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God bless America

God bless America

In tutti gli Stati Uniti, dopo la strage di bambini nella scuola elementare del piccolo paesino americano del Connecticut, non si parla di altro: della possibilità di ridurre drasticamente la vendita di armi. Per il regista Michael Moore, autore di Bowling for Columbine, “il modo migliore per onorare quei bambini morti è chiedere un rigido controllo sulle armi e un’assistenza psichiatrica gratuita”. Di un team davvero bravo di psichiatri ne avrebbe bisogno, forse, Larry Pratt, direttore esecutivo di Gun Owners of America, che ha contrattaccato sostenendo che più armi avrebbero impedito il massacro. “Leggi federali e statali insieme”, ha spiegato, “fanno in modo che nessun maestro, nessun amministratore, nessun adulto della scuola di Newtown avesse una pistola. Questa tragedia indica l’urgenza di eliminare il divieto di armi nelle aree educative”. Ci auguriamo, caldamente, perciò, che il manager non debba piangere un giorno la morte di un proprio familiare o amico a causa della follia di una persona instabile. Il mondo non può continuare ad essere un arco di guerra, ma deve diventare necessariamente un’arca di pace. Dobbiamo lavorare per la pace, tutti. Non abbiamo altre scelte.

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Quanto vale la vita di un bambino, Barack?

Sono sconvolto. Negli Stati Uniti del riconfermato Presidente  – e Nobel per la Pace – Barack Obama, ieri, in una scuola elementare di un paesino del Connecticut a 130 km da New York, un ragazzo di circa vent’anni ha fatto una strage di bambini. Ne ha uccisi venti. Più altri sei tra docenti, preside e psicologo. Tra le vittime anche i propri genitori. In attesa di conoscere i motivi di questa ennesima follia americana, non essendo la prima volta che si verificano questi massacri dolorosi e inspiegabili, la domanda, retorica e universale allo stesso tempo già formulata miliardi di volte, è: quanti altri bambini e in generale quante altre persone innocenti devono morire inutilmente nel Paese più potente del mondo che pensa di poter “esportare la democrazia” laddove manchi? E’ democratico un Paese dove sono reiterati questi inumani atti terroristici? E’ degno di autorevolezza un Paese in cui tutto il Congresso e la stessa Casa Bianca, praticamente da sempre, a prescindere dal nome del suo inquilino, sono sotto il ricatto delle lobby delle armi? E’ civile una Nazione in cui è più facile, per chiunque, comprare un fucile che una canna da pesca? Quanto vale, negli Usa, la vita di un bambino? Barack, sai dircelo, quanto vale? Vale zero, oggi? O ha il prezzo di una pallottola? La vita di un bambino deve avere un valore inestimabile. I nostri Paesi, da tempo, non sono a misura di bambini. Se sapessimo guardare la realtà con il loro sguardo, con la loro ingenuità e la loro freschezza, con la loro semplicità ed innocenza, saremmo molto meno patetici, ridicoli, bastardi. E faremmo tutto il possibile, e anche l’impossibile, per evitare queste tragedie che non appartengono solo alla comunità americana, ma a tutti quelli che nel mondo sognano un mondo migliore. Oggi il dream americano ha lasciato spazio al peggior incubo che, però, si sta vivendo ad occhi aperti. Occhi tristi e gonfi di lacrime di dolore.

Barack, come on!

“Cambiamento. Vi dirò cosa intendo per cambiamento. Per me la Scuola è l’economia. La Scuola è il futuro dell’economia. Per questo assumerò nei prossimi anni 100 mila insegnanti ed investirò in ricerca ed innovazione”. (Barack Obama, discorso in Ohio)

