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A Bari il Premio Nazionale dell’Innovazione

Sfida delle idee nel segno dell'innovazione

Ad integrazione dell’articolo uscito oggi per Epolis, segnalo, essendo per me interessanti, alcune delle idee più innovative a concorso: per la prima categoria “running in the future” che prevede la realizzazione di un centro ortopedico per produrre ausili per disabili; per la seconda, “Green Share” ossia una piattaforma per il car pooling per soddisfare la crescente richiesta di mobilità sostenibile dei cittadini che possono trovare compagni di viaggio attraverso tablet; per la terza, “la Microturbina” che sostituirà le batterie e produrrà energia elettrica a basso impatto ambientale; per la quarta “Atlantech” ossia un sistema innovativo di fondazione in acciaio zincato ecosostenibile per sostituire gli attuali plinti di fondazione impiegati per l’installazione dei punti luce.

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La meritocrazia nelle scuole e negli atenei?

E’ questo il proposito della nuova riforma sulle Università e sulle Scuole che nei prossimi giorni sarà portata in Consiglio dei Ministri dal responsabile all’Istruzione, Francesco Profumo.

Il ‘pacchetto’ prevede sgravi fiscali alle imprese che assumono, a tempo indeterminato entro tre anni dalla laurea, i più bravi. Incentivi e premi ai docenti e ricercatori migliori, i professori a tempo pieno dovranno garantire 100 ore di didattica a stagione. Come succede già in altri Paesi ci si potrà iscrivere a due facoltà contemporaneamente e con una media alta si potrà ottenere di sostenere l’esame di laurea con un anno di anticipo. Ciò vale anche per i master. Ci saranno incentivi per attrarre docenti dall’estero e internazionalizzare così gli atenei. Saranno valorizzate le istituzioni d’alta formazione artistica musicale e coreutica. Il ministero dell’istruzione, inoltre, si impegna a sostenere progetti di produzione in campo musicale finalizzati a consolidare le esperienze degli studenti nelle formazioni orchestrali. Infine, per prevenire l’abbandono universitario anche le facoltà che hanno il numero chiuso, come Medicina e Architettura, sottoporranno le matricole ad un ‘test diagnostico’ per capire se sono tagliate per quell’indirizzo.

“Dr. Traut”

Ieri sera, a “Che tempo che fa”, lo straordinario vicedirettore de La Stampa, Massimo Gramellini, nella sua solita rubrica di approfondimento e di commento dei fatti della settimana appena trascorsa, con una superba e frizzante ironia, ha letteralmente picconato l’immagine pubblica di Renzo Bossi o, come dicon tutti, “Trota”. Soprattutto dopo che si è appreso che la sua laurea falsa è stata conseguita a Tirana dove in un anno avrebbe fatto 29 esami. Non è questa la meritocrazia a cui fanno riferimento tutti quelli che si stanno adoperando con tenacia e passione nella costruzione della Prossima Italia, dove, pertanto, la selezione della classe dirigente, dovrà avvenire assolutamente sulla base di altri paradigmi culturali e morali. Per una reale e leale legittimità popolare, oltre che riconoscibilità.

Trota, tua madre è siciliana, la badante di tuo padre pugliese, la tua laurea albanese pagata con soldi europei. Le tue sim sono pakistane, i tuoi diamanti africani, i tuoi investimenti tanzaniani e il tuo tesoriere è calabrese. La tua automobile è tedesca e i tuoi conti sono svizzeri. Dove è la tua tanto amata Padania?

Gli ingegneri a Singapore

Sono più apprezzati che in Italia, sotto tutti i punti di vista. E’ quello che sembra emergere da questo studio. Oltre ad essere tra quelli meglio retribuiti per il loro lavoro ed essere una delle categorie più “socialmente utili” per innovare e far crescere il proprio Paese. A partire dall’Università.

