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Il social housing e il consumo di suolo

Le Primarie delle Idee promosse in questi giorni dal Fai – Fondo Ambiente Italiano – con l’intento di portare, nelle diverse Agende dei candidati Premier, i temi della salvaguardia del paesaggio italiano e la conservazione o valorizzazione dei beni culturali, oggi trascurati o peggio mal affrontati, mi fornisce lo spunto per condividere alcune notizie, sull’edilizia sostenibile e sul contrasto al consumo di suolo. A Desio, uno dei comuni (da 40 mila residenti) più importanti della Lombardia e non solo perché sciolto nel recente passato per infiltrazione mafiosa (la ‘ndrangheta esercitava tutta la sua influenza sugli appalti dell’edilizia), la nuova amministrazione, dopo aver riformulato proprio la materia degli appalti con l’introduzione di alcune novità (ad esempio le white lists, di cui ho parlato in questo blog nel passato, scrivendo di corruzione) ad opera del vicesindaco Lucrezia Ricchiuti, con il sindaco Roberto Corti racconta come è possibile realizzare uno strumento urbanistico evoluto in cui sia netta la discontinuità col passato limitando drasticamente l’espansione edilizia e in cui si punta con decisione alla riqualificazione del patrimonio già esistente. Le parole di buonsenso di questo amministratore pubblico mi hanno fatto ricordare quelle dell’urbanista Vezio De Lucia che, dopo aver ricordato una preziosa espressione pronunciata nel 1922 da Benedetto Croce (“Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria con le sue campagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo”), scrive che:

La individuazione, da parte del Ministero (dei  Beni Culturali), delle linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalità di indirizzo della pianificazione, costituisce compito di rilievo nazionale, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di principi e criteri direttivi per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali

auspicando che il prossimo esecutivo possa predisporre una norma che dia finalmente piena attuazione all’art. 9 della Costituzione con cui si azzerino immediatamente “tutte le previsioni di sviluppo edilizio nello spazio aperto e obblighi a ridisegnare gli strumenti urbanistici indirizzandoli alla riqualificazione degli spazi degradati, dismessi o sottoutilizzati attraverso interventi di riconversione, ristrutturazione, riorganizzazione, rinnovamento, restauro, risanamento, recupero (ovvero di riedificazione, riparazione, risistemazione, riutilizzo, rifacimento: la disponibilità di tanti sinonimi aiuta a cogliere la molteplicità delle circostanze e delle operazioni cui si può mettere mano)”. 

Una soluzione da incentivare e da potenziare è indubbiamente quella del social housing, per cui potrebbero reimpiegarsi le migliaia di alloggi sfitti e degradati presenti in abbondanza nelle nostre città. Qui la nuova proposta del Comune di Milano. Come, infine, tutte queste migliaia di abitazioni ad oggi inutilizzate sarebbero pure da riqualificare anche da punto di vista energetico, e non solo da punto di vista statico o funzionale, sulla base dei nuovi regolamenti edilizi sostenibili che in molti Comuni si stanno ultimamente predisponendo.

Tutti questi interventi, come è intuibile facilmente, non aiuterebbero soltanto l’ambiente e il nostro paesaggio, ma rimetterebbero in moto l’economia “convertita” alla sostenibilità con la possibilità di ricreare occupazione. Pensiamoci.

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#listacivicachepassione: verso le Politiche/1

L'Italia Giusta di Bersani

Il Presidente del Consiglio, il sedicente “tecnico” Mario Monti, dopo aver indugiato e tentennato settimane, ha sciolto le riserve: ha deciso “di salire” in campo e proseguire la sua esperienza politica. Candidandosi a fare ancora il Premier, ma non direttamente e in prima persona essendo senatore a vita. Sostenuto da Fini, Casini, Montezemolo, Riccardi, Passera, da ex democratici, ex democristiani, ex pidiellini, ex di qualsiasi cosa come Mastella, oggi ha presentato il logo della sua Lista dopo aver reso pubblica la sua Agenda. Leggendola, emergono alcune certezze, ma anche alcuni dubbi: se il reddito minimo garantito sembra cosa buona e giusta come la prosecuzione del contrasto all’evasione fiscale o l’implementazione di un’agenda digitale che riduca il gap del nostro Paese rispetto agli altri europei con cui si dice di volerci federare in un’Unione stile quella americana; la totale assenza dei diritti sociali e civili, la possibilità che il nostro Paese sia investito da una profonda e strutturale conversione ecologica del modello economico ed industriale, la tutela e la valorizzazione del paesaggio, lascia alquanto preoccupati. Inoltre, a lasciare perplessi, non è solo la confusione generata dalle diverse sensibilità (lo so che è bizzarro, ma c’è anche Alemanno) pronte a sostenere questo “Grande Centro”, ma pure la dialettica utilizzata. Monti in questo anno ha fatto politica, con i partiti, e uno dei suoi principali sostenitori è lo stakanovista della politica Pierferdinando Casini; eppure parla, moltissimo, di civismo e di società civile. Ecco, non mi sembra coerente. Il civismo per me è un’altra cosa. E la società civilissima merita di essere rispettata per davvero. Non presa in giro in questo modo subdolo. Da parte di chi, in possesso certamente di una notevole cultura accademica, testimonia poi un’ arrogante insofferenza verso quelli che sono percepiti come nemici alla sua visione. Se queste sono le premesse, per Monti la strada non può che essere tutta in salita.