Monti “bombarda” la nostra Democrazia

E’ da non pochi mesi che una certa opinione pubblica, a causa della crisi economica che ha aumentato la consapevolezza e di conseguenza l’intolleranza dei cittadini verso gli sprechi della burocrazia italiana che rendono il Paese sempre più disuguale tra chi ha e chi non ha, sta evidenziando con una certa ridondanza quanto grave sarebbe per il nostro bilancio l’uscita di quasi venti miliardi di euro per acquistare in particolare, per il comparto della Difesa neanche fossimo in guerra, novanta F-35, al costo unitario di 135 milioni. Basterebbero queste cifre mostruose per pretendere dall’esecutivo un cambio radicale di politiche. Un’operazione che dovrebbe essere, prima di tutto, culturale perché bisogna capire che occorre sposare la causa della Pace nel mondo, senza se e senza ma, sempre. Con coerenza. E non, in realtà, in nome di un’ipocrisia strisciante e subdola che fa etichettare come “missioni di pace” quelle che, appunto, sono guerre dove poi vanno a morire i nostri ragazzi, quelli che si arruolano perché, spesso provenienti dal Sud, non hanno altre alternative e altre possibilità per cercare di avere un futuro migliore. Mario Agostinelli punta, invece, a raccontare e a denunciare quanto pericoloso sarebbe l’inquinamento che questi “uccelli del dolore” produrrebbero una volta in volo a causa delle alte quantità di combustibile caricate e come, conseguentemente, nulla o molto scarsa sia l’attenzione verso il fenomeno del riscaldamento globale.

Se guardiamo ai consumi, un aereo tipo F-15 Eagle consuma circa 16.200 litri/ora, un bombardiere B-52 12.000 litri/ora, un elicottero Apache 500 litri/ora. Un mese di guerra aerea calcolato su queste basi comporta l’emissione di 3,38 milioni di tonnellate di CO2, l’equivalente dell’effetto serra provocato in un anno da una città di 310 mila abitanti (poco meno di Bologna). Il serbatoio di un F-35 contiene 8391 kg di carburante. La combustione per ogni litro di carburante produce in media 2,5 kg di CO2. Dunque lo svuotamento dell’intero serbatoio di un F-35 (viaggio andata e ritorno nelle missioni in medio oriente) produce circa 21mila kg di anidride carbonica, pari all’emissione giornaliera di 1000 abitanti del nostro Paese. Stiamo rincorrendo gli Stati Uniti, che invece stanno perdendo terreno velocemente nei confronti della Cina nel campo dell’economia verde. Questo anche per colpa dell’enorme spesa militare che sottrae risorse agli investimenti pubblici per mitigazione e adattamento climatico. Il gigante asiatico, ormai leader incontrastato della green economy, spende circa un sesto rispetto alla superpotenza americana per gli armamenti e il doppio per ridurre le emissioni e prepararsi ai cambiamenti climatici. Uno studio della Quadrennial Defense Review propone un cambio di direzione, stimando che un miliardo di dollari speso in armamenti creerà circa 8mila posti di lavoro, se speso per potenziare il trasporto pubblico 20mila, se speso per l’efficienza energetica negli edifici o per le infrastrutture circa 13mila.

E se a bruciare fosse la Bibbia?

Da qualche giorno, in Afghanistan, è tornata a salire la tensione tra aborigeni ed americani. Rei di aver incendiato, nella base Usa di Bagram, alcuni libri e in particolare tra questi il Corano, il libro sacro per i musulmani. Come se per i cristiani incendiassero la Bibbia. Questa la cronaca degli scontri di oggi, allarmanti, poichè è grave riscontrare che dopo neanche una settimana, a causa di questo militarismo insensato e inutilmente violento, i morti sono già 31. Leggiamo, allora, con attenzione, Barbara Schiavulli.

Distruggere un libro sacro per un miliardo di persone, ma anche fosse per dieci, è sciocco e irrispettoso. Non si può invadere un paese con la scusa, fra le altre, di dover far rispettare i diritti umani come li intendiamo noi e poi calpestare quello in cui loro credono, la loro religione, la loro estrema ospitalità, le loro tradizioni. A volte queste abitudini sono tremende, ma se uno vuole negoziare, contribuire a migliorare la propria vita e quella degli altri, deve partire dal rispetto dell’altro anche se non lo si capisce, se lo trova distante. Non c’è altro modo per poter parlare, se l’obiettivo è parlare.