Gli studenti di Singapore risultano secondi al mondo per capacità matematiche, mentre l’Italia è al trentaquattresimo posto in classifica. Singapore è anche una delle nazioni cresciute più velocemente negli ultimi trenta anni e, infatti, ha ampiamente scavalcato l’Italia per Pil pro-capite. Le due cose sono collegate: Singapore cresce non perché abbia risorse naturali – non ne ha – ma perché ha capitale umano. Si nota come i laureati italiani si concentrino su discipline umanistiche, mentre quelli di Singapore si concentrano su discipline scientifiche e manageriali. Se prendiamo Singapore come un modello di una nazione che vive di capitale umano, che mi sembra debba essere la vocazione dell’Italia, vediamo che non solo c’è una differenza di livello di istruzione, c’è anche una differenza di composizione della coorte dei laureati. Non è dunque troppo sorprendente che un sistema come quello di Singapore, che produce il doppio (in proporzione) dei nostri ingegneri e manager, un ottavo dei nostri avvocati e un quarto dei nostri umanisti, sia più capace di innovare e di crescere.

Sulla riforma dell’università

C’è stato e ci sarà un dibattito non indifferente per tutto quello che il mondo delle università racchiude in sè. Nadia Urbinati fa riflettere.

La laicità secondo Zagrebelsky

Il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, è stato a Bari, invitato dall’Associazione Link, e presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza, per una lectio magistralis sul tema, sempre attuale ed importante, della Laicità.

Quello che segue è l’articolo che ho scritto per Gobari.it

 

Una sentenza della Corte Costituzionale del 1989 sancisce il principio di laicità come “principio supremo della Costituzione” (non soggetto, quindi, a modifica nemmeno mediante processo di revisione costituzionale), che all’ art.7 dispone che lo Stato e la Chiesa siano indipendenti e sovrani ognuno nel proprio ordine. Lo Stato non può favorire nessuna chiesa né soggiogarsi alle logiche della religione che, a sua volta, non può avere lo Stato al suo servizio. Con queste premesse si è aperto l’incontro di Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale, con gli studenti – promosso dall’associazione universitaria Link, dall’associazione dei dottori di ricerca e dallo Uaar – tenutosi presso l’Aula Magna “Aldo Moro” della Facoltà di Giurisprudenza. Dopo i saluti e l’introduzione di Nicola Colaianni, ex magistrato e professore di Diritto Ecclesiastico, Zagrebelsky ha  rivolto subito la sua attenzione sulla storia della laicità, affermando che questa, in fondo, è nata con l’uomo e, specificatamente, quando questo ha iniziato ad avere un legame con la religione. Cita Thomas Mann e la sua opera “Giuseppe e i suoi fratelli” dove è scritto che la politica e la religione “si scambiano la veste”, nel senso che nascendo insieme, sono 2.000 anni che tentano di sopraffarsi a vicenda oppure di trovare dei punti di equilibrio. Ed è la storia dei concordati. E nonostante il Concordato del ’29 (stipulato in pieno fascismo) sia stato aggiornato proprio con la sentenza della Corte Costituzionale del 1989, resta oggi forte la sensazione di una Chiesa che con le sue attuali interferenze nella vita pubblica italiana violi il Concordato in vigore. “I concordati sono dunque degli armistizi che non hanno mai risolto appieno e in modo equanime il contenzioso bimillenario tra Stato e Chiesa”, dice l’ex magistrato. D’altronde lo Stato del Vaticano continua ad essere protagonista del nostro tempo proponendo soluzioni politiche di “salvezza” per la società nel suo insieme, agendo sullo stesso terreno in cui dovrebbe operare lo Stato. La Chiesa si è inserita nel vuoto della politica trovando ampissimi spazi, per la crescente quantità e rilevanza delle domande che le nostre società si trovano ad affrontare, anche a seguito dell’evoluzione scientifica. La laicità è indissociabile dalla modernità e dall’evoluzione del mondo, eppure oggi percepiamo il principio di laicità sotto tensione proprio per via della crescente pressione da parte della Chiesa cattolica nella sfera pubblica. Pressione che tuttavia sembra essere accettata di buon grado dalle istituzioni, dalla politica, dai cittadini. Ceto politico che è conscio del consenso che deriva dall’avere l’ appoggio delle alte sfere ecclesiastiche, e si lascia, pertanto, convocare, sedurre e ammonire, in virtù proprio delle ragioni di convenienza in essere. Convenienze reciproche. Bisognerebbe elaborare un’etica laica dei diritti che contempli la carità e sui quali lo Stato dovrebbe riedificarsi, con la consapevolezza che ciò che “è bene in una sfera, non è detto che sia bene anche nell’altra”. Perché – prosegue Zagrebelsky – se “lo Stato ha il principio della legalità da tutelare e da far osservare e la Chiesa, parimenti, con il principio della fede”, non si può accettare che “le democrazie liberali – evidentemente in crisi di identità e di moralità – non riescano più ad alimentare i principi etici sui quali si fondono”. Sollecitato anche dall’intervento del Prof. Colaianni sulla “vicenda del Crocifisso” che si scatenò tempo fa, rispetto alla possibilità che in nome della laicità fosse rimosso dai luoghi pubblici, proprio per non scalfire la dignità e la sensibilità di quanti non si riconoscevano nella religione cristiana diventata “religione civile per imposizione” del Principe, il Presidente emerito della Corte Costituzionale ha sostenuto che oggi i simboli sono diventati “prodotti della comunicazione” e che sono stati svuotati della loro ontologica valenza. Quando i simboli, per essere davvero e “veramente” tali, vanno oltre il tempo presente, cuciono il passato con il futuro e sono quegli elementi che oggettivamente creano un legame diffuso nella popolazione. In caso contrario, infatti, non si dovrebbe parlare di simboli o segni, ma soltanto di oggetti materiali che rischiano di testimoniare soltanto i dettami di una propaganda.  “Le nostre società laicizzate”, infine, per l’illustre ospite, “se fossero portatrici delle risorse morali sufficienti per fondare un’unità durevole non subirebbero il ricatto clericale e, invece di cercare di darsele, dovrebbero riconoscere umilmente la loro minorità di fronte alla religione cattolica. Per evitare, pertanto, di permanere nella condizione di inquinamento clericale della politica, bisognerebbe – concludendo – ripartire da un patto serio, leale e corresponsabile come il Concordato”.

Facciamo il punto della situazione..


Buongiorno a tutti e buon inizio di settimana.

Siccome l’Italia è il “Paese delle Meraviglie” e il Paese che meglio di altri si immerge nel Lete perchè è sempre più facile trafugare la Memoria piuttosto che preservarla, ecco che la riflessione di oggi la dedico “pacatamente, serenamente” a noi tutti, facendo il “punto della situazione”..

Cominciamo dall’Ambiente e dall’Energia non solo perchè sono Temi che hanno trovato finalmente “casa” in questo blog (scorrendo sulla destra è infatti possibile trovare dei collegamenti a siti molto interessanti di cui suggerisco la lettura..) ma anche perchè sono Temi di cui si parla spesso poco e male che ci porteranno, invece, prestissimo a nuove corvé da pagare, inflitteci dall’Unione Europea, per la nostra condotta subdola, folle e scellerata.
Si è pronunciato in tal direzione anche il Financial Times, uno dei giornali più letti e importanti del mondo, che in questo articolo non si risparmia di bacchettare i nostri politici sempre attenti alle logiche del mercato e agli affarmismi dei soliti industriali loro sponsor piuttosto che ai cambiamenti climatici e alla condivisione del nuovo Protocollo di Kyoto.
Ma parlando di Ambiente (e conseguentemente anche di Salute), da pugliese quale sono, non posso non citare l’Ilva, l’impianto siderurgico di Taranto, presieduto dal dott. Riva, primo produttore in Europa di diossina che conferisce alla città pugliese lo sgradevole primato di essere la “città più inquinata del continente”, non solo perchè la “tossica” Ministra dell’Ambiente Prestigiacomo ha ritenuto di dover annullare il lavoro di alcuni tecnici preposti al rilevamento delle emissioni di diossine (come si può leggere direttamente da questa nota della Regione Puglia) a cui sopperirà la stessa Regione con una nuova legge anti – diossina, ma perchè conferma l’indifferenza del Governo di cui fa parte per tutto quello che concerne la Tutela Ambientale, e le conseguenti ripercussioni dal punto di vista sanitario, in quanto l’Ilva sta determinando non poche morti per tumori e cancri a causa delle diossine che produce e trasferisce nell’aria, come peraltro certificato e documentato da non pochi studi medici. Senza, poi, considerare le non poche morti sul lavoro che sempre nell’Ilva si registrano con una certa assiduità e per merito delle quali il suo proprietario, dott. Riva, è stato premiato: è diventato infatti uno dei “capitani coraggiosi” a cui è affidato l’ingrato compito di salvare con i suoi capitali, impregnati di morti e di sangue, la compagnia di bandierina Alitalia.

Altro Tema di cui gli italiani sono soliti “sciacquarsi la bocca” quando paventano la loro generosità e la loro capacità di aiutare il prossimo in difficoltà, è quello dei Diritti Umani.
In Congo si sta consumando in queste settimane una nuova crisi umanitaria, una di quelle piaghe gravissime della nostra società che si preferisce curare con l’indifferenza e con la pietà piuttosto che con la terapia dell’analisi dei problemi al fine di estirparli definitivamente senza posticiparli ad un prossimo futuro quando la ferita si riaprirà più sanguinante e dolorosa di prima.
“La Repubblica” ne parla in questo articolo come ne parla anche il quotidiano Articolo 21 qui.
A voi il compito di stabilire chi offre un servizio pubblico migliore tra le due testate.

Ma parlando di Diritti, non possiamo restare in silenzio davanti all’appello e all’urlo di sdegno proveniente da Furio Colombo, parlamentare del Pd, che ci illustra come, in questa italietta fascista xenofoba e razzista, nella quale molti seguono le chiacchiere di regime piuttosto che valorizzare i “fatti”, a 5 fratelli rom (sinti) di nazionalità italiana ai non viene concessa la residenza nella città di Chiari in provincia di Brescia governata dal sindaco e senatore leghista Sandro Mazzatorta perchè la discriminazione e il silenzio sono da preferire alla purezza dell’uguaglianza e dei valori della costituzione. La notizia è leggibile qui.

Scuola. E’ notizia di stamattina che il Governo, di fronte alle reiterate manifestazioni di protesta pacifica in tutto il Paese contro la “boiata” della Gelmini, abbia rinunciato a presentare un Decreto Legge (cioè quello strumento normativo che non prevede un confronto e una discussione) ma si sottoporrà al Parlamento attraverso un Disegno di Legge (ossia quello strumento legislativo che può anche recepire istanze provenienti dall’Opposizione). E’ sicuramente una cosa positiva ma questo non farà sicuramente abbassare la guardia a tutte quelle migliaia di italiani che continueranno a scendere nelle strade per non veder calpestati i loro diritti e la loro speranza per un futuro migliore affinchè non sia privatizzato nè il diritto allo studio nè barattata la dignità di alcuno.
Micromega, sapientemente, sta dedicando a questo tema un intero e sempre aggiornato Dossier consultabile attraverso questo collegamento.

Finisco, questa lunga ma spero interessante disamina, con la Politica alla quale sempre più spesso è legata l’Informazione.
Non so quanti ieri abbiano avuto il disonore di vedere “Buona Domenica” restando basiti davanti al malore del Senatore a vita Andreotti (qui il video) che a quasi 90 anni sente ancora il bisogno di andare in televisione a recitare la parte del politico onesto, un pò biricchino, che con i suoi sermoni paleolitici vuole dominare ancora la scena inculcando non so quali valori nella nostra sbandata generazione.
Infine, proprio perchè non si può non fare alcun riferimento alla notizia di questa ultima settimana, ossia il ritorno di Licio Gelli in Tv, e rinunciando per ora ad esprimere una mia valida riflessione, vi segnalo queste due interessanti letture affinchè chiunque possa farsi una propria idea relativamente a questa ennesima anomalia tutta italiana.
La prima, riconducibile alle dichiarazioni dell’on. Anselmi, è qui e pone l’accento sul perchè nessuno voglia fare luce su tutti gli iscritti alla loggia massonica P2 (tra i quali è bene ricordarlo compare anche il nostro Premier con la tessera nr. 1816), mentre la seconda, tratta da “La Repubblica” rivela un pensiero dello stesso Gelli secondo il quale il nostro Premier sia oggi l’unico in Italia che potrebbe attuare il suo Piano di Rinascita, ossia quel Piano che prevedeva un Colpo di Stato realizzato attraverso il controllo dell’Informazione e del Potere Giudiziario..

Un’onda anomala/2

Ieri, a Bari, come a Roma e in moltissime altre città italiane, si è svolta una manifestazione che ha coinvolto alcune migliaia di persone (con la solita Questura che ha dequantizzato il numero dei partecipanti, come se “sparare numeri” fosse una disciplina olimpica..) che pacificamente e soprattutto democraticamente (perdonate la parolaccia..) ha espresso il suo malumore e il suo dissenso per il provvedimento della Gelmini.

Non immaginavo quanta gente vi avrebbe partecipato e quale sarebbe stata la natura del corteo che si è andato rinvigorendo man mano che si procedeva verso il centro cittadino come non mi sono inizialmente soffermato su nient’altro all’infuori dei canti promossi dagli studenti universitari a me vicini (non ho cantato, tranquilli tutti..) e sui loro sguardi per cercare di cogliere cosa davvero li spingesse con tale ardore e veemenza.

E se era indubbio che moltissimi vi abbiano partecipato per fare il cosiddetto “filone” a scuola o per perdersi una lezione universitaria, se era altrettanto indubbio che molti siano venuti soltanto “per spaccarsi” tra canne e bottiglioni di vino (alle dieci del mattino), è stato evidente, piacevolmente, che molti altri stavano manifestando per il diritto a non venir privati di una cosa basilare quale l’Istruzione, la Formazione e la Cultura.

Soffermandomi su quest’ultimi, anche perchè i primi sono indicizzabili soltanto come “deficienti”, fino a quando l’evento era in divenire e in piena evoluzione, un brivido caldo mi ha attraversato la schiena e riscaldato il cuore: sembrava, infatti, che l’Onda Studentesca fosse tornata.

Che dopo aver riposato per circa quarant’anni, si fosse destata dal suo letargo e dal suo torpore, che fosse tornata ad occupare con civiltà e passione le strade di tutta italia con ancor più forza di un guerriero della luce, per non vedersi trafitta da occulte paladine, per issarsi piuttosto a scudo umano di una generazione di adolescenti e di ragazzi che vorrebbe continuare a sognare con gli occhi aperti il proprio futuro senza che questo venga privatizzato in nome di luridi interessi privati..

Sarebbe dovuto essere solo e soltanto questo, senza alcuna rivendicazione politica, senza bandiere se non quella della pace interiore e della condivisione dei valori per i quali ci si incontrava, senza alcun riferimento alle “botte” di Roma (un sentito ringraziamento a Cossiga..), senza neanche il fanatismo dei soliti scellerati “clochard di piazza” che sono sempre pronti a fomentare reazioni e pensieri inidonei anche in casi del genere quando l’unione di intenti dovrebbe essere predominante oltre le ideologie, spesso consunte non solo dal tempo, e i costumi.

Il benessere collettivo prima di tutto e di tutti.

Mi aspettavo questo. Doveva essere questo.

Invece è accaduto che questa meravigliosa Onda Studentesca, che per spirito civico ed entusiasmo giovanile nulla avrebbe da invidiare a quella forse costituita dai genitori di chi “marcia” in queste giornate, una volta arrivata in Piazza Prefettura, tappa finale del corteo, si sia sgretolata, si sia disciolta dietro dichiarazioni fittizie, dietro rinvendicazioni sterili ed inopportune, dietro messaggi politicizzati peggiori di quelli che si tende a criticare per il loro carattere vacuo, vanificando quanto di buono era stato fatto fino a quel momento.

Quando si dice che per costruire ci vuole tempo e fatica, a distruggere spesso basta un secondo.

Per fortuna però che nonostante alcune saette inflitte nell’animo, l’entusiasmo e la forza di combattere non è svanita, e che – recitando uno degli slogan – “se non cambierà (il testo) lotta (democratica) dura sarà..”

Perchè il nostro Futuro non si svende.

Nè oggi nè mai.

Un’onda anomala

Queste sono solo alcune foto della Manifestazione odierna, tenutasi per le vie del centro cittadino di Bari, contro la Legge 137 anche detta Legge Gelmini sui tagli nella Scuola.

Domani, essendo ora stanchissimo, cercherò di raccontare la giornata odierna, con le sue cose belle e con le sue cose molto meno belle.

Ma una cosa la voglio dire subito: chi sottovaluta questa onda rischia di esserne travolto pericolosamente..

L’ "altra" Università: le Parentopoli

Torno a parlare di Università, di Istruzione e di quale valore abbia oggi in Italia la Cultura, non soffermandomi sul tentativo della Gelmini cosi largamente discusso in ogni dove, dai telegiornali ai quotidiani, nelle stesse università come in Rete, e sulla cui contrarietà o positività ci si sta “scannando” in modo indecente e indegno ciascuno secondo la campana che deve far risuonare, ma lo faccio riportando un articolo “Palermo, 100 famiglie in cattedra” di Attilio Bolzoni e di Emanuele Lauria, tratto da La Repubblica nel quale viene raccontata quale e quanta Mafia si occulta latentemente nei corridoi dei nostri Atenei, al Sud come al Nord.

Non voglio commentare in alcun modo il pensiero (vi consiglio comunque la lettura..) dell’ex Presidente della Repubblica Cossiga in base al quale “studenti e docenti andrebbero picchiati a sangue“, ma vorrei soltanto invitare i miei coetanei e quanti “vivono” quelli che dovrebbero essere prima di tutti dei luoghi di formazione, non solo a non generalizzare lasciandosi andare a pericolosi impulsi ed istinti, ma piuttosto a ragionare coerentemente e con scrupolo davanti alle cause di un lento ma inesorabile declino morale e culturale che ha investito gli Atenei di tutta italia da almeno un decennio, e a farsi coraggio per denunciare tutte quelle illegalità che deturpano noi studenti non solo del futuro ma anche di questo già triste e barbaro presente.

Una Cupola dotta si spartisce il sapere di Palermo. Sono cento le famiglie che hanno l’Università nelle loro mani, cento clan accademici fatti di figli che salgono in cattedra per diritto ereditario, fratelli e sorelle che succedono inevitabilmente ai loro padri e ai loro zii, nipoti e cugini immancabilmente primi al pubblico concorso. Regnano in ogni facoltà. Si riproducono nell’omertà. Docenti parenti. Cinquantotto a Medicina. Ventuno a Giurisprudenza. Ventitré su appena centoventinove professori ad Agraria, la roccaforte dei patti di sangue.

Se l’Ateneo di Bari è diventato famoso in Italia per la compravendita di esami e per i test superati in cambio di sesso, quello di Palermo ha un primato assoluto che spiega come i “soliti noti” spadroneggino in ogni disciplina. Ordinari, associati, ricercatori: tutti legati uno all’altro da un intreccio parentale. In totale sono almeno 230. Cento famiglie.

Un altro record solo apparentemente innocuo di questa Università è per esempio il luogo di nascita dei suoi docenti: il 54,7 per cento sono palermitani. Più della metà sono di qui e due su tre vengono dalla provincia. Soltanto Napoli eguaglia la capitale della Sicilia in questa performance. Ma il numero che svela fino in fondo la Palermo cattedratica è quell’altro sui legami familiari. Sono piccoli grandi eserciti dislocati dipartimento dopo dipartimento, materia per materia.

Somiglia tanto a un’occupazione militare, chi non fa parte di un clan resta quasi sempre fuori. E tutto nel rispetto della legge e delle procedure. La regola per conquistare un posto in università è solo una: non parlare. Qualcuno – è chiaro – si ritrova suo malgrado in questo elenco nonostante meriti e titoli. Per molti però quello che conta è solo il nome che portano.
Ci sono delle vere e proprie dinasty anche a Scienze, ad Architettura, a Economia. In ogni facoltà ci sono ceppi familiari dominanti, aule e laboratori di ricerca popolati solo da rampolli. Uno scandalo dopo l’altro soffocati nel silenzio.

A Medicina le famiglie che comandano sono 24. Si ramificano dappertutto. Una è la famiglia Cannizzaro. Il padre Giuseppe è ordinario di Scienze farmacologiche, nel suo dipartimento c’è anche il figlio Emanuele (ricercatore), la cognata Luisa Dusonchet (associata) e la figlia Carla che insegna a Farmacia. Ordinario di Scienze stomatologiche è Domenico Caradonna, i figli Carola e Luigi fanno i ricercatori nello stesso dipartimento. Ordinario di Scienze biochimiche è Giovanni Tesoriere, la moglie Renza Vento è a Biologia, la figlia Zeila è entrata in Architettura dove c’è anche suo marito Renzo Lecardane. Zeila è stata nominata a soli 37 anni come associata “per chiamata diretta”, il marito – che da un anno era impiegato al Comune di Palermo dopo un’esperienza all’estero – ha conquistato un posto grazie alle norme sul “rientro dei cervelli”. Altri nomi eccellenti di Medicina con parenti al seguito: i Salerno (Biopatologia), i Canziani (Neuropsichiatria infantile), i Ferrara (Otorinolaringoiatria), i Piccoli (Neuroscienze cliniche). Dopo i parenti ci sono naturalmente schiere di compari. Li piazzano per grazia ricevuta. A un favore fatto ne corrisponde sempre un altro. E’ una catena interminabile, un giro chiuso. Le carte sono sempre a posto, i concorsi a prova di codice penale, un altro discorso è la decenza.

Come a Economia, il reame dei Fazio. Il capostipite è Vincenzo, ordinario di Scienze economiche, aziendali e finanziarie. Nello stesso suo dipartimento ci sono altri due Fazio: i suoi figli, Gioacchino associato e Giorgio ricercatore. Insegnano la stessa materia di papà. Il preside di Economia si chiama Carlo Dominici, suo figlio Gandolfo è anche lui in facoltà per istruire gli studenti in Scienze economiche. Poi ci sono i due Bavetta, Sebastiano ordinario e Carlo associato, figli di Giuseppe che lì a Economia c’era fino a qualche tempo fa. Ora è in pensione. Un ultimo caso di padre e figli di quella facoltà: il docente di economia aziendale Carlo Sorci e sua figlia Elisabetta – ricercatrice – che insegna Diritto commerciale.

