Archivi delle etichette: Pino Masciari

Pino è a casa!

Pino è tornato a casa, a Torino. Sano e salvo. Dopo non poche ore di agitazione e forte preoccupazione, la buona notizia. Con questo comunicato stampa Pino spiega, in modo assai scarno a dire il vero, cosa è successo. Come si è ritrovato da solo all’improvviso dopo che la scorta con cui era in viaggio lo ha lasciato da solo nei pressi di Cosenza. Essendo sceso in Calabria, nel ventennale della Strage di Capaci, per parlare con alcune scolaresche e giovani di legalità e di senso dello Stato. Non conosciamo la versione del Viminale e, quindi, se formulassimo giudizi avventati sulla base della nostra emotività, rischieremmo di essere poco parziali ed oggettivi. Il Ministero preposto alla sicurezza dei testimoni di giustizia (che, ricordiamo, sono figure antitetiche ai collaboratori di giustizia o “pentiti”) dovrà chiarire, fornendo elementi validi. Fornendo spiegazioni serie che inducano la Famiglia Masciari a non sentirsi più confusa e smarrita, delusa da uno Stato in cui ha creduto tanto e a cui ha dato tutto.

La scorta mi ha detto che non mi avrebbe riportato a casa. Mi ha girato le spalle e se ne è andata. A quel punto ho dovuto tutelarmi e sono stato costretto a fare tutto da solo senza dare notizie a nessuno, neppure a mia moglie. Mi sono mosso da solo e non nascondo che nel primo tratto di strada mi hanno riconosciuto e sono stato preso dal panico. Con mezzi di fortuna mi sono messo all’opera per tornare a casa, a Torino, dove sono giunto ieri sera tardi. Mi sono sentito costretto ad auto-proteggermi e a tornare a casa, non ritenendo giusto esporre i civili che mi stavano accompagnando, in quanto versavo, per l’ennesima volta, privo di protezione in terra di Calabria.

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Pino, dove sei?

E’ per tutti Pino. Pino Masciari è un testimone di giustizia dall’18 ottobre del 1997, dopo che, a partire dal 1994, aveva denunciato – da importante imprenditore edile calabrese di Serra San Bruno – sia i mafiosi che gli chiedevano il 3% sia i politici collusi che gli chiedevano il 6% sia un alto magistrato che poi si scoprì essere regolarmente a busta paga delle ‘ndrine calabresi più pericolose. Pino è mio amico. Lo conosco dal 2007 e ora sono molto preoccupato per lui. Speriamo non sia successo niente di grave. Di seguito il messaggio comparso sul sito dell’Associazione di Torino “Acmos”.

Pino è scomparso, ed è senza scorta, da qualche parte. Sono quasi 36 ore che non si hanno sue notizie. Gli articoli sui giornali on line (leggi l’articolo de “La Stampa”, de “Il corriere della sera” e de “Il fatto quotidiano”), i blog e la rassegna sul sito di Pino, iniziano a riempire il web di commenti. Su facebook c’è un evento che chiede di far pressione, all’indirizzo del Prefetto e del Ministro dell’Interno, perchè i tanti amici di Pino siano rassicurati sulla sua attuale sicurezza ed episodi del genere non si verifichino più. Le autorità giudiziarie e delle forze dell’ordine glissano neanche troppo elegantemente, a metà strada tra l’indifferenza e l’incompetenza: o almeno così sembra e non è un bel segnale. Speriamo di essere smentiti presto. Ci uniamo al coro delle voci, da tutta Italia. Siamo amici di Pino da anni e ne andiamo fieri. Siamo preoccupati per la sua sorte e ci stringiamo intorno a Marisa, Ottavia e Francesco. Pretendiamo risposte dalle Istituzioni preposte alla sua sicurezza.

Comunicato Stampa degli Amici di Pino Masciari

Pino Maniaci e Pino Masciari a Bussoleno,
lo scorso 28 Marzo 2009

COMUNICATO STAMPA

SALVATE PINO MASCIARI!

Pino Masciari ha formalizzato lo sciopero della fame e della sete per martedì 7 aprile alle h. 10:00 a Roma di fronte al Quirinale.

Noi suoi amici siamo profondamente preoccupati perchè conosciamo la determinazione di Pino quando si tratta di difendere i diritti della sua famiglia ancor prima dei suoi.

Per questo lanciamo l’appello per interrompere il suo gesto, nell’unico modo possibile: che il Ministero degli Interni attui la sentenza del TAR che specifica sicurezza, reinserimento sociale e lavoro per la famiglia Masciari.

Dodici anni di sofferenza ed esilio sono un prezzo altissimo che i Masciari hanno pagato con dignità, senza mai rinnegare la scelta fatta.

E’ ora che questo Stato riconosca loro quanto dovuto.

Per questo chiediamo a tutta la società civile di impegnarsi in azioni che sbilancino il Ministero nell’unica direzione ammissibile, per riconoscerci TUTTI in uno Stato di Diritto.

Sempre accanto alla famiglia Masciari, soprattutto in questo momento determinante.

gli amici di PIno Masciari

Comunicato Stampa di Pino Masciari

” Dico Basta! voglio vivere pienamente o morire!”

Il 7 aprile a Roma, alle ore 10, l’imprenditore e testimone di giustizia Giuseppe
Masciari inizierà lo sciopero della fame e della sete.

Cittadino che ha denunciato la ‘ndrangheta, Giuseppe Masciari vive da 12 anni sotto il programma di protezione che ha “sospeso” la sua vita, comportandogli privazioni e sofferenze patite unitamente alla sua famiglia .

Il Tar Lazio, in data 23 gennaio 2009, dopo ben quattro anni di attesa, ha emesso la sentenza sul ricorso presentato dal Masciari nel 2004 contro la revoca del programma di protezione cui era sottoposto.

Ad oggi, tale sentenza non trova attuazione da parte del competente Ministero degli Interni, nonostante la richiesta di ottemperanza. 


L’estremo gesto di protesta a cui ora Giuseppe Masciari si accinge è una costrizione dettata dalla necessità di vedere riconosciuti i diritti, suoi e della sua famiglia, a vivere in sicurezza e a riprendere una attività lavorativa, anche se non più da imprenditore quale egli era precedentemente alla denuncia .


La protesta avrà luogo nei pressi del Palazzo del Quirinale, in quanto riferimento istituzionale della garanzia dei diritti costituzionali della Repubblica Italiana.

Io sto con Gioacchino Genchi

Ieri, Sabato 28 Marzo 2009, a Bari, come in moltissime altre città italiane, c’è stato un Sit – In di solidarietà a Gioacchino Genchi, ex vice questore di Polizia, sospeso lunedi scorso dalle sue funzioni dal Capo della Polizia, dott. Antonio Manganelli, dopo che l’ex consulente tecnico del dott. Luigi De Magistris, su Facebook, si era difeso, con la parola, dall’infamante accusa di essere un “bugiardo”, avanzata dal giornalista (?) di Panorama, Gianluigi Nuzzi.

In preparazione della manifestazione di ieri, avevo scritto la seguente nota che riporto integralmente e fedelmente su questo mio Blog, sperando che possa riscontrare l’interesse dei suoi pochi ma validissimi lettori.

Per Gioacchino Genchi e la Giustizia

La città di Bari, cosi come tantissime altre città italiane, domani, Sabato 28 Marzo, dalle ore 10:30, in Corso Vittorio Emanuele, in Piazza Prefettura, scende in Piazza.

Scende in Piazza perchè crede nella Giustizia, perchè crede nella Legalità, perchè crede nell’Italia.

E l’Italia di oggi è un Paese nel quale si fa fatica a vivere.

Un Paese che ha 18 condannati in via definitiva e una cinquantina di indagati e condannati in primo e secondo grado in Parlamento.

Un Paese che si permette un Sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino (lo stesso che ieri accompagnava il Premier nel Termovalorizzatore – Inceneritore di Acerra), giudicato più che contiguo ai Casalesi da diversi pentiti giudicati affidabili (come si può evincere dai dossier de L’Espresso).

Un Paese che si permette, dopo 17 anni, di non fare ancora chiarezza definitiva sui “mandanti occulti ed esterni” delle Stragi di Stato del ’92 sul cui sangue è nata la Seconda Repubblica con il Ministro degli Interni dell’epoca Nicola Mancino, oggi addirittura Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, che non sente l’esigenza oltre ad una precisa responsabilità morale di dover chairire pubblicamente i dettagli dell’ormai nota trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato.