La terza guerra mondiale

E’ quella – di cui ho i brividi di paura solo a pensarci, prima ancora di scriverne – che inizierebbe, secondo fonti cinesi, qualora gli Stati Uniti attaccassero l’Iran (che nel caso sarebbe sostenuto anche militarmente proprio dalla Cina) a causa dell’intransigenza di questo Paese ad accettare, sul nucleare, le restrizioni e le disposizioni americane.

Perchè di queste cose non si parla sui principali organi di informazione cartacei o televisivi? Anche solo per capire se il rischio è concreto o trattasi di una bufala gonfiata enormemente ad acta per confondere? O se, invece, sono nascoste anche trame finanziarie difficili da comprendere per i semplici cittadini?

La crisi economica fa risorgere Keynes

La crisi economica ha colto di sorpresa gli economisti che in questi ultimi venti anni hanno trasformato il mondo, l’economia e la vita di miliardi di persone in tutto il mondo. Oggi milioni di persone hanno perso la casa, altri il lavoro e la speranza di una vita dignitosa. Ma come e perché è nata la crisi economica? La crisi ha riportato in vita la teoria Keynesiana per un’economia più umana e controllata da regole.
E’ difficile crederci adesso, ma fino a qualche mese fa gli economisti andavano fieri dei loro successi e non accettavano critiche da nessuno. Si scrivevano libri sugli “ultimi gloriosi 20 anni di economica”, si facevano conferenze e si davano Nobel a matematici ed economisti, per lo più statunitensi, per aver avanzato nuove analisi e teoremi. Nel 2003 Robert Lucas, dell’università di Chicago, nel suo discorso all’Associazione Americana sull’economia, dichiarò che “il problema centrale della macroeconomia, cioè come scongiurare le depressioni, è stato risolto”, nel 2008 Olivier Blanchard, oggi capo economista del Fondo Monetario Internazionale, dichiarò che, “superate le battaglie di ieri ed essendoci un’ampia convergenza di idee, lo stato della macroeconomia è buono”, mentre Alan Greenspan, all’epoca presidente della Fed, continuava a sostenere la deregulation finanziaria. Poi, a metà del secondo semestre 2008, tutto è crollato: milioni di americani hanno subito il pignoramento della casa perché impossibilitati a pagarne il mutuo e le banche mondiali, rimaste a corto di credito, non hanno più prestato denaro a famiglie e imprese, creando quello stato depressivo che ha ridotto la domanda di beni, e quindi materie prime, che sta mietendo milioni di posti di lavoro ad ogni angolo del mondo.

A differenza della Grande Depressione del 1929, la crisi di oggi nasce dal mondo finanziario e si trasferisce a quello materiale dell’economia vera. Ma com’è nata? E cosa lega un cittadino americano di periferia che non riesce a pagare il mutuo della propria casa con gli operai licenziati in Sicilia?La crisi è stata causata da uno strumento finanziario chiamato mortgage backed security (MBS), frutto dell’eccessivo grado di lassaiz-faire che dagli anni ‘80 ha caratterizzato l’economia mondiale – deregolata per seguire la logica che mercati più liberi siano in grado di produrre risultati superiori e di far fluire i capitali verso i loro impieghi più produttivi, spingendo l’economia e migliorando il benessere.

Inventato da Lewis Ranieri – banchiere di origine italiane che viene da Brooklyn, New York City – l’MBS ha trasformato il semplice sistema dei mutui ipotecari in una enorme borsa in cui chiunque e in qualsiasi momento e luogo avrebbe potuto acquistare delle partecipazioni ai mutui delle case degli americani. Infatti, se il mercato dei mutui ipotecari prevedeva solo due parti (il denaro andava dalla banca A al privato B, e poi tornava da B ad A), con il nuovo sistema Ranieri trasformò il prestito che il privato B doveva restituire alla banca A, in un titolo che la banca d’investimento C rivendeva alla banca svizzera D, a quella tedesca E o francese F.Ma Ranieri non si fermò qui, pensò anche al plurale, nel senso che riunì tanti singoli mutui in un grosso pacchetto da dividere in porzioni e rivendere, e li chiamò mortgage backed securities (MBSs), cioè obbligazioni (titoli di credito) garantite da ipoteche sulle case.

