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Ilva, Archinà intercettato con Vendola

Ne ho scritto qui.

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Dalla Puglia all’Europa un unico mercato del lavoro

“Gli ultimi dati Istat secondo cui la disoccupazione non è mai stata cosi alta negli ultimi vent’anni, con 544 mila inoccupati in più in soli due anni, con percentuali ancora più drammatiche nel Mezzogiorno, contestualmente al varo delle nuove linee guida della Regione Puglia sul mercato del lavoro, ci inducono a fare un’ampia panoramica su come si stanno evolvendo i dinamismi occupazionali. Abbiamo, pertanto, incontrato Carlo Sinisi, consigliere Eures della Regione Puglia”. Apro cosi l’ultimo mio articolo su Gazzetta dell’Economia, pubblicato sabato scorso.

L’Acquedotto Pugliese sta affogando

Tirato giù, pesantemente, da chi lo ha gestito disastrosamente negli ultimi quindici anni, con la contiguità di un potere politico trasversalmente marcio e amorale. Eppure stiamo parlando del secondo acquedotto più grande d’Europa. Di un’architettura che serve oltre un milione e mezzo di persone, suddivise tra Puglia, Basilicata e Bassa Campania. L’Acquedotto ha una storia secolare. Se nelle ferrovie si può riconoscere uno dei simboli della storia ultracentenaria del nostro Paese, nell’Acquedotto non si può non riconoscere uno dei principali simboli della storia ultracentenaria del nostro Meridione. L’ attuale Amministratore Unico, Ivo Monteforte, ad oggi e fino a prova contraria, è stato rimosso dalla Regione, spinta dalla Corte dei Conti – intervenuta, a sua volta, dopo alcune interrogazioni consiliari presentate principalmente da Antonio Decaro, Capogruppo alla Regione del Pd – a seguito di un’operazione alquanto discutibile: ossia il dirigente si sarebbe fatto assumere da una controllata dell’Aqp. Scelta apparentemente incomprensibile e, forse, dettata non soltanto da aspetti esclusivamente economici, visto già il più che lusinghiero emolumento ricevuto. La Regione o meglio il suo Presidente, dunque, provvedendo alla rimozione istantanea di un suo alto dirigente sleale, ambisce a testimoniare la sua credibilità apparendo trasparente nella gestione dei beni pubblici. Questi i fatti. Tutto è bene quel che finisce bene? Non direi. Ci sono, infatti, alcune domande che andrebbero poste a chi di dovere, esigendo risposte accurate e rigorose. Ma credo che resterà un’utopia.

La Corte dei Conti, da tempo, sottopone i propri rilievi alla Regione, sulla gestione non proprio virtuosissima dell’Aqp. Come mai solo ora esplode la “bomba”? Perché si parla principalmente della condotta dell’Amministratore Unico quando il Direttore Generale, Massimiliano Bianco, ha ottenuto, senza concorso pubblico, che il suo contratto fosse trasformato da determinato ad indeterminato, con un aumento di remunerazione, pur mantenendo le stesse funzioni? Con il rischio più che concreto, quindi, che una sua futura rimozione, per dinamiche politiche, comporti una penale, pagata di fatto dai cittadini? Come mai lo stesso Monteforte, giunto a Bari come un supertecnico, e voluto a tutti i costi da Vendola che doveva avvicendare la sua precedente scelta (Riccardo Petrella), ora proprio da Nichi è scaricato, nel peggiore dei modi, come un amante infedele?