A Giurisprudenza i docenti sono 137 e i nuclei familiari che dettano legge 10. Alfredo Galasso è ordinario di Diritto privato, suo figlio Gianfranco insegna la stessa materia, nello stesso dipartimento c’è anche Giuseppina Palmeri che è la moglie del fratello di Gianfranco. Anche Savino Mazzamuto (Diritto privato, ora trasferito a Roma 3) ha lasciato un posto in eredità a suo figlio Pierluigi. La figlia di Aurelio Anselmo, Alice, ha trovato sistemazione all’Università di Trapani: ricercatrice di Diritto pubblico. Salvatore Raimondi, nome pesante, amministrativista di grido ingaggiato per i suoi “pareri” anche dalla Regione siciliana, ha nel suo dipartimento di Diritto pubblico il figlio Luigi. E Rosalba Alessi, ordinario di Diritto privato – e soprattutto potente commissario degli enti economici siciliani, una carica che vale come tre assessorati importanti – ha nello stesso suo dipartimento il nipote Enrico Camilleri.

Ad Architettura c’è una grande famiglia, quella dei Milone. Il preside Angelo è in compagnia del fratello Mario (che è anche vicesindaco di Palermo e – attenzione – assessore ai rapporti con l’Università) e due figli che sono ricercatori: Daniele e Manuela. A Lettere, i Carapezza sono 4. I fratelli Attilio e Marco, il primo che insegna Scienze delle Antichità e il secondo Filosofia e teoria dei linguaggi. Il loro cugino Paolo Emilio è ordinario di Musicologia, suo figlio Francesco è ricercatore nello stesso dipartimento di Attilio. Poi ci sono i Buttita. Nino, il vecchio, antropologo, è stato preside di Lettere. Il figlio Ignazio insegna all’Università di Sassari ma ha supplenze a Palermo. La moglie Elsa Guggino è ordinaria nella stessa facoltà.
L’elenco dei padri e dei figli continua a Ingegneria, 18 famiglie e 38 parenti. Filippo Sorbello e il figlio Rosario, Michele Inzerillo e la figlia Laura, Stefano Riva Sanseverino (cognato di Luca Orlando) e la figlia Eleonora. A Scienze Matematiche Fisiche e Naturali si contendono il numero dei parenti i Gianguzza e i Vetro. Mario Gianguzza, ordinario di Biopatologia a Medicina, a Scienze ha come colleghi i fratelli Antonio (Chimica inorganica) e Fabrizio (Biologia cellulare) e la figlia Paola (Ecologia). Uno dei loro nipoti, Salvatore Costa, è anche lui in Biologia cellulare. L’altra famiglia, i Vetro, è tutta appassionata di matematica. Pasquale Vetro, matematico. La moglie Cristina Di Bari, matematica. Il loro figlio Calogero, matematico.

La facoltà più piena di mogli e mariti e figli è però quella di Agraria. Su 129 docenti 23 sono parenti. Un quinto. Divisi in 11 nuclei familiari. Il preside Salvatore Tudisca ha lì dentro come associata sua moglie Anna Maria Di Trapani. L’ordinario Antonino Bacarella ha la figlia Simona e il nipote Luca Altamore. L’ordinario Giuseppe Chironi ha la figlia Stefania, l’ordinario in pensione Giuseppe Asciuto ha suo figlio Antonio, l’ordinario in pensione Carmelo Schifani ha il figlio Giorgio, l’ordinario Salvatore Ragusa ha il figlio Ernesto, l’ordinario Luigi Di Marco ha la moglie Antonietta Germanà, l’ordinario Vito Ferro ha la moglie Costanza Di Stefano, l’ordinario Antonio Motisi ha la moglie Maria Gabriella Barbagallo, l’ordinario Riccardo Sarno ha il figlio Mauro, l’ordinario Claudio Leto ha la moglie Teresa Tuttolomondo. Cento famiglie. Di queste ce ne sono sessanta con “residenza” fissa in uno stesso dipartimento.
E’ praticamente casa loro.

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