Da allora, anche se il cittadino americano B restituisce il mutuo della casa alla stessa banca che lo aveva erogato, di fatto quei soldi finiscono nelle casse di chi precedentemente ha comprato i titoli ipotecari (cioè gli MBSs) dove si trovava il mutuo del compratore B (cioè l’MBS del cittadino americano).Le banche di tutto il mondo, gli istituti assicurativi ed i fondi di investimento che comprano i mortgage backed securities scommettono che il maggior numero di persone B sia in grado di restituire il mutuo contratto. Teoricamente il sistema funziona in quanto il compratore B riesce ad avere una casa, l’acquirente dei titoli ipotecari incassa gli interessi, la banca d’investimento C riscuotono enormi provvigioni che andranno ai propri manager sottoforma di bonus, e la banca A, iniziale erogatrice del mutuo, non deve aspettare anni prima di vedere restituito il prestito concesso.

Tuttavia l’inconveniente deriva proprio dal successo dei mortgage backed securities. Ricercatissimi nel mercato – acquistati da numerosi istituti finanziari e di investimento, come ad esempio la svizzera Ubs e la tedesca Deutsche Bank – gli MBSs superano il valore dei veri mutui ipotecari su cui si basano, rendendo necessario il rilascio sul mercato di nuovi MBSs. Dove trovarli? Non potendo obbligare le famiglie medie americane ad indebitarsi per acquistare cinque case, le banche hanno abbassato gli standard, smettendo di tener conto dei normali criteri da soddisfare per l’erogazione di un mutuo – quali la garanzia di un capitale di proprietà e un buon reddito – e rivolgendosi agli americani impossibilitati a dare garanzie o con uno stipendio basso e non continuo.Bramose di creare nuovi mutui da vendere sul mercato, in mancanza di garanzie da parte del compratore, le banche di investimento hanno per anni consigliato alle banche ipotecarie di affidarsi al costante aumento dei prezzi delle case: la mancanza di garanzie non costituisce problema, in un paio di anni l’abitazione avrebbe avuto un valore così alto da poter costituire essa stessa la garanzia alla restituzione del mutuo.

Sembrava la continuazione del sogno americano: una villa a due piani con giardino e piscina anche per chi, come i braccianti, le donne delle pulizie e le babysitter, sta alla base della piramide economica della società statunitense. Chiamati subprime – cioè mutui di seconda scelta rispetto agli MBSs – questi titoli furono uniti tra loro e venduti sul mercato internazionale dalle banche d’investimento americane.La differenza sostanziale tra questi due tipi di titoli ipotecari è il grado di rischio. La piena restituzione del prestito originario negli MBSs è più scontata rispetto a quella nei subprime, perché se i primi sono basati su mutui normali, cioè fatti a famiglie che offrono alla banche erogatrice ottime garanzie e un buon salario, i secondi si basano su mutui rischiosi, fatti a persone che come unica garanzia offrono la casa che stanno acquistando. E’ chiaro che, se la donna delle pulizie riesce a pagare il proprio debito con la banca, i subprime, essendo più rischiosi, offrono maggiori guadagni a chi ne possiede i titoli rispetto a chi, invece, possiede gli MBSs.
La facilità con cui era possibile ottenere un mutuo per l’acquisto di una casa, aumentò così tanto la domanda di abitazioni che l’industria edile rispose costruendo milioni di villini unifamiliari alla periferia di ogni città americana. Tutto andò per il verso giusto fino a quando, a metà del 2008, il mercato immobiliare americano si saturò ed il prezzo delle case iniziò a scendere.Ciò spezzò la magia. A causa del contemporaneo licenziamento di numerosi lavoratori dalle fabbriche americane e della natura non continuativa di molti lavori – es. babysitter, pulizia, campagna – numerosi compratori non riuscirono più a reggere le rate del muto e, a causa del pignoramento delle case che speravano di terminare di pagare e che erano state messe a garanzia della restituzione del prestito, furono costretti vivere da parenti, amici, in motel o per strada. Reggendosi sulla scommessa che il maggior numero di persone B, cioè di compratori di case, riesca a ripagare il debito alla banca A, i titoli ipotecari – MBSs e subprime – scesero bruscamente di valore, spingendo gli istituti di credito, le assicurazioni e i fondi di investimento di tutto il mondo a rivenderli il più velocemente possibile.

