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10 milioni ad Europa 7

Per un paio d’anni non ne abbiamo saputo più niente del processo amministrativo in corso, temendo che alla fine oltre al danno per l’imprenditore Di Stefano ci fosse anche la beffa. Ieri, invece, la Corte europea dei Diritti umani ha condannato l’Italia ad un risarcimento di (soli) dieci milioni di euro per avergli impedito, da un decennio a questa parte, di trasmettere sulle frequenze (mai concretamente assegnate) che aveva legittimamente vinto dopo il bando che era stato pubblicato dal Governo Italiano ai tempi in cui Gasparri era Ministro delle Telecomunicazioni. Quando la classe politica fece il possibile e l’impossibile per impedire che Emilio Fede e Rete4 andassero sul satellite e che questa emittente ne occupasse le frequenze trasmettendo programmi sicuramente di diversa fattura. Di questa vicenda, infine, ne ho scritto diffusamente sin dall’inizio, anno 2008 circa. Qui, qui e qui i post dedicati ad Europa7 – ero ancora sull’altro blog – e al suo contenzioso con lo Stato Italiano da un lato e con Rete4/Mediaset dall’altro. Non crediamo che la vicenda sia conclusa definitivamente. Giudiziariamente e politicamente. E in attesa di conoscere le “puntate successive” resta il rammarico e l’amarezza nel constatare che, con soldi pubblici sprecati a grandi quantità, si continua a privilegiare una esigua ed avida oligarchia disinteressandosi completamente del bene comune degli italiani, in questo caso la pluralità e la correttezza dell’informazione.

 

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Spegniamo Rete4

Quando Mercoledi 7 Maggio scrissi del Caso Europa7 su questo blog, pur con lo sconcerto e con l’indignazione per una vicenda che si trascina da quasi nove anni non trovando un epilogo razionale e legale anche di fronte a delle sentenze della Corte di Giustizia Europea a causa delle reiterate e perpetrate violazioni al diritto comunitario esercitate dal nostro “homo novus” della politica, Silvio Berlusconi, non potevo immaginare che a distanza di neanche un mese, intorno a tale “affaire”, si sarebbe alzata un pò di polvere.

Perchè alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni nel nostro Paese, non si può certamente dire che le reazioni espresse siano di intensità tale da scalfire la granitica fermezza del faccendiere di Arcore di portare a termine, a norma di legge, un altro suo progetto privato dal quale derivano, ovviamente, notevoli introiti pubblicitari e aziendali da smistare non nelle casse dello stato ma in quelle della sua azienda Mediaset.

Quindi con la speranza che nessun si sia illuso o abbia avventato un mezzo sorriso oggi nell’apprendere che il Partito Democratico e l’Italia dei Valori, vera ed unica opposizione, siano riusciti nell’intento di indurre il sottosegretario alla Comunicazione Paolo Romani a modificare per la seconda volta in due giorni il testo dell’emendamento che per quanto potrà essere revisionato non sarà nè potrà essere mai accettabile, da parte della cittadinanza seria, onesta e che pretende giustizia, fino a quando non si darà piena attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia Europea che sanciscono l’illegittimità tanto della legge Gasparri quanto del regime transitorio che consentirebbe a chi detiene attualmente le frequenze analogiche di raddoppiare quelle del digitale (quando verosimilmente nel 2015 si sposteranno tutti sul digitale) estromettendo di fatto dal libero mercato e da una trasparente concorrenza Francesco Di Stefano ed Europa7, occorre che quanta più gente possibile si informi di quello che accade nel nostro paese e si faccia di conseguenza una propria idea.

Sul Corriere della Sera e su La Repubblica di oggi non si fa che parlare delle rivalse politiche della Melandri o di altri del Pd nei confronti di quelli del Pdl col solo Donadi dell’Idv molto cauto nei toni nonostante sia stato ritirato uno dei commi peggiori introdotti nel decreto che solo di facciata recepisce le istanze provenienti dall’Europa in quanto è evidente che il legislatore italiano non adempie e non accoglie, come dovrebbe essere, il diritto comunitario a cui bisogna ottemperare.

