri”; e quando si fanno, hanno esiti per lo meno discutibili.
E’ ancora sacerdote, per esempio, don Mauro Stefanoni; è ancora sacerdote don Bruno Puleo; è ancora sacerdote don Pierangelo Bertagna; sono ancora sacerdoti centinaia di preti pedofili negli Stati Uniti, in Messico, in Irlanda, in Africa. Sono ancora sacerdoti, con lo stipendio pagato coi soldi dell’otto per mille. Sono ancora sacerdoti, spesso a contatto con i bambini.
A che serve dunque, inserire questo caso particolare all’interno di un disegno di legge? Ad avvertire indirettamente l’ecclesiastico di turno che si sta indagando sul suo conto? Dove finisce il diritto e comincia il privilegio? Perchè questo caso particolare mi pare configuri più un privilegio che un diritto.

Vaticano Spa


Sono diversi giorni che volevo dedicare una riflessione alla Chiesa di Roma non perchè di tanto in tanto faccia moda “prendersela” con il Vaticano, ma proprio perchè, da cattolico, sento la necessità di esprimere, spero esaustivamente, il mio pensiero su un tema scottante e non sempre facile da affrontare.

La casualità poi fa si che questa analisi cada oggi, di domenica, con tutti i fedeli e i praticanti che si ritrovano nelle loro parrocchie per consumare le liturgie eucaristiche.

So bene che la Chiesa di Roma non è la stessa cosa, spesso, delle chiese sparse su tutto il territorio nazionale e ben presenti su tutta la terra come luoghi notevoli di aggregazione sociale, perchè le seconde, nella radicalità che hanno o dovrebbero avere nei loro territori, agiscono in maniera autonoma e indipendente, nel bene e soprattutto nel male.

Come so altrettanto bene che quando si vuole parlare di Vaticano e dei suoi adepti, dai più alti porporati a quelli “più bassi” di tutta la gerarchia ecclesiastica, che operano all’interno quanto quelli che operano esclusivamente all’esterno, non si può per niente generalizzare e qualunquisticamente dire che sono tutti uguali perchè si direbbero gravi eresie oltre a peccare di superba ignoranza.

E allora se mai come in questo momento mi viene da pensare a Don Peppino Diana, Don Pino Puglisi, Don Tonino Bello, Don Luigi Ciotti, Padre Alex Zanotelli, Mons. Giancarlo Bregantini, (e i tanti sacerdoti e uomini di chiesa, sicuramente presenti, di cui ancora non si conoscono i nomi) come a degli esempi assolutamente straordinari e inimitabili di veri Discepoli del Signore per quello che hanno fatto e che fanno per il prossimo, sfidando la mafia, i poteri collusi della politica e della mala amministrazione della cosa pubblica, inventandosi soluzioni e alternative etiche ai problemi della gente, alla disperazione dei ragazzi, davanti all’abbandono dei bambini e degli adolescenti, ecco come, almeno per oggi, voglio puntare il dito con tutto lo sdegno di cui sono capace contro quella Chiesa che disonora certi modelli.

Contro quella Chiesa, oggi assolutamente maggioritaria, che è una lobby economica, una S.p.a., che è un regime deplorevole di anime perse e consunte di immoralità, venduta alle logiche della sopraffazione dei popoli e alla deumanizzazione delle coscienze attraverso i violenti ricatti imposti dalla fede di cui è capace attraverso i suoi più beceri schiavi, chiamati vescovi.

Perchè io non posso chiamare “discepoli di Gesù” ed “eredi di Pietro e Paolo” coloro i quali coperti dall’abito o dalla tonaca si sono macchiati di crimini per cui ho ribrezzo solo al pensiero e perpetrati nei confronti dei bambini e di tutta quella utenza debole e indifesa.

Non posso chiamare nè ritenere “testimoni e messaggeri della Parola” uomini, prima ancora che membri di una Istituzione, che non hanno mai saputo frenare la loro brutalità animale e la loro sessualità dirompente, come se per loro violentare dei bambini fosse un atto normale e non una pestilenziale e immonda vergogna per il quale mai nessun perdono potrebbe essere proposto.

Non posso guardare con simpatia e ammirazione, nonostante alcuni suoi esempi e modelli eccelsi di probità e di integrità, una Istituzione che a volte nella sua ipocrisia, nella sua falsità, nella sua incoerenza e inaudita violenza, mi ricorda i peggiori totalitarismi della Storia che con le armi di cui disponevano hanno causato un annichilimento delle coscienze prima che dei corpi che mai nessun documentario o libro di storia potrà rendere pienamente.

E davanti a tutto questo non posso nè voglio chiudere gli occhi, non posso pensare di abbandonare con la mia indifferenza e mafiosa omertà tutti quei bambini e tutte quelle anime innocenti che dopo essere stata abbandonate dai loro genitori e dalle loro famiglie vengono abbandonate anche da uno Stato e da una Chiesa che hanno perso i loro valori fondamentali, la loro dignità e la loro capacità di relazionarsi al prossimo aprendosi, con amore e compartecipazione, al dialogo e alla costruzioni di ponti di pace e di solidarietà.

Di questo Viaggio nel silenzio invito tutti a farne parte.

Nel frattempo, per non dimenticare, propongo i video sia di Sex and Crimes, documentario della Bbc che informa e testimonia sul marcio della Chiesa e dei suoi attuali vertici, sia dell’altrettanto sconvolgente e sconcertante Hand of God.

http://video.libero.it/static/swf/eltvplayer.swf?id=d3c8e2a13b3815589f89c1e5d0fa91c1.flv&ap=0

http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=-1540742439654917758&hl=it

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