Ciò fece abbassare ancora di più il valore dei titoli, tanto che nessuno volle più riacquistarli: erano invendibili, fuori mercato. La scommessa era stata persa. Gli istituti di tutto il mondo che li avevano acquistati per miliardi di euro, rimasero con dei titoli da quattro soldi. Negli Stati Uniti, mentre il Partito Repubblicano criticava Obama perché pensava agli aiuti statali, molte banche fallirono, altre furono inglobate da istituti più grandi. In Europa i singoli Stati si dissero pronti a ricapitalizzare le banche europee in difficoltà. I mass media parlarono di “un enorme quantità di denaro bruciato, scomparso nel nulla”. Ma è davvero possibile che il denaro sparisca nel nulla? A questa domanda i fisici risponderebbero con la legge della conservazione dell’energia: in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Ed è proprio quanto accaduto ai soldi venuti improvvisamente a mancare a numerose banche internazionali. Una parte di quei soldi sono andati nelle tasche dei manager delle banche d’investimento, altri in quelle di chi è riuscito a vendere i propri titoli ipotecari e nelle tasche degli imprenditori edili americani. Tutto il resto – ed è la maggior parte dei soldi mancanti – è rimasto immobilizzato nelle periferie delle città americane sottoforma di immobili che nessuno, al momento, può pagare.Ma allora come mai la crisi è diventata globale passando dalla finanza all’economia reale e creando disagi agli operai della Sicilia? Il problema è che negli ultimi anni sempre più banche si sono occupate di finanza, tralasciando il loro vero ruolo, che è quello di servire l’economia reale – persone, imprese, industrie.

Quando le banche rimangono senza soldi non possono, ad esempio, dare alle aziende i prestiti di cui hanno bisogno per pagare le materie prime o gli operai. Ed allora la crisi si generalizza: se le aziende non ricevono prestiti saranno costrette a licenziare una parte dei propri operai, e se questi ultimi non hanno più uno stipendio non potranno consumare beni e faranno diminuire ogni tipo di domanda.Numerose aziende siciliane hanno deciso di chiudere i battenti o licenziare buona parte dei propri operai perché non hanno richieste d’acquisto, non hanno compratori. In Cina, nell’Europa dell’Est e in qualsiasi altro paese al mondo è accaduto lo stesso. Sono stati colpiti anche i paesi esportatori di materie prime: essendoci meno produzione di beni si abbassa la richiesta ed il prezzo di petrolio, metalli e minerali.

Per evitare che la situazione degeneri assumendo proporzioni gigantesche, è necessario fermare il cane che si morde la coda, iniettando denaro nell’economia in modo tale da far ricominciare a consumare. Ma chi è che lo fa? Lo Stato, ma poiché esso utilizza il denaro dei contribuenti è lecito dire che per rimettere in circolo l’economia lo Stato dà i soldi dei contribuenti alle banche affinché queste prestino soldi alle aziende e ai contributori stessi. Ma è onesto dare soldi pubblici a istituti che non hanno fatto altro che speculare d’alta finanza distribuendo ai propri manager bonus e buone uscite miliardarie, creando rischiosi strumenti finanziari che hanno generato la crisi? La crisi ha tolto legittimità alle teorie economiche di stampo monetaristico che hanno governato il mondo negli ultimi venti anni, e ha rivalutato le teorie Keynesiane per un maggior controllo dello Stato sull’economia. Keynes disprezzava i mercati finanziari dominati dalla speculazione a breve termine, li paragonava a dei casinò; ma al contempo l’economista britannico non ha mai accettato che lo Stato controllasse l’economia.

