Archivi delle etichette: Stati Uniti

Offesi e insultati..

Purtroppo ogni giorno siamo costretti ad assistere avviliti, neanche dovessimo espiare chissà quale colpa per questa imperitura tortura morale alla quale è sottoposta la nostra dignità, alle vergognose e pessime figure che, per conto e per voce del nostro attuale Premier, l’Italia sta facendo all’estero e la cui credibilità, onorabilità e reputazione istituzionale si affievolisce giorno dopo giorno.

Di ritorno dalle mie vacanze estive da Stoccolma, ebbi il piacere di condividere in questo blog, nonostante l’amarezza dovuta alle esclamazioni usate, quale fosse una delle immagini che maggiormente mi aveva colpito tra le tante usate dalle persone con le quali ebbi modo di confrontarmi: “L’Italia oggi è il giardino nel quale caca Berlusconi!

Ci restai malissimo, perchè l’Italia è anche mia ma non potetti, oggettivamente ed onestamente, controbattere di fronte a questa pallida ma incontrovertibile verità.

Da allora sono passati pochi mesi e il copione è sempre lo stesso, con questo millantatore e acclarato buffone che vive della “politica – spettacolo – cabaret” dove lui fa la parte del leader o meglio del capocomico.

Se di Gasparri e della sua infirmità morale abbiamo parlato a sufficienza e oggettivamente non c’è molto altro da aggiungere, sul nostro Premier delle cui “chiacchiere da bar” faremmo volentieri a meno e delle quali siamo tutti o quasi esausti, con sacrificio immane, abbiamo sempre qualcosa da aggiungere.

L’ultima perla di saggezza, riportata da quasi tutti i giornali italiani, con difficoltà per quelli allineati al Suo pensiero, riferendosi ancora a Barack Obama, durante una visita a Mosca, è la seguente: “Barack Obama è bello, giovane e abbronzato“. Commentando poi l’ondata polemica che si è alzata a seguito di questa sua esclamazione, ha aggiunto che «Era una carineria. Se scendono in campo gli imbecilli [cioè tutti quelli che fanno notare le sue idiozie] allora è finita».

Ora non voglio entrare nel merito della polemica e dire se la ritengo una semplice gaffe o una ennesima caduta di stile che rivela un imperante e strisciante razzismo o qualsiasi altra cosa, e senza voler fare obbligatoriamente l’avvocato del diavolo, ma soltanto la persona che non si lascia condizionare dalle dicerie vacue dette da quelli “della sinistra”, mi permetto di far presente che Obama ha vinto non solo con idee kennedyane rigenerate e contestualizzate alla Società di oggi, ma stravolgendo quell’idea di psicopolitica con la quale stiamo sprofondando nel baratro della recessione economica tutta poggiata su termini quali “paura”, “fallimento” e simili (che ovviamente creano ansia ed allarmismo), puntando invece con convinzione e coraggio su parole magiche come “cambiamento”, “fiducia”, “speranza”.

In italia, gli omologhi democratici veltroni rutelli finocchiaro e company non avendo l’elasticità mentale, il rigore morale e lo spessore culturale per provare ad invertire le cose, non capiscono una cosa basilare, semplice. Se restassero in silenzio per alcuni mesi, senza enfatizzare e senza rintuzzare avidamente ogni singola “boiata” proveniente dal “principale esponente del partito a noi avverso”, loro non vincerebbero. Stravincerebbero. Come Obama.

Invece parlano.

E non fanno che alimentare il gioco del piduista e del presunto corruttore, non fanno che contribuire a picconare con la loro collettiva ed empia condotta sulla credibilità e sull’onorabilità all’estero del nostro Paese.

Perchè in fondo “L’Italia oggi è il giardino nel quale caca Berlusconi!”

E a tutti sta bene cosi!

Annunci

Parola agli esperti..

Mi sarei quasi stupito se a seguito della vittoria straordinaria di Barack Obama i nostri politicastri da strapazzo avessero mantenuto il silenzio.

Infatti non è stato cosi.

E si sono sprecate le fesserie, le frasi di circostanza, i complimenti ipocriti e retorici che ci si scambia ad alti livelli istituzionali e quanto di più meschino ci possa essere.

Sarebbe facile, ora, ironizzare sulle frasi del Premier (“Potrò dargli qualche consiglio vista la mia anzianità” [ma chi li vuole?] e altre amenità che solo “un tarocco” del genere può pensare), ma attraverso la seguente riflessione, tratta dall’Espresso, dal Blog di Alessandro Giglioli, mi concentro su quanto detto da Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, secondo il quale, con la vittoria di Obama, “Al Qaeda ora forse è più contenta“.


“Mi rendo conto: occuparsi di Gasparri dopo quattro giorni passati a parlare di Obama è un po’ come dover correre improvvisamente in bagno con l’intestino dolorante durante la prima notte con la nuova fidanzata. Quindi chiedo scusa per il brusco salto. Tuttavia tocca far notare che Lawrence Wright, vincitore del premio Pulitzer con il libro su Al Qaeda “The Looming Tower” – insomma uno che di terrorismo islamico capisce giusto un filo più di Gasparri – ha detto, tu guarda, che Bin Laden avrebbe preferito McCain.”