Potrei continuare con le domande, ma già queste prime mi inducono a pensare che, ancora una volta, e nella peggiore tradizione della tanto vituperata malapolitica da cui si sta cercando vanamente di sottrarsi, un’Istituzione cosi importante sia al centro di una speculazione bancaria-politica impressionante. Essendo un popolo disabituato ad esercitare la virtù della memoria, infatti, non ricordiamo che sull’Acquedotto Pugliese – quando era di moda il tema della privatizzazione, avviata dall’allora Governatore Fitto – era pronto ad allungare le mani Caltagirone, con la benedizione di D’Alema. E non ricordiamo tutti, forse, che se non si fosse mosso con tenacia e costante determinazione l’intero Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica – ispiratore e sostenitore del referendum – Vendola non avrebbe varato il provvedimento per la ripubblicizzazione del “bene acqua”. Salvo poi issarsi sul piedistallo della buona politica, una volta adottato il provvedimento e propagandato enfaticamente per ragioni elettorali. Per non parlare poi di quante strategiche infrastrutture come gli impianti di depurazione o di invasi non sono ancora stati completati, dopo decenni, in tutta la Regione, per ragioni non esclusivamente burocratiche. Eppure di cose buone, in questi anni, ce ne sono state, oggettivamente. Ma con la sensazione, amarissima, che tali risultati sono stati possibili più per il merito di taluni che per una visione organica, articolata e unitaria. Proiettata al futuro e orientata all’innovazione. Ed è difficilissimo, oggi, nonostante credo lo vorremmo in molti, smontare quel pernicioso luogo comune per cui l’Acquedotto Pugliese da più da mangiare che da bere.

Centro risvegli. La Regione tace

I Centri risvegli sono quelle strutture sanitarie preposte all’accoglienza e alla cura delle persone in stato vegetativo. In Puglia abbiamo, ad oggi, una sola clinica simile. E si trova a Lecce. Ma la storia che racconto in questo articolo, uscito per Epolis alcuni giorni fa, non riguarda solo Lucrezia Monno – giovane donna barese entrata in come subito dopo la nascita della figlia – ma anche la Regione Puglia. E, quindi, indirettamente, riguarda noi tutti. E da tutti dovrebbe partire, pertanto, la richiesta ai nostri Amministratori di rispondere dopo due anni, con parole e fatti. Si legga l’articolo.

La Puglia viaggia in treno in direzione ostinata e contraria

Ne avevo già parlato qui, per introdurre al tema. Ecco l’articolo uscito oggi su Epolis Bari.

“Vogliamo mettere la Puglia su due ruote”

Stamattina, con una certa curiosità, ho partecipato alla conferenza stampa organizzata congiuntamente da Guglielmo Minervini, Assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità della Regione Puglia (che ieri, a conferma di un impegno serissimo e coerente per rivoluzionare in chiave sostenibile ed ecologica la mobilità pugliese, ha partecipato alla presentazione dell’instant bookSalva i ciclisti: la bicicletta è politica” curato da uno dei coordinatori nazionali della campagna “salvaciclisti”), e Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia (presente anche Luigi Perrone, Presidente dell’Anci Puglia), e indetta per presentare la prima edizione del Rapporto “Comuni Bicicloni”.

L’iniziativa è già di per sé innovativa, in quanto è la prima volta in Puglia ed in Italia che viene avviata una simile sperimentazione, con l’intento di provare a diagnosticare efficacemente lo ‘stato’ della mobilità sostenibile nei comuni pugliesi prendendo in esame tutti i parametri che caratterizzano la ciclabilità e più in generale la mobilità dolce. Mi ha colpito positivamente che tutti i promotori di questa iniziativa evidenziassero, tra i parametri su cui si soffermerà il cicloquestionario che sarà inoltrato a tutti i 258 comuni pugliesi, il modal split, di cui ho già parlato in questo blog, ossia del coefficiente di intermodalità, a testimonianza, pertanto, di come e quanto sia necessario rivoluzionare, anche culturalmente, l’intero processo della mobilità, investendo in infrastrutture e mezzi di trasporto pubblici sempre più efficienti che inducano il cittadino a non utilizzare il mezzo privato. Guglielmo Minervini, inoltre, ha elogiato tutti quei commercianti e tutti quegli operatori turistici che stanno credendo in questo cambiamento, rendendo via via sempre meno granitica la resistenza all’innovazione, e investendo nella mobilità sostenibile anche per attrarre nuovi clienti.

Le richieste contenute nel cicloquestionario sono raggruppabili in 4 macroaree: infrastrutture (presenza di piste ciclabili, isole pedonali, ZTL), politiche sulla mobilità sostenibile (attività di sensibilizzazione, percorsi ciclabili per studenti e bambini realizzati dalle amministrazioni comunali, realizzazione di un Piano della Mobilità, presenza del Mobility Manager), risposta dei cittadini alla mobilità sostenibile (quali mezzi di trasporto utilizzano i cittadini per gli spostamenti in città ossia il modal split), ricezione turistica ed associativa (la presenza sul territorio di strutture turistiche e di associazioni che favoriscono e promuovono l’utilizzo della bicicletta, la presenza di ciclofficine per la vendita, il noleggio e la riparazione delle biciclette).

Comuni Bicicloni è un’iniziativa pioneristica, che speriamo ci porti molto lontano – ha detto l’assessore Minervini – siamo agli inizi di un importante cambiamento e per questo motivo chiediamo anche ai comuni pugliesi di farvi parte. Stiamo lanciando una sfida alle amministrazioni comunali: vogliamo vederli confrontarsi in una gara positiva, una gara che ha come obiettivo la qualità. La bicicletta è, infatti, un simbolo di mobilità sostenibile orientata al futuro e protagonista della quotidianità. Con questo rapporto vogliamo mettere la Puglia su due ruote e permetterle di diventare un esempio virtuoso per l’intero Paese”.

Una simile iniziativa, infine, rappresenta concretamente, almeno per me, una delle migliori risposte all’ultimo rapporto di Euromobility 2011 sulla mobilità sostenibile e alternativa, dove l’Italia si riconferma essere “tutto fumo e niente arrosto”: mentre il Centro Europa avanza a spron battuto verso una conversione “verde” del sistema dei trasporti, il nostro paese fa molta fatica a mantenere il passo e, soprattutto, a rispettare gli impegni presi in materia. Per quanto riguarda il car sharing, Torino mette a disposizione 113 veicoli, Milano ne possiede 86 e Venezia solo 47. Non va meglio nella capitale: Roma possiede 120 biciclette condivise e 105 veicoli per una popolazione di 2,7 milioni di abitanti. Pensate siano sufficienti? A Bruxelles ci sono 227 auto e oltre 2.000 bici per i suoi 140.000 abitanti. La cittadina tedesca di Brema conta 167 auto per 547.000 abitanti. Barcellona e Londra possiedono oltre 6.000 biciclette con circa 400 stazioni. Per non parlare del record di Parigi, dove circolano oltre 20.000 bici con 1.800 stazioni per il bike sharing.

In un paese come il nostro in cui, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ci sono più di 8.000 morti all’anno solo per le polveri sottili, i drastici tagli al servizio pubblico vanno ad aggravare una situazione già critica. Questo ritardo nella pianificazione e nello sviluppo di strategie di trasporto volte al miglioramento della mobilità cittadina portano all’esasperazione gli stessi abitanti che, con oltre l’80% di preferenze secondo il rapporto di Euromobility, prenderebbero in considerazione l’utilizzo regolare del bike sharing, se l’amministrazione comunale mettesse a disposizione una flotta ben fornita di mezzi.

Chi si muove in bici

Per i propri spostamenti, che siano di lavoro o per semplice relax, oltre a guadagnarci in salute e in economia, deve poterlo fare, nella propria città, in condizione di sicurezza. Il ciclista ha certamente dei doveri, ma ha anche dei diritti. E in nome di questi deve essere tutelato. Oggi questo, però, non avviene. In questo nuovo post scritto per Lettera43, partendo, perciò, dalla lettera che Guglielmo Minervini, Assessore ai Trasporti della Regione Puglia, scrive al Ministro del Lavoro Elsa Fornero, riporto la stima assai plausibile di quanto risparmieremmo se sposassimo la cultura della bicicletta.