L’altra grande novità di queste settimane è la Lista “Rivoluzione Civile” (ecco il logo) di Antonio Ingroia. Sulla candidatura dell’ex Procuratore Aggiunto della Repubblica di Palermo, responsabile delle più delicate inchieste di mafia degli ultimi anni e uno dei principali bersagli della stampa berlusconiana, moltissimo si è discusso nelle ultime settimane, con una netta distinzione tra quanti sostengono entusiasticamente l’iniziativa (Benny Calasanzio) e quanti, non mettendo in discussione il valore dell’uomo e del magistrato, sono rimasti turbati da questa scelta (Peter Gomez e Nando Dalla Chiesa), proprio per un fatto di opportunità. Personalmente non ho condiviso questa scelta per alcune ragioni di principio per me fondamentali. Eccole: 1) l’idea che solo il magistrato possa bonificare la contaminata politica italiana la trovo aberrante, e dopo le esperienze di Di Pietro, Emiliano, De Magistris, Carofiglio (giusto per citare quelli schierati con il centrosinistra) credo sia legittimo desiderare qualcosa di diverso; 2) il sospetto sacrosanto che le inchieste siano state impiegate per accrescere la propria visibilità e la propria accountability presso quella parte di opinione pubblica particolarmente sensibile sui temi della legalità e della giustizia non sparirà presto e facilmente; 3) il non dimettersi dalla magistratura quando si decide di intraprendere questo nuovo percorso senza far passare poi del tempo tra le due attività, senza prestare cosi il fianco ad alcuna strumentalizzazione, è ancora una scelta poco condivisibile; 4) come pure quella di farsi sostenere dai leader politici che in questa immorale Seconda Repubblica hanno fatto solo disastri vivendo esclusivamente della propria iconografia, del proprio divismo, del proprio individualismo politico. Ma, nonostante questi dubbi, si cercherà di valutare il movimento di Ingroia sulla base della sua proposta politica e della capacità di innovare il sistema, pure con metodi e approcci diversi.

E parliamo, infine, del Partito Democratico. Dopo le primarie per la scelta del candidato premier, il 29 e il 30 dicembre scorso, in una data assai infelice, sono stati scelti i parlamentari. Era una delle battaglie politiche di Pippo Civati e di Prossima Italia. In pochissimi lo hanno riconosciuto e lo hanno ringraziato per questo. Per quanto non siano state perfette e la competizione non è sembrata proprio totalmente contendibile e aperta a tutti come non pochi avrebbero desiderato (in quest’ottica si leggono le candidature della siciliana Finocchiaro a Taranto e della toscana Bindi a Reggio Calabria, giusto per fare due esempi), bisogna anche ammettere che senza questa possibilità una candidatura come quella di Liliana Ventricelli non ci sarebbe stata. Invece non solo c’è stata. Ma è stato anche un trionfo. Come vincente è stata la campagna di Antonio Decaro, colui che più di altri ha testimoniato in Puglia i valori e le buone pratiche di Prossima Italia, con la sua sapienza sulla mobilità sostenibile, fronteggiando suo malgrado i colpi bassi del Sindaco Emiliano che ha candidato suo fratello Alessandro, non proprio uno statista e un politico raffinato. Ma il Pd, in queste ultime ore, e dopo aver “ingaggiato” anche lui il suo magistrato (il Procuratore Grasso), è impegnato nella scelta dei profili di alto livello che andranno ad occupare i posti nei listini bloccati. In Puglia come in tutto il Paese. E dalla scelta di queste figure si capirà se e quanto questo Paese sarà in grado di risollevarsi, uscendo a testa alta dalla palude della crisi e riconsegnando una speranza di futuro ai propri cittadini. Speriamo bene. Ma teniamo tutti alta l’attenzione e la concentrazione. Perché non possiamo più sbagliare.

