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L’amianto ne ammazza altri 30 mila?

La stima, prudente e in difetto, è dell’Osservatorio Nazionale Amianto per cui sarebbero oltre 30 mila le persone (tra ragazzi, docenti, bidelli e personale amministrativo) che fruiscono degli spazi delle circa 2400 scuole italiane dove è presente l’amianto, a 20 anni di distanza dalla messa al bando. Ma il problema, oltre che per le scuole, si pone anche per tutte le non poche strutture militari disseminate nel Paese, dove ancora oggi tutti i militari o gli ufficiali sono sottoposti al rischio di ammalarsi di mesotelioma pleurico, male ad oggi incurabile che può manifestarsi in tutta la sua gravità anche dopo 30 e passa anni dall’esposizione alle fibre di amianto. E sempre a proposito di amianto, tema di cui mi interesso da tempo, e in attesa di leggere il libro-inchiesta di Giampiero Rossi edito da Melampo, credo valga la pena leggere questa intervista di Nando Dalla Chiesa alla straordinaria Romana Blasotti Pavesi, la ottantatreenne di Casale Monferrato che dopo aver perso cinque familiari nell’arco di trent’anni a causa proprio dell’amianto, con una dignità davvero esemplare è riuscita ad organizzare la protesta civilissima di tutti i familiari delle vittime che hanno avuto, dopo decenni, giustizia, nel noto processo contro i proprietari dell’Eternit. I quali sono stati pesantemente condannati per aver tenuto per molto tempo all’oscuro gli operai sui rischi dati da quella polverina letale con cui si sono realizzati, combinata con il cemento, coperture di siti industriali, scuole, caserme, porti, uffici pubblici. Non per niente, subito dopo questo primo storico processo, il pm Guariniello ha sostenuto l’urgenza e l’utilità di creare una Procura Nazionale Ambientale con l’intento di preservare l’integrità fisica dei lavoratori, la possibilità di lavorare in modo sicuro e contestualmente di non scempiare sempre di più quella grande risorsa che è il nostro paesaggio. Sperando che non restino parole al vento. Le puntate precedenti: qui e qui.

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“Bisogna istituire la Procura nazionale ambientale”

Ad affermarlo Raffaele Guariniello a Venezia, in occasione della recente Giornata internazionale di studi sull’amianto, che si è svolta nella laguna per iniziativa dell’Iaes (International Academy of Environmental Sciences). Il magistrato, protagonista nel recente “Processo Eternit” dove, in nome delle oltre seimila parti civili, ha fatto condannare i proprietari della multinazionale svizzera che avevano ingannato per decenni i lavoratori non diffondendo notizie note sui rischi alla salute che essi stavano correndo, aveva ripetuto gli stessi concetti mercoledi scorso a Sabina Guzzanti, nella sua trasmissione. Concludendo che una vera riforma del lavoro non potrà mai essere giudicata oggettivamente “buona” se non contempla necessariamente anche due altre emergenze sociali: il lavoro nero e la sicurezza da garantire sui luoghi di lavoro. E, infine, anche a Bari, da decenni, abbiamo un problema con l’amianto. Abbiamo la Fibronit e tantissimi siti inquinati o da bonificare. E siti che andrebbero comunque censiti per diagnosticarne l’eventuale pericolosità ma, per incuria o per ignoranza o per malafede, non si procede. Dopo la sentenza di Torino, ebbi modo di sentire Nicola Muciaccia, Presidente della Circoscrizione Madonnella, tra i primi a raccontare e a denunciare le condizioni dei lavoratori della Fibronit di Bari, all’inizio degli anni ’70.

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