Oggi si è visto cosa questi mercati hanno saputo fare. Gli Stati europei hanno messo mano al portafogli e ricapitolarizzato molte banche. E’ giusto che d’ora in avanti il mondo dell’economia sia più regolato e che un istituto salvato dallo Stato si presti maggiormente alle necessità economiche reali più che al mondo dell’alta finanza e del guadagno facile.

La crisi economica fa risorgere Keynes, Alessandro Di Maio, La Specula

Afghanistan. Per cosa sono morti?

Il dossier di Peacereporter sui sei soldati italiani uccisi a Kabul
e su una guerra assurda
:

Per cosa sono morti?

Per difendere la pace, la libertà, la democrazia in Afghanistan e la sicurezza internazionale come dicono i nostri politici?

Afghanistan, un milione e mezzo di euro al giorno

I costi umani ed economici di questa guerra, la ricostruzione che non c’è, il crescente coinvolgimento delle truppe italiane.

Strage. Massacro. Inferno. Reagire

Quali sono le parole che vengono iniettate negli occhi della platea di lettori, del pubblico.

Lettera a Saviano

Da un figlio del Sud a un altro figlio del Sud. Commento all’articolo di Repubblica “Quel sangue del Sud versato per il Paese”

Vittime da curare o da interrogare?

Mentre si piangono i morti italiani, un chirurgo di Emergency a Kabul racconta che fine fanno i feriti afgani

Afghanistan, le vittime civili

Le testimonianze dei civili afgani ricoverati nell’ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand

I costi della guerra e della pace

Video del dibattito fiorentino sull’Afghanistan organizzato da Peacereporter


Afghanistan. Per cosa sono morti?, Peacereporter

Democrazia feudale

Questa settimana ricorrono due anniversari importanti: il crollo delle torri gemelle e quello della Lehman Brothers. Fiumi d’inchiostro sono stati spesi per interpretarli, ma forse è ora di smettere di guardare al passato per capire quali sono state le cause. Proviamo invece ad analizzare il presente e il futuro. Chi ha guadagnato da queste tragedie? La risposta è sconcertante: uno stato democratico ha perseguito gli interessi di un’oligarchia di privilegiati, i feudatari della globalizzazione, che detengono il potere economico-finanziario e controllano l’informazione.

In difesa della democrazia feudale statunitense George W. Bush, dopo aver dichiarato la guerra al terrorismo, ha inaugurato la politica della paura. La minaccia di Osama bin Laden è stata ingigantita per giustificare una serie d’interventi armati che non servivano a sradicare la malerba del terrorismo, ma a rilanciare l’egemonia statunitense. A dirigere queste grandi manovre era il vicepresidente Dick Cheney, che lavorava per conto delle lobby petrolifere e militari, e i falchi della destra repubblicana, il nocciolo duro della moderna democrazia feudale. Sono loro i pochi eletti che pagano le costosissime campagne elettorali e che decidono chi entra ed esce dalla Casa Bianca.

Gli esperti, quelli veri, si sono accorti subito che la guerra al terrorismo non aveva nulla a che vedere con gli attentati. La questione delle fonti di finanziamento dei gruppi armati islamici è finita presto nel dimenticatoio. I 150 milioni di dollari congelati dall’11 settembre a oggi sono una cifra irrisoria, e sono soprattutto una frazione infinitesimale di quanto è stato speso per riuscire a racimolarli. Ma l’obiettivo era un altro: fare gli interessi delle lobby vicine all’amministrazione e rilanciare l’America come unica superpotenza.