Non si parla di Europa7, non si parla dell’infrazione che costerà a noi cittadini, retroattivamente dal primo gennaio 2006, quasi 350 mila euro al giorno che fanno centinaia di milioni di euro sperperati inutilmente, non si parla dei quasi 2 miliardi di euro che verranno dati a Francesco Di Stefano come risarcimento danni per non aver mai potuto avviare le sue produzioni nonostante il parere favorevole dei diversi organi della Magistratura Italiana ed Europea cosi arrogantemente vilipese dal nostro Presidente del Consiglio, non si parla dell’incostituzionalità della Legge Gasparri, non si parla di niente di quello che dovrebbe essere al centro del tema di discussione soprattutto se si parla di Rete4 e di Europa7.

Si parla, invece, di cosa pensano i politici di destra e di sinistra.

E se pensiamo che un Vespa o un Floris dedichino una puntata dei loro fatiscenti e indegni rotocalchi televisivi a questi temi che tanto affliggono milioni di italiani, saremmo solo degli stolti e degli ingenui.

Bruno Vespa sta preparando una nuova serie di trasmissioni per la Franzoni e per il Processo di Cogne con sociologi e opinionisti vari ospiti fissi, Giovanni Floris una serie speciale che consentirà a qualche rappresentante del Governo di osannare il loro miracoloso operato in queste prime settimane.

Questa è oggi l’Informazione in Italia?

Se avessimo solo questi strumenti, ci sarebbe molto da piangere oltre ad esprimere una buona dose di rabbia e di sgomento, ma per fortuna attraverso la Rete è possibile discernere il marcio dal sano e chi ha sete di libera informazione su questo come su altri temi ha solo l’imbarazzo della scelta perchè dalla rete si sta alimentando una nuova rivoluzione culturale e sociale che diventerà presto epocale che sgominerà questa truppa di manigoldi e di truffoli arroccati sui loro scranni di maleodorante potere.

Consiglio, a tal proposito, le seguenti letture:

Perdura in Europa l’anomalia italiana
Emendamento «SalvaRete4». La logica del privilegio
Emendamento salva-Rete4: furbizia e mezze verità
Stop all’emendamento salva Retequattro. La prima legge vergogna del governo Berlusconi ter
Tv: i parlamentari devono decidere il loro comportamento parlamentare sulla base dei sondaggi?
Note tecniche relative al decreto Salva-Rete4

Se un tempo si inneggiava alla Resistenza, oggi bisogna inneggiare alla Libera Informazione in Libero Stato.

Il caso Europa 7

A pochi giorni dal secondo Vday lanciato da Beppe Grillo attraverso il suo blog per una Libera Informazione in Libero Stato, e in attesa di dedicare a tale rassegna una apposita discussione nei prossimi giorni, nella quale racconterò anche della mia esperienza come membro del Meetup dei Grilli Attivi di Bari, straordinario nella giornata del 25 aprile nella raccolta, nel nostro territorio, in due distinti banchetti, di quasi 4500 firme, ritengo sia oggi fondamentale concentrarci sul caso Europa 7. (peraltro alla base del 3° referendum di Grillo che prevede l’abolizione della Legge Gasparri)

E rivolgo oggi, più che in altre giornate, un pensiero e una riflessione in merito alla vicenda di Europa 7 proprio perchè nella giornata di ieri il Consiglio di Stato ha deciso di quanto lo Stato debba risarcire il proprietario di tale emittente “fantasma” Francesco Di Stefano per la mancata assegnazione delle frequenze e se consentirle finalmente di trasmettere su scala nazionale.

Ma andiamo con ordine, riassumendo e sintetizzando la vicenda della “tv che non c’è” proprio per capire bene come siamo arrivati allo stato dei fatti attuale.