Liliana Ventricelli: “La politica è vita quotidiana”

liliana ventricelli

E’ la 26enne laureanda in Giurisprudenza di Altamura che i Giovani Democratici della Terra di Bari hanno candidato alle Primarie dei Parlamentari che, in Puglia, si svolgeranno il prossimo 30 dicembre, per delle elezioni primarie inedite. Ho avuto il piacere di rivolgerle alcune domande, per conoscerla meglio.

Liliana Ventricelli, laureanda 26enne in giurisprudenza di Altamura e militante da diversi anni nei Giovani Democratici, da questi è stata candidata alle primarie dei parlamentari del pd. Come nasce ed è maturata questa candidatura?

L’idea di questa candidatura è stata la naturale conseguenza di un percorso che ben abbiamo avviato in questi anni. Siamo impegnati da tempo all’interno dei circoli del partito democratico e abbiamo assunto ruoli di guida. Siamo radicati in ogni città, i giovani democratici sono la spina dorsale di questo partito e proporci con un nostro nome in questa tornata elettorale ci è sembrato doveroso. Abbiamo lavorato molto e siamo convinti che l’organizzazione sia pronta per una tale sfida. Abbiamo condiviso un percorso tutti assieme e giovedì scorso la direzione provinciale dei giovani democratici ha approvato all’unanimità questa candidatura. Non è solo il mio nome che stiamo proponendo ma un progetto di rinnovamento fatto da tanti ragazzi che si impegnano quotidianamente nelle proprie città sacrificando tempo per qualcosa in cui davvero credono, che ci mettono passione, impegno, idee e che si propongono come nuova classe dirigente; ecco perché questa candidatura incarna il vero spirito delle primarie.

La Politica, si ripete spesso da anni quasi come uno slogan, non è più in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, i quali non hanno più fiducia nelle Istituzioni e nei Partiti. I giovani, in particolare, oggi sono più attratti, a quanto pare, dal M5S di Grillo, in attesa di valutare il Movimento Arancione di Ingroia. Per lei cosa è la politica?

La politica è vita quotidiana. Credo che tutti indipendentemente dall’età dovrebbero interessarsi alla politica intesa come organizzazione della vita in società. Il movimento di Grillo raccoglie certamente i malumori di questo particolare periodo storico ma è un errore pensare che possa essere la soluzione. Ritengo che il ruolo delle istituzioni sia qualcosa in cui credere a prescindere dalle delusioni, dagli scandali, dalle crisi. Ho sempre poco apprezzato chi contesta senza agire, chi si lamenta e non fa nulla per cambiare ciò che lo circonda e contesto chi non vota, chi non si impegna politicamente, chi non si schiera, chi insegue ora una bandiera poi un’altra. La politica è qualcosa di totalizzante che non può trovarci disinteressati e i partiti pur con tutti i loro limiti sono il necessario strumento di raccordo tra società e istituzioni.

La sua candidatura ha un valore anche simbolico. I giovani che trovano il coraggio di osare e di rischiare in prima persona, testimoni di un cambiamento che vuole essere praticato e non soltanto evocato. Ma immaginiamo che voglia essere valutata soprattutto sulla base della sua proposta. Su quali temi, quindi, spingerà in questa campagna elettorale? Quali temi le stanno più a cuore e potrebbe portare con lei in Parlamento?

Puntiamo sicuramente sui temi a noi piu vicini, quali quello della scuola e dell’università per cui tanto ci siamo battuti in questi anni, ma anche il lavoro precario, software libero, tematiche ambientali. I temi su cui lavorare sono tanti, partiamo da tutto quello che abbiamo fatto in questi anni. Questa candidatura vuol essere un segnale per tutti quei cittadini che ancora credono nella buona politica e per coloro che purtroppo sono delusi. Vogliamo dare fiducia, creare entusiasmo, non solo perche siamo un gruppo di ragazzi, ma perché mettiamo impegno e competenze in quello che facciamo. Non vogliamo pacche sulle spalle o applausi per il coraggio dimostrato proponendoci in queste elezioni primarie, ma vogliamo essere un’ancora e una speranza, dimostrando di essere credibili nonostante la giovane età.

