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E’ Natale

E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.

E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

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Un caro saluto a Teresa Sarti


Il dibattito sulla libertà d’informazione ferve, lo so. Ci tornerò tra poco. Ora però ho l’urgenza di salutare da qui con vero dolore Teresa Strada, la moglie di Gino, anima di Emergency. Se ne è andata dopo una lotta serena e faticosa. Io ne ricorderò sempre la dolcezza e la disponibilità verso chiunque avesse bisogno di lei. E la coraggiosa determinazione con cui si è battuta per i tanti obiettivi e le tante campagne dell’associazione. Penso che nell’Italia limacciosa di questi decenni la sua presenza sia stata una specie di gemma, non riesco a trovare una parola più appropriata. A Gino un abbraccio carissimo, che penso sia condiviso da tutti i blogghisti più affezionati (si può andare sul sito di Emergency, comunque, per un saluto pubblico). Accidenti però, è davvero inutile cercare una proporzione nei fatti della nostra esistenza…
(Nando dalla Chiesa)

Ciao Teresa. Con dolore

"Il mondo che vorrei, senza precarietà sul lavoro né armi nucleari"

C’è uno scarsissimo investimento sui giovani e una sostanziale sregolatezza nell’affrontare il problema. E’ chiaro che il Paese vive una condizione di crisi economica generale ma molte sono le scelte radicalmente sbagliate. A cominciare dalle norme sul precariato“. Così Paola Turci cantautrice romana sensibile e combattiva nei confronti delle ingiustizie nel nostro Paese e all’estero (si guadagna il premio Amnesty Italia 2006 per un brano sulla tragedia del Rwanda) parla del lavoro e del Primo Maggio, che la vedrà impegnata sul palco del Concertone di piazza del Popolo.

Sei tra i protagonisti del concerto del Primo Maggio a Roma. Un appuntamento ricorrente ma che ogni anno sembra rivestire un ruolo più importante in relazione alle condizioni di lavoro sempre più precarie.
Il valore simbolico del Primo Maggio è molto forte, oggi più che mai. E il tema del lavoro non può lasciarci indifferenti. Non si tratta solo di ricordarlo, evocarlo. E’ necessario che ci si metta intorno a un tavolo per ragionare, in modo diverso, su come affrontare le problematiche sempre più drammatiche del mondo del lavoro, l’incertezza, le paure…

Sei una cantante ma con le antenne alzate su ciò che succede nel nostro Paese. E canti le ingiustizie che si perpetrano in Italia. Qual è oggi la prima ingiustizia nel mondo del lavoro?
C’è uno scarsissimo investimento sui giovani e una sostanziale sregolatezza nell’affrontare il problema. E’ chiaro che il Paese vive una condizione di crisi economica generale ma molte sono le scelte radicalmente sbagliate. A cominciare dalle norme sul precariato.

“…l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Il primo articolo della nostra Carta Costituzionale è rispettato nella sostanza oltre che nell’enunciato?
Siamo un grande Paese, una grande macchina in cui il lavoro è il motore. Se però non funziona è inutile avere una splendida carrozzeria…

Il palco del Primo Maggio è un buon contesto per dirlo.
Per me ha una duplice valenza. Perchè ha un tema di forte impegno ed impatto, e poi perchè è un grande concerto rock, la nostra piccola “Woodstock” da tanti anni. Quando vengo invitata invitata a partecipare se posso aderisco sempre con entusiasmo. Canterò quest’anno un brano di Leonard Cohen insieme a Castellitto che reciterà una bellissima lettura scritta da Margaret Mazzantini.

Non avrà potenzialità rivoluzionarie ma la musica, oggi, ha ancora la capacità di sensibilizzare le coscienze?
Ne ha moltissime, anche una sola canzone può avere un effetto dirompente perchè può dare un’emozione, informare e stimolare l’attenzione dei giovani su un tema importante. Vale per la musica ma anche per il cinema. Vale per la cultura e lo spettacolo in generale.

“Il mondo che vorrei” (dall’ultimo cd di Vasco Rossi, star del concerto) è il titolo che quest’anno gli organizzatori hanno scelto di dare al concertone. Esprimi il tuo desiderio su un aspetto del mondo che vorresti cambiare prioritariamente.
Per essere a metà dell’opera dovremmo sbarazzarci delle armi nucleari. Sarebbe un passo grandissimo per ottenere maggiore dialogo tra le popolazione mondiali e per superare quella retorica che spesso riguarda anche temi come la pace e la non violenza.

Primo Maggio: “Il mondo che vorrei, senza precarietà sul lavoro né armi nucleari”, Stefano Corradino, Articolo 21

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