Un Paese che permette che uno dei suoi “figli” Roberto Saviano abbia una non – vita da 3 anni per aver semplicemente condiviso quello che tutti sapevano e che nessuno aveva il coraggio di dire.

Un Paese che da 12 anni tiene deportato in una località falsamente protetta un Testimone di Giustizia, Pino Masciari, che con le sue denuncie ha fatto arrestare anche il Presidente del Tribunale di Vibo Valentia Patrizia Pasquin perchè “a busta paga” di una delle peggiori ‘ndrine calabresi (coadiuvate nella loro ascesa economica al Potere dalla massoneria e da Istituzioni deviate non soltanto calabresi) senza che la sua vicenda sia tutt’ora risolta.

Un Paese che obbliga la “migliore gioventù” ad emigrare perchè qui l’unica possibilità per emergere è quella di “prostituirsi davanti agli interessi” dettati da chi detiene il Potere.

Un Paese che ha un debito pubblico di oltre 1700 miliardi di euro (con Bettino – Bottino Craxi “padre putativo” di questo record mondiale), una evasione fiscale di 250 miliardi dei quali 50 (miliardi) causati dalla Corruzione e 98 (miliardi) dagli stessi Monopoli di Stato per gli oneri delle concessionarie non versati al Fisco.

Un Paese che non protegge i bambini e le più giovani generazioni che sin dalla scuola elementare conoscono la cocaina e le varie droghe sintetiche spacciate da baby pusher negli atri o ingressi delle scuole e consumate nei bagni degli istituti nel corso della giornata.

Un Paese nel quale non fa notizia nè tantomeno rumore il numero di “bambini scomparsi” dietro i quali si cela “l’industria degli organi”.

Un Paese nel quale ci saranno tra pochissimi anni una valanga di morti dovuti ai mesotelioma pleurici causati dall’amianto, o a quanti moriranno a causa delle nanoparticelle inalate a causa degli inceneritori – tumorifici spacciati per termovalorizzatori – produttori di energia pulita.

Un Paese nel quale violentare la Costituzione ritenuta “filosovietica” è diventato un atto di ordinaria prassi burocratica da parte di chi la Carta neanche la conosce.

Un Paese nel quale il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, si permette di sollevare dall’incarico di raccontare la Verità un giornalista, Carlo Vulpio per essere reo di svolgere la sua professione con onestà e professionalità.

Un Paese che si permette di avere Presidente del Consiglio, per la terza volta, colui che con la tessera 1816 era un “muratore” della loggia massonica P2.

Un Paese che dopo aver massacrato e annientato degli “eroi”, li diffama perchè bisogna cancellarne anche la Memoria, come è accaduto prima con Peppino Impastato e poi con Don Peppe Diana.

Un Paese nel quale vengono sbattuti in prima pagina, ogni giorno, come demoni, come infernali criminali, gli extracomunitari, qualsiasi cosa facciano, perchè in Italia l’accoglienza e l’ospitalità cristiana sono sinonimi di tortura (leggasi caso di Abu Omar).

Un Paese nel quale la “più grande mistificazione” è rappresentata da un vice questore di polizia, sospeso dal suo incarico per essersi legittimamente difeso, con la parola, dall’infamante accusa di essere un “bugiardo” avanzata da un giornalista di Panorama, dopo che lo stesso corpo dei Ros di Palermo noti per non aver perquisito nel ’93 e nel ’95 i covi di Riina e d Provenzano (con il generale Mori indagato per questo), svuotano il suo ufficio – residenza perchè il “mostro”, il responsabile della “più grande emergenza democratica”, deve essere umanamente prima che professionalmente distrutto.

Un Paese dove chi tocca “i fili dell’alta tensione” muore.

Un Paese cosi, non è nè può essere un Paese nel quale gli Onesti ed i Giusti possono passivamente e supinamente accettare e sopportare di vivere.

Ma è anche un Paese che ha nei suoi Cittadini gli anticorpi per reagire, per alzare la testa, per gridare, oltre all’indignazione, tutta la nostra Speranza per vedere la Nazione che amiamo rigenerarsi, dalle ceneri, come una Araba Fenice.

Un Paese che non possiamo nè vogliamo continuare a vedere inviso in tutto il mondo per i suoi riconosciuti dis – valori dovuti ad una gestione scellerata del suo patrimonio storico, culturale, sociale, politico ed economico.

L’Italia ha il potenziale per superare tutto questo. Può farlo. DEVE farlo.

Nel pieno rispetto delle individualità di tutti e nella convinta consapevolezza che è necessaria, ora più che mai, una ferrea corresponsabilità e responsabilizzazione etica e sociale.

Non si può più tornare indietro o restare paralizzati.

Bisogna, come partigiani che odiano il moto statico degli indifferenti, andare avanti.

Sempre.

Con Coraggio. Con Rigore Morale.

Sembrerà retorica, ma l’Italia siamo Noi..

A Bari, dopo i morti di Mafia, l’ultimo 2 giorni fa, è arrivato il momento di scendere in Piazza…

E’ arrivato il momento di dimostrare nei fatti come e quanto siamo Italiani e di come amiamo questo nostro Paese.

Marisa Masciari

Si dice che dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna.

Io non ho mai creduto a certi luoghi comuni o detti popolari per quanto molti di essi siano simpatici e sembra che racchiudano grandi verità, per il semplice motivo che io ho imparato a credere alle persone e soltanto ad esse attraverso i valori di ciascuno e degli ideali che sospingono tali anime.

Ora, a prescindere se ci si creda o meno a certi slogan, nell’avvicinarci a Marisa Masciari, moglie del Testimone di Giustizia e mio Amico Pino Masciari, bisognerebbe restaurare quel galateo ottocentesco per essere sicuri che nel relazionarci a Lei, non si commettano o dicano gravità tali da scalfire quel “capolavoro umano” che è Marisa.

E agli occhi di qualcuno può sembrare paradossale che parli cosi di una persona che, personalmente, neanche conosco avendoci soltanto parlato per telefono qualche volta, ma è come se ci si conoscesse da sempre.

Perchè per capire chi ci si trova di fronte spesso non hai bisogno dell’ingannevole tempo o della mistificante realtà che ti circonda, hai bisogno soltanto di ascoltare il tuo cuore e di interpretare quello che sta cercando di dirti.

E nel caso di Marisa, è tutto, troppo, relativamente semplice..

Si tratta di una donna, di una moglie, di una madre eccezionalmente unica: forte, determinata, combattiva, grintosa, onesta, integgerima, che ha dimostrato come e quanto sia possibile rialzarsi dopo aver subito certi colpi ma sapendo bene che il non reagire è un darla vinta a tutti quei detrattori che bramano nel vedere a pezzi la sua famiglia, nel vedere logorato quel rapporto alimentatosi negli anni sulla scia di un dolore che oggi forse fa meno male, grazie ai loro Amici, pronti a sostenerli e a difendere quella famiglia che lei ha costruito insieme a quell’altro cittadino e uomo esemplare che è suo marito, Pino Masciari.

Probabilmente Pino non sarebbe il Pino che è senza Marisa, e viceversa, ma in tutti questi ultimi anni, nei quali Pino ha avuto l’opportunità, nell’angoscia della sua vicenda, di attraversare l’Italia e di incontrare migliaia di cittadini impegnati in percorsi volti alla Legalità, Lei, Marisa, nella solitudine e nel silenzio, forse, prima della sua anima e poi della località pseudo protetta, avvolta da una fredda coperta che non ha protetto i Masciari dalle reiterate ingiustizie subite e da quella coltre di indifferenza che li ha perseguitati per anni, come una moderna Penelope che tesse la sua tela, in attesa che il prode Ulisse faccia rientro a casa e racconti le sue peripezie e dei suoi incontri, non ha perso la speranza, non ha perso la fiducia che le cose possano cambiare, non ha perso soprattutto il sorriso sapendo bene quanto sia fondamentale quel sorriso agli occhi dei suoi figli.

Dopo tanti anni, Marisa è tornata in Calabria, a Vibo, come si evince dal seguente articolo, ma soprattutto ha avuto la possibilità, si vede nel video, di raccontarsi, di parlare di se e della sua vita, di cosa significhi essere “invisibili” agli occhi di uno Stato che non ha assolto sempre con diligenza e serietà al compito principale che spetterebbe ad uno Stato di Diritto e realmente Giusto: proteggere chi denuncia.

Perchè oggi chi denuncia è abbandonato, isolato, zittito.
Chi offende, delinque, collude con i criminali è libero, fa carriera, ha prestigio e potere, è inattaccabile e inavvicinabile.

Pino e Marisa, con i loro figli, non sono da tempo soli..

E per molto altro tempo ancora continueranno a non esserlo..

Marisa a Vibo

La video intervista a Marisa Masciari fatta dal Tg2 Dossier

Che quel sorriso viva per sempre…

Salvatore Borsellino, Pino Masciari, Benny Calasanzio


Ieri, su questo blog, ho riflettuto, con sincera amarezza, sulle anomalie inerenti non soltanto Libera Puglia ma anche la neonata Libera Liguria, con queste realtà divorate e fagocitate da alcuni avvoltoi camuffati da volontari che perseguono i loro infimi interessi personali.

Oggi, invece, vorrei dedicare la mia attenzione sulla cosiddetta “Antimafia Sociale e Culturale”.

Tale componente, più che da comitati associazioni e movimenti, è composta da persone, semplici e genuine, che spesso non si conoscono, che non sono note al grande pubblico o che non hanno smanie di protagonismo tali che l’opinione pubblica ne decanti le lodi o le gesta.

Sono uomini che vogliono essere apprezzati non per la loro egocentrica e perversa voglia di essere sulla bocca di tutti, neanche fossero “naufraghi, talpe, grandi fratelli”, ma soltanto rispettati e stimati, con la purezza di chi sa ancora identificare una persona leale ed onesta da una falsa e corrotta, per quello che sono e per le scelte con cui hanno deciso di qualificare la loro quotidianità.

Sarebbe facile, affidandoci un attimo alla Memoria, fare i nomi di Giovanni Falcone o di Paolo Borsellino, o tra quelli che “combattono” oggi, citare Roberto Saviano.
E’ vero, ci sono stati e ci sono anche loro nel nostro cuore dove le loro parole resteranno sempre ad accompagnarci come dolci note musicali, ma noi, qualsiasi sia la nostra età o la nostra provenienza sociale, abbiamo il Dovere, morale e civile, di non dimenticare uomini, prima che magistrati giornalisti politici poliziotti gente comune, come Rosario Livatino, Antonio Scopelliti, Rocco Chinnici, Antonio Caponnetto, Pippo Fava, Don Peppino Diana, Don Pino Puglisi, Carlo Alberto dalla Chiesa, Peppino Impastato, Pio La Torre, Mauro Rostagno, Rita Atria.
E non possiamo, oggi, abbandonare quelli che sono vivi (e sicuramente sbaglierò nel dimenticarne qualcuno di altrettanto importante) come Salvatore Borsellino, Pino Masciari (e con lui tutti i Testimoni di Giustizia, circa 75), Lirio Abbate, Pino Maniaci, Benny Calasanzio, Rosaria Capacchione, Giulio Cavalli, Michele Cagnazzo, Desiree Di Geronimo.

Tutti questi nomi, volti, identità, sensibilità, valori, hanno avuto e hanno tra loro in comune quanto di più nobile sia possibile ricercare e riscontrare nell’animo umano: quell’inestinguibile Senso dello Stato supportato da una Etica da una Onestà e da una Giustizia che oggi sono sempre più spesso oggetto a squallide strumentalizzazioni e mercificazioni della dignità umana o barattate con il Diavolo da parte di una intera e trasversale classe dirigente composta da politici, banchieri, industriali, editori, mossi principalmente ed esclusivamente da logiche consunte e impregnate di mafiosità.

Perchè oggi la nostra sfida, per chi ancora ci crede, non è contro la Mafia, intesa come Istituzione dell’Altro Stato, al quale non poca gente, per paura e intimidazione, versa le “sue tasse”, il pizzo, ma quello che dovremmo tutti, con coraggio ed impegno, affrontare, è il pericolo rappresentato dalla mafiosità, ossia da quella cultura mafiosa basata su un regime di scorrettezze e di illegalità, più o meno diffuse, più o meno gravi, che è sempre più inconsciamente insinuata nelle nostre anime debordando la nostra quotidianità dalle cose che fino a molti anni fa ci avrebbero indignato e suscitato un grande allarmismo oltre che scoraggiante preoccupazione.