Scegliamo, bene, i nostri parlamentari!

Dopo quelle per la scelta del candidato premier, il Pd farà le primarie per far scegliere al proprio elettorato potenziale i parlamentari che dovrebbero poi rappresentarlo al meglio. E’ questa una grande vittoria politica di Pippo Civati e del suo laboratorio politico “Prossima Italia“, sebbene in pochissimi lo dicano, visto che chiedono da quasi due anni che fossero espletate. Essendo centrali, con questo tipo di consultazione, i temi della rappresentanza, della fiducia e del consenso. Lunedi dovrebbe essere, inoltre, la giornata in cui la Direzione Nazionale del Pd dovrebbe ufficializzare il regolamento e la nuova accensione di tutta la macchina organizzativa per la giornata del 30 dicembre. Ecco, sulla data, ci sono alcune divergenze di vedute. Per Matteo Orfino, uno dei “giovani turchi” che sostengono Bersani, la data è quasi obbligatoria essendo le elezioni politiche il 17 febbraio e non sarebbe possibile farle successivamente. Come, invece, affermano lo stesso Civati e Salvatore Vassallo, autori, ad oggi, dell’unico vero regolamento per le #parlamentarie del Pd, e mai oggetto di una discussione plenaria autentica, che propongono la data del 13 gennaio convinti in tal modo di agevolare la partecipazione ed una maggiore contendibilità delle primarie stesse. Su una cosa, però, Orfino e Civati concordano: che la lista definitiva dei parlamentari non debba prevedere quote bloccate a favore dei maggiorenti del partito che quasi mai col consenso si sono confrontati, essendo stati sempre cooptati; o che questa quota, eventualmente, se prevista, serva per portare in Parlamento, come valore aggiunto, quegli esponenti della cosiddetta “società civilissima” in possesso di importanti requisiti morali e professionali che non avrebbero materialmente il tempo di farsi conoscere al grande pubblico nei pochi giorni di campagna elettorale. Anche Sel, infine, nello stesso giorno e presso le medesime sedi, per evitare possibili brogli, farà le primarie per la scelta dei parlamentari. Dopo che Vendola, per molto tempo, aveva escluso categoricamente questa ipotesi – nonostante in Puglia lui sia il “signore delle primarie” difendendone la dignità dell’istituto con grande tenacia in due occasioni (forse perché favorivano lui?) – e aver ripetuto anche negli ultimi giorni che avrebbe voluto “poter portare in Parlamento un pezzo vero di classe dirigente”. Come? Con la cooptazione, ovviamente. Anche perché Sel non esiste, è un non-partito. Ma davanti all’ottima accelerazione data da Bersani su questo fronte, ha dovuto immediatamente adeguarsi. E fare buon viso a cattivo gioco, per non accusare il colpo mediaticamente. La speranza è che possano essere una grande occasione di confronto per parlare del Paese, di quello che occorre fare per migliorarlo e riformarlo nel modo più innovativo possibile. Insomma che si parli davvero degli italiani, di noi. Di noi che sogniamo uno Stato a misura di uomo, donna, bambino. Con una politica capace di farci anche emozionare e appassionare.