Nothing is impossible




Grazie.
Semplicemente Grazie.

Grazie perchè ci ricordi quanto sia profumata e meravigliosa la Democrazia.
Grazie perchè ci insegni che niente è impossibile quando si posseggono valori e virtù preziose.
Grazie perchè ci illumini con il tuo coraggio e la tua tenacia.
Grazie perchè sarai il cambiamento che abbiamo sempre sognato di poter vedere e vivere.

I have a dream..

«I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal”»

«Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali”»

Martin Luther King quando donò al mondo queste parole nel 1963 non poteva immaginare che dopo 45 anni, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, un uomo di colore sarebbe stato tremendamente vicino a diventarne il Presidente.

E in questo messaggio, personalmente, ritrovo non solo quello che è stato il messaggio principale che Barack ha voluto trasferire in questi 21 mesi di campagna elettorale nei quali ha dimostrato quanto, più di altri, sia l’erede politico di Robert Kennedy.

Ossia di un uomo che faceva dei Diritti, della Pace, della Solidarietà, dell’Uguaglianza, della Giustizia il suo credo e il suo vangelo e che in nome di essi è stato ucciso perchè troppo ostile al modello di sviluppo americano che alcune multinazionali volevano imporre attraverso la loro morbosa e intollerante egemonia economica.

Un uomo che è entrato nel cuore della gente non perchè fosse migliore (probabilmente lo era) ma perchè era semplicemente diverso, diverso da tutti quelli che si volevano riconoscere in una omologazione di massa, diverso da quelli che idolatravano il Pil degli Stati Uniti ritenendolo soltanto un parametro finanziario e non un indice della vita da rinvigorire con la felicità, con la speranza di un domani migliore e più a misura d’uomo per tutti.

Barack, per molti, ha ereditato non solo queste caratteristiche e queste virtù ma le ha contestualizzate alla Società di oggi, una società che per quanto sia multirazziale è anche vergognosamente razzista, ostile a chi è Diverso, dove la diversità non è vista come una risorsa da valorizzare e da cui cogliere degli insegnamenti ma come una piaga da estirpare e da debellare.

Una Società, quella americana, che funge da cartina tornasole perchè racchiude gli spettri e i colori che poi divampano nelle società di tutto il mondo.
Una Società che se avrà il coraggio e la voglia di cambiare aiuterà lo stesso Mondo a cambiare e a rigenersarsi, a investire su se stesso, a progredire nello sviluppo umano e sociale piuttosto che in quello economico e finanziario non più sostenibile da nessun punto di vista e tollerato soltanto da quei multimilionari evasori che gestiscono spregiudicate lobby e poteri politici.

Obama è il cambiamento, è la speranza che si lasci la strada intrapresa che porta al fallimento e si inizi a percorrere con ottimismo e fiducia quella di una nuova stagione nella quale non ci siano più Guerre, che non si muoia in alcune parti del mondo ancora per una dissenteria o perchè manca acqua potabile o perchè si vive con meno di 2 dollari al giorno, che il Bene comune sia quello che tutti ricercano e verso cui tendono i nostri rappresentanti con onestà e lealtà, che si perdano tutte le cattive abitudini di questi ultimi decenni investendo energie positive in nuovi modelli di vita non impregnati soltanto sulla filosofia della crescita e dello sviluppo che poi producono crisi economiche impressionanti.

Non so ancora se Obama vincerà o se alla fine i venti milioni di indecisi sposteranno l’ago della bilancia sul suo rivale Mc Cain, ma mi auguro solo che non si ripetano i brogli mafiosi, avvenuti in Florida, che hanno portato all’elezione George Bush 8 anni fa poi denunciati anche nel film di Michael Moore Fahrenheit 9/11.
Perchè qui, se fossi americano, esorterei tutti a riflettere sul fatto che non si tratta di scegliere soltanto tra un democratico e un repubblicano, ma si tratta di scegliere quale futuro vorremmo per noi e per i nostri figli e per quelli che con noi consumano la quotidianità.

E mi auguro, infine, che una eventuale affermazione del senatore dell’Illinois Barack Obama (arrivato alla soglia della Casa Bianca dopo regolari e democratiche primarie nelle quali ha stravinto, cosa che noi sfigati fighetti italiani ci possiamo solo sognare dalla nostra posizione “pecorina”..) porti un “terremoto politico” anche dalle nostre parti..

Nel frattempo di scoprire domani come si sveglierà il mondo e quali pagine cominceranno ad essere scritte, non mi resta che incrociare le dita e gridare con speranza fiducia ed entusiasmo

Come on Barack..

11 Settembre 2001: 7 anni dopo

Quando l’11 settembre del 2001, in una giornata praticamente estiva vista la temperatura, due aerei, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, “entrarono” nelle Twin Towers (Le Torri Gemelle) di Manhattan, a New York, che simboleggiavano il World Trade Center, quasi nessuno, in tutto il mondo, credo pensò che da quel momento in poi la Storia del mondo sarebbe stata “leggermente diversa”.