È bastato poco a raggiungerlo: il prezzo del petrolio è salito alle stelle fino a quota 150 dollari al barile, quasi dieci volte i 18 dollari che costava alla vigilia dell’11 settembre. E le multinazionali del petrolio nordamericane, che l’oro nero non solo lo producono ma lo raffinano e lo commerciano per conto dei produttori arabi, hanno registrato enormi profitti. Anche l’industria della guerra, privatizzata dai predecessori di Bush, va a gonfie vele. Dai contractor – i nuovi mercenari – ai fornitori di armi, uniformi e razioni per le truppe, chiunque avesse un piede nell’arte della guerra ha trovato in Iraq e Afghanistan una vera cuccagna.

I neoconservatori hanno imposto la loro visione del mondo a tutti, anche contro la volontà delle Nazioni Unite. L’Iraq è stato invaso con una coalizione di amici di Bush, non con il consenso dell’Onu.

A tenere alta la paura del terrorismo islamico in casa ci ha pensato la fiorente industria della paura, formata da uno stuolo di professori, diplomatici, intellettuali, giornalisti, ex poliziotti, militari e mercenari diventati improvvisamente tutti “esperti di terrorismo”. Ecco i servi dei feudatari democratici, volti ormai noti che vediamo scorrere sui nostri televisori notte e giorno. Nessuno mette in dubbio le loro parole.

E veniamo al crollo della Lehman Brothers, che appena un anno fa faceva presagire una valanga di fallimenti nelle alte sfere della finanza mondiale. Non è successo niente di tutto questo. Gran parte delle grandi banche americane, con in testa Goldman Sachs, e di quelle internazionali hanno ottenuto profitti da capogiro nel secondo trimestre del 2009. E i bonus per i dirigenti sono stati da record. Naturalmente questo “miracolo” è frutto dei nostri risparmi distribuiti dalle banche centrali.

Una in particolare, la Federal reserve è stata molto generosa: nel settembre 2008 si è battuta contro il congresso americano finché non ha ottenuto un piano di salvataggio per le banche da 700 miliardi di dollari. E guarda caso tra i vincitori della crisi del credito c’è proprio la Federal reserve, un’organizzazione privata e a scopo di lucro, che ha incassato 14 miliardi di dollari di interessi negli ultimi due anni sui soldi dati in prestito agli istituti di credito in difficoltà. E tutti questi bigliettoni verdi non sono finiti nelle casse del tesoro, ma sono e saranno distribuiti come dividendi tra i suoi soci.

Anche i feudi dell’alta finanza hanno il loro peso nell’elezione dei presidenti americani. E Barack Obama lo sa bene. Infatti ha proposto di aumentare i poteri della Fed, ha confermato alla sua guida Ben Bernanke e ha richiamato alla guida dell’economia i falchi della deregulation clintoniana.

Questa lettura dei due crolli ci spinge a pensare che le loro cause siano molto più serie e radicate della follia religiosa di un branco di esaltati arabi o dell’incontrollabile avidità di giovani banchieri rampanti. Né la voglia di tornare a vivere come faceva Maometto né il desiderio di comprarsi una Ferrari bastano a produrre crisi politiche ed economiche come queste. A monte, ahimè, c’è il logoramento delle democrazie moderne e lo spostamento progressivo verso forme di governo premoderne.

Democrazia feudale, Loretta Napoleoni, Micromega

L’uomo appartiene alla Terra

Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Questo è gentile da parte sua perché noi sappiamo che egli ha poco bisogno della nostra amicizia in cambio. Ma noi prenderemo in considerazione la sua offerta. Perché sappiamo che se noi non vendiamo la nostra terra l’uomo bianco può venire con i fucili e prendersela.

Come è possibile comprare o vendere il cielo, il tepore della terra? L’idea è estranea a noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete voi comprarli?

Ogni zolla di questa terra è sacra al il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé la memoria dell’uomo rosso.

I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra e la terra è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, il profumo delle praterie, il calore dei pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.