La vicenda Europa 7, dal 1999 ad oggi

Nel 1994 la Corte costituzionale stabilisce che Mediaset deve cedere una rete o mandarla sul satellite. Da un accordo fra D’Alema e Berlusconi, nasce la Bicamerale per riformare la Costituzione: merce di scambio, il futuro delle tv del Cavaliere.
Nel 1998 l’Agcom presenta il nuovo piano per le frequenze e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali disponibili. Presenta domanda di concessione anche un outsider: Francesco Di Stefano . Il quale riesce subito, nel 1999, ad aggiudicarsi una rete nazionale: con soddisfazione anche perché Europa7 s’è piazzata al primo posto per qualità dei programmi (uno dei criteri di scelta). Purtroppo le frequenze sono occupate da Rete4 e Telepiù nero, cioè da Berlusconi, che non ha alcuna intenzione di liberarle. Di Stefano si rivolge al Tar, al Consiglio di Stato, alla Corte costituzionale. Berlusconi, di nuovo al governo, a fine 2002, firma il decreto salva-Rete4 che concede altri sei mesi di proroga, in attesa della Gasparri, approvata nell’aprile 2004: la scusa per mantenere lo status quo in barba alla Consulta è sempre il digitale terrestre. Chi ha perso la gara (Rete4) vince, chi ha vinto la gara (Europa7) perde. Il 19 giugno 2006, con il centrosinistra al governo, la Commissione europea invia al nostro governo una lettera di «messa in mora» del duopolio Rai-Mediaset, giudicando intollerabile che in Italia possa accedere al digitale terrestre solo chi già possiede emittenti nell’analogico. Se la Gasparri non sarà smantellata entro il 2009, l’Italia dovrà pagare una multa fino a 400 mila euro al giorno con effetto retroattivo dal 2006. Rete4 ottiene l’ennesima proroga. La scusa è il sempre imminente arrivo del digitale terrestre, fissato ora per il 2012 (6 anni dopo la data annunciata da Gasparri). Entro il 2009, Rai e Mediaset dovranno anticipare il trasloco di una rete al digitale. A novembre 2006, davanti alla Corte europea, ci si attendeva che l’Italia cambiasse posizione, riconoscendo finalmente i diritti acquisiti da Europa7. Invece, a sorpresa si mantiene la linea del governo Berlusconi: si difende la legge Gasparri. L’Unione difende in Europa una legge che ha promesso di smantellare in Italia. Il 31 gennaio 2008 la Corte emette finalmente la sentenza: le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere al posto di Europa7 sono “contrarie al diritto comunitario”, dunque illegali: la Maccanico, il salva-Rete4, la Gasparri, ma anche la Gentiloni. Tutte infatti concedono un infinito “regime transitorio” a Rete4, che invece va spenta subito, senza indugi, dando a Europa7 ciò che è di Europa7. Ma la classe politica fa finta di nulla. Veltroni quella sentenza la conosce, ignorandola. Chi teme l’inciucio prossimo venturo si tranquillizzi: Veltrusconi è già tra noi.

Vediamo ora come si sono presentate ieri le parti in causa davanti al Consiglio di Stato.

Nella causa il governo è rappresentato dall’Avvocatura dello Stato.
La quale sorprendentemente è stata incaricata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni di respingere le richieste dell’editore Francesco Di Stefano e di difendere lo status quo: cioè la legge Gasparri e il diritto di Rete4 a occupare le frequenze anche senza concessione (perduta da Mediaset e vinta da Europa7 nel 1999). Un fatto già abbastanza singolare: l’Unione aveva promesso di abrogare la Gasparri e il 31 gennaio la Corte Europea di Giustizia ha sostenuto i diritti di Europa7 contro quelli di Rete4. Ma non basta.

Dalla lettura del post, relativamente a questa faccenda, redatto oggi da Marco Travaglio sul suo blog, si evince chiaramente, con sfumature che dire raccapriccianti oltre che inquietanti è poco, come lo Stato, nella sua cronica e pestilenziale incapacità di recepire e attuare la recente sentenza della Corte Europea di Lussemburgo, non abbia intenzione di tutelare un privato cittadino attribuendogli cosa gli spetta di diritto dal 1999, ma dimostrandosi ancora una volta schiavo di un sistema nel quale le lobby del potere economico contano infinitamente di più degli interessi di un singolo cittadinoche vorrebbe operare, senza discriminazioni, nel rispetto delle regole e della legalità, per il bene dell’intera cittadinanza italiana.

Chiudo con i seguenti video, il secondo dei quali relativo ad una intervista audio di ieri, martedi 6 maggio, a Francesco Di Stefano, realizzata dai ragazzi di Qui Milano Libera.

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