L’endorsement di Emiliano per Bersani

Il Pd tra riforma del lavoro e legge elettorale

Si è svolta a Roma, dopo diversi mesi dall’ultima convocazione, la Direzione Nazionale del Pd. Che sin dalle prime battute è stata molto scoppiettante perchè il segretario Bersani nella sua relazione, nonostante le forti preoccupazioni di tutti gli apparati sociali e politici vicini al Pd per la nuova riforma del lavoro, non ha puntato l’indice contro il governo Monti, invitato piuttosto a portare il provvedimento in Parlamento affinchè sia emendato positivamente e le “lacune” siano colmate. Si è parlato, inoltre, anche di legge elettorale e, conseguentemente, del ricambio generazionale. In particolare ha parlato dell’istituto delle primarie che sarebbe da riformare, senza però indicare con quali modalità e per ottenere quali fini, dopo che nei mesi scorsi aveva assunto altri impegni, volendo tutelare le primarie per scegliere i parlamentari. Poi, dopo il segretario, come ha commentato su twitter sarcasticamente Sandro Gozi, è iniziata una puntata speciale di “Ballarò”, essendo intervenuti in successione Bindi, Letta, Franceschini, D’Alema, Veltroni per ripetere le cose che ripetono da almeno quindici anni e che sono politicamente evanescenti perchè non rappresentano affatto un valore aggiunto nella discussione. Sulla riforma del lavoro (il Pd dovrebbe spingere sulla buona proposizione avanzata da Boeri e Garibaldi), tema sul quale si gioca la credibilità l’esecutivo Monti, anche perchè rappresenterebbe la potenziale chiave di volta per aprire nuovi scenari occupazionali, c’è molta confusione e ognuno – partiti, sindacati, tecnici, studiosi – punta a portare acqua al proprio mulino. Anche perchè le elezioni amministrative si avvicinano. Sul lavoro lo sforzo e la corresponsabilità, pertanto, dovrebbe essere massima e leale da parte di tutti, perchè è nella dignità del lavoro che si trova la dignità di un Paese. E’ il lavoro che crea benessere individuale e collettivo. E’ il lavoro giusto ed equamente retribuito che preserva la coesione sociale evitando tumulti e rivolte. Nel merito, invece, tutti quelli che parlano con superficialità e ignoranza di “modello tedesco” e di cogestione del lavoro dovrebbero leggere prima la riflessione di questo operaio italiano radicatosi in Germania per lavorare in Volkswagen, azienda che versa ai propri dipendenti un salario medio di 2600 euro che gli omologhi italiani si possono solo sognare. Come finirà, purtroppo, nessuno può dirlo ancora con certezza.

L’eredità delle primarie di Palermo

Pare essere il partito unico, il partito dei trasformisti, il partito degli affari e degli opportunismi più beceri. Questo partito trasversale è da annientare. Con un partito che sia davvero progressista e riformista, laico ed europeo. Con una visione contemporanea ed innovativa. Insomma tutto il contrario di quello che ci viene propalato oggi. E’ necessario un soggetto politico capace di guidarci nella Terza Repubblica, non di tornare alla Prima con i protagonisti della Seconda. Vergognosamente e miserabilmente.

Le primarie di Genova

Non voglio parlare del Pd e dei suoi errori vari di valutazione o di Vendola e del suo fiuto a salire per tempo sul carro del vincitore. Ma vorrei ragionare di politica. Almeno ci provo, con il mio modesto punto di vista. Le primarie di Genova, secondo me, ci dicono essenzialmente due cose. La prima: la partecipazione in forte calo testimonia il disgusto per questa politica e per questa trasversale classe dirigente che parla ma non comunica niente. Che non sa far emozionare. Che ogni giorno rivela apertamente al Paese la propria incapacità di raccontare la realtà con realismo. Che fugge dalle proprie corresponsabilità. Che teme il confronto con i cittadini. La paura di perdere e di non essere all’altezza della situazione poi genera puntualmente quel che si sospetta. Come ha scritto Alfredo Reichlin nel libro “Il midollo del leone” chi non ha una visione di partito non ha una visione di società e viceversa. La seconda: gli italiani sono stanchi di votare il meno peggio, di doversi accontentare dei riciclati della politica. Ricercano e pretendono il meglio. Il meglio che non necessariamente è sinonimo di novità, ma oggi, legittimamente e in buona fede, si tende ad associare i due concetti, talmente regna nel Paese l’esasperazione per una gerontocrazia senza pudore e senza rispetto per le future generazioni. Una gerontocrazia che si alimenta con la mediocrità e la ricattabilità dei singoli che costituiscono questo anacronistico sistema politico e dirigenziale.

La salvezza del Pd

E’, secondo me, se non vuole addirittura correre il rischio di scomparire dalla scena politica nazionale, a causa della sua irrilevante inconsistenza, nel convocare e fare le primarie per i parlamentari, metodo per mezzo del quale provare a rinnovare davvero, lealmente e trasparentemente, dal basso, questa inadeguata e assai longeva classe dirigente. Che ha fallito. Che ha smarrito la bussola. Che non sa più comunicare niente a nessuno. Che non sa entusiasmare o far emozionare. Che non ha una visione innovativa sui problemi della contemporaneità e della quotidianità. Che ha paura di vincere, essendo portatrice di una cultura basata sulla rassegnazione. Quando bisognerebbe puntare sulla speranza e sulla fiducia. Termini straordinari che sono usciti dal glossario della nostra vita. E senza la speranza e la fiducia, in noi e negli altri, anche la nostra esistenza in questi anni è stata peggiore. Ci sarà pure una correlazione tra le cose.