L’esplosione di Conversano

Trattasi chiaramente di una terribile fatalità e di un brutto incidente – il crollo di due palazzine (di cui una totalmente vuota) a seguito di una esplosione dovuta a una perdita di gas e a causa della quale sono morte tre persone, due giorni fa – ma questa tragedia, l’ennesima, ci suggerisce, ancora una volta, l’importanza e l’urgenza di provvedere alla ricognizione e alla riqualificazione statica del nostro patrimonio edilizio, costruito, per oltre il 60% del totale, entro gli anni ’75. Spesso progettato male e costruito peggio; oltre ad essere, talvolta, realizzato non in conformità alle varie e puntuali disposizioni vigenti. E’, pertanto, ottima l’ultima iniziativa contro l’abusivismo edilizio, promossa dall’Assessore Regionale all’Urbanistica Angela Barbanente, con cui si punta a limitare il fenomeno sostenendo i Comuni in tutta quella attività di prevenzione e repressione. Con l’intento finale di scongiurare altre inutili tragedie, a partire dalla cosiddetta “Banca dati dell’abusivismo” che sarà via via sempre più aggiornata e più utilizzata al fine di preservare il territorio e le sue bellezze da coloro i quali vogliono continuare a devastarlo impunemente e per fini privati, oggi non più umanamente ed eticamente sostenibili.

Gli “acquisti poco verdi” della civica “Emiliano per la Puglia”

Ho scritto per il blog “Le Idi di Marzo”, curato dagli amici Stefania, Antonio e Luigi, il post “Salvate il soldato Emiliano” di cui riporto una sintesi.

C’era una volta un magistrato antimafia, di quelli tostissimi, che incuteva timore anche per la sua mole fisica, ma che era unanimemente apprezzato per la sua bontà umana, per quel senso della legalità che prescindeva dalla sua professione e che sembrava fosse per lui sinonimo di uguaglianza. Il suo nome era Michele Emiliano. Poi qualcosa deve essere successo. E non sappiamo bene cosa sia stato. O, semplicemente, non vogliamo saperlo. Forse la sua egolatria o il suo “delirio” di onnipotenza. Nel corso del primo mandato, inaugurato spettacolarmente con la demolizione di quell’”ecomostro di Punta Perotti” – di cui in queste ore si torna a parlare, a seguito della sentenza dell’Alta Corte di Giustizia Europea che ha previsto un mega risarcimento danni alle parti offese per 49 milioni di euro, con il contestuale ritorno della probabilità che si costruisca nuovamente sulla porzione che oggi “abusivamente” (non è mai stata approvata in questi anni una variante urbanistica per cambiare la destinazione d’uso) è un parco urbano – lo “sceriffo Emiliano” ha cambiato, sicuramente in meglio, la città con non poche innovazioni nell’ambito della mobilità sostenibile, della stessa legalità, dei servizi sociali, delle politiche giovanili proseguite poi anche in questa legislatura. Non sono mancati, naturalmente, gli errori, anche gravissimi. Ma, forse, proprio in nome di quella egolatria che per definizione rende poco umili i politici e poco inclini ad essere apprezzati in modo duraturo, soprattutto quelli che hanno sedotto emotivamente gli elettori con la propria dose di carisma e di entusiasmo, il Comune è diventato un luogo inadatto ad accogliere le pur legittime ambizioni personali. Non per niente, già da anni, si parla di un Emiliano successore di Vendola alla Regione Puglia. Lo scandalo politico-culturale che lo ha investito nei mesi scorsi – leggasi “caso De Gennaro” – non ha prodotto un reale rallentamento o un cambio di prospettive, ma solo che il lavoro proseguisse sottotraccia. La conferma, nostro malgrado, arriva oggi da Affaritaliani.it che nella sua sezione pugliese riporta la notizia dell’apertura della prima sede della sua lista civica regionale “Emiliano per la Puglia” a Foggia. Su chi ne coordinerà localmente le attività, il quotidiano web non ha dubbi. “Si tratta del gruppo dipietrista foggiano, che insieme al consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Orazio Schiavone, confluisce nel movimento dell’attuale sindaco di Bari. Portando in dote un parterre trasversale: da Carmine d’Anelli, ex sindaco di Rodi Garganico, a Donato Troiano, ex direttore generale della Asl; da Pietro Scioscia, consigliere comunale di Lucera, a Pasquale Murgante, sindaco di Accadia; dal vice sindaco di Ascoli Satriano, Potito Marano, alla dirigente di Confartigianato, Maria Cirillo, fino all’ex vice sindaco di Foggia, Potito Salatto”. Se la politica fosse oggi una “cosa seria” dovrebbe far discutere ed indignare la presenza, tra i citati, del chiacchieratissimo Donato Troiano, già condannato per falso ed abuso d’ufficio, oltre che per essere transitato per le ultime regionali dal Pci al centrodestra per sostenere Rocco Palese. Con Orazio Schiavone, attualmente Capogruppo regionale dell’Idv alla Regione Puglia, noto per essere nel foggiano più un “pacchettaro” di voti che di idee. Non propriamente, insomma, degli “acquisti verdi”, a voler usare il linguaggio della green economy. Ma è quello che succede quando la politica perde il suo carattere di umanità e di sostenibilità. La politica come bene comune. La politica come strumento di riappacificazione sociale, impiegato per creare le opportunità di un benessere continuo e diffuso. Per tutti e non per un’oligarchia ristretta di plenipotenziari. Qualcuno salvi il “soldato” Emiliano. Perché rischia, seriamente, di condurre una guerra politica per lui letale. E oltre alla sconfitta, per lui, ci sarebbe l’isolamento. Perché i cittadini onesti, consapevoli della grave crisi morale e culturale che ha investito il nostro Paese e sempre più corresponsabilmente informati, già da tempo, hanno scelto il percorso che vorrebbero percorrere per giungere nella Prossima Italia. E non è quello che sta camminando Michele Emiliano.

Entro l’estate il Quinto conto energia

Mentre in Puglia il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge sulla “Regolazione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili” volta ad ottimizzare il consumo e a salvaguardare le best practice che hanno reso la nostra regione la prima nel Paese per produzione di energia da fonti rinnovabili, il Ministro all’Ambiente Corrado Clini, intervenendo a Milano ad un convegno, ne ha approfittato per fare il punto della situazione su alcuni aspetti, quali il Quinto conto energia, la riformulazione della bozza di Piano energetico nazionale, gli incentivi alle energie alternative, lo sviluppo del modello di  “città intelligente”.

Se non si verificheranno intralci avremo una bozza in consultazione entro l’estate. Il piano disegnerà un quadro di riferimento completo di ogni parte del settore tenendo presente il contesto internazionale. Dobbiamo adeguare gli incentivi; il costo del fotovoltaico ad esempio è diminuito quasi 5 volte in pochi anni. Importante poi lavorare alla sua integrazione con l’edilizia e gli impianti industriali.

Sul nuovo quinto Conto energia e sugli incentivi al fotovoltaico le notizie che trapelano preoccupano in parte tutti coloro che ormai si sono convertiti totalmente alle rinnovabili e vorrebbero che il Paese investisse con più convinzione su di esse, anche per facilitare le nuove assunzioni; ad oggi quel che si sa è che la proroga del 55% fino al 2020 potrebbe contenere anche una mini-riforma degli strumenti finora utilizzati che potrebbero, pertanto, significare una riduzione dell’aliquota applicata fino ad adesso. Nessun tetto, invece, per il solare termodinamico, con l’intento di recuperare più facilmente il gap accumulato negli ultimi anni, pur in presenza di ottime potenzialità paesaggistiche che potrebbero agevolare l’exploit di questa sorgente rinnovabile.

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