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L’insostenibile arroganza di Rutelli

L’Espresso ha pubblicato una precisa e rigorosa inchiesta nella quale viene sbugiardato Francesco Rutelli, il leader dell’Api ed ex membro del Partito Democratico, relativamente ai finanziamenti occulti che avrebbe intascato dal senatore Lusi, l’ex tesoriere della Margherita. Come dice Alessandro i bonifici bancari ci dicono che “attraverso la sua fondazione, Francesco Rutelli – già uscito dal Pd – ha preso i soldi dal tesoriere della Margherita, cioé li ha indebitamente sottratti al Pd in cui la Margherita era confluita; da oltre un mese Rutelli mente agli italiani giurando di non aver mai preso soldi da Lusi; i bilanci dell’Api sono falsi“.

Sempre Alessandro, perciò, riporta, commentandola con la chiarezza e il suo stile di sempre, la notizia della replica dell’ex sindaco di Roma a quelle che sarebbero accuse indegne contro la sua onorabilità.

Il problema è il finanziamento (occulto) da parte della fu Margherita, via Lusi, alla fondazione di Rutelli e poi direttamente all’Api, mentre questa stava nascendo. E il secondo problema è che per quasi due mesi Rutelli ha sostenuto con veemenza di non aver mai preso un soldo da Lusi: una pubblica menzogna, a meno che non s’intendesse che non ha preso soldi privatamente, per usi personali. Rutelli accusa esplicitamente L’Espresso di aver preso parte al compimento di un paio di reati gravi, ma soprattutto per quella frase finale: «L’Espresso (che ha ricevuto e riceve molti fondi pubblici), e quanti riportassero tali diffamazioni, saranno chiamati a rispondere in giudizio». Cioè, la minaccia di querela o causa civile non viene brandita solo verso la testata che ha pubblicato l’inchiesta, ma verso chiunque «riportasse tali diffamazioni». Attenzione, perché è un salto di qualità, nelle intimidazioni dei politici: si minaccia chi parla dell’inchiesta dell’Espresso, chi ne riporta la notizia su altra testata o nel suo blog, probabilmente perfino chi la linka. Insomma, è un’intimidazione universale.

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I partiti, domani

Dovrebbero essere concepiti, secondo gli amici di Libertà e Giustizia, come delle strutture ponte tra società e politica: strutture di ascolto come quelle degli “organizzatori di comunità” che lavoravano e lavorano per Obama.

Una volta ascoltato il territorio e raccolto problemi e proposte, serve lo studio per trovare le soluzioni. Dunque il partito nuovo deve avere, oltre alle strutture di ascolto, dei centri di studio che elaborino i dati, li analizzino, cerchino soluzioni. Dunque: esperti, competenti nelle varie discipline. Non funzionari e basta, ma studiosi di economia, del lavoro, di cultura, di diritto delle istituzion. Molto importante dovrebbe essere lo “studio”: la rielaborazione dei bisogni. Dall’ascolto del territorio dovrebbero nascere anche le scelte dei candidati al Parlamento: competenza, dirittura morale, giovani e donne. E sarà sempre il territorio a deciderne l’eventuale ricandidatura. Il partito nuovo dovrà avere a rotazione dei segretari responsabili: durano un anno o poco più e sono affiancati da una direzione. Nessuna struttura di vertice radicalizzata.

L’Agenda digitale italiana/2

Ne parla Francesco, bene, in questo post dedicato al Pac (Piano d’Azione per la Coesione), ossia lo strumento che sta predisponendo il nuovo Ministro alla Coesione Territoriale, il bravo Fabrizio Barca, con l’intento di accorciare la distanza tra Stato e Regioni, e rendere più efficace il funzionamento degli Enti Locali. Avere una struttura più snella ed evoluta, innovata tecnologicamente e che sulla base di una concertazione tra tutti i protagonisti istituzionali produca quei benefici sociali ed economici che possano di fatto rilanciare tutto il Sistema Paese e in particolare il nostro Mezzogiorno.

Questo piano prevede quattro priorità: istruzione, agenda digitale, occupazione e reti ferroviarie.

Dell’agenda digitale ne ho già parlato riportando lo studio pubblicato da Lavoce.info per il quale bisogna investire contestualmente non solo nell’offerta dei servizi, ma anche nella domanda. Nel “Piano Barca”, invece, viene evidenziato quanto segue:

Per quel che riguarda l’Agenda digitale, il Piano prevede il completamento del Piano nazionale Banda Larga nel Mezzogiorno per un totale di 41,6 milioni di euro, l’attuazione del primo obiettivo del Progetto Agenda Digitale Italiana, ovvero l’implementazione di infrastrutture di rete a banda ultralarga, per un totale di 158,6 milioni di euro, l’attuazione del secondo obiettivo del Progetto Agenda Digitale Italiana, ovvero la realizzazione di Data Center, per un totale di 121 milioni di euro. In particolare è interessante l’ultimo punto: la realizzazione di Data Center sarebbe un passo decisivo per la creazione di un sistema di cloud computing, in grado di rendere interoperabili tutti i servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni. Facile è immaginare i benefici per i cittadini e per le aziende nel rapporto con la PA. Inoltre nel Piano è specificato che i Data Center saranno prioritariamente dedicati all’istruzione: digital library, educational broadcasting services, portable virtual desk, hosting per le scuole.

Chi sfoglia la Margherita?

O chi spoglia la Margherita? Sulla vicenda del senatore Lusi, per quello che ho capito e non volendo emettere a priori condanne definitive, a prescindere da cosa lo stesso protagonista avrebbe ammesso ai magistrati in qualità di indagato, reputo che la situazione sia molto più complessa di come sia stata descritta praticamente da tutti. E non è difficile capirlo.  E’ una situazione, infatti, che dura da anni. Che relativamente alla farsa dei rimborsi elettorali o dei finanziamenti ai partiti il marcio è trasversale ed unanime. Sul caso in questione la responsabilità non è nè potrebbe essere del resto del solo senatore Lusi. Perchè il partito non lo reggeva solo lui. Perchè tali capitali non possono sparire senza la complicità anche di altri. Se poi spariscono nel senso che vengono suddivisi in più o meno eque redistribuzioni individuali noi non possiamo saperlo. La domanda quindi da porsi non è se e cosa sapeva Rutelli. Ma perchè Rutelli e Letta, Fioroni e Parisi  che sapevano non hanno fatto niente per evitare una simile vergogna. Questa classe dirigente politica irresponsabile e poco trasparente, poco onesta e poco leale deve andare a casa. Subito. A cominciare dai protagonisti diretti e indiretti di queste vicende. Sono da mandare a casa perché se sapevano e non hanno agito sono in malafede. Se non sapevano, visto i ruoli apicali occupati, sono da mandare a casa ugualmente. Per manifesta incapacità politica. Pertanto perchè ci si scandalizza solo ora? E Bersani, per una responsabilità oggettiva, ha le palle per chiedere le dimissioni oggi del suo vice Letta? [Risposta automatica: No]

“500 milioni di euro […] per ogni legislatura, tra Camera e Senato, 200 milioni per le elezioni regionali, 230 per le europee. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi, siamo a oltre 2,7 miliardi di euro, ai quali vanno […] aggiunti i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri milioni investiti per i giornali di partito (senza parlare delle donazioni dei privati, 80 milioni di euro l’anno in media)”

 

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