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Terra rubata

“Terra rubata – Viaggio nell’Italia che scompare” è il rapporto che alcuni giorni fa, congiutamente, hanno presentato alla stampa il Fai e il Wwf. Oggetto dello studio il consumo di suolo che finalmente, dopo anni di indifferenza e silenzio, inizia ad essere studiato ed analizzato come fenomeno di distorsione e manipolazione del territorio. Un’ indagine molto ben fatta che rivela la gravità della situazione e quanto necessario sia un cambio di passo decisivo per non piangere, dopo ogni frana o alluvione, dei morti dei feriti o dei dispersi. Perchè se oggi le nostre città sono esageratamente antropizzate la colpa è in parte anche nostra che per decenni abbiamo permesso, reticentemente, che un certo potere politico svendesse ad imprenditori incalliti i nostri paesaggi per farne servizi non sempre indispensabili.

Con questa aberrazione, in particolare, che si trascina dal 2004, da quando cioè i Comuni hanno la possibilità di impiegare per la loro spesa corrente il 75% dei proventi degli oneri di urbanizzazione. Bisogna, perciò, fermare questo scempio, questa vergogna e questa aggressione alle risorse naturalistiche e paesaggistiche. L’Ambiente e il Suolo sono dei beni comuni. E come tali vanno tutelati.

75 ettari al giorno. Questa è la superficie  di suolo che viene erosa e consumata ogni giorno in Italia dalle lobby del cemento e del mattone. L’indagine condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44 per cento della superficie totale, dimostra che negli ultimi 50 anni l’area urbana è pressoché quadruplicata, attraverso la cementificazione di una superficie grande quanto l’intero Friuli Venezia Giulia. A tutto questo si aggiunga il fenomeno dell’abusivismo edilizio. Dalla nascita della Repubblica ad oggi, si sono registrati 4,5 milioni di casi certificati, 75mila l’anno e 207 al giorno. E ben tre condoni (1985, 1994 e 2003) hanno sanato gli abusi in sostituzione di una politica sulla pianificazione territoriale.

Tra le proposte di FAI e WWF contenute nella road map per fermare il consumo del suolo, ci sono:

– severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici;

– il censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio;

– dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale;

– procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso;

– rafforzare la tutela delle nostre coste;

– difendere i fiumi;

– farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati.

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Patrimoni dell’umanità

Marco Boschini è un assessore di un piccolo comune in provincia di Parma, da tempo persona attenta alle problematiche ambientali ed energetiche, affrontate in modo assai propositivo e innovativo, coerente alla filosofia che non prevede un pericolosissimo consumo del territorio da parte di incalliti speculatori per fini economici, promuove piuttosto interventi volti alla rigenerazione di tessuti urbani degradati utilizzando e reimpiegando, con il massimo del riciclo possibile, risorse altrimenti scartate.

E’ il presidente dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, nonchè sostenitore del Movimento per la Decrescita Felice.

Ha scritto una nota importante, rivolta anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Leggiamola insieme.

Il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia che ha visto assegnare alle Dolomiti l’importantissimo riconoscimento di “patrimonio dell’umanità”, ci ha ricordato che l’Italia è un territorio le cui ricchezze storiche, paesaggistiche e culturali, sono da tutelare e valorizzare.

Peccato che l’ultimo rapporto a cura del WWF Italia “2009, L’anno del cemento”, ci dica che negli ultimi 15 anni 3,5 milioni di ettari di territorio sono stati divorati dal cemento.

Un territorio quasi saturo, frammentato, cosparso a macchia d’olio da case, strade e capannoni, una specie di città diffusa che sembra più una metastasi che una città, con oltre 3,5 milioni di ettari, di cui 2 milioni di terreni agricoli, divorati dal cemento negli ultimi 15 anni (una superficie grande quasi quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme, a un ritmo di 244000 ettari all’anno).

Oltre 8.000 comuni e 8.000 piani regolatori diversi, 12,8 milioni di edifici, 27 milioni di unità abitative (per il 20% non abitate!) e una serie di piani casa in corso di definizione.

Il tutto collegato da più di 200.000 km di strade che frammentano il territorio come fosse un mosaico, e un piano di infrastrutture strategiche (la Legge Obiettivo) che danneggerebbe 84 aree protette e 192 Siti di Importanza Comunitaria (SIC), tutelati dall’Unione Europea.

Mentre dall’altro lato la crescita demografica limitata se non assente (a Palermo la popolazione é aumentata del 50%, l’urbanizzazione del 200%). E’ l’impietosa fotografia sull’Italia scattata nel dossier “2009 L’anno del Cemento”, a cura del WWF con contributi di Bernardino Romano e Corrado Battisti dell’Università dell’Aquila.

Ora, ciò che mi chiedo io, è se la persona che scrive i discorsi del nostro Presidente sia mai uscito di casa negli ultimi tempi; se abbia mai preso un treno, o si sia infilato in una qualche coda a caso di una qualsiasi tangenziale cittadina all’ora di punta (cioè sempre…), magari sporgendosi dal finestrino (meglio se dotato di mascherina), magari posando lo sguardo sul territorio circostante…

Perché qui i casi sono due: o siamo di fronte alla classica retorica ipocrita che accompagna il 98% degli appuntamenti in pompa magna di questo tipo o, davvero, la massima carica istituzionale del nostro Paese parla di una nazione che, in estrema sintesi, non esiste. Non più, almeno.

Il territorio libero (si calcola che in Italia sia solo il 14% della superficie complessiva) non é solo un bel paesaggio da guardare dal finestrino della propria auto (blu!), ma é condizione imprescindibile per mantenere gli ecosistemi vitali e garantire quei servizi, indispensabili anche per l’uomo, che sono in grado di offrire (acqua, aria, cibo, protezione).

Signor Presidente, quando ha un pò di tempo, si faccia un giro dalle parti di Cassinetta di Lugagnano (MI), e chieda del sindaco Domenico Finiguerra. Le potrà raccontare di quell’Italia di cui lei, inconsapevolmente, ha parlato stamane.

Dove amministratori illuminati e di buon senso hanno scelto di interrompere la cementificazione del territorio, rimboccandosi le maniche giorno dopo giorno, per considerare patrimonio dell’umanità ogni benedetto metro quadro rimasto libero dallo scempio della speculazione edilizia.

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