Come non appartiene alla mafiosità per esempio il culto o l’istituto della Raccomandazione esercitato negli ambienti universitari, negli ambienti professionali, negli ambienti della politica o dell’economia? Come non appartiene alla mafiosità per esempio l’abitudine di non chiedere lo scontrino fiscale agli esercenti, di qualsiasi genere siano, dai panifici alle pizzerie, dopo che hanno erogato un servizio? Come non appartiene alla mafiosità per esempio la tendenza, sempre meno marginale, di tutti quei ragazzi disperati, che pur di lavorare e avviarsi, legittimamente, ad una propria autonomia e indipendenza economica, accettano di lavorare “a nero”, senza contributi e senza alcuna assicurazione, venendo poi pianti e peggio strumentalizzati se muoiono in quei “cimiteri a cielo aperto” che sono i cantieri dell’edilizia o le grandi industrie?

Non ci rendiamo conto che tutti questi atti, apparentemente vacui, che ci appartengono, e che spesso compiamo in “buonafede”, sono atti criminali, ma non perchè commettiamo un reato, ma perchè distorcono la realtà del nostro paese, alterandola profondamente, nel suo vulnus, nella sua etica, nella sua moralità. Sono reati che commettiamo contro noi stessi e contro la nostra dignità. Non ci possiamo più permettere, nessuno di noi, di assecondare certi poteri occulti, certe devianze, che si alimentano e sono trasportati come flussi a regime stazionario che vanno a surriscaldare e rinvigorire contesti che dovrebbero essere semplicemente debellati.

E le persone che ho citato prima, che non vogliono essere considerati degli “eroi”, nè auspicano a diventare dei “martiri della democrazia”, sono persone semplici, sono uomini veri, sono persone pulite ed oneste, come lo sono moltissimi italiani, ma che a differenza di essi, hanno detto semplicemente Basta.

Basta ad ogni mafiosità che dà una forza esagerata ad ogni tipo di Mafia; Basta a quanti praticano l’omertà e il silenzio come attitudine preponderante del loro agire; Basta a quanti invece si esprimono, sapendo di mentire, con il preciso intento di mentire e di tenere nella menzogna e nell’oscurità il suo interlocutore, qualsiasi esso sia, perchè se la Verità fosse conosciuta da molti, tutti questi spiriti infernali verrebbero giustamente tormentati e abbandonati al loro triste destino nell’unico luogo nel quale meriterebbero di consumarsi come candele: l’Inferno.

Salvatore Borsellino, Pino Masciari (e con lui tutti i Testimoni di Giustizia, circa 75), Lirio Abbate, Pino Maniaci, Benny Calasanzio, Rosaria Capacchione, Michele Cagnazzo (Scrittore e criminalista pugliese minacciato di morte da alcuni barbari ignoti), Desiree Di Geronimo (Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari minacciata di morte dal Clan Strisciuglio) non sono, per me, soltanto dei nomi o degli “eroi moderni” (non alla Mangano..), ma sono persone che vivono, che soffrono, che gioiscono, che patiscono come noi, esattamente come noi, e per me il loro dolore è il mio dolore, le loro parole le mie parole. Sapendo che è questo trasporto e questa condivione dell’essere prima che dei saperi quello che più fa paura al Sistema delle criminalità organizzate.

Noi non molleremo mai.

La Calabria che c’è ma che non si vuole vedere..

Il ponte di Catanzaro


Sono stato a Catanzaro, in Calabria, nello scorso fine settimana.
La ragione principale di questo viaggio era, una volta incontrati amici provenienti da Torino, Trento e Ferrara, e accolti da due ragazzi di Catanzaro, accompagnare il Testimone di Giustizia Pino Masciari ad un convegno “Contro le Mafie” organizzatosi presso il Comune di Catanzaro da una associazione locale.

Ora se fossimo in un Paese “normale” accompagnare un amico da qualche parte o condividere un viaggio con lui, non potrebbe che essere un piacere.

Indubbiamente per l’altissima moralità e senso delle Istituzioni che Pino dimostra di avere, noi ragazzi che lo abbiamo seguito, il piacere lo abbiamo avuto, enorme, infinito quanto il nostro affetto per lui.

Purtroppo, però, Pino è un Testimone di Giustizia, ossia una persona che, stanca di essere vittima del racket, denuncia agli organi inquirenti tutti i suoi estorsori e tutti i mandanti del fallimento economico della sua impresa, facendoli arrestare tutti, finanche un Consigliere di Stato.