Infatti, scartate quasi immediatamente tutte le ipotesi che riconducevano ad un incidente, e sull’onta di quanto venne dichiarato da tutti i giornalisti di tutte le emittenti del mondo collegatesi con quanti erano presenti sul luogo della sciagura e del disastro, mentre i vigili del fuoco e le forze dell’ordine cercavano di aiutare i civili coinvolti non credendo, peraltro, che le torri potessero crollare cosi rapidamente sotto l’effetto termico provocato dall’esplosione, fu chiaro a tutti che quello alle Torri Gemelle era stato un attacco terroristico con il preciso intento di colpire profondamente e nel suo intimo gli Stati Uniti, in una delle loro principali Istituzioni dal punto di vista economico..

Oltre ai dirottatori, furono 2974 le vittime immediate degli attacchi, mentre altre 24 furono quelle disperse. La gran parte delle vittime erano civili, appartenenti a 90 diverse nazionalità. Gli attacchi hanno avuto grandi conseguenze a livello mondiale: gli Stati Uniti d’America hanno risposto dichiarando Guerra al terrorismo e lanciando una invasione nell’Afghanistan controllato dai Talebani, accusati di aver volontariamente ospitato i terroristi. Il parlamento statunitense fece passare lo USA PATRIOT Act mentre altre nazioni rafforzarono la loro legislazione anti-terroristica, incrementando i poteri di polizia.

La “Guerra al terrorismo” aveva l’obiettivo dichiarato di portare Osama bin Laden e al-Qaida davanti alla giustizia e di prevenire la costituzione di altre reti terroristiche. I mezzi previsti per perseguire questi obiettivi includevano sanzioni economiche e interventi militari contro gli stati che avessero dato l’impressione di ospitare terroristi, aumenti dell’attività di sorveglianza su scala globale e condivisione delle informazioni ottenute dai servizi segreti. L’invasione statunitense dell’Afghanistan (2001) e il rovesciamento del governo dei Talebani da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti fu la seconda operazione della guerra effettuata al di fuori dei confini statunitensi in ordine di grandezza, la più vasta tra quelle direttamente collegate al terrorismo. Subito dopo, alcuni esponenti dell’amministrazione statunitense specularono sul coinvolgimento di Saddam Hussein, il presidente iracheno, con al-Qaida. Questi sospetti si rivelarono successivamente infondati, ma questa associazione contribuì a far accettare all’opinione pubblica l’invasione dell’Iraq del 2003.

Diverse teorie del complotto sono emerse dopo gli attacchi, suggerendo che individui negli Stati Uniti fossero a conoscenza del pericolo e che decisero deliberatamente di non prevenirli, o che individui estranei ad al-Qaida abbiano pianificato o eseguito gli attacchi. Queste teorie fanno leva:

– sui dei presunti antefatti agli attentati dell’11 settembre 2001 per cercare di fondare la propria diversa spiegazione dei fatti

– su una diversa ricostruzione degli attentati al World Trade Center

– su una diversa ricostruzione degli attentati al Pentagono

-sul mettere in dubbio che il volo United Airlines 93 sia precipitato in un campo della Pennsylvania, presso la città di Shanksville.

In conclusione, dopo cosi tanti anni e dopo la produzione notevole di materiale risalente a questa tragica data, vedi film – documentari, riviste, libri, migliaia di articoli in tutto il mondo, nessuno può sapere se la Verità sarà mai svelata completamente o se vi resteranno sempre degli ombrati veli a coprirla, ma quel che purtroppo è certo non è solo la contiguità dell’attuale Presidente degli Stati Uniti con la Famiglia di Osama Bin Laden sin da quando era Presidente suo padre per interessi esclusivamente economici e commerciali, ma anche che alcuni dirigenti della Cia e dell’Fbi erano preventivamente a conoscenza di quanto sarebbe accaduto e hanno tacciuto consentendo che fossero attuati questi che io ritengo crimini contro l’umanità.

Poi si potrà continuare a parlare di motivazioni che hanno le loro radici nella religione, nel rispetto della diversità razziale, nella politica, nell’affermazione di una indipendenza economica da parte di alcuni Paesi, ma senza voler investire tutte le mie riflessioni su quanto espresso da Michael Moore in diversi articoli e nel suo famoso documentario Fahrenheit 9/11, del quale riporto uno spezzone, il mio pensiero va alle famiglie delle 2974 vittime dell’attentato terroristico le quali, come sempre accade, prima sono state coccolate dall’opinione pubblica e poi dimenticate come se fossero delle bestie selvatiche, oggi, più che mai, piangeranno per i loro cari cosi inutilmente morti e cosi infamantemente vilipesi dalla condotta politica e morale indegna e scellerata di uomini che mercificano la vita quanto la morte, fottendosene del dolore e delle sofferenze.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: