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Servizio pubico

Gli oltre 50 minuti di show di Celentano hanno mandato, due sere fa, su tutte le furie il Vaticano, a testimonianza di un’ incapacità ad accettare la critica, fosse anche la più severa. La Rai, che ha un’autonomia operativa e di coscienza nulla, sia rispetto al potere clericale sia rispetto al potere politico, si è conseguentemente adeguata, spedendo il “commissario” Marano dopo la prima puntata. Ieri sera, ancora una volta, a fare notizia non certamente la musica italiana e i cantanti con i loro testi, più o meno di qualità, e neanche l’arrivo della bellissima velina cecoslovacca, ma la nudità di Belen Rodriguez che ha mostrato, senza alcun pudore, il suo tattuaggio inguinale. Che ha generato nel corso della giornata una valanga di critiche e di battute satiriche. Tutte le reazioni, però, hanno lasciato in silenzio, questa volta, sia il Vaticano sia il Direttore Generale della Rai, Lorenza Lei. La risposta ci è fornita, forse, dalla vignetta di Nico Pillinini. Trattasi, indubbiamente, di Servizio Pubico.

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Abito da prete, anima da demonio

Questa storia, purtroppo, non ha il carattere dell’esclusività perchè di tragedie analoghe ce ne sono state tante in passato e chissà quante ancora oggi ce ne sono. Ma fa straordinariamente male. E tanto. Rompere il muro del silenzio, però, è fondamentale. Avere il coraggio di parlare e di denunciare questi crimini e queste violenze può solo servire a far capire quanto demoniaco sia oggi un certo clero. Una minoranza che rischia di danneggiare la credibilità della maggioranza. Perchè la maggioranza, voglio crederlo, è fatta da sacerdoti straordinari. Ce ne sono stati e ce ne sono. Di noti come anche di meno noti. Ma non ho intenzione di elogiare un’istituzione come il Vaticano che in questi anni ha avuto come plenipotenziario un cardinale come Bertone che, come ha denunciato in queste settimane la trasmissione “Gli intoccabili”, sguazza nel potere politico e finanziario con l’intenzione di poterlo condizionare in virtù del ruolo che esercita e al quale sono giunte, per esempio, le richieste di rogatorie internazionali da parte dei magistrati della Procura di Roma che indagano attualmente sullo Ior, sulla sua poca trasparenza procedurale e amministrativa nonchè sui titolari degli ingenti capitali ivi depositati.

Come è responsabilità morale e penale di un certo clero non occultare le vicende di violenza carnale che si consumano nelle parrocchie tra preti e laici, che siano donne o bambini. Un clero non inquinato dal demonio dovrebbe non solo operare con lo sgomento nel cuore per ricercare la verità e restituire dignità ai tanti uomini donne e bambini offesi, ma dovrebbe anche dare il buon esempio. Il famoso buon esempio che ci si aspetterebbe in modo inequivocabile da chi dovrebbe rappresentare in Terra il nostro Signore. E invece tradisce e lo disonora. Ripeto per chiarezza, è una minoranza che però fa male tanto ai laici e alla maggioranza di sacerdoti che operano davvero in modo eccezionale e per il bene comune.

Ma dalla parte sana, però, ci si aspetta una reazione che fino ad oggi è stata non all’altezza degli scandali. Una reazione di orgoglio. Una reazione di amore. Di amore. Perchè queste schifezze non devono più accadere. Perchè chi violenta il corpo delle donne o dei bambini e mediante di essi violenta Cristo e la sua testimonianza di carità, di fratellanza e di solidarietà, non può continuare ad operare nella Chiesa. E simili uomini cosi come gli alti prelati che li difendono, in pieno stile mafioso per la cultura espressa, quella dell’omertà e della reticenza, testimoniata poi anche in altri ambiti, non possono operare nella Chiesa e per la Società.

Ior. La Santa Sede non risponde alle rogatorie

Qualche settimana prima delle feste natalizie, in prossimità del varo della manovra di Monti, fece parecchio scalpore – anche a seguito di alcuni scoop firmati sia da Report sia dal segretario dei Radicali, Mario Staderini – la scaltrezza con cui il Vaticano rispose alla critica di non pagare la tassa nota come Ici (ora Imu) per i beni di proprietà dello Stato del Vaticano non destinati a funzioni di culto, quali per esempio gli ostelli e tutte le attività commerciali. Critica tanto più vigorosa alla luce dell’italica crisi economica – finanziaria – politica a causa della quale non pochi milioni di italiani si sarebbero ritrovati, in vista del nuovo anno, a fare i conti con una tassazione consistente, poi giudicata unanimemente poco equa e poco calibrata su tutti i ceti sociali del Paese.
Ora, a distanza di alcune settimane, e per gli amanti del genere letterario “La Chiesa è santa, forse, solo a parole”, ecco il possibile boom con gli inediti sviluppi sulle inchieste che riguardano la potentissima Banca dello Stato del Vaticano, lo Ior.
 

I nuovi fascismi mascherati e la sinistra smarrita


Dialogo tra Paolo Flores d’Arcais e José Saramago

Nel tuo “Quaderno” scrivi: “Che penserà Dio di Ratzinger e della Chiesa cattolica apostolica romana?”. Ironicamente, perché per avere una risposta – sottolinei – bisognerebbe prima dimostrarla, l’esistenza di Dio, il che è impossibile. Ma citi anche Hans Küng, il più grande teologo cattolico vivente, quando riconosce che “le religioni non sono mai servite ad avvicinare tra loro gli essere umani”. Ora, Ratzinger, da quando è diventato Papa, pretende che tutti i parlamenti dell’Occidente debbano imporre a tutti i cittadini, credenti o meno, leggi che obbediscono alla volontà di Ratzinger stesso, in tutto ciò che riguarda il sesso, la vita, la morte, la ricerca scientifica (dal preservativo alla pillola alle staminali, dall’aborto all’eutanasia …). Ratzinger sostiene che solo se si segue il principio “sicuti Deus daretur” (ma quale Dio? E chi ne interpreta la volontà?) le democrazie possono evitare il collasso nel nichilismo. Molti laici si piegano. In Italia il parlamento sta approvando una legge che obbliga al sondino per la nutrizione artificiale anche la persona in coma chi ha deciso di rifiutarlo. Ratzinger sarà così il padrone dei nostri corpi, un vero e proprio ritorno al medioevo. Non so cosa pensi Dio di Ratzinger, ma cosa ne pensa José Saramago?

Saramago – Ratzinger è nulla più che un dettaglio. Un dettaglio di una istituzione mastodontica che pesa come un macigno sulla coscienza dell’uomo. Che Ratzinger abbia il coraggio di invocare Dio per rafforzare le sue mire di un neo-medievalismo universale, un Dio che non ha mai visto, con il quale non si è mai seduto a prendere un caffè, dimostra solamente l’assoluto cinismo intellettuale del personaggio. Mi sono sempre considerato un ateo tranquillo perché l’ateismo come militanza pubblica mi sembrava qualcosa di inutile, ma ora sto cambiando idea. Alle insolenze reazionarie della Chiesa Cattolica bisogna rispondere con l’insolenza dell’intelligenza viva, del buon senso, della parola responsabile. Non possiamo permettere che la verità venga offesa ogni giorno dai presunti rappresentati di Dio in terra ai quali in realtà interessa solo il potere. Alla Chiesa nulla importa del destino delle anime, quello che ha sempre voluto è il controllo sui corpi. La ragione può essere una morale. Usiamola.

Flores d’Arcais – Nel tuo libro hai dedicato parecchie pagine al giudice Baltasar Garzon che ci ha fatto capire l’importanza di “non diventare vili nemmeno una volta, per non diventare vili per sempre”. Il giudice Garzon, sottolinei, è oggetto di un vero e proprio tiro al bersaglio perché alimenta le speranze di chi vuole che la giustizia sia “eguale per tutti”. E’ lo stesso tiro al bersaglio che si è fatto in Italia contro i magistrati di Mani Pulite, e si continua a fare contro quelli antimafia, o che scoperchiano intrecci tra criminalità, affari, istituzioni (vedi l’ultimo caso, De Magistris, costretto a rinunciare alla toga e candidarsi alle europee). Eppure un tempo “law and order” era la bandiera della destra (almeno a parole). Non sarà che a privilegiati e reazionari interessa solo l’ “order” della sopraffazione, in nome della “law” finché si dimostra docile ai potenti, ma contro la legge, non appena un giudice la prenda sul serio nei confronti di tutti?

Saramago – Sostanzialmente non dobbiamo confondere legge e giustizia. La legge può essere rivolta contro la libertà, la giustizia può essere snaturata nella pratica quotidiana. Legge e giustizia sono strumenti che hanno bisogno di una revisione continua, incessante, instancabile da parte di cittadini consapevoli. Non saprei in che modo si possa raggiungere questo obiettivo, però bisogna trovare la maniera di infondere alle istituzioni giudiziarie l’anelito di giustizia che ha sempre caratterizzato la specie umana. Non sto pensando ad una società ideale, penso – questo sì – ad una società libera, capace di correggere da sola il proprio operato. Il ruolo dell’istruzione dovrebbe essere fondamentale, ma proprio per questo è necessario riformare tutto il sistema scolastico, dalle scuole primarie all’università. Che lo si voglia o no, la celebre frase scritta sui muri della Sorbona, “vietato vietare”, apparentemente così rivoluzionaria, è stato un cattivo servizio reso alla democrazia.

Flores d’Arcais – Ci sono due pagine bellissime in cui ricordi un tuo viaggio a Napoli e un incontro enigmatico e inaspettato col mondo della camorra. Le hai dedicate all’impegno e al coraggio di Roberto Saviano, e attraverso di lui alla necessità che lo scrittore, anche a rischio di essere “condannato a morte”, come Rushdie, come Saviano, non dimentichi di essere in primo luogo un cittadino. Scrivi addirittura: “mi sento umile, quasi insignificante, di fronte alla dignità e al valore dello scrittore e giornalista Roberto Saviano, maestro di vita”. Oggi il “pensiero unico” irride l’intellettuale impegnato, del resto sempre più raro. Ma il disimpegno di tanti scrittori e intellettuali non è uno degli elementi della crisi delle democrazie?

Saramago – Credo che sia una delle cause, ma non la sola. La democrazia realmente esistente va giudicata e ridiscussa tutti i giorni perché tutti i giorni si va degradando un poco di più. Stiamo vivendo una serie di crisi che si rafforzano a vicenda: crisi dell’autorità, crisi della famiglia, crisi dei costumi, crisi morale in generale e l’elenco potrebbe essere interminabile. A mio giudizio una società disimpegnata come la nostra difficilmente può generare scrittori e intellettuali impegnati. Non siamo le guide delle masse, ma al contrario molte volte ci lasciamo condizionare da esse. Se la democrazia è in crisi, prendiamoci la nostra parte di colpa, ma affrontiamo anche le responsabilità degli altri, non siamo gli unici responsabili.

Flores d’Arcais – L’Italia è al 44esimo posto nella graduatoria della stampa libera di “Reporters sans frontieres”, distanziata perfino dal Mali e dal Ghana (il Portogallo è al 16esimo). Ma l’Italia è anche il Paese dove riescono straordinarie manifestazioni di massa organizzate dalla società civile (spesso in polemica con i partiti di “opposizione”, pavidi e assenti): dal milione di cittadini nel “girotondo” del settembre 2002, fino alle centinaia di migliaia di una settimana fa, una sorta di gigantesco fiume carsico che ogni tanto si inabissa ma che da anni non scompare mai. Ti sembra manicheo parlare di due Italie, completamente diverse per valori e per civiltà, diverse quasi antropologicamente? E che effetto ti fanno?

Saramago – In ogni Paese ci sono almeno due Paesi, a volte tre o quattro. Tuttavia, per quanto una manifestazione possa essere importante non credo la si debba prendere come l’annuncio di un imminente cambiamento. Mi importa molto di più l’azione quotidiana che tiene desta l’attenzione dei cittadini e consente risposte rapide. Ho ancora presente la rivoluzione portoghese che in alcune circostanze sembrava non fosse assolutamente in grado di fare fronte in questo modo al modificarsi della realtà. E la realtà italiana di oggi vede un Berlusconi che fin qui ha avuto buon gioco sugli sforzi dell’opposizione, perché si è trattato di un’opposizione vana, poco dotata di idee e divisa in tendenze, gruppi e interessi personalistici e di “parrocchia”.

Flores d’Arcais – Al sostantivo “criminale” o “delinquente” i dizionari riportano come definizione: colpevole di reati (o delitti, o crimini). Berlusconi è stato riconosciuto responsabile molte volte (cfr. Gomez-Travaglio “Se li conosci li eviti”, p. 56-59). Ma se qualcuno in televisione prova solo a chiamarlo con il titolo che gli spetta (da ultimo l’onorevole Di Pietro) si scatena un putiferio di interruzioni e minacce. Da scrittore e da democratico, che effetto ti fa questa sovversione del significato delle parole, a cui quasi tutti i media in Italia si piegano, per compiacere Berlusconi?

Saramago La parola è una delle prime vittime del dispotismo di tutti i colori. Purtroppo è la stessa società che collabora con falsa innocenza a questa operazione di cosmesi politica che parte dall’alto. Ma i maggiormente colpevoli sono quei mezzi di comunicazione che adottano prontamente la voce del padrone anche quando danno l’impressione di contestarla. Il processo di inganni cui tutti siamo sottoposti permanentemente ha molti capitoli. La perversione della parola e’ uno di questi capitoli e non certo dei meno minacciosi.

Flores d’Arcais – E’ storia ormai nota che il tuo “Quaderno” (che dopo un week end nelle librerie è già in classifica) doveva uscire da Einaudi, che però lo ha rifiutato. Non ti chiedo un giudizio sui vertici Einaudi, sei troppo “signore” per maramaldeggiare. Ma in Italia esiste ormai un problema dilagante di servitù volontaria. E cosa ti sembra più pericoloso per il dilagare di un regime anti-democratico?

Saramago – A mio giudizio é più pericolosa la servitù volontaria che trasforma l’asservito in complice dichiarato. Del resto, per “il capo” la servitù volontaria è la cosa più vantaggiosa perché gli consente l’alibi di negare ogni censura, di negare di aver mai ordinato a qualcuno di proibire questa cosa o quell’altra. E’ stato, credo, il caso della Einaudi. L’eccessiva prudenza dei suoi dirigenti é arrivata al punto da far fare loro una cosa che probabilmente nessuno aveva imposto.

Flores d’Arcais – In Italia la sinistra, tutte le volte che sceglie una posizione “moderata” (in realtà subalterna) recita la litania della necessità di “scegliere il male minore” e accontentarsi. Ma già oltre mezzo secolo fa, denunciando il clima montante del maccartismo, Hannah Arendt ricordava “il nesso assai stretto che esiste tra il male minore e il male maggiore”, poiché “lungi dal proteggerci dai mali maggiori, i mali minori ci hanno invariabilmente condotto ai primi”. Tu segui con attenzione le vicende politiche italiane. Come spieghi il masochismo dei dirigenti della sinistra? Stupidità, opportunismo, omologazione all’establishment, corruzione e altri interessi inconfessabili?

Saramago – Credo che pochi abbiano riflettuto sull’ipotesi che quanto sta ora accadendo affondi le sue radici nel compromesso storico. Non sono un esperto di politica italiana, però ho sempre avuto la sensazione che con il compromesso storico sarebbe iniziata la decadenza della sinistra italiana. Se sono in errore, gradirei che me lo dimostrassero. Con il passare del tempo quello che all’epoca qualcuno poteva considerare un atto di patriottismo si è andato trasformando in un processo molteplice di corruzioni di diverso tenore, che alla fine hanno fatto dell’Italia il prototipo per eccellenza di dove porti l’incapacità di valutare le conseguenze di una scelta. I risultati sono sotto i nostri occhi.

Flores d’Arcais – La sinistra in Europa viene sempre più spesso sconfitta. E anche quando vince prepara la prossima sconfitta concretizzando intanto un programma di destra. Sembra aver rinunciato al compito di realizzare (o almeno approssimare, ma instancabilmente) tutti e tre i famosi valori: “libertà, eguaglianza, fratellanza”. La parola “eguaglianza” è stata addirittura bandita dal vocabolario dei politici della sinistra, come fosse una malattia. Ma senza l’impegno per l’eguaglianza a cosa può servire una sinistra? E non sarà che le sue sconfitte nascono proprio da questo tradimento?

Saramago – Se così stanno le cose difficilmente il problema potrà essere risolto. Una cosa è infatti promettere l’eguaglianza, altra cosa è realizzarla nella realtà. Volendo, si possono sempre trovare dei motivi per rimandare la concretizzazione della più solenne delle promesse. La cosa più terribile che caratterizza la sinistra sul piano internazionale è comunque l’assenza di idee. La destra non ha bisogno di idee per governare (Berlusconi non ne ha alcuna), mentre la sinistra se non ha idee non ha più nulla da dire ai cittadini. Se non mi sbaglio troppo, questo è il problema centrale.

Flores d’Arcais – L’antifascismo è la radice moderna della democrazia in Europa, esattamente come l’illuminismo e le grandi rivoluzioni “borghesi” ne costituiscono la radice più lontana. Poiché si fa un gran parlare di inserire nella Costituzione dell’Europa un richiamo alle sue radici culturali e storiche, non sarebbe il caso di pretendere il richiamo a queste radici, i lumi e la Resistenza?

Saramago – Ci sono troppi compromessi, troppi giochi sporchi nell’alta come nella bassa politica perché qualcuno trovi il coraggio di proporlo. Credo anzi che in Europa il fascismo attaccherà in forze nei prossimi anni e che dobbiamo prepararci ad affrontare l’odio e la sete di vendetta chei fascisti stanno alimentando. Sia chiaro, si presenteranno con maschere pseudo-democratiche, alcune delle quali circolano già tra noi. Non dobbiamo lasciarci ingannare. Mi raccomando.

I nuovi fascismi mascherati e la sinistra smarrita, Micromega

Il Guardian: Lasciate stare campane, profumi e bei dipinti.

Salvaci, o Signore, salvaci tutti. Salvaci dal papa. Joseph Ratzinger viene in Gran Bretagna. Gordon Brown è ‘deliziato’. David Cameron è ‘deliziato”. Io sono ‘disgustata’.
Venga pure, viva la libertà di parola. Ma niente tappeti rossi, per favore. Niente tè e biscotti. Niente Regina.

Nei casi di violenze sui minori e l’Aids, i comportamenti di Joseph Ratzinger lo coinvolgono nella protezione dei pedofili e nella morte di milioni di africani. Come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (forte braccio operativo di papa Giovanni Paolo II), il compito di Ratzinger era indagare sugli scandali per pedofilia che affliggono la Chiesa cattolica da decenni. E come lo ha svolto? Nel maggio 2001 ha scritto una lettera riservata ai vescovi cattolici, ordinando loro di non avvisare la polizia – o chiunque altro – circa le accuse, pena la scomunica. Facendo riferimento ad un precedente (riservato) documento del Vaticano in cui si ordinava che le indagini fossero gestite “nel modo più segreto.. protette da un silenzio perpetuo”. La scomunica è uno scherzo per me, e forse anche per voi, ma per un cattolico significa l’esclusione e forse il fuoco eterno – per tentare di proteggere un bambino. Beh, Dio è amore.

E sempre lui ha fatto piazza pulita dei richiami alla disciplina per Marcial Maciel Degollado, il messicano fondatore della congregazione dei Legionari di Cristo. Le accuse di abusi sui minori hanno perseguitato Maciel fin dagli anni Settanta. Le sue vittime rivolsero una petizione a Ratzinger, solo per sentirsi comunicare dal suo segretario che la questione era chiusa. “Non si può mettere sotto processo un amico intimo del Papa, come Marcial Maciel,” disse Ratzinger. Due vittime di abusi lo hanno citato in giudizio personalmente per ostruzione alla giustizia, ma lui ha rivendicato l’immunità diplomatica. Alla fine, quando le accuse non potevano più essere negate, Ratzinger si è scusato e ha relegato Maciel “a una vita di preghiera e di penitenza”. Perché non in prigione? Non l’ha spiegato. “E’ una grande sofferenza per la Chiesa.. e per me personalmente,” fu il commento di Ratzinger sul peggior scandalo per abusi sui minori. Grande sofferenza? Credevo che essere violentato da bambino fosse una grande sofferenza. Essere manifestamente complici di un insabbiamento è di certo semplicemente.. imbarazzante?

Ratzinger aggiunse di credere che la Chiesa cattolica fosse vittima di una “pianificata” campagna mediatica. Pianificata da chi? Dai gay? Dagli ebrei? Dagli Jedi? Ha quindi insegnato che si può pregare in perpetuo per le vittime – grazie, mi sento meglio ora! – e contemporaneamente impegnarsi al fine di garantire che gli uomini “con profonde tendenze omosessuali” non entrino nel sacerdozio, trasformando così ogni responsabilità per lo scandalo in una storia di cattivi gay!

Ratzinger ha avuto un ruolo attivo anche nella soppressione della Teologia della Liberazione, un movimento latino-americano che pone con insistenza la giustizia sociale come obiettivo centrale del cristianesimo, e sostiene che i buoni cattolici dovrebbero essere anche degli attivisti politici che lottano per i diritti dei poveri delle baraccopoli. Ratzinger ne è stato disgustato, e ha respinto l’idea come “una minaccia fondamentale per la fede della Chiesa”.
E così per l’olocausto proprio della Chiesa – in Africa.

I preservativi possono proteggere gli Africani dall’ Aids. Ma chi può proteggerli da Ratzinger? La Chiesa cattolica ha a lungo perseguito una politica contro l’uso dei preservativi. In El Salvador la Chiesa ha ottenuto l’approvazione di una legge, per cui i preservativi possono essere venduti soltanto con l’avvertenza che essi non proteggono dall’Aids. In Kenya, il cardinale Maurice Otunga ha organizzato roghi pubblici di preservativi. L’ex arcivescovo di Nairobi, Raphael Ndingi Mwana a’Nzeki ha detto al suo gregge che i preservativi, lungi dal proteggerli, contribuiscono alla diffusione della malattia. Beh, Dio è amore.

Alcuni sacerdoti locali in Africa consigliano la contraccezione, perché si prendono cura dei loro parrocchiani. Ma il Vaticano, dalla sua nuvola romana, non è d’accordo. L’Aids, ha detto Ratzinger, “non può essere sconfitto con la distribuzione di preservativi, che anzi aggravano il problema”. Questa è una bugia. Non è una fantasia, come la nascita da una vergine o tutti gli altri magici e mistici controsensi, ma una pericolosa bugia. Ci sono, Vostra Santità, più di 12 milioni di orfani dell’AIDS in Africa.

Ventidue milioni di africani hanno l’Aids e secondo stime delle Nazioni Unite, 90 milioni di persone sono a rischio di morte.

Ratzinger presiede una Chiesa che definisce l’omosessualità “una deviazione, una irregolarità, una ferita”. I cattolici riformisti hanno cercato di modificare in senso liberale questo punto di vista, ma Ratzinger li ha messi a tacere. In una lettera del 1986 si lamentava che “anche all’interno della Chiesa, si stanno verificando enormi pressioni per portare.. ad accettare la condizione omosessuale come se non fosse un disordine”. Egli ha aggiunto che l’omosessualità è “intrinsecamente un male morale”.

Le interessa conoscere le statistiche di suicidio per i gay adolescenti, Vostra Santità? Hanno quattro volte più probabilità di tentare il suicidio rispetto ai loro compagni eterosessuali. Nel 1998, un trentanovenne omosessuale di nome Alfredo Ormando si è dato fuoco in Piazza San Pietro, per protestare contro le vostre politiche. Morì.

Ratzinger non è migliore con le donne: si oppone al sacerdozio femminile, naturalmente, e chiede sia criminalizzato l’aborto anche per quelle che sono state violentate o sono molto malate; meglio il ferro da calza? Un suo amico, il teologo Wolfhart Pannenberg, ha detto che Ratzinger vede la richiesta di sacerdozio per le donne come qualcosa guidato da “portavoce di femministe radicali, soprattutto lesbiche”.

Quindi questo è l’uomo che viene da noi a darci lezioni di morale. Benvenuto, Benedetto XVI, Episcopus Romae, Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio. Non calpestare i cadaveri.

Il Guardian: Lasciate stare campane, profumi e bei dipinti. La visita del Papa in Gran Bretagna non è cosa da festeggiare. – Tanya Gold, The Guardian – pubblicato in Italia da Micromega

L’alleanza tra Dio e Mammona

“Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a Mammona” (Matteo 6,24 e Luca 16,13), ma è noto che il cardinal Ruini, nel suo lungo periodo di leader incontrastato della Chiesa gerarchica in Italia, è riuscito nel miracolo, ha fatto dell’alleanza tra Dio e Mammona la stella polare della politica cattolica. Mammona è infatti nei vangeli la personificazione del denaro e di ogni altra idolatria mondana, ed è impossibile negare, anche a chi non vuole avere “orecchie per intendere”, che il vicario di Mammona nel nostro paese si chiami Silvio Berlusconi. Nei confronti del quale la Chiesa di Ruini ha garantito il più smodato dei sostegni, sia quando il Putin di Arcore era al governo sia quando all’opposizione (picconando i poveri governi Prodi e D’Alema, benché proni e prodighi verso i “desiderata” del Vaticano).

In cambio, la Chiesa gerarchica ha ottenuto beni materiali e morali di smisurata dovizia: dall’intangibilità del meccanismo truffaldino dell’otto per mille ai pingui finanziamenti per la scuola confessionale, dal tracimare onnipervasivo della Compagnia delle opere (leggi Comunione e Liberazione) alla legge clericale sul fine-vita, passando per il boicottaggio della pillola Ru486 e le crescenti restrizioni di fatto sull’aborto.

L’alleanza tra Dio e Mammona è – nelle parole di Gesù – contro natura e impossibile, dal punto di vista di Dio è una bestemmia, ma la prolusione del cardinal Bagnasco di fronte al “Consiglio permanente” dei vescovi, lunedì scorso, ha solo puntualizzato tale strategia, dopo le recenti polemiche sul caso Boffo, al fine di scongiurare nuovi screzi con Mammona.

Naturalmente tale sacrilega alleanza non viene riaffermata “apertis verbis”, malgrado l’altro richiamo evangelico che intima “il tuo dire sia sì sì, no no, perché il di più viene dal maligno” (Matteo, 5,37). Qui di tale “di più” se ne trova a bizzeffe, l’essenziale viene detto obliquamente, il ricorso all’allusione è costante, ma la pretesa della Chiesa gerarchica al dominio su beni mondanissimi, materiali e morali, resta la trasparente architrave. Valga il vero.

Sua eminenza Bagnasco inizia nel solito modo accattivante, di curiale prammatica: “Niente ci è più estraneo della volontà di far da padroni: cittadini di questo Paese, conosciamo bene i principi e le regole che reggono una democrazia pluralista”. Ora, il principio di una democrazia pluralista è costituita dalla autonomia di ciascun individuo. La regola è quella della sovranità popolare, che solo nella autonomia di ciascuno trova il suo limite, e che ovviamente esclude la sovranità di Dio. In questo caso, infatti, la sovranità dei cittadini che decidono liberamente la legge sarebbe cancellata dal dovere di obbedire ad una legge eteronoma, quella di un Dio (quale, poi?).

Il Bagnasco “liberale” dura in realtà un solo istante, e si invera immediatamente in questo diktat sul testamento biologico: “il lavoro compiuto al Senato è prezioso. La Cei auspica che la Camera non si lasci fuorviare da pronunciamenti discutibili … Attendiamo una legge che possa scongiurare nel nostro Paese altre situazioni tragiche come quella di Eluana”. Insomma, il sondino deve essere obbligatorio, anche se tu intendi rifiutarlo il braccio secolare della legge te lo ficcherà nell’esofago a forza, e guai ad ascoltare i “distinguo” di Fini. La tua volontà è infatti solo una “consapevolezza soggettiva”, quale sia il tuo “bene oggettivo” lo stabiliscono le ubbie di Ratzinger.

Il “pluralismo” di Bagnasco prosegue: la pillola RU486, malgrado l’agenzia del farmaco si sia pronunciata a favore (del resto circola in Europa da oltre un decennio), deve essere dal governo contrastata con ogni cavillo, poiché “accettando(la) e tollerando(la)” verrebbero calpestati “valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace”. Non basta. Sulla sentenza del Tar che considera l’insegnamento della religione non significativo per la media scolastica (ovviamente, visto che è insegnamento facoltativo!) viene lanciato un vero e proprio anatema.

Del resto, annunciando una prossima grande campagna sulla scuola, Bagnasco ammonisce: se “si ritiene lesivo dell’intelligenza qualsiasi riferimento ad un bene oggettivo che preceda le nostre scelte, allora davvero educare diventa un’impresa impossibile”. L’educazione (forzata) a questo benedetto “bene oggettivo” in altri regimi si chiamava rieducazione. Il Muro della Chiesa gerarchica contro l’autonomia degli individui non è mai caduto.

Dove il discorso diventa improvvisamente diretto è quando si colora di toni ricattatori: “La Chiesa è in questo Paese una presenza costantemente leale e costruttiva che non può essere coartata né intimidita solo perché compie il proprio dovere…La stessa memoria degli impegni solennemente assunti da ogni forza politica al momento del voto… si pone per noi su quel livello della pertinenza etica che è intrinseco ad una partecipazione vitale di tutti i cittadini alla costruzione della polis”.

Berlusconi e la Chiesa dei Ruini e Bagnasco hanno in comune l’odio strutturale per l’autonomia degli esseri umani. In nome del loro Dio i secondi, del proprio Ego il primo. Ci vogliono obbedienti “perinde ac cadaver”, anziché criticamente pensanti e liberamente agenti. Ma due analoghe pretese totalitarie entrano anche in rotta di collisione. Da qui il caso Boffo scatenato da “il Giornale”, che in trasparente codice “mafioso” allude alla possibilità di rivelazioni su omosessualità ben più in alto. Da qui la risposta della Cei, che minaccia di cambiare alleato. Contraddizioni in seno ai nemici delle libertà.

Insomma, la vendita delle indulgenze continua.

L’alleanza tra Dio e Mammona, Paolo Flores D’Arcais, Micromega

Riflessioni sul dopo Boffo

E’ il punto più basso, forse, dalla compromissione con il fascismo, cui è giunta la Chiesa Cattolica italiana, cioè la Chiesa Cattolica tout court.

Le dimissioni di Boffo, uomo di Ruini (e questo lo qualifica) sono sostanzialmente il segno di un violentissimo scontro di potere all’interno della Conferenza Episcopale Italiana e, cioè, della Chiesa.

Scontro che non è tra buoni e cattivi, ma tra due opzioni di contratto con il Male, con l’Anticristo: una più indecente dell’altra. Ma entrambe insulto al primato dello spirito e accettazione delle più volgari idee di compromesso con il potere temporale. Con il peggiore dei poteri temporali che, appunto, è toccato all’Italia dalla seconda guerra mondiale.

Entrambe subalterne al materialismo più sfrenato, al consumismo più ottuso, all’egoismo più becero. Entrambe lontane mille miglia da ogni idea di solidarietà e di giustizia. L’unica buona notizia è che il Padrone ha esagerato e che molti cattolici non possono digerire anche quest’ultimo insulto.

Ma Berlusconi non sarebbe dov’è se la Chiesa Cattolica non lo avesse legittimato in cambio di tanti trenta denari che ha ricevuto e dai quali si è fatta comprare (a cominciare dal finanziamento alla scuola privata e l’elenco sarebbe lungo).

E si continua propagando lo sfacelo morale del paese. Le loro eminenze ricevono Bossi – il fascismo italiano nella sua riedizione secessionista – e non trovano il coraggio di rifiutare l’ipotesi di un nuovo e peggiore compromesso in cambio di una pillola. E così facendo ribadiscono il chiodo della compromissione con questo putrido potere anti-democratico e anti-umano.

Berlusconi ha corrotto anche la Chiesa: questo è il messaggio.

Se fossi cattolico me ne vergognerei, come se fossi di sinistra mi vergognerei di coloro che l’hanno guidata a questo approdo postribolare.

Riflessioni sul dopo Boffo, Giulietto Chiesa, Megachip

Dacci oggi il nostro abuso quotidiano!!!