Delle primarie per i parlamentari ne avevo parlato un paio di giorni fa, essendo un semplicissimo simpatizzante del laboratorio politico “Prossima Italia”. Oggi, finalmente, questa proposta, per dirla alla Civati, dopo quattro anni, esce dalla semi-clandestinità, grazie ad Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, che al tema ha dedicato il suo editoriale odierno.

Se l’intesa per una riforma non fosse possibile, resta una strada, radicale e decisiva: il Pd, che le ha già sperimentate per il suo leader, decida che si impegna oggi stesso – se la legge non cambierà – a scegliere tutti i suoi candidati attraverso le primarie. In questo modo, restituirebbe ai cittadini ciò che la “porcata” ha loro tolto. E diventerebbe l’apriscatole del sistema.

Le primarie per i parlamentari

Non è un discorso universale, ma spesso sottovalutiamo che una delle leggi più importanti, per la tenuta del nostro regime democratico, affinchè lo si possa considerare effettivamenta tale, è quella elettorale. Quella che consente ai cittadini, in una repubblica rappresentativa come la nostra, di scegliere coloro che in Parlamento, avendo ricevuto la delega dagli aventi diritto, hanno l’onere di varare tutti quei provvedimenti medianti i quali accrescere il nostro benessere e il progresso collettivo.

Cosi dovrebbe essere. Invece, la realtà è un’altra. Purtroppo, già da tempo. Da quando, nel 2006, negli ultimi mesi del suo penultimo governo, Berlusconi e Calderoli fecero approvare in Parlamento il cosiddetto Porcellum che permetteva ai segretari di partito di cooptare i parlamentari, da inserirsi in liste bloccate secondo le preferenze di costoro – o, meglio, sulla base di certi interessi da salvaguardare o da promuovere –  predeterminando, pertanto, da allora, un Parlamento di servi. Che per definizione, ubbidiscono. I servi non conoscono la bellezza della ribellione davanti alle ingiustizie e alle impudicizie del sistema. Chi solleva critiche rischia seriamente di non vedersi confermato al giro successivo. Fosse anche il più operoso e il più valido nell’impegno. I Leader di Partito – tutti, da destra a sinistra – hanno, di fatto, un potere spropositato: il “diritto di vita e di morte politica” degli stessi parlamentari. Che per lo più – salvo rarissime eccezioni, che ci sono e che non è giusto denigrare nell’onore a causa della pochezza collettiva – sono soggetti mediocri culturalmente, incompetenti professionalmente e trasformisti politicamente. Scilipoti è solo un esempio. Ma la storia parlamentare, degli ultimi vent’anni almeno, è piena di vicende umane analoghe non propro mirabili.

Per provare ad arginare questa deriva soprattutto culturale che comporta lo smottamento di questa pseudopolitica, Pippo Civati e gli amici di Prossima Italia, da quasi un anno, hanno posto tra le priorità del loro agire politico il tema delle “primarie per i parlamentari”, per restituire dignità ai cittadini, e permettergli, permetterci, di tornare a scegliere i nostri parlamentari. Da Albinea 2011, sede del campeggio estivo, da dove partì ufficialmente questa operazione di bonifica della politica, dal basso, per un’altra e un’alta idea della politica stessa, emersero più proposte e più spunti di riflessione che nei giorni scorsi, dopo un più che simbolico incontro a Quarto (la famosa location da dove partirono i Mille), hanno trovato una validissima sintesi in questa proposta di regolamento.

I candidati si impegnano a rispettare lo Statuto, il Codice etico e il Regolamento per le primarie, il quale dovrà stabilire rigorosi criteri e limiti per la raccolta dei fondi, l’usi dei mezzi di comunicazione e la rendicontazione delle spese per la propaganda elettorale; è fatto in ogni caso divieto ai dirigenti e ai quadri del PD di utilizzare risorse finanziarie e organizzative, mezzi di comunicazione interna o personale dipendente del partito per promuovere specifiche candidature; il mancato rispetto di tali norme comporta l’esclusione dalla candidatura al Parlamento nelle liste del Partito Democratico;

Possono votare tutti i cittadini che il giorno delle primarie si recano al seggio del territorio in cui risiedono, esibiscono il loro certificato elettorale ed un valido documento di identificazione, sottoscrivono un documen- to in cui dichiarano di essere “Elettori del Partito Democratico”, autorizzano l’inclusione dei loro dati anagrafi- ci nel relativo “Albo degli elettori” che verrà reso pubblico su Internet

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