Per questo, quando il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché possiamo vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.

Prenderemo, dunque, in considerazione la sua offerta. Ma non sarà facile. Questa terra è sacra per noi. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solo acqua, è il sangue dei nostri padri. Se vi venderemo la nostra terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni riflesso spirituale nell’acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, essi ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi venderemo le nostre terre, dovete ricordarvi ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovete usare per essi le stesse gentilezze che usereste per un fratello.

L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’uomo bianco che avanzava, come la foschia delle montagne corre prima del sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo sacro, e così queste colline, questi alberi, questa parte di terra è per noi consacrata. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata passa oltre. Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di sé e ciò non lo turba. Rapina la terra ai suoi figli, e non si preoccupa. La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare, vendere come si fa con le pecore o con le perline luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo deserto.

Io non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città provoca dolore agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non capisce. Non c’è nessun posto silenzioso nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo ove percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non comprendo. Un assordante frastuono sembra insultare le orecchie. E quale significato ha vivere in quei posti se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno, e l’odore del vento reso terso dalla pioggia meridiana o profumato dal pino pignone.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, gli uomini tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra dare importanza all’aria che respira; come un uomo in agonia da molti giorni egli è intorpidito dal puzzo. Ma se noi vi venderemo la nostra terra dovrete ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo spirito con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito ai nostri nonni è lo stesso che raccolse il loro ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se noi vi venderemo la nostra terra voi la dovete custodire divisa come sacra, come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare ad assaggiare il dolce vento che reca le fragranze della prateria.

Così prenderemo in esame la tua offerta di comprare la nostra terra. Se decideremo di accettare io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo. Ho visto migliaia di carcasse di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere.

Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine del suo spirito. Perché quello che accade agli animali, presto accadrà all’uomo. Tutte le cose sono collegate tra loro.

Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è la cenere dei nostri nonni. Affinché i vostri figli rispettino la terra, dite loro che essa si arricchisce con la dipartita dei nostri congiunti. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra essi sputano se stessi. Così noi sappiamo. La terra non appartiene all’uomo; l’uomo appartiene alla terra. Così noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i membri di una famiglia sono legati dallo stesso sangue. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli della terra. Non è l’uomo che tesse la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a sé stesso.

Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina e dialoga con lui come amico con amico, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, possiamo essere fratelli. Vedremo. Una cosa noi sappiamo che forse l’uomo bianco scoprirà un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi forse pensate che lo possedete come volete possedere la nostra terra; ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco. La terra è a Lui preziosa e nuocere alla terra è accumulare disprezzo sul suo Creatore.

Anche i bianchi passeranno, forse prima di tutte le altre tribù. Continuate a contaminare i giacigli dei vostri focolari e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel morire risplenderete luminosamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portato in questa terra e per qualche motivo speciale vi ha dato il dominio su questa terra e sull’uomo rosso. Questo destino è per noi un mistero, perché non capiamo quando tutti i bisonti vengono massacrati, i cavalli selvaggi domati, i luoghi più segreti delle foreste violati da molti uomini e la vista delle colline fiorite rovinata dai fili che parlano. Dov’è il bosco? Andato. Dov’è l’aquila? Andata.

Come dire addio all’agile pony e alla caccia? E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Così prenderemo in considerazione la tua offerta di comprare la nostra terra. Se saremo d’accordo dovrai assicurarci la riserva che ci hai promesso. Là, forse, potremo finire i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e la sua memoria sarà solo l’ombra di una nube attraverso la prateria, queste spiagge e queste foreste conterranno ancora gli spiriti del mio popolo. Perché essi amano questa terra, come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Quindi se noi vi venderemo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiatene cura come noi ne abbiamo avuta. Conservate nella vostra mente la memoria della terra come è quando la prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri figli e amatela… come Dio ama tutti noi.

Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Nemmeno l’uomo bianco può essere esonerato dal comune destino.

Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”


L’uomo appartiene alla Terra, dal Blog di Marco Boschini

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