Vista così, questa scuola sembra solo una graziosa scuola elementare: un bel prato verde, così tipico dell’Irlanda, graziose finestre dai profili rossi, insomma, quasi un disegno come quelli che si fanno da bambini. Eppure quello che è accaduto per anni, per decenni, in questa e in altre scuole come questa, è l’incubo ricorrente di migliaia di bambini oggi adulti: abusi, violenze, umiliazione, stupri. E, come sempre, un muro di omertà e di silenzio assolutamente invalicabile, e di fatto invalicato, fino al 1998, anno in cui furono trasmesse due serie di documentari: Cara figliola e Stati di paura. Documentari sconvolgenti, che raccontavano gli abusi subiti dai bambini nelle Scuole Industriali rette dalle Suore della Misericordia e dai Fratelli Cristiani.

La cattolicissima Irlanda ne fu sconvolta, e si decise di istituire una Commissione governativa che indagasse l’operato delle Scuole Industriali. Si trattava di istituzioni pensate, all’inizio del XX secolo, per accogliere i bambini “reietti”: orfani, figli illegittimi, piccoli abbandonati o colpevoli di piccoli reati spesso commessi per fame. Caritatevoli nelle intenzioni, di fatto furono piccoli campi di concentramento, dove i bambini e i ragazzi furono sfruttati, “pagandosi” la permanenza all’interno delle strutture con l’obbligo a lavori durissimi. Celebri divennero le Lavanderie della Maddalena, l’ultima delle quali fu chiusa nel 1996, gestite dalle Suore della Misericordia. La celebrità venne solo nel 2002, con il film di Peter Mullan, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, The Magdalene sister, mai trasmesso dalla televisione italiana e programmato in pochissime sale cinematografiche e per brevissimo tempo.
Dentro le mura di quei conventi passarono circa 30.000 ragazze, molte vi sono rimaste fino alla morte. Trattate come prigioniere, senza poter mai uscire, seviziate e umiliate nel corpo e nell’anima, mai pagate per un lavoro massacrante, fonte invece di buoni incassi per le religiose. A determinare la fine delle Magdalene, più che una presa di coscienza, fu l’invenzione e la diffusione della lavatrice.

“Esistiamo davvero, noi Maddalene, ci hanno cambiato nome, ma io sono Mary. Ho 70 anni e sono stata la prima a parlare nell’85, chiamavo i giornali, le radio, nessuno mi credeva. Dire male delle suore? Non si poteva, non nella cattolica Irlanda”. Mary Norris è nata nel 1932 a Sneem nella contea di Kerry, da Daniel e Brigid Cronin che avevano una piccola fattoria e otto figli. Mary era la figlia più grande. Suo padre morì di cancro che lei aveva undici anni, l’ultima sorellina appena sei mesi. “A 16 anni per 12 centesimi mungevo le mucche, cucinavo, lavavo e pulivo. Una volta a settimana andavo al cinema, era la mia unica passione. Chiesi il permesso per andarci un’altra volta, ma la padrona disse no. Ci andai lo stesso.” Mary nel 1950 smise di esistere. “Venni trasferita al Good Shepard a Cork. Lì dentro persi tutto: dignità, identità, nome. Non potevi parlare, dovevi solo pregare ad alta voce, lavorare e baciare i piedi della statua di Santa Maria Goretti. Il lavoro era duro: era una vera lavanderia. I panni venivano dagli ospedali, sporchi di sangue e noi non avevamo guanti. Le suore facevano una fortuna, noi neanche una lira. Sono stata lì per due anni, senza paga. Mi sono salvata grazie ad una zia che avevo in America e che continuava a chiedere mie notizie. Non vado più a messa e nemmeno le mie sorelle. Continuo a credere in Dio, ma non nella chiesa. Non voglio una cerimonia religiosa quando muoio, non l’ho voluta nemmeno quando mi sono sposata. Mi definisco cristiana, non cattolica. Devo credere. Perché chi ci ha rubato la vita non deve trovare il paradiso“.

Ma le violenze sui minori nelle scuole irlandesi rette dai religiosi erano una prassi diffusa e consolidata. Non esistevano solo “le maddalene”. Il rapporto della Commissione per gli Abusi sui Bambini, noto come Rapporto Ryan, in tutto cinque volumi redatti dopo nove anni di inchieste, ha accertato che i ministri della Chiesa incoraggiarono le violenze fisiche rituali e coprirono costantemente i religiosi pedofili appartenenti al loro ordine, mettendo in pratica la cultura della segretezza. La Commissione ha appurato che gli abusi sessuali erano un fatto endemico, negli istituti maschili, e che i vertici della Chiesa sapevano perfettamente quello che accadeva. Nelle scuole vigeva un regime severissimo, che imponeva una disciplina irragionevole ed oppressiva sia ai bambini che al personale. Fu accertato, inoltre, che il Dipartimento governativo per l’Istruzione aveva ignorato o archiviato le denunce per abusi sessuali ed era stato assolutamente inadeguato nel rapportarsi coi bambini. Già negli anni ’40 gli ispettori avevano fatto rapporto descivendo situazioni di bambini malnutriti o picchiati fino alla rottura delle ossa, ma non fu mai preso alcun provvedimento.

Ossa rotte, ferite sanguinanti, ustioni, occhi e orecchie menomati, erano comuni risultati dei metodi educativi messi in atto dai religiosi che avrebbero dovuto prendersi cura dei bambini.
“Due monache mi picchiarono ferocemente” si legge in una testimonianza contenuta nel Rapporto Ryan. “Gesù, fu terribile. Dopo, mi lasciarono tutta la notte nello stanzino delle scarpe, al freddo. Mi presero al mattino dopo e mi portarono in infermeria. Ero a pezzi e coperta di ematomi. La suora in infermeria esclamò “Mio Dio, dobbiamo portarla in ospedale!” Ma loro risposero “Assolutamente no!” E mi lasciarono lì.”

“La suora mi prese per l’uniforme e mi tirò nella cucina”, si legge in un’altra testimonianza. ” Prese il matterello e mi colpì sedici volte sulle nocche delle mani. All’inizio non sentivo il dolore, perchè avevo le mani gelate. Allora lei disse: “Altri sedici sulla schiena”. Poi sedici sulle gambe, e quando finì era tutta sudata. Quando provai a muovermi, collassai. Il dolore era così forte da piegarmi le ginocchia. Così la suora chiamò tre ragazze perchè mi portassero a letto. E lì rimasi per circa tre mesi. Avevo mani e gambe distrutte, ma neppure mi ingessarono. L’unica cosa che la suora mi disse fu di non aprir bocca, o avrei avuto di peggio. Così dovetti dire di aver avuto un incidente.”

I racconti degli abusi sessuali, ad opera delle stesse suore, dei sacerdoti e del personale, sono raccapriccianti: cronache di un inferno che non si riesce a mettere in parole.
E ai ragazzi non andava certo meglio, anzi. Le punizioni e le violenze non erano solo tese all’umiliazione e all’annichilimento ma spesso erano inferte in pubblico, con azioni dimostrative che avevano lo scopo di terrorizzare chi vi assisteva.
Gli abusi sessuali erano pratica quotidiana.

Shane Harrison, corrispondente a Dublino della BBC ha intervistato Thomas Wall, un orfano di Limerick, inviato in una scuola gestita dalla Congregazione dei Fratelli Cristiani quando aveva appena tre anni. “Da quando avevo otto anni fui abusato da un Fratello Cristiano, nell’istituto di Glin” ricorda. “Era pericoloso essere simpatico a qualcuno di loro, perchè si diventava un obiettivo. Non c’era modo di evitarlo, di sottrarsi… ci tenevano a propria disposizione 24 ore al giorno.”

Tom Hayes, un altro ragazzo di Limerick spedito nello stesso istituto, racconta di essere stato abusato sessualmente non dai Fratelli Cristiani ma dai ragazzi più grandi che supervisionavano i dormitori tutte le notti. “Era comune essere svegliato di notte da persone che abusavano di noi. Se si cercava di informare i Fratelli Cristiani degli abusi subiti si veniva prima picchiati dai Fratelli stessi, poi minacciati dai ragazzi che fungevano da supervisori.”

Thomas Wall deve solo guardarsi allo specchio per vedere le prove delle violenze subite dai Fratelli Cristiani. “Ho una cicatrice in fronte, me la fece in classe uno dei Fratelli Cristiani. Il sangue schizzava, così dovetti andare in infermeria. Incontrai il Superiore, anche lui un Fratello Cristiano, che mi interrogò su quello che era accaduto per far uscire fuori dai gangheri così il suo collega. Gli dissi che non avevo fatto assolutamente nulla. E lui fece altrettanto: non fece assolutamente nulla.”

Le ferite di Thomas non sono solo fisiche ma anche psicologiche. “Per me è impossibile stabilire rapporti con altre persone, fidarmi di loro, persino stabilire relazioni sentimentali. Mi hanno danneggiato in maniera irreparabile, per la vita.”

Molte delle vittime degli abusi hanno perso la fede nella Chiesa cattolica. “Io sono cristiano ma non cattolico” afferma Tom Hayes. “Ho lasciato la fede nella Chiesa cattolica ai cancelli della scuola.” Fortemente criticati dal Vaticano, tanto The Magdalene Sister quanto Cara figliola e Stati di paura trovano oggi conferma nel Rapporto Ryan. La Commissione ha raccolto per nove anni le testimonianze angoscianti di uomini e donne ancora traumatizzati che hanno dimostrato oltre ogni dubbio che l’intero sistema istituzionale trattava i bambini più come detenuti e schiavi che non come persone con i propri diritti e il proprio potenziale umano.

“Le scuole erano improntate al rigido controllo e la disciplina era basata sulle punizioni fisiche e sulla paura di tali punizioni” affermano i testimoni. “La durezza del regime si tramandava, nella cultura delle scuole, tra le generazioni di frati, preti e monache che si susseguivano. Era un metodo sistematico, non messo in atto da individui isolati che abusavano del proprio potere oltre i confini legali e accettabili. Gli eccessi di punizioni generavano la paura, e le autorità scolastiche ritenevano che la paura fosse essenziale per il mantenimento dell’ordine.”

Il Rapporto Ryan svela come neppure gli ispettori statali furono in grado di fermare gli abusi, le violenze, gli stupri e le umiliazioni. Tuttavia, le scoperte della Commissione per gli Abusi sui Bambini non porteranno a denunce formali, poichè la Congregazione dei Fratelli Cristiani nel 2004 chiamò in giudizio la Commissione stessa affinché nessuno dei nomi dei suoi membri, vivo o morto, fosse svelato nel rapporto.

Jhon Walsh, dell’Associazione dei Sopravvissuti agli Abusi, ha dichiarato di sentirsi tradito ed ingannato dalla mancanza di accuse formali. Nel documento finale non appaiono i veri nomi, né delle vittime né degli abusatori. “Se avessi saputo che questo sarebbe stato il risultato, non avrei mai riaperto le mie vecchie ferite” ha dichiarato Walsh. “Il fatto che non ci saranno procedimenti penali né accertamenti di responsabilità mi ha devastato e devasterà la maggior parte delle vittime.” Fino ai primi anni 90, furono 35.000 i bambini inseriti in una rete di riformatori, scuole industriali e case di lavoro. Più di 2500 di essi denunciarono alla Commissione gli abusi fisici e sessuali subiti.

Dacci oggi il nostro abuso quotidiano, Vania Lucia Gaito, Micromega

Vittorio Feltri e una mandria di bufale

La prima patacca accertata è del 1990, ai tempi in cui Vittorio Feltri dirige “L’Europeo”: un’intervista sul rapimento Moro a tale Davide, “carabiniere infiltrato nelle Br” che avrebbe fatto irruzione nel covo di via Montenevoso.

E’ un racconto “esplosivo” su presunti memoriali e audio di Moro dalla prigionia, con tanto di dettagli erotici sui brigatisti Franco Bonisoli e Nadia Mantovani sorpresi nudi a letto. Peccato che sia tutto falso, dalla prima all’ultima riga, e il “Davide” in questione non esista neppure.

Nasce così, quasi vent’anni fa, il fenomeno Feltri: un misto di bufale (come quella su Alceste Campanile “assassinato da Lotta Continua”, mentre è stato ucciso da Avanguardia nazionale), rivalutazioni del fascismo (”Peccato che a scuola si continui a studiare la Resistenza”) e linguaggio da bar (vale per tutti il titolo sul calcio negli Usa: “Agli uomini piace, alle donne no, ma i negri non lo sopportano”, da cui si deduce che i “negri” non appartengono alla categoria né degli uomini né delle donne.

Nel ‘92 Feltri è contattato da Andrea Zanussi, editore de “L’indipendente”, al quale spiega che il quotidiano “ha bisogno di una bella iniezione di merda”. Detto, fatto. è il periodo di Mani Pulite e lui lo cavalca proponendo titoli come “Cieco, ma i soldi li vedeva benissimo”, riferito a un presunto tangentista non vedente.

Segue un falso scoop sulla morte di Pinelli, un attacco a Indro Montanelli (”è arrivato il tuo 25 luglio”), e il linciaggio di Norberto Bobbio (”mandante morale dell’omicidio Calabresi”), più un po’ di insulti alla Guardia di Finanza (che in quel periodo sta indagando sul Cavaliere).

Quasi inevitabile nel ‘94 la promozione al “Giornale”, appena lasciato da Montanelli. Qui Feltri si fa riconoscere subito per i titoli farlocchi tra cui un mitico “La lebbra sbarca in Sicilia, contagiati a Messina quattro italiani” (vero niente). Notevole anche “Berlusconi vende la Fininvest”, così come la patacca sui miliardi di Milosevic “trasportati in sacchi di juta dalla Serbia all’Italia”.