Perchè, per assurdo, sono stati più mafiosi con lui i politici che gli richiedevano il 6% piuttosto che le ‘ndrine locali che si accontentavano del “solo” 3%.

Pino, principalmente per questo, dal 18 ottobre del 1997, è stato inserito nel Programma di Protezione che implicava che da quel giorno la sua vita fosse scandita dalla compagnia, a volte insostenibile, di una scorta che seguisse lui e i suoi familiari in modo da garantirgli sempre la “giusta” Sicurezza.

Da buon calabrese, Pino è una persona focosa, caliente, grintosa, che non si è mai arreso davanti alle empietà e alle scelleratezze di un Sistema che ha punito invece che premiare chi ha scelto da che parte stare, e nonostante le quali ha quasi, splendidamente, rinvigorito la sua voglia di Giustizia, la sua intenzione di promuovere la Legalità, senza darsi mai per vinto, convinto che presto le cose si sarebbero risolte.

Sono passati quasi 11 anni da quei giorni e la situazione non solo non si è risolta, ma è per assurdo peggiorata, deterioratasi a tal punto che l’illecito è diventato atto formale, l’indifferenza regola comportamentale, l’omertà virtù da elogiare.

Dal 19 settembre 2008, il Presidente del Servizio Centrale di Protezione, il Sottosegretario all’Interno e On. Alfredo Mantovano, sulla scia di proprie valutazioni, ha rimosso la scorta al Testimone Masciari non accogliendo la sua domanda, ma autorizzandolo a spostarsi in “autonomia” lungo il territorio patrio per i suoi appuntamenti con scuole e associazioni che lo invitano per accogliere il dono della sua testimonianza ed abbracciarlo in una solidarietà che cresce incessantemente.

In queste condizioni, Pino ha raggiunto la Calabria, la sua Calabria, quella terra che, nonostante l’esilio forzato da 11 anni e la deportazione in una località protetta, non ha mai smesso di amare, di proteggere, di sognare. Una terra, però, infame per il sostrato culturale e morale che latentamente si è fatto spazio in questi lunghissimi anni, perchè una terra che dimentica un suo “figlio”, una terra che ripudia e si vergogna dell’eroicità di un suo “figlio” preferendogli quelli che hanno fatto dell’odio e della violenza le loro credenziali, della truffa e dell’imbroglio, come altro potrebbe essere detta se non infame?

Ci si aspetta che la Calabria sia la terra della quale si legge sui giornali?

Signori, è peggio..

E’ peggio perchè ho potuto constatare la presenza di Amministratori pubblici di una incapacità congenita nel recepire le istanze dei propri cittadini, ma sempre pronti a tendere la mano a chi è portatore malsano di certi interessi; perchè ho potuto constatare, sarà stata una percezione che mi auguro errata, come esista una Massoneria di una potenza e di una influenza tale, che con o senza l’ausilio di una ‘ndrangheta presente ovunque sul territorio con i suoi affiliati, riesce ad incidere sugli equilibri non di una regione, ma di un intero Paese essendosi infiltrata nelle stanze del Potere con i suoi adepti, che sono politici, banchieri, industriali, economisti, professionisti, tutta gente non solo di cultura ma anche portatrice di interessi notevoli.

La Calabria e il nostro Paese sono piegati da queste logge massoniche, da queste bande di criminali, da queste luride milizie armate che pongono come unico obiettivo da perseguire il Potere e una egemonia non scalfibile sul territorio.

Chi ci prova a cambiare le cose, muore.

La Calabria, ripeto, e non solo lei, non appartengono da moltissimo allo Stato.

L’unico Stato che qui si conosce è quello dell’Antistato.

Ma se terminassi cosi il mio intervento compierei un grandissimo delitto, e io non ne ho nessunissima intenzione di scendere allo stesso infernale livello di questi giuda del terzo millennio, di questa gentaglia che dovrebbe marcire in luoghi putrescenti adatti alla loro corrosiva moralità.

La Calabria e l’Italia, per fortuna, non è solo Mafia e Massoneria, non è solo Potere e Business.

E anche altro. Tanto altro.

Ho potuto ammirare, con commozione, come alcuni ragazzi si avviano al lavoro in aziende pulite, sfruttano il loro potenziale, vigoreggiando nel loro entusiasmo, non lasciandosi piegare da interessi e logiche deviate, semplicemente vivendo la loro gioventù e la loro crescita, anche professionale, in modo umano, normale, semplice, perchè è giusto che sia cosi.

Che la Calabria smetta di essere vista anche per quello che non è, che la Calabria si riappropri di se stessa anche attraverso e per merito di tutta quella gente onesta che è assetata di Legalità e di Giustizia e che mai cederà le briglie della propria vita a questi bastardi satana di oggi, che la si smetta, lì come ovunque, di avere paura, di rintanarsi in mafiose omertà, uscendo nelle strade, con la gioia di vivere, con le lacrime agli occhi non per un nuovo dolore da commiserare o da affidare alla memoria, ma per la convinzione che la battaglia è da vincere, per voi e per noi tutti.

Oggi come domani.

Grazie!

Giustizia, questa sconosciuta..

Sono prossimo, domani mattina, a partire per Catanzaro dove mi tratterò per un paio di giorni e nei quali sicuramente mi sarà difficile accedere alla Rete.

La ragione di questo viaggio è perchè presso la Sala Consiliare del Comune di Catanzaro, domani pomeriggio, dalle 17 circa, ci sarà un convegno “Contro le Mafie” al quale prenderà parte anche il Testimone di Giustizia Pino Masciari del quale, da amico, mi sono occupato spesso in questo Diario, con la speranza che la sua storia abbia appassionato e interessato qualcuno.

Dal 18 settembre, purtroppo, per volere del Sottosegretario all’Interno Mantovano, Pino non è più inserito nel Servizio Centrale di Protezione, ossia non ha più la scorta a proteggere i suoi spostamenti ma, stando alla delibera, Pino può in autonomia dirigersi dove meglio crede.

Siccome questa è una misura intimidatoria della più meschina natura che solo un simil arlecchino avrebbe potuto produrre, con il preciso intento di ridurre a zero gli spostamenti di Pino, i quali hanno tutti la finalità di portare la sua testimonianza ed un esempio tangibile di Legalità nelle scuole o presso le associazioni che lo invitano, ecco che gli Amici di Pino Masciari di tutta italia, consapevoli del rischio che corrono e consci di quello che fanno, hanno scelto loro stessi di “scortare” Pino Masciari in tutte le sue apparizioni nazionali, dividendosi a seconda della residenza geografica dei vari Amici.

Da pugliese, quindi, domani scenderò a Catanzaro dove troverò addirittura altri ragazzi provenienti da Torino e da Ferrara, tutti uniti non solo nel nome di Pino, ma anche di quei valori che sembrano essersi smarriti in un’italietta aggrappata al volere economico delle banche e dei mercenari che le gestiscono e che ricattano una intera società.

Tutte le persone alle quali ho riferito del mio viaggio a Catanzaro, si sono un pò preoccupate, non essendo certamente una di quelle trasferte che un ragazzo di 25 anni immagina di dover fare, per la tipologia di esperienza che si racchiude in sè, ma evidentemente la ritengo una azione giusta e sacrosanta, avendo io deciso da che parte stare.

Dalla parte della Giustizia e della Legalità, quelle vere, quelle che non si consumano mai come candele dietro le fiamme della corruzione e della illegalità.

Probabilmente non mi accadrà niente e tra qualche giorno tornerò a scrivere su questo Diario, ma se per assurdo cosi non fosse, non avrei niente da rimproverarmi perchè saprei bene, nel mio più profondo intimo, che il mio modus vivendi non è impostato su un falso modello di eroismo ma su sinceri modelli di pace e di solidarietà.

E dalla mia bocca, soprattutto in una occasione del genere, mai potrebbe levarsi un urlo di irritazione e di sdegno come è stato altre volte per situazioni analogamente disperate e drammatiche, per il semplice motivo che ciascuno è dotato di un proprio libero arbitrio, di una propria criticità e di una propria oggettivià, facendo di essi l’uso che meglio crede.

La differenza tra la maggioranza e la minoranza degli italiani, oggi, è tutta qui: nella prima la virtù principale è la codardia e l’indifferenza alimentate da un elegante egoismo, nella seconda, forse, oltre ad un irrinunciabile romanticismo e ad una fresca sensibilità, non tanto latentemente, si riverbera una voglia di combattere che non si esaurirà Mai.

Per noi stessi e per il nostro Paese.

A presto.

Il ruggito degli uomini onesti

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