Altrettanto sballate le accuse ai giudici Piercamillo Davigo e Francesco Di Maggio di essere soci in una cooperativa edilizia con Curtò e Ligresti. Non mancano nuove “inchieste” revisioniste sul fascismo, come quella sull’attentato di via Rasella corredata da una foto falsificata della testa di un bambino staccata dal tronco: la cosa arriverà alla Cassazione, che nell’agosto 2007 condannerà il direttore parlando di un “quadro di vere e proprie false affermazioni”.

Avanti così, e nel ‘95 Feltri si inventa che “la scorta del presidente Scalfaro ha sparato a un elicottero dei pompieri” (ovviamente è il periodo dello scontro politico fra il Quirinale e Berlusconi).

Di due anni dopo è un’intervista taroccata a Francesco De Gregori contro il Pci, un pezzo per cui il cantante porta Feltri in tribunale ottenendone la condanna. Sempre nel ‘97 una nuova – più grave – patacca costa a Feltri il posto: è quella sul presunto “tesoro” di Antonio Di Pietro, cinque miliardi di lire che l’ex pm è accusato di aver preso da Francesco Pacini Battaglia. Dopo parecchie querele, alla fine è lo stesso direttore a dover ammettere che si tratta di “una bufala”.

Segue per Feltri un periodo al “Borghese” e al gruppo Riffeser, fino alla fondazione di “Libero”, dove chiama a scrivere il puparo di Calciopoli Luciano Moggi e l’ex agente del Sismi Renato “Betulla” Farina.

Per lanciarsi, il quotidiano ha bisogno di fuochi artificali: di qui la falsa notizia che un centro sociale milanese è un covo dell’Eta basca, di qui uno “scoop” su Donna Rachele titolato “Mussolini era cornuto”. Poi arrivano le accuse trasversali a Sergio Cofferati per l’omicidio Biagi (”La Cgil indica i bersagli da colpire”) e un altro falso scoop su Berlusconi (”Vuole lasciare la politica”).

Ma non basta, e allora Feltri parla di pedofilia pubblicando cinque foto di preadolescenti nudi in pose inequivocabili (con conseguente radiazione dall’Ordine, poi tramutata in “censura”). Di questa fase resta però ai posteri soprattutto l’elegante prima pagina con un disegno di Prodi nudo a quattro zampe e con il sedere alzato, pronto a farsi sodomizzare da un tappo di champagne con la faccia di Berlusconi.

Richiamato in agosto al “Giornale”, Feltri parte subito con la campagna più desiderata dal suo editore, puntando a tre obiettivi: intimidire i giornalisti non allineati (occhio che se critichi il premier ma poi paghi la colf in nero o non versi gli alimenti all’ex moglie, io lo scrivo in prima pagina); livellare tutti nel fango per provare che Berlusconi non è peggiore di chi lo attacca, in base al “così fan tutti” autoassolutorio; far fuori quanti nella Chiesa osano criticare il premier.

Così in poche settimane “il Giornale” diventa una fabbrica di linciaggi in serie: da Eugenio Scalfari a Enrico Mentana, da Gustavo Zagrebelsky a Concita De Gregorio, da Dino Boffo a Ezio Mauro, fino a Ted Kennedy e Gianni Agnelli (a Feltri infatti piace sparare anche sui morti).

A proposito: negli ultimi anni di vita, Indro Montanelli diceva che non riconosceva più il suo “Giornale”, gli sembrava “un figlio drogato”. Adesso pare entrato in un’overdose senza ritorno.

Vittorio Feltri e una mandria di bufale, Piovono Rane – Il Blog di Alessandro Gilioli,

La politica della vendetta

Dopo la canagliata di Vittorio Feltri al direttore di “Avvenire”, i furbi hanno avuto buon gioco a alzare polveroni di parole – contro i falsi moralismi, contro gli scandali sessuali, contro la violazione della privacy, eccetera – per nascondercisi dentro.

Quello che dallo scorso aprile riguarda il capo del governo Silvio Berlusconi non è affatto uno scandalo sessuale. Non lo alimenta il moralismo. Non mette in discussione il diritto alla privacy. Non è pettegolezzo. E specialmente non ha come confine il buco della serratura, ma qualcosa di un po’ piu’ ampio come la libertà di stampa, la libertà di critica, i diritti dell’opinione pubblica, i doveri della politica.

Lo scandalo nasce da una minorenne che ha così tanta consuetudine con il presidente del Consiglio da chiamarlo in pubblico Papi. La qual cosa genera la reazione della moglie del presidente del Consiglio che scrive “mio marito frequenta minorenni”, “mio marito è un uomo malato”, affidando le sue dichiarazioni all’agenzia Ansa, e preannunciando la richiesta di divorzio. Alla quale il presidente del Consiglio – forte del suo sproporzionato potere – replica con una notevole sequenza di bugie avvelenate, inesattezze, insulti, piccole vendette, autentiche menzogne pronunciate senza contraddittorio su tutte le tv pubbliche e private, sui quotidiani e sui suoi settimanali. Menzogne e inesattezze seguite dal silenzio tremante di quasi tutti i mezzi di informazione italiani che anziché continuare il racconto, analizzare i fatti, cercare testimonianze, smentite, conferme, si rivelano succubi di un solo potere che quel silenzio pretende e impone.

Seguono rivelazioni sulle feste che il presidente del Consiglio organizza nelle sue residenze (non) private, ma luoghi “di rilevanza istituzionale”, l’ingaggio di donne a tassametro, la frequentazione di giovani imprenditori che affittano escort, l’esistenza di un monte premi che sconfina nella politica, la ingloba con la promessa di candidature elettorali, in un permanente corto circuito tra favori sessuali e risarcimenti, satiriasi e solitudini notturne, miserabile bigiotteria e milionari seggi al Parlamento europeo. A un tale punto di ossessiva ripetitività da rendere plausibile il sospetto che i legittimi (e commoventi) eccessi di Papi finiscano per influenzare illegittimamente le funzioni politiche del Cavalier Berlusconi, limitare la sua libertà di azione politica, indebolirlo, esporlo ai ricatti influenzando la sua capacità di giudizio, sovvertendo la sua scala di priorità, decisioni, scelte, fino a renderlo incapace di districarsi tra interesse privato e doveri pubblici. E magari farlo scivolare – una volta scoperti e raccontati per la loro pubblica rilevanza – lungo una pericolosa deriva esistenziale, annerita dal rancore, dove solo abita il cupo desiderio di vendetta.

La politica della vendetta, Pino Corrias, Voglio Scendere

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